Gerusalemme est, scoperta cellula filo al-Qaida

Gerusalemme est, scoperta cellula filo al-Qaida

(ANSA) – 10:37 - Gerusalemme, 18 lug -Lo Shin Bet (il servizio di sicurezza interna di Israele) ha arrestato il mese scorso sei palestinesi di Gerusalemme est che asseritamente stavano cercando di dar vita ad una cellula fiancheggiatrice di al-Qaida.

Fra gli arrestati - che oggi sono stati condotti in tribunale per la estensione della detenzione - figura uno studente di chimica iscritto alla Università ebraica di Gerusalemme. Questi é sospettato di aver raccolto consigli utili all’abbattimento nella fase di atterraggio dell’elicottero del presidente degli Stati Uniti George Bush, durante la visita a Gerusalemme nel maggio scorso.

L’attentato doveva avvenire nello stadio sportivo vicino al campus universitario di Ghivat Ram e alla Knesset (parlamento).

Di norma gli incontri fra i membri della cellula avvenivano all’interno della Moschea di al-Aqsa, hanno precisato i servizi segreti.

La settimana scorsa lo Shin Bet aveva reso noto di aver arrestato anche due beduini del Neghev che, secondo l’accusa, cercavano di raccogliere informazioni utili ad al-Qaida. Fra le due vicende non sembra comunque esserci alcun legame.

Gruppo islamico palestinese ammette legami con Al Qaida

Gruppo islamico palestinese ammette legami con Al Qaida

Minacce contro Iran e Hezbollah, “legati ad al-Qaeda ideologicamente”

GAZA - Per la prima volta un gruppo armato attivo all’interno dei territori palestinesi ammette pubblicamente il proprio legame con la rete terroristica di al-Qaeda. Il gruppo in questione si chiama «Esercito islamico». Intervistato dalla Tv satellitare al-Arabiya, il suo leader, Abu Muhammad al-Maqdisi, parla dei suoi rapporti con il gruppo di Osama Bin Laden e lancia nuove minacce contro Iran e Hezbollah, accusati di voler diffondere lo sciismo nei territori palestinesi. «Il nostro gruppo è legato ad al-Qaeda solo ideologicamente - spiega - Al momento non ci sono legami dal punto di vista organizzativo. Siamo presenti a Gaza, ma anche in Cisgiordania e all’interno dei territori occupati da Israele nel 1948».

Il leader denuncia il fatto che, seppur in modo molto limitato, a Gaza si stia diffondendo lo sciismo. «L’Iran sta cercando di diffondere lo sciismo nella regione - spiega - nonostante i contrasti esistenti con gli Stati Uniti, entrambi sono nemici di Allah e vanno combattuti. Iran e Hezbollah sono miscredenti e vanno combattuti come nemici di Allah». Questa nuova formazione jihadista palestinese sarebbe composta, a suo dire, da centinaia di combattenti e opererebbe al fianco delle altre fazioni armate, avendo già compiuto diverse operazioni contro Israele.

Al-Maqdisi ha però negato che i suoi uomini abbiano preso di mira i cristiani residenti a Gaza. «Non abbiamo niente a che fare con gli attentati compiuti contro i cristiani - aggiunge - né con quelli contro gli internet caffé o i saloni di bellezza di Gaza. Questi ultimi sono il frutto di atteggiamenti corrotti di basso profilo contro i quali non è utile usare la violenza». Nonostante ciò ha ammesso che da parte dei suoi uomini sono stati commessi alcuni errori, imputabili ai singoli, come quello dell’incendio del club giovanile cristiano di Gaza.

A proposito del sequestro del militare israeliano Gilad Shalit, pur avendo pianificato e partecipato al rapimento l’«Esercito islamico avrebbe lasciato alle altre formazioni la gestione della trattativa politica. A proposito invece del sequestro dell’inviato della Bbc Alan Johnston, rilasciato a luglio 2007 «l’obiettivo iniziale era quello di scambiarlo con la sorella Sajjada, in carcere ad Amman per gli attentati compiuti nella capitale giordana nel 2006, e con Abu Qatada, detenuto in Gran Bretagna. Ma la nostra commissione fatta da Ulema ha deciso di liberarlo per evitare che il suo sequestro provocasse lo spargimento di altro sangue palestinese».

