Assemblea Generale dell’ONU: 10 novembre 1975

10 novembre 1975

Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed è priva di qualunque valore morale o legale. Per noi, popolo ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta e noi lo tratteremo così

Il 10 novembre 1975 l’Assemblea Generale dell’Onu aveva adottato la risoluzione 3379 con la quale asseriva che “il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”. Dopo il voto, Herzog salì sul podio e tenne uno straordinario discorso sul sionismo e sull’odio anti-ebraico, considerato ancora oggi uno dei più importanti discorsi di tutta la storia della diplomazia israeliana. Fra l’altro Herzog definiva la risoluzione “un’ulteriore manifestazione del triste odio antisemita e anti-ebraico che anima la società araba”. Memorabile la chiusura dell’intervento. Brandendo una copia della risoluzione, Herzog disse: “Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed è priva di qualunque valore morale o legale. Per noi, popolo ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta e noi lo tratteremo così”. Pronunciando queste parole Herzog strappò in due il foglio della risoluzione davanti all’Assemblea dell’Onu. La risoluzione “sionismo uguale razzismo” venne cancellata dalla stessa Assemblea Generale il 16 dicembre 1991. Il discorso di Herzog (destinato a ricoprire successivamente la carica di presidente di Israele) è stato scelto dal gruppo di storici e ricercatori guidati da Simon Sebag-Montefiore. “Si tratta di uno dei più importanti discorsi della storia in fatto di lotta contro l’antisemitismo” ha spiegato lo studioso. Il libro (“Speeches that Changed the World” – Discorsi che hanno cambiato il mondo, comprenderà, oltre a quello di Herzog, alcuni celeberrimi discorsi come quelli di Martin Luther King (“I Have a Dream” – Io ho un sogno), Winston Churchill (“Blood, Sweat and Tears” – Sangue, sudore e lacrime), Nelson Mandela (“Free at Last” – Libero infine) e John F. Kennedy (“Ask Not What Your Country Can Do for You, Ask What You Can Do for Your Country” – Non chiedere cosa il tuo paese può fare per te, chiedi cosa tu puoi fare per il tuo paese).

Per il testo integrale (in inglese) del discorso di Chaim Herzog, clicca qui
Per un filmato con alcune immagini del discorso di Chaim Herzog, clicca qui

http://ilsignoredeglianelli.ilcannocchiale.it/

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Il Grillo sparlante che vede complotti

Il Grillo sparlante che vede complotti

di Davide Romano

Da SHALOM dell’ ottobre 2007

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Da quando Beppe Grillo ha messo piede in politica, le sue opinioni sul mondo ebraico sono divenute di maggiore interesse per il pubblico. Per questo abbiamo svolto un’analisi delle dichiarazioni del bravo comico relative ad Israele e agli ebrei, che vede purtroppo un bilancio largamente negativo. Le teorie del dominio ebraico sui media da un lato, e la demonizzazione di Israele dall’altro, sembrano essere un caposaldo del suo pensiero.

Ma andiamo con ordine. L’uscita che fece più rumore nel mondo ebraico fu quella in difesa di Mel Gibson, nell’agosto del 2006. Per chi non lo ricordasse, l’attore americano disse all’agente di polizia che l’aveva fermato in stato di ubriachezza: “Gli ebrei sono responsabili per tutte le guerre nel mondo”. La cosa fece molto scandalo negli USA. Beppe Grillo, stranamente in questo caso, mise da parte la sua proverbiale intransigenza e commentò la vicenda in questo modo: “La rete ABC ha cancellato una serie con Mel Gibson sull’Olocausto. Hollywood lo vuole mettere al bando. Alcuni opinionisti americani dicono che le scuse non bastano. Mel Gibson ha sbagliato e deve pagare. E i produttori di origine ebraica, e anche gli altri se ci sono, di Hollywood non devono dargli una seconda opportunità. (…) Israele fa paura. Il suo comportamento è irresponsabile. Ecco, l’ho detto. E non sono neppure ubriaco. Sono solo spaventato per i miei figli. Come forse siamo un po’ tutti. Lo so, Veltroni mi metterà al bando da Cinecittà. Dietro Israele ci sono gli Stati Uniti o dietro gli Stati Uniti c’è Israele, chi è la causa e chi l’effetto? (…)”. Sono parole inquietanti se dette da un comico, ma diventano ancora più gravi se pronunciate da un leader politico. I classici elementi della teoria del complotto ebraico – che già troppi danni ha fatto in passato – ci sono purtroppo tutti. E pensare che proprio in quei giorni l’ex vice-presidente della AOL Time Warner, Merv Edelman, denunciava sul Los Angeles Times il complice silenzio di molti produttori ebrei (a partire da Steven Spielberg) sulla vicenda di Mel Gibson….

