Berlino: svastiche sul memoriale dell’Olocausto

Germany - Antisemitic graffiti painted on Berlin’s Holocaust memorial

Antisemitic graffiti painted on Berlin\’s Holocaust memorial

Germany, 09-07-2008- Berlin police say a man has been arrested after spray-painting anti-Semitic graffiti on Berlin’s Holocaust memorial.

A police statement says a security guard caught the intoxicated 28-year-old from eastern Germany as he was spray-painting four of the slabs that make up the vast memorial. The guard alerted police.

The statement says the man had sprayed “words and figures, some of them with anti-Semitic significance” on the slabs. It did not elaborate.

CFCA

Nazirock, scontro alla casa del Cinema - Fiore: diffamazione. Lazzaro: solo realtà

Film Dibattito con gli studenti Luiss dopo il no del rettore per timore di disordini

Nazirock, scontro alla casa del Cinema Fiore: diffamazione. Lazzaro: solo realtà

ROMA - Si sono incontrati. E, inevitabilmente: scontrati. Claudio Lazzaro, regista di Nazirock, e Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, il movimento che proprio nel lungometraggio viene descritto e raccontato. «Con un esempio di giornalismo davvero cattivo: questo documentario nasce da un’ idea preconcetta e così viene portata avanti», esordisce Fiore in un dibattito che alla Casa del cinema a Roma ha visto la sala colma soprattutto di ragazzi, studenti dell’ università Luiss. Già, la Luiss: era all’ università della Confindustria che i ragazzi volevano proiettare Nazirock e fare un dibattito con il leader di Forza Nuova. Il rettore non se l’ è sentita: paura di scontri.

Perché questo documentario sta provocando polemiche e tensioni su e giù per l’ Italia. «L’ altra sera l’ università di Pavia era circondata da camionette della polizia ed io sono dovuto tornare a casa scortato dalla Digos: ad ogni proiezione Roberto Fiore manda diffide e si crea il panico», garantisce Lazzaro. Con pronta replica di Fiore. Dice il leader di Forza Nuova: «Le diffide sono indispensabili: devo tutelare un movimento diffamato. Questo video è un’ operazione politica per attaccare Berlusconi: si credeva che noi ci saremmo alleati a lui. Ma così non è stato. Ed ha anche floppato l’ obiettivo».

Non ha dubbi Fiore: «Nel video ci sono montaggi ad arte e vengono intervistati ragazzini di sedici anni, soltanto per buttare fango sul movimento. Non non siamo nazisti, abbiamo simpatie per alcuni aspetti del fascismo ma non siamo fascisti. Non siamo violenti». E’ convinto Lazzaro: «Non ho fatto altro che riprendere vostri comizi e vostri concerti. E ho dato la parola a molti di voi, anche a Fiore. Quelle diffide sono soltanto intimidatorie: non è arrivata nemmeno una querela». Promette Fiore: «Le querele arriveranno, prima le diffide per un video che screditava troppo». Ma Fiore quando lo ha visto il film? «Giovedì, confesso. Ma lo avevano visto per me gli avvocati».

Alessandra Arachi

(Fonte: Corriere della Sera, 21 Giugno 2008, pag. 23)

Vienna: cori nazisti contro ebrei e polacchi: arrestati 100 tifosi tedeschi prima di Germania-Polonia

Cori nazisti contro ebrei e polacchi: arrestati 100 tifosi tedeschi prima di Germania-Polonia

VIENNA - La polizia austriaca ha arrestato un centinaio di sostenitori tedeschi che scandivano slogan xenofobi e antisemiti mentre marciavano per assistere al match inaugurale della loro Nazionale contro la Polonia agli Europei di calcio. Alcune persone sono state arrestate a scopo preventivo e verranno al più presto rimpatriate. Gli hooligan tedeschi marciavano nel centro storico di Klagenfurt, gridando parole ispirate al passato nazista della Germania. «Tutti i polacchi devono portare una stella gialla», urlavano i tedeschi, vagando per le strade di Klagenfurt prima di essere fermati dalla polizia. Come è noto, durante il Terzo Reich gli ebrei furono costretti dai nazisti ad applicare sul proprio abbigliamento una stella gialla in modo da essere riconoscibili.