(La Stampa, 11 giugno 2008 )

Libano: Capo Fatah Al Islam critica Hezbollah in nuovo messaggio

LIBANO/ CAPO FATAH AL ISLAM CRITICA HEZBOLLAH IN NUOVO MESSAGGIO

Strali contro politici sunniti e l’Hezbollah sciita

Beirut, 10 giu. (Ap) - Shaker Youssef al Absi, leader in fuga del Fatah al Islam, il gruppo militante libanese ispirato ad al Qaida, ha registrato un nuovo messaggio audio in cui attacca i politici sunniti libanesi ma anche il movimento sciita di Hezbollah.

Nella registrazione, pubblicata su internet e trasmessa da diverse emittenti televisive locali, al Absi dice che è giunto il momento della vendetta contro i “nemici di Dio” e aggiunge che i kamikaze sono pronti all’azione. L’autenticità della registrazione non è stata ancora verificata.

Quello odierno è il secondo messaggio audio di al Absi, condannato a morte quest’anno da un tribunale libanese per un duplice attentato nel 2007. Attualmente è latitante. Lo scorso settembre era riuscito a scappare dal lungo confronto armato fra il suo gruppo e l’esercito libanese.

Terrorismo: Al Qaida, ripulire Marocco da ebrei e cristiani

Terrorismo: Al Qaida, ripulire Marocco da ebrei e cristiani

(ANSA)- 11:04 - Algeri, 7 giu - L’organizzazione di Al Qaida per il Maghreb Islamico ha diffuso un comunicato, pubblicato oggi dal quotidiano algerino El Khabar, in cui invita la popolazione marocchina a “prendere le armì per vendicare una donna in hijab (il velo islamico) e incinta aggredita da un poliziotto, e “ripulire il Maghreb dai sostenitori degli ebrei e dei cristiani”.

L’emiro alla guida della filiale nordafricana della rete di Osama Bin Laden, Abdelmalek Deroukdal, ha lanciato un appello ai marocchini invitandoli a “commettere attentati e attaccare gli ebrei e i cristiani”, si legge nel comunicato, “che sono la causa dei problemi del Maghreb”.

“Questo grave incidente”, continua l’emiro, “non si è verificato né a Guantanamo né a Abu Ghraib, né nelle prigioni israeliane ma in un paese dove il popolo è musulmano e in una terra musulmana”. “Abbiate pazienza fratelli”, ha scritto Deroukdal rivolgendosi agli integralisti detenuti in Marocco, “siete liberi nonostante le catene e avete dei fratelli che non dormono, che non vi hanno dimenticati e non vi dimenticheranno mai”.

L’organizzazione terroristica continua a colpire principalmente in Algeria dove ieri 6 militari sono rimasti uccisi in attentato compiuto a Dellys (60 km ad est di Algeri). Giovedì un kamikaze si è fatto esplodere all’ingresso di una caserma della guardia repubblicana alla periferia di Algeri uccidendo due militari. Gli ultimi attentati compiuti in Marocco risalgono ad agosto quando un presunto jahidista ha tentato di farsi esplodere su autobus turistico a Meknes. Nell’ aprile del 2007 due kamikaze si sono immolati davanti al Consolato Usa a Casablanca.