Non era questa però la prima volta che il comico genovese si esprimeva in questi termini. Nel febbraio 2006 infatti, scoppia il caso Ferrando: l’allora esponente del PRC aveva delegittimato l’esistenza di Israele e giudicato un atto di legittima resistenza la strage di Nassiriya. In quella occasione Beppe Grillo definì Ferrando un “estremista di buon senso”. Ancora più grave è quanto l’(ex?) comico ha detto su Ahmadinejad, durante un suo spettacolo (visibile su Youtube, e ripreso anche dal sito Informazione Corretta). Secondo Grillo, il Presidente iraniano non avrebbe mai negato la Shoah. Glielo ha assicurato suo cognato, che è di Teheran e parla persiano. Secondo l’artista le preoccupazioni del mondo contro Ahmadinejad sarebbero quindi dovute solo a traduzioni faziose del MEMRI (un istituto che traduce in inglese i discorsi dei leader arabi e persiani), il cui peccato originale sarebbe quello di essere stato fondato da un ex-ufficiale israeliano. Ancora e sempre la teoria del complotto ebraico mondiale.

Tali parole ci feriscono e ci preoccupano, poiché confermano come tutto il lavoro fatto per combattere il pregiudizio relativo agli ebrei e ad Israele – presente anche a sinistra – sia lungi dall’essere terminato. Grazie ai coraggiosi passi avanti fatti anche da Fassino e da Veltroni, e persino da Bertinotti, si intravedeva la prospettiva di un rapporto finalmente sereno tra la sinistra e il mondo ebraico. Ecco invece, puntuale, da un “nuovo” leader della sinistra, riemergere la vecchissima e ritrita teoria del complotto ebraico. Sembra proprio una condanna perenne: dover ricominciare ogni volta da capo. Siamo pronti e abituati a questo, e continueremo testardamente ad educare giorno dopo giorno, studente dopo studente. E’ però doloroso ammettere che le motivazioni e le speranze di seminare tolleranza vengono meno quando si vedono arrivare dall’orizzonte sciami di grilli e cavallette che possono spazzare via il difficile lavoro di anni. Chissà se un giorno si potrà mai aprire un dialogo con Grillo. In alternativa, almeno eviti di parlare di noi. Ci lasci stare. Abbiamo già dato.

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Disinformazione su Rai 3: niente di nuovo…

10.11.2007 La storia come la insegna Rai 3
ovvero come la falsifica

Testata: Rai 3
Data: 10 novembre 2007
Pagina: 1
Autore: La redazione
Titolo: «TG R Mediterranneo»

Una breve cronaca di ordinaria manipolazione della verità storica da parte di RAI 3. Si è svolta oggi, Sabato 10 Novembre 2007 , alle ore 13.27 ,  Collegio dei Docenti : La Redazione di TG R Mediterraneo , Rai 3.

L’argomento era il rapporto tra i Pescatori Ebrei e quelli Musulmani di Jaffa. La voce del commentatore prima informa i telespettatori che negli anni ‘20 a Jaffa c’erano moltissimi Arabi Musulmani  ……poi di colpo esce dal cilindro questa bella affermazione : “…..successivamente nel 1948 gli EBREI (citati per primi) e gli ARABI rifiutarono il piano di spartizione della Palestina…..”. Per Rai 3 gli ebrei non accettarono la spartizione della Palestina in 2 stati !!!Tra l’altro ,visto che hanno ritenuto di dover assolutamente citare gli Arabi presenti in Israele prima del 1948 ( in gran parte scappati di loro volontà nei Paesi confinanti !! ) , viene da chiedersi come mai nelle numerosissime ed amorevoli trasmissioni dedicate ai Paesi Arabi NON ABBIANO MAI RICORDATO  gli 800.000 ebrei cacciati dai paesi arabi, privati di ogni avere, dal 1948 al 1967 !