(Il Messaggero, 8 giugno 2008 )

Ahmadinejad a Roma incontra gli imprenditori: e chi ti trova?

Ahmadinejad a Roma incontra gli imprenditori: e chi ti trova?

Dal Corriere della Sera in edicola il 4 Giugno 2008, pag. 2, Roberto Bagnoli racconta la serata tenutasi all’Hotel Hilton di Roma e organizzata dalla Camera di commercio italo-iraniana (Ccii), il cui ospite d’onore è stato il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad. Interessanti le ultime frasi dell’articolo che riportiamo qui sotto:

“…….Il leader iraniano parla una trentina di minuti e nella calca finale stringe centinaia di mani.Tra queste anche quelle del numero uno di Forza Nuova, Roberto Fiore, l’unico uomo politico italiano che ha scelto di incontrarlo. Ahmadinejad non sa chi è ma Fiore dribbla il cordone di sicurezza, si avvicina e lo ringrazia «per tutto quello che fate, noi siamo con voi»……”

Roma: Scontri davanti alla Sapienza tra esponenti di Forza Nuova e collettivi antagonisti, sei arresti

Alemanno: «Imbecilli pericolosi da isolare»

Scontri davanti alla Sapienza, sei arresti

I disordini tra militanti di estrema destra e giovani di sinistra. Una foto potrebbe incastrare i responsabili

ROMA - Quattro giovani medicati al pronto soccorso. Sei persone fermate e poi arrestate. Un’auto distrutta. E poi accuse reciproche e polemiche politiche. È il bilancio degli scontri avvenuti all’esterno dell’Università “La Sapienza” di Roma tra militanti di estrema destra e giovani dei collettivi universitari. Un episodio legato alla revoca dell’autorizzazione a svolgere nella facoltà di Lettere un convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova. «È stata un’aggressione fascista» raccontano gli studenti dei collettivi di sinistra. La replica: «Gli aggressori siete voi». Per far luce sull’accaduto, il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha chiesto al rettore una «relazione». Ma a chiarire le responsabilità degli incidenti potrebbe contribuire una fotografia scattata al momento degli scontri.

FERITI - Dopo i disordini, quattro ragazzi sono stati medicati al Policlinico Umberto I di Roma e poi dimessi «con prognosi da 5 a 20 giorni». In seguito alla rissa uno di loro ha riportato la lesione della spalla, altri due ferite alla testa, uno è rimasto contuso.

ARRESTATI - Tra le sei persone arrestate, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c’è anche Martin Avaro, esponente romano di Forza Nuova (tra i protagonisti del documentario “Nazirock”). Con lui è stato arrestato anche un altro militante di Fn, Andrea Fiorucci di 21 anni. Saranno processati mercoledì mattina nelle aule del Tribunale di Piazzale Clodio.

I COLLETTIVI - «È stata un’aggressione premeditata e a freddo, da parte di militanti e attivisti di Forza Nuova» raccontano gli studenti del coordinamento dei collettivi studenteschi. «Erano a volto scoperto, tutti ultraquarantenni, armati di spranghe e coltelli. Hanno aggredito una decina di studenti che attaccavano manifesti in cui si annunciava un’assemblea pubblica contro i nuovi fascismi». Uno degli studenti coinvolti racconta: «Avevano anche le mazze chiodate. Eravamo una decina, di cui 6 ragazze, e stavamo facendo attacchinaggio. Sono andati avanti per circa 15 minuti, senza che nessuno potesse intervenire. Noi abbiamo cercato di difenderci, ma sembravano delle bestie».