Israele, Zawahiri chiede attentati e Hamas uccide un kibbutznik

Israele, Zawahiri chiede attentati e Hamas uccide un kibbutznik

Roma, 5 giu (Velino) - La “ricaduta”, il termine usato per definire la guerra dei Sei Giorni (al-Naksa) che si differenzia da al-Nakba, il disastro, con cui si ricorda la guerra del 1948, “ci ha fatto scoprire la corruzione presente nei nostri regimi”. Gli eserciti arabi venivano mandati in Yemen e Congo, “ma quando è giunto il momento di combattere sul serio hanno fallito”. Secondo il numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, questo avvenimento storico avrebbe chiarito una volta per tutte i limiti dei regimi arabi e indicato che serve una nuova strategia di attentati contro Israele. Stamani si registrava l’ennesimo israeliano ucciso da una bomba nel kibbutz di Nir Oz, già sventrato in passato dai razzi di Hamas. “Nella guerra del 1973 è emersa subito la viltà dei traditori e dopo un solo giorno di guerra Sadat ha informato gli americani di non voler portare a fondo i combattimenti - aggiunge Zawahiri -. La risposta americana e israeliana è stata quella di bombardare il fronte egiziano e siriano che è subito ceduto. È emerso il fatto che questi regimi ufficiali non seguono nessun principio e non si basano su nulla se non sulla necessità di mantenere le loro poltrone e per questo sono falliti”. Partendo da questa parte della storia del mondo arabo, al-Zawahiri giunge alla conclusione che le trattative diplomatiche con Israele non porteranno risultati dando come unica soluzione ai palestinesi il ricorso alle armi. “Questo regime che ha venduto la Palestina è lo stesso che sta seguendo la via fallimentare delle concessioni ed è lo stesso regime che ha lasciato parte della Palestina e che attua l’embargo su Gaza per accontentare le volontà israeliane - afferma riferendosi all’Egitto -. O nazione musulmana, tu che sei la nazione più ricca al mondo, dove sono le tue ricchezze? Dove sono nascosti i proventi del petrolio? Nelle banche degli invasori crociato sionisti. Non c’è riforma e cambiamento politico se non col Jihad. L’islam è l’unica via vincente che potrà risollevare la nazione e tutta l’umanità”.

Nel ricordare quindi il ruolo centrale giocato dall’Egitto all’interno del mondo arabo-islamico, il numero due di al Qaeda invita le fazioni palestinesi a proseguire negli attentati kamikaze e nel lancio di missili contro Israele come unica soluzione per una fine vittoriosa del conflitto. “Questo anniversario della ricaduta ci fa capire il ruolo centrale giocato dall’Egitto nella storia dell’islam. Quando avrà una direzione di mujahidin guiderà tutta la nazione - conclude -. Dico ai fratelli palestinesi di ricordarsi di questa data per capire che bisogna ritornare ai confini del 1967. Dobbiamo mantenere i confini del 4 giugno 1967. Non fate marcia indietro, raddoppiate gli attentati kamikaze, il numero dei missili che lanciate e gli agguati contro Israele, non esiste un’altra soluzione”. Il messaggio è stato reso noto all’indomani della disponibilità di Hamas e del presidente palestinese Abu Mazen a tornare al tavolo dei colloqui e nell’anniversario della guerra dei Sei Giorni.

(Giulio Meotti) 5 giu 2008 15:08

Hezbollah e Hamas studiano le mosse contro l’Onu

Incontro segreto in Libano

Hezbollah e Hamas studiano le mosse contro l’Onu

L’incontro si è svolto in una casa alla periferia della cittadina di Ez Zahrani, nel Libano meridionale, nella notte tra mercoledi 14 e gioved’i 15 maggio. Padroni di casa gli uomini del “servizio operazioni” dell’Hezbollah, tra gli invitati tre emissari di Hamas; due operativi di Saif al-Adel; due ufficiali dei Servizi di Damasco e un loro collega di Teheran. I convitati hanno discusso di come comportarsi nei confronti delle forze Unifil schierate nel Sud Libano, tra le quali vi è un contingente italiano.

I terroristi si sono poi soffermati sulle dichiarazioni di Berlusconi di totale supporto a Israele e di piena alleanza con l’Amministrazione Bush. Gli Hezbollah hanno quindi fatto riferimento alle dichiarazioni del ministro Frattini che ha esplicitato le intenzioni della Farnesina a proposito del confronto col fronte integralista, esortando alla ferrea applicazione delle sanzioni contro Teheran, alla necessità di costringere Hezbollah a scegliere tra l’essere organizzazione terroristica o partito politico, chiedendo di trovare in ambito Nato le formule più efficaci per rendere più incisiva la presenza dei militari italiani in Libano e in Afghanistan; senza dimenticare che Israele si sente accerchiata dall’Iran e questo è un problema prioritario per l’Italia e per l’Unione.

Nell’incontro notturno di Ez Zahrani gli uomini di Saif al Adel hanno annunciato un nuovo messaggio dello Sceicco e infatti l’altro ieri la voce di Osama si è fatta sentire. L’internazionale del terrore è in fermento e fa rullare i tamburi della Jihad. GU. SAS.