Probabilmente si tratta di una delle molteplici sfaccettature dell’ equivicinanza , così com’è stata concepita  da numerosi  Politici Italiani. E’ un peccato che la Trasmissione non si occupi anche dell’Europa dell’Est , altrimenti avremmo potuto anche ascoltare qualche scoop sull’invasione della Germania Nazista da parte della Polonia , nel 1939 .

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“Jenin, Jenin” sotto processo

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La Corte Distrettuale di Petah Tikva ha iniziato martedì ad esaminare una causa da 2,5 milioni di shekel intentata più di quattro anni fa da un gruppo di cinque soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin (Cisgiordania) durante l’ Operazione Scudo Difensivo della primavera 2002. Ofer Ben-Natan, Doron Keidar, Nir Oshri, Adam Arbiv e Yonatan Van-Kaspel hanno infatti citato in giudizio il regista e attore arabo israeliano Muhammad Bakri per aver prodotto il film documentario “Jenin, Jenin”, e le cineteche di Tel Aviv e Gerusalemme per averlo messo in programmazione sebbene all’epoca il film fosse sotto sequestro.
Il film acquistò notorietà quando Bakri fece ricorso all’Alta Corte di Giustizia contro il sequestro delle autorità in quanto accusato di distorcere gravemente la verità dei fatti. Dopo un lungo braccio di ferro, la Corte respinse la decisione delle autorità autorizzando la proiezione del film in tutto Israele.

Il film tocca un nervo scoperto della società israeliana. Uscì nel pieno della cosiddetta seconda intifada, mentre gli attentatori suicidi palestinesi compivano continue stragi fra la popolazione del paese. L’incursione delle Forze di Difesa israeliane nel campo palestinese della città di Jenin venne lanciata dopo una sequenza particolarmente feroce di attentati nel marzo 2002, culminati il 27 marzo, sera della Pasqua ebraica, nella strage al Park Hotel di Netanya la (29 morti).
Durante i combattimenti nel campo di Jenin, esponenti palestinesi, organizzazioni per i diritti umani e giornalisti accusarono Israele di compiere un deliberato “massacro” di civili inermi, parlando di centinaia o addirittura migliaia di morti. Alla fine emerse che i morti palestinesi erano stati 52, dei quali almeno 38 sicuramente armati, e che nei durissimi scontri erano caduti anche 23 soldati israeliani.
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Un appello IGNOBILE: Magdi Allam sbugiarda i bugiardi

Incredibile…..non contenti di aver sottoscritto un IGNOBILE appello continuano a mentire sperando che nessuno se ne accorga…..eppure basta leggere il farneticante testo scritto da questi personaggi per capire chi ha ragione in questa diatriba…..

11.11.2007 Magdi Allam sbugiarda i bugiardi
Mistificano i fatti e dissimulano la veritàTestata: Corriere della Sera
Data: 11 novembre 2007
Pagina: 35
Autore: Magdi Allam
Titolo: «L’appello «Gaza vivrà»»
Magdi Allam risponde, sbugiardandoli, a quell’accozzaglia di firmatari dell’appello < Gaza vivrà>, sul CORRIERE della SERA di oggi, 11/11/2007, a pag.35. Ecco la lettera dei mistificatori-dissimulatori, come li ha definiti giustamente Magdi Allam. Segue la risposta:

Poche righe per comunicare la nostra sorpresa nel leggere sul Corriere del 4 novembre un articolo a firma di Magdi Allam che, ancora una volta, manifesta il suo livore contro chi si permette di criticare la politica dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese, da decenni sottoposto a una spietata occupazione militare. In questo caso non si tratta di solo livore: Magdi Allam, trasformandosi da giornalista a pubblico inquisitore, sollecita la magistratura italiana a prendere provvedimenti contro gli estensori dell’appello «Gaza vivrà», da lui accusati di odio razziale e di istigazione alla violenza. In realtà Magdi Allam si è reso responsabile di un autentico falso e di una grave calunnia nei confronti dei firmatari dell’appello. Essi avrebbero «paragonato Israele al regime di Hitler perché avrebbe trasformato Gaza in “campi di concentramento nazisti” ». Nel nostro testo si legge semplicemente che a Gaza «un milione e mezzo di esseri umani restano sotto assedio, accerchiati dal filo spinato senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti, essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali». La nostra era dunque una legittima, energica denuncia non del carattere nazista della politica israeliana — non avrebbe alcun senso affermarlo — ma delle condizioni di vita miserabili della popolazione palestinese di Gaza, che sono sicuramente paragonabili a quelle di un campo di concentramento nazista. Gaza è la striscia di terra più densamente popolata del mondo, dove un milione e mezzo di persone sopravvivono in condizione disperate. La loro condizione meriterebbe comprensione, solidarietà e sostegno, in particolare da chi, come Magdi Allam, è di origine araba.
Danilo Zolo, Gianni Vattimo, Edoardo Sanguineti Franco Cardini, Marino Badiale, Alessandra Persichetti Giovanni Bacciardi, Bruno Bellerate, Rodolfo Calpini Costanzo Preve, Gilad Atzmon, Ferruccio Andolfi Domenico Losurdo, Ugo Giannangeli Guseppe Pelazza, Aldo Bernardini Vainer Burani, Piero Fumarola, Ornella Terracini