FORZA NUOVA - Dal canto suo, Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, rovescia le accuse: «Sono stati i militanti di Forza Nuova ad essere aggrediti dai giovani dei collettivi dell’Università La Sapienza, e non il contrario». Fiore afferma di avere ancora «notizie frammentarie», perché «non si capisce bene che è successo», ma spiega che «i dati oggettivi sono che dei giovani di Forza Nuova che stavano attaccando manifesti fuori l’Università sono stati aggrediti: infatti due di loro sono all’ospedale e una loro macchina è stata distrutta». «Dalla sinistra dopo l’arroganza culturale di voler negare un convegno sulle foibe dopo che loro ne avevano tenuto uno - conclude Fiore - arriva l’arroganza fisica, quella che vuole mantenere all’Università una presenza egemone».

LA FOTOGRAFIA - A fare chiarezza sull’accaduto, potrebbe contribuire una fotografia scattata da un cittadino di passaggio. Da una ricostruzione effettuata dalla Digos, sulla base anche di altre testimonianze, «è emerso che dopo una prima fase, nella quale i giovani di destra avrebbero apostrofato i ragazzi di sinistra che stavano attaccando dei manifesti, subito dopo si sarebbero avvicinati altri ragazzi provenienti dall’università», per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra. L’autovettura a bordo della quale viaggiavano i ragazzi di destra è stata pesantemente danneggiata. Questa ricostruzione è stata possibile proprio grazie alla fotografia che ritrae tutti gli arrestati nell’atto di affrontarsi anche con cinghie e bastoni.

LE REAZIONI - Il sindaco, Gianni Alemanno, ha condannato l’episodio: «Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati. L’università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica». Per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, «è quotidiana la conferma di un clima di intolleranza che in questa città sta assumendo caratteristiche inquietanti. L’aggressione all’Università La Sapienza è un fatto da condannare con fermezza, per allontanare lo spettro di un clima di cui non possiamo consentire il ritorno». E il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini ha chiesto al rettore della Sapienza una «relazione» sui fatti accaduti nell’ateneo.

Corriere.it

Roma, raid neonazista al Pigneto

Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center

Roma, raid neonazista al Pigneto

Il quartiere Pigneto

Picchiato un extracomunitario

Alemanno: “Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli”

Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia

ROMA - Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “Sporchi stranieri” e “Bastardi”. Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma. Oggi pomeriggio un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con la svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro alimentari ed è stata infranta la vetrata del portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. “E’ stato colpito da una bastonata e non ha avuto bisogno di andare a farsi medicare in ospedale”, hanno raccontato alcuni testimoni.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA

La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l’extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.

Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L’alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.

Una cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

“Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco - hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno - Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?”.

Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l’aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.

Il quartiere, a metà anni ‘90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E’ stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.

Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: “Il raid e l’aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell’ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Piero Marazzo: “Roma è una città aperta e multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle”. E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è “un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare” e che “tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza” perché “Roma ha bisogno di tornare a respirare un’aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo”.

(24 maggio 2008 )

Bargischow, Pomerania. la cittadina tedesca del «nazismo realizzato» dove i giovani giocano alla “caccia all’ebreo”

Il reportage Nel Nordest: disoccupazione record e Npd al 31%

Bargischow, Pomerania. la cittadina tedesca del «nazismo realizzato»

Manifestazione Npd

I giovani giocano alla «caccia all’ebreo»

Feste dello sport militare e del raccolto, concerti patriottici

BARGISCOW (Germania) — Anche da queste parti i ragazzi delle scuole medie giocano a rincorrersi. Ma non lo chiamano Fangen Spiel, come nel resto della Germania. Per loro è Judenklatschen, più o meno «becca l’ebreo»: basta toccarlo, il fuggiasco, non serve sparargli, ma già il nome racconta parecchio di questo angolo nordeuropeo. Sì, c’è un problema a Bargischow, sei chilometri dal Mar Baltico e 30 dal confine con la Polonia, e nelle zone attorno, Pomerania dell’Est, Prussia profonda. Non è solo il fatto che il partito neonazista, Npd, in questo piccolo villaggio agricolo prende il 31% dei voti: è che qui trionfano, soprattutto tra i giovani, uno stile di vita, un’ideologia e un controllo sociale che somigliano a quelli dei tempi tragici del regime hitleriano. La democrazia, la libera impresa e la libertà stessa sono concetti sconosciuti, astrazioni, in un pezzo di Germania che prima è stato dominato dagli Junker, i signori della terra, poi dai nazisti e infine dal regime di socialismo reale della Ddr. Risultato: oggi, 2008, non siamo ancora al «nazismo realizzato», ma se il governo di Berlino e il resto del Paese più potente d’Europa continueranno a essere disinteressati e latitanti, forse ci si arriverà. Una pianura trascurata dallo sviluppo, dal capitalismo, dalla modernità e dalla politica. Nella ricca Germania.

