L’Unifil e i terroristi…..

UN “peacekeepers” salute terrorists

From AP (h/t LGF):

U.N. soldiers salute as a tractor-trailer loaded with coffins of nearly 200 Lebanese and Palestinian fighters and bearing the picture of slain Hezbollah top leader Imad Mughniyeh, right, arrives in the southern city of Tyre, Lebanon, Thursday, July 17, 2008.

These look like the kinds of people who will zealously hold Hezbollah to every provision of UN Resolution 1701, don’t they?

Elder of Zyion

La menzogna imperante nella stampa libanese

La menzogna imperante nella stampa libanese

02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l’Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un’altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all’Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese.

(Fonte: Israele.net)

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

martedì, 27 maggio 2008 11.30

ROMA (Reuters) - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto oggi che il primo obiettivo dell’Italia sulla forza militare dell’Onu in Libano è di rendere più efficaci le regole d’ingaggio, per favorire il disarmo delle milizie e un processo di pace tra Beirut e Israele.

“Siamo impegnati in un monitoraggio insieme al ministero della Difesa per rendere ancora più efficaci le regole che esistono a beneficio della popolazione libanese”, ha detto Frattini in un’informativa al Senato sulla situazione in LIbano.

“Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto, come contribuire alla stabilità e a nuove condizioni di sicurezza e sovranità del Libano, che è una delle precondizioni anche per la sicurezza di Israele”.

Per il titolare della Farnesina, la strada è quella di “potenziare le attività congiunte con forze le forze armate libanesi, moltiplicare gli interventi di ispezioni e controllo sul terreno” su cui è impegnato Unifil, cioè il sud del Libano.

Frattini ha detto che, già dopo la creazione di check-point congiunti tra soldati libanesi e caschi blu dell’Unifil “dal 15 aprile a oggi sono stati controllati 13mila veicoli e 22 mila civili”.

La missione dell’Unifil, operativa nel sud dopo la guerra tra Israele e le milizie di Hezbollah nel 2006, è comandata adesso dal generale italiano Claudio Graziano.

Secondo le regole di ingaggio stabilite dall’Onu, Unifil, a cui l’Italia contribuisce con circa 2.400 militari, può usare la forza per assicurare che la zona cuscinetto a sud del fiume Litani non sia utilizzata per attività ostili, non sia terreno di transito per gruppi armati, non sia usata per resistere alla missione dei caschi blu.

Di recente i media israeliani hanno criticato le forze internazionali perché non avrebbero comunicato all’Onu di avere individuato la presenza di almeno quattro gruppi armati di Hezbollah nel sud del paese, senza intervenire, in una circostanza smentita da Graziano.

Il centrodestra ha più volte criticato la missione Unifil, perché sarebbe stato troppo morbida verso le milizie di Hezbollah, nei suoi quasi due anni di vita.

Frattini ha detto che l’accordo di Doha che ha aperto la strada alla nomina a presidente libanese del generale Michel Suleiman, lascia sperare in una evoluzione positiva della situazione con il coinvolgimento nel prossimo governo di tutte le forze politiche, compreso il partito Hezbollah.

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Roma, 27 maggio (Velino) - “Si è molto parlato delle regole d’ingaggio. L’uso della forza è consentito alle forze Unifil, per assicurare che quell’area non sia teatro di operazioni ostili o usata per resistere alle forze internazionali“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel corso dell’informativa resa sulla recente crisi libanese. “L’obiettivo - ha aggiunto - è quello di applicare in modo efficace le regole moltiplicare gli interventi di controllo. Noi confermiamo - ha proseguito - il nostro sostegno alla missione Unifil II, che riscuote un apprezzamento unanime, ha garantito la realizzazione di una zona cuscinetto. Certamente la risoluzione 1701 dà mandato di fornire assistenza alle forze libanesi per creare un’area libera dalle armi. Spetta comunque alle sole forze libanesi il disarmo. Le pattuglie congiunte stanno lavorando bene, per rendere ancora più efficace la nostra presenza, e ci terremo strettamente in contatto con l’Europa, gli Usa e i Paesi arabi”.

Quanto alla recente soluzione della crisi libanese, sancita dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Michel Suleiman, Frattini ha osservato che “l’intesa raggiunta può essere la premessa di una nuova stabile pagina della storia del Libano. Non c’è stata ancora una decisione sulla ripartizione dei portafogli, sul programma del governo, sul rapporto con la Siria, sulle relazioni tra Libano e Israele. È evidente che in tutto questo vi è una condicio sine qua non, per la stabilizzazione del Libano: la necessità di attuare la risoluzione 1559 dell’Onu, che prevede il disarmo delle milizie, e in particolare di quella Hezbollah. Se non ci sarà lo smantellamento delle milizie e il consolidamento dell’esercito libanese, il consolidamento istituzionale del Libano non ci sarà. Il partito di Hezbollah - ha proseguito il ministro - è di fronte a una sfida: o assumere una corresponsabilità per realizzare l’accordo di Doha, oppure mantenere un atteggiamento di distinzione tra le parti dell’accordo che si preferiscono e le parti che si vogliono nascondere”.