A me sorprende la spregiudicatezza con cui si nega un’opinione che è stata affermata in modo manifesto e inequivocabile. Come si può scrivere nell’Appello, cito testualmente, «embargo genocida» e «campi di concentramento nazisti» riferendosi alla situazione di Gaza, chiedere al governo Prodi di legittimare il gruppo terrorista Hamas messo al bando dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, e poi negare di aver paragonato Israele al nazismo e di essere schierati dalla parte di chi predica e pratica la distruzione di Israele. Questa si chiama mistificazione dei fatti e dissimulazione della verità.
Magdi Allam

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04.11.2007 2.073 firme per un appello pro-Hamas che paragona Israele ai nazisti
il commento di Magdi AllamTestata: Corriere della Sera
Data: 04 novembre 2007
Pagina: 14
Autore: Magdi Allam
Titolo: «Il partito degli intellettuali che paragona Israele ai nazisti»
Dal CORRIERE della SERA del 4 novembre 2007, un intervento di Magdi Allam:In Italia si è di fatto costituito un partito trasversale pro-Hamas, il gruppo terrorista islamico palestinese bandito dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Il sito http://www.gazavive.com annuncia trionfante che fino al 31 ottobre 2007 sono state raccolte 2.073 firme a un «Appello per la fine di un embargo genocida, Gaza vivrà». Dove si attribuisce a Israele la responsabilità del «genocidio» dei palestinesi, paragonandolo al regime di Hitler perché avrebbe trasformato Gaza in «campi di concentramento nazisti ». Chiedendo a Prodi di «annullare la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista, riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese». Per aver formulato i medesimi concetti il 19 agosto 2006, il presidente e il segretario dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), Mohammed Nour Dachan e Hamza Roberto Piccardo, sono finiti sotto indagine da parte della Procura di Roma per «aver diffuso idee fondate sull’ odio razziale e religioso» e per «istigazione alla violenza». Ma a tutt’oggi nessun magistrato si è mosso nei confronti del nuovo aberrante manifesto che paragona Israele al nazismo.
Ci auguriamo che la ragione non sia dovuta alla quantità e, soprattutto, alla qualità dei firmatari. In testa compaiono infatti il filosofo Gianni Vattimo, l’astrofisica Margherita Hack, il poeta Edoardo Sanguineti, il musicista Gilad Atzmon, lo storico Franco Cardini e Giovanni Franzoni della Comunità Cristiane di Base. In un secondo tempo hanno aderito anche l’europarlamentare Giulietto Chiesa e Ornella Terracini (Ebrei contro l’occupazione). Colpisce che tra i 685 nomi resi pubblici, 152 (22%) appartengono al mondo dell’istruzione, di cui 54 sono docenti universitari (8%), 35 sono docenti (5%) e 63 sono studenti (9%). I docenti universitari dominano l’elenco dei primi firmatari. Tra essi spiccano Danilo Zolo, Costanzo Preve, Domenico Losurdo, Marino Badiale, Aldo Bernardini, Piero Fumarola, Giovanni Bacciardi, Giovanni Invitto, Alessandra Persichetti, Bruno Antonio Bellerate, Rodolfo Calpini, Ferruccio Andolfi. Nutrito è anche lo schieramento dei militanti politici, 75 (11%), tutti della sinistra radicale (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e extraparlamentare (Campo Antimperialista e Legittima Difesa). I sindacalisti (molti della Fiom-Cgil) sono 22 (3%), mentre gli avvocati sono 9 (1,3%) e tra essi spiccano Vainer Burani, Ugo Giannangeli e Giuseppe Pelazza.
Quanto ai militanti islamici compaiono i nomi di spicco dell’Ucoii. Dal già citato Piccardo, che si presenta nei panni di direttore di http://www.islam-online.it, a Aboulkheir Breigheche, che guida la «Alleanza Islamica d’Italia» (sigla che fa riferimento diretto ai Fratelli Musulmani), da Mohammed Hannoun, presidente della ABSPP (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese) a Abu Yasin Merighi, vice presidente dell’Ucoii e responsabile della moschea El Nour di Bologna.
Proprio a Bologna, la pubblicazione su Il Resto del Carlino il 19 agosto 2006 di un delirante manifesto dal titolo «Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane», in cui si fac eva l’equazione Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano, portò alla denuncia del vertice dell’Ucoii e alla messa sotto inchiesta di Piccardo e Dachan. Ebbene tutto ciò, a distanza di un anno, si è ripetuto impunemente. Nel manifesto «Gaza vivrà» si stravolge in modo sconcertante la realtà dei fatti. Attribuendo una natura esclusivamente reattiva al terrorismo di Hamas, nobilitato con l’aureola di «resistenza », come se l’obiettivo di distruggere Israele non fosse l’obiettivo dichiarato nel suo Statuto. Ignorando che Hamas, dopo la vittoria elettorale del 2006, non ha voluto rinunciare al terrorismo e riconoscere il diritto di Israele all’esistenza. Omettendo di ricordare che il terrorismo di Hamas si è intensificato a Gaza dopo la decisione unilaterale di Israele di evacuare le sue forze militari e i coloni ebrei. Facendo finta che Hamas non si sia macchiata del sangue dei propri fratelli palestinesi pur di imporre il proprio Stato teocratico dittatoriale a Gaza, tanto è vero che è lo stesso presidente palestinese Abu Mazen che ha definito Hamas una «banda di terroristi». In definitiva schierandosi dalla parte dei terroristi islamici contro il governo legittimo dell’Autorità Nazionale Palestinese che vuole negoziare la pace con Israele sulla base della soluzione «due stati per due popoli».
Come è possibile che in Italia, in particolar modo in seno alle università, alla sinistra radicale e ai sindacati, possa affermarsi una posizione così netta a favore di un gruppo terrorista islamico, finora sostenuta soltanto dagli estremisti islamici dell’Ucoii legati ai Fratelli Musulmani? Come è possibile che nelle istituzioni nessuno abbia niente da dire ai 2073 che hanno paragonato Israele al nazismo?