«Non so se si possa definire una cultura nazista quella dei giovani di Bargischow — dice Ulrich Hòckner, berlinese dell’Est, responsabile della Caritas nella regione—. Certo è che talvolta organizzano feste con canzoni naziste. Si incontrano per rendere omaggio al monumento della guerra. Occupano la casa della gioventù con propositi di destra. Promuovono feste dello sport militare e del raccolto. Uccidono e macellano i maiali per essere vicini alla tradizione tedesca della terra. Tengono concerti patriottici. Propongono corsi di educazione politica. Festeggiano persino il compleanno di alcuni gerarchi di Hitler. Non parlano mai di Polonia, di là dal confine, ma di terra tedesca occupata dalla Polonia».

Hòckner, 52 anni, era ingegnere ai tempi della Germania Est. Ma dissidente, quindi senza lavoro e qualche volta in galera. Si avvicinò dunque alla Chiesa, si laureò in pedagogia sociale e per questa via è arrivato, una decina di anni fa, alla Caritas e a Bargischow. Ci vive tra minacce e ostracismo, assieme alla moglie bibliotecaria e a cinque figli Campagna brulla, terra sabbiosa poco coltivata da quando la cooperativa socialista è fallita, all’inizio degli anni Novanta. Nelle vicinanze, una fabbrica di zucchero. Nient’altro. «La disoccupazione ufficiale è al 21% — racconta —. Ma se si considerano gli ein euro jobber (lavoratori “socialmente utili” da un euro l’ora, ndr) si arriva al 40%. Ci sono un po’ di posti nell’amministrazione pubblica, nelle opere di ecologia, un po’ nel turismo sulle isole del Baltico. Il resto è frustrazione e sussidi pubblici». Pomerania dell’Est depressa. Come a Bargischow, stesse condizioni nelle vicine Demmin, dove il 14% dei ragazzi lascia la scuola dell’obbligo senza arrivare al certificato finale, e Uecker-Randow, il paese con la percentuale più alta di uomini di tutta la Germania, perché le donne sono scappate.

Anche i partiti tradizionali — i gloriosi Cdu e Spd — sembrano fuggiti, negli ultimi anni. Persino Karl Heinz Thurow, sindaco di Bargischow dal 1996, ha lasciato la Cdu. «La gente è delusa dai governi di Berlino — dice —. Dalla caduta del socialismo, hanno votato Cdu, niente; hanno votato Spd, niente; ora provano con l’Npd. Ma non sono scelte politiche, è protesta. Tra l’altro, molti non votano, e questo fa aumentare le percentuali del partito neonazista». Vero, conferma Hòkner, «i partiti non si vedono, si vedono solo le manifestazioni di cameratismo», quelle che poi portano voti al partito. «La Npd da sola non sarebbe un grande problema — aggiunge—. Il fatto è che collabora con organizzazioni sociali di destra della zona, l’Alleanza patriottica della Pomerania, l’Alleanza social-nazionale della Pomerania e cose del genere. Gente violenta, che alla fine vota per i neonazisti perché sono gli unici che parlano a voce alta dei problemi in quest’area». La gente ha paura, racconta Hòckner. Pochi reagiscono alle intimidazioni dell’estrema destra, gli altri abbassano la testa. Il dramma è che nessuno ha idea di come arginare la tendenza. «In Germania — sostiene il sindaco Thurow — c’è un programma di intervento per fermare la destra, ma per l’intero Paese sono stati stanziati 24 milioni di euro, niente. A Berlino, evidentemente, non considerano pericoloso questo estremismo». «Non vedo un meccanismo capace di fermarli — dice Hòkner —. A Wolgast, non lontano da qui, il sindaco ha fatto moltissimo contro l’Npd, eppure il 15% dei cittadini ha votato comunque i neonazisti. E una tendenza, una radicalizzazione culturale contro la democrazia». Disperazione sociale finita in una rete di nazionalismo, di miti della terra, di demagogia. Ma non solo.