(Fonte: Libero, 18 Maggio 2008 )

Bin Laden: “Jihad per liberare la Palestina”

BIN LADEN: “JIHAD PER LIBERARE PALESTINA”

Dubai, 16/05/08, 16:34 - Osama bin Laden torna a farsi sentire e sceglie il 60esimo anniversario della fondazione di Israele per ribadire la jihad contro lo Stato ebraico e riaffermare che Unifil protegge Israele e non il Libano. “Continueremo -Dio volendo- la battaglia contro gli israeliani e i loro alleati…e non cederemo un centimetro della Palestina finche’ un vero musulmano vivra’ sulla terra…La Jihad e’ un dovere per liberare la Palestina“, ha detto il capo di al Qaeda in un messaggio audio intitolato “Le cause del conflitto nel 60esimo anniversario dell’occupazione messa in atto dallo Stato israeliano”. L’autenticita’ della voce registrata -piazzata su un forum web jihadista- non e’ stata ancora verificata ma agli esperti di terrorismo che l’hanno ascoltata e’ sembrata quella del terrorista piu’ ricercato del pianeta.

Per Osama bin Laden il conflitto israelo-palestinese e’ al centro dello scontro tra i musulmani e l’Occidente. Il messaggio, indirizzato ai “popoli dell’Occidente”, ribadisce la responsabilita’ di al Qaeda nell’attacco alle Torri quando afferma che il conflitto che dura dal 1948 ha ispirato i diciannove terroristi che agirono l’11 settembre del 2001. Bin Laden, dopo aver affermato che Israele si e’ stabilito con la violenza sulla terra palestinese, se l’e’ presa con i media, che avrebbero dipinto lo Stato ebraico nella veste di vittima, laddove le vittime sono stati quei palestinesi che hanno dovuto riparare in altre terre. “La partecipazione dei leader occidentali alle celebrazioni degli ebrei -ha aggiunto- conferma che l’Occidente sostiene l’infame occupazione delle nostre terre e che loro sono schierati nelle trincee israeliane e contro di noi”. Quanto a Unifil, bin Laden ha detto che il suo dispiegamento nel sud del Libano e’ la prova della protezione e del sostegno occidentali di cui gode Israele. L’ultimo messaggio di Osama bin Laden e’ del 20 marzo scorso. George W. Bush, intanto, ha lasciato Israele diretto a Riad, seconda tappa del suo tour mediorientale dove ha rinnovato l’invito a contenere il prezzo del petrolio. Prima di concludere la visita di tre giorni nello Stati ebraico, Bush ha visitato insieme alla moglie Laura il Museo delle Terre bibliche. Osama bin Laden ha avuto parole sprezzanti anche per il presidente americano, definito “comandante della piu’ potente macchina militare sulla terra” e accusato di “terrorismo e rapina” a danno dei palestinesi. “Le sue promesse (di uno Stato palestinese, ndr) -ha avvertito lo sceicco saudita- sono promesse vuote”.

Repubblica.it

E’ ora di lasciare il Libano

Edizione 80 del 24-04-2008

E’ ora di lasciare il Libano

di Arturo Diaconale

Crescono le tensioni in Medio Oriente. Siria ed Iran continuano a soffiare sul fuoco sostenendo e foraggiando con ogni mezzo tutti i gruppi più estremisti del fondamentalismo islamico presenti nella zona. Per la diciottesima volta il parlamento libanese ha dovuto rinviare la scelta del nuovo Presidente in sostituzione del filosiriano Emile Lahoud. Nel Sud del Libano, infine, i miliziani di Hezbollah continuano a ricevere armi provenienti da Damasco e Teheran ed aspettano il momento più opportuno per riaprire le ostilità contro Israele. Il clima, in sostanza, sta diventato sempre più arroventato. E minaccia di trasformare i soldati italiani dell’Unifil nel bersaglio preferito di chiunque abbia interesse ad accendere il fuoco di un nuovo conflitto mediorientale. Ma perché morire per Hezbollah? E magari per mano di Hezbollah stesso o di qualche gruppo di Al Quaida? Il prossimo governo di Silvio Berlusconi deve porre al primo punto della sua agenda questo drammatico interrogativo. Esiste il concreto pericolo che da un momento all’altro i terroristi ed i loro mandanti scelgano come bersaglio delle loro azioni i nostri soldati piazzati lungo il confine tra Libano ed Israele a far da cuscinetto pacificatore non tanto tra i due paesi, quanto tra i miliziani di Nasrallah e l’esercito israeliano.