“Dopo il conflitto del 2006, Hezbollah ha perso il favore di larga parte della popolazione libanese. La seconda incognita è il contesto regionale: vedo in prospettiva una possibilità di normalizzazione tra Libano e Siria. Damasco ha apprezzato, con la presenza del ministro degli Esteri, l’elezione di Suleiman. Questo è un punto chiave. Il principio di autonomia e di indipendenza sarà la chiave per avviare un negoziato sulla normalizzazione. È un aspetto ci dà ottimismo: fonti - ha aggiunto Frattini - parlano di contatti avanzati tra Israele e Libano per la restituzione a Israele di due soldati presi in ostaggio nel conflitto del 2006. Il negoziato è serio”.

(Mauro Bazzucchi) 27 maggio 2008 12:09

Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene

Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene

(ANSA) – 12:03 - Roma, 26 mag -Le prime dichiarazioni del presidente libanese Suleiman su Israele non lasciano ben sperare il senatore radicale, eletto nelle liste del Pd, Marco Perduca.

“Anzi - ha osservato Perduca - pare proprio che per suggellare la sua elezione, frutto di un compromesso che dà il potere di veto su qualsiasi decisione a Hezbollah, il Libano adesso abbia come priorità l’unità nazionale nella difesa dallo Stato ebraico. Ricordiamoci che nei mesi scorsi sono stati ammazzati diversi parlamentari della maggioranza, mentre nel solo maggio almeno 60 persone sono cadute vittime della violenza di quel “partito di dio” con cui si è oggi voluto trovare l’accordo”.

“Oltre a confermare la presenza militare italiana nel contingente Unifil2, occorre dedicare - ha concluso Perduca - iniziativa politica per individuare, come chiede la risoluzione Onu 1701, le reali cause del conflitto che ormai è sempre più a carattere regionale, sostenere il lavoro del Tribunale speciale e porre fine alle vuote celebrazioni di una stabilità a-democratica. Gli ultimi 30 anni di storia libanese dovrebbero servire da monito”.

Hezbollah e Hamas studiano le mosse contro l’Onu

Incontro segreto in Libano

Hezbollah e Hamas studiano le mosse contro l’Onu

L’incontro si è svolto in una casa alla periferia della cittadina di Ez Zahrani, nel Libano meridionale, nella notte tra mercoledi 14 e gioved’i 15 maggio. Padroni di casa gli uomini del “servizio operazioni” dell’Hezbollah, tra gli invitati tre emissari di Hamas; due operativi di Saif al-Adel; due ufficiali dei Servizi di Damasco e un loro collega di Teheran. I convitati hanno discusso di come comportarsi nei confronti delle forze Unifil schierate nel Sud Libano, tra le quali vi è un contingente italiano.

I terroristi si sono poi soffermati sulle dichiarazioni di Berlusconi di totale supporto a Israele e di piena alleanza con l’Amministrazione Bush. Gli Hezbollah hanno quindi fatto riferimento alle dichiarazioni del ministro Frattini che ha esplicitato le intenzioni della Farnesina a proposito del confronto col fronte integralista, esortando alla ferrea applicazione delle sanzioni contro Teheran, alla necessità di costringere Hezbollah a scegliere tra l’essere organizzazione terroristica o partito politico, chiedendo di trovare in ambito Nato le formule più efficaci per rendere più incisiva la presenza dei militari italiani in Libano e in Afghanistan; senza dimenticare che Israele si sente accerchiata dall’Iran e questo è un problema prioritario per l’Italia e per l’Unione.

Nell’incontro notturno di Ez Zahrani gli uomini di Saif al Adel hanno annunciato un nuovo messaggio dello Sceicco e infatti l’altro ieri la voce di Osama si è fatta sentire. L’internazionale del terrore è in fermento e fa rullare i tamburi della Jihad. GU. SAS.

(Fonte: Libero, 18 Maggio 2008 )

«I caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente»

Lo sceicco Sayed Ali Alamim: «I caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente»

TIRO - «Altro che missione di pace! Ve lo dico io cosa sono i soldati Unifil nel sud del Libano: turisti, semplici, imbelli e ignari turisti». Lo Sceicco Sayed Ali Alamim, massima autorità religiosa sciita del Libano del Sud, ha criticato le operazioni militari di Hezbollah contro Israele che condussero alla guerra nel 2oo6. Da allora la sua vita è in pericolo. Venerdi alcuni miliziani sciiti di Amal (legati ad Hezbollah) l’hanno costretto a rifugiarsi a Beirut.