«C’è anche la storia — aggiunge l’uomo della Caritas —. Qui, nessuno è stato mai responsabile del proprio futuro, nessuno ha mai avuto una proprietà, ha mai preso un’iniziativa, ha mai espresso un’opinione. E ciò ha provocato una totale mancanza di identità, una debolezza esposta a qualsiasi vento». Il futuro, aggiunge, «da queste parti rischia di diventare ancora più triste». Più di un innocente gioco di bambini ad acchiapparsi.

di Danilo Taino

(Fonte: Il Corriere della Sera, 19 Maggio 2008 )

Internazionale neonazista

Internazionale neonazista

Giovani italiani, tedeschi e austriaci. Nostalgici del Terzo Reich. E autori di pestaggi e assalti criminali

Gli inquirenti di Bolzano hanno arrestato 16 estremisti tra i 19 e i 27 anni. Altri 60 gli indagati

Di Paolo Tessadri

Credono nell’Europa. ma la loro idea del Vecchio Continente viene dalla pagina più nera della storia. Giovani leve unite da odi antichi e inni di violenza che superano ogni confine nell’idolatria per la Grande Germania e il Terzo Reich. Si scambiano sms da una nazione all’altra: «Pensare sempre alla Germania, pregare per la Germania, combattere per la Germania, amare la Germania. E viva la nostra patria, la Grande Germania». La risposta? «Così va bene, dalla culla alla tomba, il Reich tedesco è l’unica verità-certezza». Non sono nostalgici dai capelli bianchi, ma ragazzi: oltre 80 i cittadini italiani finiti nell’inchiesta della questura di Bolzano. Giovani che non si limitavano al folklore, al braccio teso per urlare “Sieg Heil”, ma che aggredivano chi la pensava diversamente. Almeno 20 pestaggi. una decina di persone finite in ospedale. E il progetto di incendiare una discoteca mentre c’era gente dentro: gli inquirenti sono convinti che i nazi avevano messo in conto la possibilità di provocare vittime.

Con l’”Operazione Odessa” la polizia di Bolzano ha arrestato 16 neonazisti tra i 19 e i 27 anni e denunciato 62 persone (17 minorenni) per la violazione della legge Mancino del ‘93. «Un gruppo numeroso, organizzato e socialmente pericoloso», li hanno definiti il questore Piero Innocenti e il procuratore capo di Bolzano Cuno Tarfusser. Un branco che si muoveva senza frontiere. Gli ideologi, secondo la Procura, sarebbero i fratelli Alexander e Patrick Ennemoser, Urban Lanthaler, Wolfgang Innerhofer, Christian Gòller, l’austriaco Andreas Mayerhofer e il tedesco Nikolas Zimmermann. Il loro covo era vicino a Metano, a Saltusio. Per loro la vecchia rivendicazione di un Alto Adige unito all’Austria è roba archeologica: non guardano a Vienna, ma alla Berlino del Terzo Reich.