Le condizioni che indussero il nostro governo a decidere di inviare il contingente a svolgere la delicata missione di pace sono cambiate radicalmente. La scelta del governo Prodi di ritirare il nostro contingente dall’Iraq e di inviarlo in Libano fu il segno più evidente di discontinuità in politica estera che la maggioranza di centro sinistra volle dare rispetto alla linea seguita nei cinque anni di governo del centro destra. In questo modo l’esecutivo di Prodi allentava la solidarietà con Usa ed Israele, sceglieva ufficialmente la posizione dalemiana dell“equivicinanza” e, di fatto, avviava una politica di avvicinamento e di dialogo con il mondo arabo in generale e con i paesi estremisti Siria ed Iran e con i gruppi estremisti a loro collegati in particolare. La passeggiata a Beirut di Massimo D’Alema con il rappresentante di Hezbollah costituì la rappresentazione più emblematica della sterzata della politica estera italiana. E rappresentò anche la garanzia che fino a quando l’Italia avrebbe mantenuta ferma la linea dalemiana e le truppe dell’Unifil avrebbero continuato ad interpretare le proprie regole d’ingaggio come autorizzazione a non contrastare in alcun modo il riarmo di Hezbollah, i nostri soldati non avrebbero avuto problemi di sorta. Ma ora la situazione è cambiata. Non tanto perché il ritorno al governo di Silvio Berlusconi comporterà necessariamente una correzione in senso filo-occidentale della linea di politica estera dalemiana in Medio Oriente. Quanto perché sono cambiate le condizioni politiche dell’area e quelle del contesto internazionale.

Al Quaida per un verso e Siria ed Iran per un altro, sembrano sempre più consapevoli che il tempo gioca a loro sfavore. Più dura il simulacro di pace esistente in Medio Oriente, più gli Usa possono continuare a portare avanti il processo di pacificazione in Iraq, più la Nato può operare efficacemente in Afghanistan, più esplodono le contraddizioni tra le varie fazioni palestinesi, più gli stati arabi moderati si convincono che la loro salvezza passa attraverso la marginalizzazione degli estremisti e la lotta ai terroristi. In più il recente viaggio del Papa negli Usa ha riacceso la propaganda dei fondamentalisti islamici contro Occidente e Chiesa cattolica accomunati nell’accusa di rappresentare gli “invasori crociati”. E questo alimenta una tensione che può trovare il più facile dei bersagli nei soldati italiani dell’Unifil, trasformati nel pretesto per dare nuovamente fuoco alle polveri del Medio Oriente. Se restare in Libano avesse un senso qualsiasi, dall’assicurare la pace a rispettare un impegno d’onore, sarebbe giusto restare. Ma visto che rimanere significa solo diventare il pretesto per una nuova guerra, è auspicabile che il governo Berlusconi decida di ritirare il contingente. Morire per la pace può essere glorioso. Ma morire per Hezbollah è da cretini.

Opinione.it

Gioia in Israele maledizione da Al Qaeda

Gioia in Israele maledizione da Al Qaeda

di Dimitri Buffa

Basta passeggiate con i ministri Hezbollah e dichiarazioni di assurde equivicinanze. Con la vittoria nettissima alle elezioni politiche da parte di Silvio Berlusconi gli israeliani in particolare e tutti gli ebrei del mondo in generale ritrovano un loro sicuro e fedele amico. E la stampa dello Stato ebraico, pur mantenendo un certo understatement, di certo non si fa pregare nel sottolineare la felice novità. Su Yedioth Aronoth si parla della vittoria del “miliardario amico di Israele”, sul sinistrorso Haaretz è contenuto un commento di un giornalista di “Repubblica”, Vincenzo Nigro, che sostiene che “Israele può essere contento perché Berlusconi mostrerà come in passato una grande amicizia verso Gerusalemme…” e che afferma che “per Israele dovrebbe essere un sollievo tornare a trovare a Roma un caro alleato”. Infine sul Jerusalem Post la notizia della vittoria di Berlusconi è al primo posto nella sezione esteri della versione online e si ricordano le sue continue attestazioni di amicizia verso lo Stato ebraico. Da Roma l’entusiasmo israeliano viene commentato anche dai candidati di religione ebraica eletti nel Partito delle libertà come Fiamma Nirenstein e Alessandro Ruben.