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gazavive.com Critica

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24.09.2007 Un appello che falsifica la storia e la cronaca
firmato, tra gli altri, da Gianni Vattimo, Franco Cardini e Danilo ZoloTestata:gazavive.com
Autore: Autori Vari
Titolo: «Gaza vivrà. Appello per la fine di un embargo genocida»
Potrebbero essere delle farneticazioni che girano su internet, come esistono siti che inneggiano a Hitler o ad Ahmadinejad, così ci sono nell’estrema destra filonazista e nella sinistra comunista spazi nei quali si esalta la complicità con le tesi dei terroristi del fondamentalismo islamico. Quando però queste farneticazioni raggiungono le istituzioni, allora è opportuno preoccuparsi, non sono più farneticazioni perché coinvolgono una parte significativa del nostro governo. E di conseguenza, la sua politica estera. Quando si dice che Israele, nel definire Gaza entità nemica, “commette un genocidio”, quando si sostiene che “Israele ha messo a ferro e a fuoco i territori, che un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare, come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali, come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani “, si falsifica non solo la storia ma anche la cronaca. Ci riferiamo ad un appello chiamato “ Gaza vivrà”, con diffusione via internet, che sta raccogliendo adesioni significative. Nell’appello, ovviamente, manca qualsiasi richiamo ai missili Kassam, che ogni giorno piovono su Israele, unica e vera causa che spiega la risposta di Israele.  Non esiste poi alcun “embargo genocida”, ma semmai  il tentativo di costringere Hamas a cessare le ostilità senza ricorrere ad una nuova occupazione della Striscia, come ha sempre ricordato il governo Olmert.  Merita riportarne le richieste finali, con le richieste al governo Prodi:

 1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;

2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;