Trova che l’Unifll dovrebbe fare di più per garantire la libertà?

«Dovrebbe aiutare l’esercito libanese a garantire la democrazia. Ma è una pura chimera. I fatti degli ultimi giorni hanno ancor più rafforzato Hezbollah. Lo sanno tutti che l’esercito nazionale è troppo debole per fronteggiarlo. E l’Unifil fa finta di non vedere. Davanti alle sue basi, l’Hezbollah ha costruito il proprio sistema di telefonia via cavo e si riarma Possibile che non facciano nulla per bloccarlo o denunciarlo?».

Perché lei è l’unico a farlo?

«C’è una maggioranza silenziosa che la pensa come me. Ma impera la paura. Io sono stato buttato fuori casa con la forza, a mio figlio Hassan hanno puntato la pistola alla tempia. Ma non mi arrendo. Appena posso torno a Tiro».

di Lorenzo Cremonesi

(Fonte: Corriere della Sera, 17 Maggio 2008 )

Bin Laden: “Jihad per liberare la Palestina”

BIN LADEN: “JIHAD PER LIBERARE PALESTINA”

Dubai, 16/05/08, 16:34 - Osama bin Laden torna a farsi sentire e sceglie il 60esimo anniversario della fondazione di Israele per ribadire la jihad contro lo Stato ebraico e riaffermare che Unifil protegge Israele e non il Libano. “Continueremo -Dio volendo- la battaglia contro gli israeliani e i loro alleati…e non cederemo un centimetro della Palestina finche’ un vero musulmano vivra’ sulla terra…La Jihad e’ un dovere per liberare la Palestina“, ha detto il capo di al Qaeda in un messaggio audio intitolato “Le cause del conflitto nel 60esimo anniversario dell’occupazione messa in atto dallo Stato israeliano”. L’autenticita’ della voce registrata -piazzata su un forum web jihadista- non e’ stata ancora verificata ma agli esperti di terrorismo che l’hanno ascoltata e’ sembrata quella del terrorista piu’ ricercato del pianeta.

Per Osama bin Laden il conflitto israelo-palestinese e’ al centro dello scontro tra i musulmani e l’Occidente. Il messaggio, indirizzato ai “popoli dell’Occidente”, ribadisce la responsabilita’ di al Qaeda nell’attacco alle Torri quando afferma che il conflitto che dura dal 1948 ha ispirato i diciannove terroristi che agirono l’11 settembre del 2001. Bin Laden, dopo aver affermato che Israele si e’ stabilito con la violenza sulla terra palestinese, se l’e’ presa con i media, che avrebbero dipinto lo Stato ebraico nella veste di vittima, laddove le vittime sono stati quei palestinesi che hanno dovuto riparare in altre terre. “La partecipazione dei leader occidentali alle celebrazioni degli ebrei -ha aggiunto- conferma che l’Occidente sostiene l’infame occupazione delle nostre terre e che loro sono schierati nelle trincee israeliane e contro di noi”. Quanto a Unifil, bin Laden ha detto che il suo dispiegamento nel sud del Libano e’ la prova della protezione e del sostegno occidentali di cui gode Israele. L’ultimo messaggio di Osama bin Laden e’ del 20 marzo scorso. George W. Bush, intanto, ha lasciato Israele diretto a Riad, seconda tappa del suo tour mediorientale dove ha rinnovato l’invito a contenere il prezzo del petrolio. Prima di concludere la visita di tre giorni nello Stati ebraico, Bush ha visitato insieme alla moglie Laura il Museo delle Terre bibliche. Osama bin Laden ha avuto parole sprezzanti anche per il presidente americano, definito “comandante della piu’ potente macchina militare sulla terra” e accusato di “terrorismo e rapina” a danno dei palestinesi. “Le sue promesse (di uno Stato palestinese, ndr) -ha avvertito lo sceicco saudita- sono promesse vuote”.

Repubblica.it

Libano/Frattini: “Il traffico d’armi c’è, passa per la Siria”

LIBANO/ FRATTINI: IL TRAFFICO D’ARMI C’E', E PASSA PER LA SIRIA

“In situazione di crisi non si possono cambiare regole ingaggio”

Roma, 12 mag. (Apcom) - Nonostante gli sforzi dell’Unifil, “oggi il traffico d’armi c’è, e scorre dalla Siria verso il Libano”. Lo afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervistato da Corrado Formigli per ‘Controcorrente’, che andrà in onda stasera alle 22.35 su SkyTg24. “E’ un dato di fatto che nel mandato Onu non è compreso il disarmo forzato” delle milizie dell’Hezbollah, fa notare Frattini al giornalista che gli chiede un commento sulle recenti critiche israeliane all’operato dei ‘caschi blu’ sotto comando italiano.