La prima non ha peli sulla lingua nel ricordare come a Gerusalemme nessuno abbia dimenticato i segretari di partito come Oliviero Diliberto che marciavano insieme a chi bruciava la bandiera con la stella di Davide e tantomeno i ministri degli esteri come Massimo D’Alema che si facevano fotografare a braccetto con gli esponenti del “partito di Dio” finanziato dall’Iran. La Nirenstein fa anche notare come in pratica gli elettori abbiano di fatto bocciato ogni partito, a destra e a sinistra, che nel proprio bagaglio avesse messo le lotte anti occidentali: che si trattasse della Destra di Storace e della Santanchè o dei verdi di Pecoraro Scanio.

L’avvocato Ruben invece ha evitato di mettere il dito nella piaga dicendo che “la riflessione sull’atteggiamento di una certa parte della sinistra verso Israele riguarda soprattutto chi è stato sconfitto”. E la stampa araba? I principali quotidiani noti e venduti anche in Italia, nelle edicole di via Veneto a Roma (ad esempio), come Al Ayat e Al Sharq al Awsat, non prendevano posizioni nette. Ahmed Yussef, consigliere politico del leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh ha invece avvertito: “Spero che Berlusconi abbia imparato che la politica regionale degli Stati Uniti è solo fomentatrice di odio. Ci auguriamo che, per quanto concerne la questione palestinese, Berlusconi adotti una politica moderata”.

Le parole pesanti sono giunte ieri dai vari siti della jihad online che più o meno fanno riferimento ad Al Qaeda e dintorni. Su uno di essi si legge anche la prima maledizione islamica contro il Cavaliere: “Che Allah lo maledica e scateni la sua rabbia contro di lui e contro il Papa cattivo”. A inserire queste invettive sul sito “al-Hesbah”, è stato un internauta che si firma al-Wahabi. A propagare la presunta parola d’ordine di Osama bin Laden un assiduo frequentatore dei siti di al-Qaeda che si fa chiamare Qannas al-Jazira, cioè il “cecchino della penisola”. Il frequentatore del forum sembra essere particolarmente attento ai telegiornali italiani e già in passato è intervenuto su vicende che hanno riguardato il nostro paese. Il post si chiude con un terzo messaggio di commento inserito da Fursan al-Fajr, che scrive: “Alcuni giorni fa Berlusconi aveva detto che in caso di vittoria sarebbe andato in visita in Israele”. Ecco insomma chi sono i compagni di odio anti berlusconiano della sinistra antagonista che per fortuna è diventata extraparlamentare.

(L’Opinione.it, 16 aprile 2008)

Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Israele è al secondo posto tra i Paesi più antipatici del mondo. Tutti i quotidiani pubblicano l’esito del sondaggio che è stato realizzato dalla BBC in 34 Paesi intervistando 17 mila persone, ma solo Silvia Guidi su Libero si sofferma ad analizzarne criticamente i risultati. “Sembra il termometro dei pregiudizi globali” sostiene la giornalista. La Cina, Paese che punisce con la pena di morte anche la bigamia e il gioco d’azzardo, è in ascesa per simpatia, mentre il democratico Israele viene giudicato peggio del regime del folle coreano Kim Jon Il, che ha instaurato il regime stalinista più isolato, repressivo e brutale del mondo. “Prova che la menzogna sistematica paga sempre”.

E parlando di menzogne sistematiche, la Tv Al Aqsa di Hamas continua nella sua politica di indottrinamento all’odio rivolta ai bambini, nelle fasce orarie a loro dedicate. Giulio Meotti su Avanti racconta come -dopo i pupazzi di animali che si immolavano nella guerra santa a Israele, e dopo la scioccante intervista ai due giovanissimi figli di una martire, che citavano con orgoglio i numero delle morti civili causate dalla madre- è ora la volta di un programma in cui la Casa Bianca appare trasformata in moschea e l’impuro Bush, che vorrebbe entrare, viene ucciso a colpi di spada dai bambini provenienti da tutti il Medio Oriente, che vi si sono insediati.

Non solo Tv, ma anche Internet come veicolo di odio. Riporta La Repubblica che Al Zawahiri, numero due di Al Qaeda, rispondendo ad alcune domande sul web, incita a colpire obiettivi ebraici dentro e fuori Israele, e anche di attaccare gli uffici delle Nazioni Unite, che sarebbero nemiche dell’Islam e dei musulmani. E smentisce le voci di una malattia di Bin Laden.