4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

Seguono le firme di chi ha aderito, che vale la pena riprendere, per capire fino in fondo a quali livelli di bassezza può arrivare una certa intellighenzia nostrana.Apre l’elenco l’esimio prof.Gianni Vattimo, altrimenti noto per le sue appassionate genuflessioni davanti a Fidel Castro. Seguono Margherita Hack, nota astronoma, che a furia di guardare le stelle ha dimenticato quello che accade realmente su questa terra, e ancora il poeta Edoardo Sanguinetti, vetero comunista, gli andava bene Stalin, figuriamoci Hamas. Ci sono pure, nel coté cattolico-terzomondista, firmaioli doc come dom Franzoni e altri suoi colleghi teologi della liberazione, poco importa se alla guida di questi stati ci sono dei criminali, basta che “liberino”. Segue una lista nutrita di docenti universitari,  Franco Cardini in testa, seguito dal prof.Danilo Zolo, il che ci spiega perché l’insegnamento della storia nelle nostre università è diventato di fatto propaganda contro l’occidente, con America e Israele per imputati, quando alla sbarra dovrebbero esserci gli stati canaglia. Della Striscia di Gaza e dei suoi abitanti non gliene importa nulla, sono uno strumento per attaccare quello che chiamano imperialismo, e se c’è di mezzo Israele meglio ancora. Quanti nel governo Prodi la pensano nello stesso modo ?


Di seguito, l’appello e le firme:

Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.

Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.

Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.

 

Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.

Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.

Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.

Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!

 

Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.

Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;

2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;

4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

PRIMI FIRMATARI–      Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo  

–      Danilo Zolo – Università di Firenze

–      Margherita Hack – Astrofisica

–      Edoardo Sanguineti – Poeta, Università di Genova

–      Gilad Atzmon – Musicista

–      Franco Cardini – Università di Firenze  

–      Mara De Paulis – Scrittrice, Premio Calvino

–      Lucio Manisco – Giornalista, già parlamentare europeo

–      Costanzo Preve – Filosofo, Torino

–      Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione   

–      Giovanni Franzoni – Comunità Cristiane di Base  

–      Domenico Losurdo – Università di Urbino

–      Marino Badiale – Università di Torino  

–      Aldo Bernardini – Università di Teramo  
–      Piero Fumarola – Università di Lecce

–      Giovanni Bacciardi – Università di Firenze

–      Giovanni Invitto – Università di Lecce

–      Alessandra Persichetti – Università di Siena  

–      Bruno Antonio Bellerate – Università Roma tre

–      Rodolfo Calpini – Università La Sapienza, Roma

–      Ferruccio Andolfi – Università di Parma

–      Roberto Giammanco – Scrittore e americanista  

–      Gianfranco La Grassa – Economista  

–      M. Alighiero Manacorda – Storico dell’educazione

–      Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica, Udine

–      Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano  

–      Stefania Campetti – Archeologa

     Carlo Oliva – Pubblicista  

–      Gabriella Solaro – Ist. Naz. Storia del Movimento di Liberazione in Italia

–      Giuseppe Zambon – Editore

–      Bruno Caruso – Pittore

     Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia  

–      Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano

–      Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano

–      Hamza Roberto Piccardo – Direttore www.islam-online.it

–      Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma

–      Mary Rizzo – blog Peacepalestine

–      Tusio De Iuliis – Presidente

Associazione “Aiutiamoli a Vivere”

–      Cesare Allara – Com. Sol. Palestina,

Torino

–      Angela Lano – Giornalista Infopal

–      Umar Andrea Lazzaro – Collettivo www.islam-online.it, Genova

–      Marco Ferrando – Partito Comunista dei Lavoratori

–      Leonardo Mazzei – Portavoce Comitati Iraq Libero

–      Mara Malavenda – Slai Cobas, Napoli

–      Moreno Pasquinelli – Campo Antimperialista  

     Marco Riformetti – Laboratorio Marxista

     Maria Ingrosso – Colletivo Iqbal Masih, Lecce

–      Antonio Colazzo – L.u.p.o. Osimo (Ancona)

–      Gian Marco Martignoni – Segreteria provinciale Cgil, Varese

–      Luciano Giannoni – Consigliere provinciale Prc Livorno  

–      Dacia Valent – ex Eurodeputata, dirigente dell’Islamic Anti-Defamation League

–      Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc

–      Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI)  

–      Fabio Faina – Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia

–      Roberto Massari – Editore, Utopia Rossa  

–      Fausto Schiavetto – Soccorso Popolare

–      Luca Baldelli – Consigliere provinciale Prc Perugia

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Negoziatori palestinesi: “No a Israele come stato degli ebrei”