“Se viene fermato un camion pieno di armi (con le attuali regole d’ingaggio, ndr) - spiega il capo della diplomazia - bisogna chiedere l’intervento della polizia libanese, che non ha probabilmente la forza per farlo”. Il precedente governo, nell’estate 2006, ha avuto la capacità di “coinvolgere l’Europa e la comunità internazionale” nella missione di interposizione che ha contribuito alla fine del conflitto fra Israele e le milizie dell’Hezbollah.

Prodi e D’Alema, però, secondo Frattini, non hanno fatto la chiarezza necessaria “sull’effettività delle regole d’ingaggio” dei ‘caschi blu’. “Oggi parlare di un cambiamento unilaterale (di queste regole, ndr) non è proprio possibile, vista la situazione di crisi, ma all’origine sarebbe stato meglio porre il problema al Consiglio di Sicurezza, capire se quelle fossero le regole migliori” ribadisce il titolare della Farnesina.

“Quello si poteva fare - aggiunge - in questa fase di crisi non è possibile (cambiare regole di ingaggio, ndr) senza ascoltare prima i militari sul terreno”.

Israele accusa: Onu e gen.Graziano coprono Hezbollah

Israele accusa: Onu e gen.Graziano coprono Hezbollah

Alti funzionari dell’esercito israeliano, citati dal quotidiano Haaretz, hanno detto recentemente a porte chiuse che il generale comandante di Unifil, l’italiano Claudio Graziano «presenta mezze verità per evitare imbarazzi e conflitti con Hezbollah»

GERUSALEMME - Fonti israeliane accusano la forza Onu in Libano dell’Unifil e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano, di «nascondere intenzionalmente informazioni sull’attività delle milizie del partito sciita Hezbollah a sud del fiume Litani per evitare conflitti con questo gruppo». Alti funzionari dell’esercito israeliano, citati dal quotidiano Haaretz, hanno detto recentemente a porte chiuse che il generale Graziano «presenta mezze verità per evitare imbarazzi e conflitti con Hezbollah». «Negli ultimi sei mesi vi sono stati almeno quattro casi in cui soldati dell’Unifil hanno identificato membri operativi di Hezbollah armati, ma non hanno fatto niente e non hanno presentato un pieno rapporto sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu», scrive il quotidiano israeliano. Le forze armate e il ministero degli Esteri israeliano vengono descritti come «molto arrabbiati» per il comportamento dell’Unifil negli ultimi mesi, «specialmente per il fatto che il comandante, generale Claudio Graziano, viene descritto come uno che interpreta in maniera accomodante la sua missione, assegnata dalla risoluzione 1701 dell’Onu» al termine della guerra in Libano dell’estate 2006. «Vi è un tentativo da parte di vari elementi dell’Onu di fuorviare il Consiglio di Sicurezza e di coprire qualsiasi cosa abbia a che vedere con il rafforzamento di Hezbollah nel sud del Libano», riferisce un’alta fonte del governo israeliano. «La politica di copertura non durerà a lungo e, speriamo, ora che è stato rivelato che erano nascoste informazioni, le cose cambieranno», aggiunge la fonte.

L’arrabbiatura israeliana ha raggiunto il punto di ebollizione la settimana scorsa con la diffusione di un nuovo rapporto del segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon, relativo al rispetto di un’altra risoluzione sul Libano, la 1559. Il rapporto citava brevemente un incidente occorso a fine marzo nel quale soldati dell’Unifil avevano incontrato uomini armati non identificati. Il giorno successivo, Haaretz aveva scritto che durante l’incidente attivisti armati di Hezbollah a bordo di un camion carico di esplosivo avevano minacciato con le armi un battaglione dell’Unifil composto da italiani. Invece di usare la forza, come richiesto dal loro mandato, i soldati Onu avevano abbandonato il sito. Una fonte diplomatica alle Nazioni Unite ha riferito ad Haaretz che «alti funzionari dell’Unifil e del segretariato Onu hanno esercitato forti pressioni perchè l’incidente fosse cancellato dal rapporto o venisse almeno trattato in maniera sfumata». Quando la vicenda è stata resa pubblica, l’Unifil ha dovuto ammettere che l’incidente era avvenuto e chiedere assistenza al Libano per indagare. Il giorno dopo un secondo rapporto, questa volta con tutti i dettagli, è stato trasmesso al Consiglio di Sicurezza. Il rapporto diceva che si trattava del primo incidente di questo tipo. Ma fonti della sicurezza israeliana affermano che vi sono stati altri incidenti simili in passato.

(La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 aprile 2008)