Conversioni. Dopo quella di Magdi Allam al cattolicesimo, quella di Fouad Allam che passa dal Pd alla Magna Charta, aprendo al PdL, auspicando lo nomini ministro dell’immigrazione in un prossimo governo Berlusconi (Barbara Romano, Libero. Allam accusa Veltroni di razzismo per non averlo messo in lista. Nel rispetto dell’editorialista musulmano di provata fede democratica a moderata, rimane però il dubbio che, come tutti gli esclusi, tenda a dare una motivazione ideologica a una esclusione che potrebbe avere semplici motivi di calcolo politico.

Il Giornale, dando notizia di numerose conversioni in Francia dell’Islam al cattolicesimo, recensisce per la penna di Camillo Longoni un curioso libro pubblicato da Bruno Mondadori: “Convertire i musulmani. L’esperienza di un gesuita spagnolo del Seicento”. L’autore, Emanuele Colombo, ha scoperto un testo inedito in Italia e dimenticato ovunque, ne ha tradotto alcune parti, e spiega come procedere, secondo le indicazioni dell’attivissimo convertitore gesuita Tirso Gonzales: usare la ragione e non solo la fede, spiegare la falsità del Corano con il Corano, mostrandone le contraddizioni, illustrare la vita non propriamente santa di Maometto, e sottolineare le angherie alle donne. Sorprendente l’attualità: potrebbe essere stato scritto oggi. Sarà bersaglio di fatwa?

Chris Patten, rettore della Oxford University ed ex-commissario europeo su Repubblica elogia la proposta di Blair, di creare subito uno stato Palestinese, in quanto la road map non sarebbe più percorribile. Questo comporterebbe il rientro di Israele entro i confini del ’67,e la creazione di istituzioni in Palestina, ma secondo Patten un accordo definitivo subito è l’unico modo di arginare l’escalation di odio e violenza.

Intanto fra gli ortodossi israeliani c’è poco da stare allegri. Ispirandosi alla famosa battaglia di Lisistrata, le guardiane dei mikvè, i bagni rituali, hanno incrociato le braccia. Protestano contro il mancato pagamento del pur misero stipendio che viene loro corrisposto dai consigli rabbinici, spiega Massimo Veronese sul Giornale (ma la notizia è ripresa da quasi tutti i quotidiani). Niente bagno, niente sesso, e soprattutto niente matrimoni. L’immersione rituale nella piscina è un requisito indispensabile all’ottenimento dei certificati di matrimonio.

A Gerusalemme montano le proteste per la costruzione del ponte di Calatrava, che dovrebbe essere pronto per le celebrazioni ufficiali dei 60 anni di Israele (Davide Frattini Corriere della Sera). Voluto da Olmert quando era sindaco, il ponte, che costerà 44 milioni di euro, è ispirato all’arpa di Davide, e inalbererà una torre di 120 metri, visibile da ogni parte della città. C’è chi lo definisce un “mostro” che deturpa la città d’oro, considerata la più bella del mondo e che rischia ora di trasformarsi in una colata di cemento, mentre le vecchie case della bellissima pietra tradizionale vengono abbandonate e distrutte.

Polemiche anche sulla ricostruzione del padiglione italiano a Auschwitz. In una lettera indirizzata alla Stampa Michele Sarfatti, direttore del CDEC, precisa che nel comitato incaricato di studiare il progetto c’è anche l’ANED (l’associazione nazionale ex-deportati), che aveva allestito il padiglione 28 anni fa, e non solo istituzioni ebraiche; e spiega la necessità di un dialogo approfondito per decidere come realizzarlo: non una “guerra della memoria”, ma un guerra di idee, un confronto acceso per trovare la soluzione migliore, che spieghi in italiano agli italiani perché tanti italiani sono morti nei campi di concentramento.

Brevi. Mosley, dopo l’orgia sado-nazi, pare sia in procinto di dimettersi:l’avrebbe scaricato anche il suo patron Ecclestone, e intanto non presenzierà la gara di Formula 1 in Bahrein (Il Tempo).

E Tzahal concede la pensione di guerra anche ai “vedovi” degli omosessuali. Lo rivela Francesca Paci sulla Stampa, commentando positivamente l’apertura democratica di quello che è considerato il più severo e temibile degli eserciti.

Viviana Kasam

Ucei.it