13-11-2007
Negoziatori palestinesi: “No a Israele come stato degli ebrei”

Saeb Erekat, capo negoziatore dell’Olp, respinge la richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come stato degli ebrei. Intervistato lunedì da Israel Radio, Erekat ha detto testualmente che “nessun paese al mondo lega la propria identità nazionale a un’identità religiosa” (misconoscendo, come di consueto negli ambienti anti-israeliani, il carattere anche nazionale dell’autodefinizione ebraica).
Sempre lunedì, 108 eminenti personalità palestinesi di Gerusalemme, musulmane e cristiane, hanno firmato un appello in cui chiedono al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) di non fare nessuna concessione a Israele sulla città santa negli imminenti negoziati. “Israele deve restituire tutta Gerusalemme est, cioè l’area che ha catturato nel 1967”, ha dichiarato uno dei firmatari, il consigliere di Abu Mazen Adnan Hussein (facendo riferimento a un’area ch comprende anche tutto il quartiere ebraico della Città Vecchia, Muro Occidentale compreso, da dove venne bandita ogni presenza ebraica tra il 1948 e il 1967).
Poco prima, il primo ministro israeliano Ehud Olmert aveva affermato che il punto di partenza per qualunque negoziato con i palestinesi deve essere “il riconoscimento di Israele come stato per il popolo ebraico”. “Non intendiamo tenere negoziati sulla nostra esistenza come stato ebraico – aveva spiegato Olmert – Questo deve essere il punto di partenza per qualunque dialogo. Non intendiamo discutere con nessuno del fatto che Israele è uno stato per il popolo ebraico. Chiunque non accetti questo fatto non può negoziare con noi. È un concetto che abbiamo messo bene in chiaro sia coi palestinesi che con gli americani e gli europei. Sono certo che Abu Mazen e il premier Salam Fayad intendono onorare gli accordi già firmati e fare la pace con Israele in quanto stato ebraico. Su questo non c’è nessun compromesso da fare: è la condizione sine qua non per l nostro riconoscimento di uno stato palestinese”.
Nei recenti colloqui preliminari fra israeliani e palestinesi in vista della conferenza di pace prevista ad Annapolis (Usa), la delegazione palestinese esplicitamente si è rifiutata di includere nella bozza di testo di dichiarazione congiunta il riconoscimento di Israele come stato ebraico. Le dichiarazioni fatte lunedì da Erekat sembrano confermare questa posizione.

(Da: Ha’aretz, 12.11.07)

Nell’immagine in alto: Le mappe della propaganda palestinese illustrano sempre esplicitamente l’obiettivo di cancellare Israele dalla carta geografica

Gaza, 5 morti, Hamas spara sui palestinesi

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GAZA – E’ di almeno cinque morti il bilancio, provvisorio, degli scontri scoppiati nella striscia di Gaza durante il raduno per commemorare il terzo anniversario della morte di Yasser Arafat. I feriti sono diverse decine, secondo alcune fonti 30 e secondo altre oltre 100. La manifestazione era organizzata da Fatah, il movimento fedele al presidente dell’Anp (Autorità nazionale palestinese), e le forze di Hamas – che a giugno ha preso con la forza il controllo della Striscia – avrebbero aperto il fuoco contro i partecipanti. Il movimento integralista islamico ha affermato invece che la folla è stata colpita i colpi sparati da uomini armati di Fatah appostati sui tetti, notizia che non è ancora stata confermata. Testimoni hanno riferito di colpi d’arma sparati nel centro di Gaza da miliziani di Hamas poco dopo che dalla folla si erano levati grida di «sciiti, sciiti», un’accusa contro i radicali accusati di essere manovrati dall’Iran e dalla Siria. Ieri la polizia di Hamas era intervenuta a disperdere piccole manifestazioni di giovani di Fatah, preludio all’appuntamento di oggi.

GRANDE MANIFESTAZIONE – Centinaia di migliaia di persone avevano invaso le strade della città di Gaza per commemorare Yasser Arafat, il leader storico palestinese morto l’11 novembre del 2004 all’età di 75 anni in un ospedale di Parigi. È stata la più grande manifestazione organizzata dal partito laico Fatah da quando lo scorso giugno gli estremisti islamici di Hamas hanno assunto il controllo della Striscia di Gaza costringendo il presidente Abu Mazen a riparare nella Cisgiordania occupata.

[via|liberali per israele]