Per questo, secondo gli investigatori, sulla provincia di Bolzano si concentra l’interesse del Npd, il partito nazionaldemocratico tedesco legale in Germania. Nel covo sopra Merano arrivano spesso i neonazisti stranieri e i rappresentanti del movimento politico. «All’interno si è tenuta una riunione di carattere politico tra esponenti del gruppo naziskin e personaggi stranieri d’oltre Brennero, alcuni dei quali referenti del partito nazionalista germanico», scrive Giorgio Porroni della Digos. La sera del 17 novembre scorso arriva perfino Roland Wutke, 54 anni, esponente di rilievo del partito nazionalista tedesco della Baviera. La questura parla di «una vera e propria rete di personaggi di spicco di movimenti e gruppi dell’estrema destra operanti negli Stati oltre confine per promuovere iniziative di rilievo». E per la polizia austriaca si tratta di «una filiale operante in territorio italiano, che nasce da un preciso obiettivo politico inquadrato in un più ampio disegno internazionale di diffusione delle idee nazionalsocialiste». Uno dei legami più solidi è con il gruppo austriaco Blut und Ehre, sangue e onore, parole d’ordine della gioventù hitleriana. Gruppo vietato e sciolto dal ministero dell’Interno di Berlino perché «orientato a diffondere l’ideologia nazionalsocialista».

Da un anno e mezzo il Servizio di sicurezza del Tirolo segue da vicino i rapporti fra camerati austriaci e italiani. E scopre che a Zirl, non lontano da lnnsbruck, ha aperto una sede la formazione Blood & Honour Combat Sektion Tirol-No Surrender. Ufficialmente è un circolo privato, i fanno parte gli italiani Roland Unterhurner, Christian Goller, Christian Taschler e Patrick Ennemoser. Il giorno dell’inaugurazione arriva anche Robert Ebner. Ci sono contatti anche con Wolfgang lnnerhofer e Alexander Ennemoser. Aderisce solo chi si dichiara pronto «al sacrificio per la causa ideoogica nazionalsocialista». Ispiratore del gruppo è Nikolas Zimmerrnann, tedesco domiciliato in Austria, che tiene i contatti con i neonazisti sudtiroles. La polizia austriaca arresta otto persone del gruppo austriaco e ne denuncia altri 40 per violazione delle leggi che vietano la costituzione di gruppi di ispirazione neonazista. Mentre la questura scrive che «c’è una escalation del fenomeno in provincia di Bolzano».

Per il rito di iniziazione celebrato il giorno del solstizio d’inverno, una delle cerimonie volute da Himmler contro il Natale cristiano, arrivano al covo molti camerati stranieri. «Il prossimo anno cercherò di eliminare questa festa ebraica, se parlano dell’amore vado fuori di testa, potrei vomitare», scrive Martin Burger.

Almeno 20 sono gli episodi di violenza contro italiani, anche di lingua tedesca, e stranieri. Le frasi più utilizzate sono «ebreo di merda, negro di merda, via gli stranieri, zecche, porco di sinistra, cristiani di merda». E si vantano, come David Vadagnini, «di aver colpito al viso con una catena un avversario» A una delle vittime in ospedale riscontrano evidenti segni di strangolamento. I neonazisti prendono possesso della piazza, in un bar si rivolgono a un cliente: «Italiano di merda, lo sai che non devi entrare in questo locale, gli italiani di merda come te non devono neanche stare in Sudtirolo». Se qualcuno reagisce, scatta la rappresaglia. Quando uno di loro viene picchiato da un extracomunitario, si scatena la spedizione punitiva. Si radunano una trentina di nazi e nella notte comincia la ritorsione. A un immigrato rompono la mandibola con una spranga. Patrick Klotz telefona a Urban Lanthaler dicendo che «li hanno salvati i carabinieri, altrimenti sarebbero morti». E’ una scena di caccia all’uomo per le strade di Merano, Alcuni giovani vengono fatti rifugiate in una casa: i nazi li assediano andando avanti e indietro per la via. Dei ragazzi si danno alla fuga con uno scooter, ma l’auto di lvan Prantl, uno dei denunciati, «tagliava la strada al ciclomotore facendo precipitare a terra i due ragazzi». E quando un naziskin viene buttato fuori da una discoteca, invia un sms a Patrick Ennemoser. La Digos trascrive il testo. E lo commenta: «Brucerà tutto il locale ed anche quei maiali ed aggiunge che se ieri avesse avuto una tanica di benzina lo avrebbe fatto».

(Fonte: L’Espresso, 15 Maggio 2008 )

Il saluto romano? In San Babila è reato

La sentenza Condannati in nove. «Un contesto che rievoca i neofascisti»

Il saluto romano? In San Babila è reato

Condanna per il gesto in piazza San Babila: il luogo-simbolo fa la differenza

MILANO — Fare il «saluto romano »? Sebbene l’aria che tira sia quella dello sdoganamento di un gesto, derubricato a poco più che innocua intemperanza (ad esempio di recente nell’entusiasmo dei supporters di Alemanno in Campidoglio dopo la sua elezione a sindaco di Roma), può essere ancora reato di apologia di fascismo. Come pure gridare lo slogan «Camerati a chi? A noi!». O partecipare al coro «Me ne frego». Dipende dalle condizioni di contesto, dal teatro delle performance, dal «potenziale evocativo ». È questo il discrimine tracciato dalle motivazioni (depositate prima delle elezioni) di una sentenza con la quale il Tribunale di Milano il 20 dicembre scorso aveva condannato nove persone a pene comprese fra gli 8 e i 2 mesi, assolvendone altre dodici. Di fronte all’ottava sezione penale, nessuno degli imputati negava di aver fatto i gesti e intonato i cori attestati dai video della Digos e imputati dalla Procura a 21 dei 700 partecipanti alla manifestazione nazionale pubblica (con corteo in corso Venezia e comizio in piazza San Babila) organizzata dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore a Milano nel pomeriggio dell’11 marzo 2006, in un clima già teso per i gravi disordini provocati invece di mattina dal «corteo antifascista» di autonomi e centri sociali (costato 15 condanne a 4 anni per devastazione).

LE MOTIVAZIONI - L’interesse delle motivazioni sta nel fatto che esse distinguono tra i due tempi della manifestazione. Nel corteo di corso Venezia, benché di saluti romani e inni fascisti si fossero resi protagonisti alcuni degli impu-tati, scatta la loro assoluzione in quanto «si trattò di episodi isolati, che coinvolsero i manifestanti a gruppetti separati, senza che la gestualità o i canti abbiano (per compattezza, vistosità o intensità) presentato una coralità effettivamente suggestiva sulle folle». Qui i manifestanti esponevano «striscioni con rivendicazioni (come il diritto alla casa e la necessità del rispetto della legalità) dai contenuti squisitamente politici e legittimi», e sfilavano accanto ad altre persone «che non ostentavano simbologia fascista». Tutta diversa, per la relatrice delle motivazioni Concetta Locurto e i colleghi Tremolada e Rispoli, la valutazione di quegli stessi gesti e inni «nel momento cruciale del comizio» di Maurizio Boccacci «in piazza San Babila, luogo non irrilevante» perché «San Babila, in tutta Italia e soprattutto a Milano, è un luogo già di per sé fortemente simbolico: al di là della dimensione architettonica risalente all’epoca e allo stile del ventennio fascista, la piazza evoca un immediato collegamento con le formazioni “neofasciste” milanesi che, notoriamente, l’avevano eletta a loro trincea negli anni ‘70». È qui, per i giudici, che saluti romani e inni cessano di essere «innocue parole o gesti che esprimano semplicemente il pensiero o il sentimento occasionale di un individuo», e passano invece a costituire «una rievocazione evidente dei contenuti e dei metodi del disciolto partito fascista, attraverso la spavalda ripetizione di gesti e invocazioni abituali accompagnata a una rivendicazione orgogliosa e compiaciuta delle proprie radici storico- politiche». È qui che diventa reato «una ritualità potentemente evocativa del clima del ventennio», una «chiara esortazione a manifestare pubblicamente quella stessa fede politica anche a dispetto dei divieti imposti dall’Autorità».

Luigi Ferrarella

Corriere.it

Teste rasate e antisemiti, allarme nel Nord Est

Teste rasate e antisemiti, allarme nel Nord Est

I servizi segreti: il Veneto è la zona più calda. Dai raid nelle piazze alle violenze negli stadi

La passione per il pugilato, i richiami ai legionari romani e le croci uncinate

di Alberto Custodero

ROMA— È il Nord Est, secondo i servizi segreti italiani (l’Aisi) «la zona a più alta densità di militanti naziskin del Paese». Secondo il rapporto dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna, proprio nel bacino fra Verona (la città dove è stato aggredito Nicola Tommasoni), Vicenza, Padova e Treviso, il «fronte skinheads-Vfs, costituito a Vicenza negli anni Ottanta e ispirato al modello britannico, conta su alcune centinaia di giovani attivisti». Il loro è il look del «guerriero metropolitano». Fanno pugilato, thai box e sollevamento pesi, e si riconoscono nei valori fondanti dello skin style individuati nell’appartenenza di classe e nel sentimento nazionalista». La dimensione ideologica, come il richiamarsi ai legionari romani, c’entra poco, ma è utile «per saldare gli atteggiamenti improntati alla forza fisica ad un ruolo socio politico».

«Quando perquisiamo le loro case—racconta un alto funzionario della Digos — nelle stanze, sulla testata del letto, troviamo bandiere con la svastica o la croce celtica. Ma il loro livello culturale, molto basso, ci porta a parlare di bullismo con la testa rasata». Il credo naziskin è infatti—secondo gli esperti dell’intelligence — una sorta di sottocultura violenta, teppistica, xenofoba, razzista e antisemita, che si manifesta in scala crescente, dalla strada al quartiere, fino alla curva dello stadio. E trova proseliti soprattutto fra le «fasce di giovani culturalmente meno preparate che eleggono a loro passatempo preferito del sabato sera il boot party», come vengono sarcasticamente chiamate le aggressioni fini a se stesse. Il violento pestaggio di Verona non ne è che l’ultimo, tragico, esempio. Le teste rasate sono giovani dalla doppia militanza: nell’antagonismo il sabato per «fare casino in piazza», e fra le tifoserie la domenica dove il campo di battaglia diventa la curva. I richiami politici — osservano i servizi segreti— sono poco più che simbolici.

Nel mucchio degli ottantamila ultrà d’Italia, il grumo eversivo, secondo il ministero dell’Interno, è di circa ventimila tifosi, e proprio negli ultimi anni la gran parte sono diventati di destra (63 gruppi, circa 15 mila sostenitori), mentre la componente di sinistra, molto forte negli anni Settanta, è oggi ormai una minoranza, 35 associazioni per circa 5 mila persone. Sono state proprio le curve degli stadi— osserva l’intelligence — i luoghi nei quali la «tifoseria oltranzista ha assorbito l’esperienza di lotta della “cellula politica” con l’acquisizione di schemi organizzativi, slogan ossessivi, strategie di militarizzazione». E così che negli stadi sono comparsi, ad esempio, striscioni antisemiti o xenofobi (ora vietati dopo le norme sulla sicurezza negli stadi del ministro Amato).Al di là dei divieti di esporre bandiere o slogan dal contenuto ideologico, gli ultrà-naziskin si sono organizzati in «strutture stabili e complesse», con tanto di gadget, tesseramento. E sono capaci, pur appartenendo a squadre diverse divise da rivalità secolari (come Roma e Lazio), di allearsi per assaltare le caserma della polizia e la sede del Coni, come avvenuto nella Capitale nel novembre scorso qualche ora dopo la morte del tifoso laziale, Gabriele Sandri.

Ma l’allarme naziskin non riguarda solo le aggressioni boot party,le violenze negli stadi e le guerre fra tifoserie durante le trasferte. L’allarme del Viminale riguarda anche il risveglio dell’antisemitismo in Italia, con profanazione di tombe ebraiche e la comparsa sui muri di tutta Italia di scritte inneggianti il Duce, Hitler e i forni crematori. Su questo fronte dell’intolleranza razziale, si assiste ad un fenomeno del tutto nuovo: gli slogan antisemiti sono di moda non solo fra i naziskin e gli ultrà, ma anche fra i movimenti antagonisti dell’estrema sinistra e in alcuni ambienti di studenti leghisti «antagonisti padani».

(Fonte: Repubblica, 5 Maggio 2008 )