Le Ong che vogliono cancellare Israele

29.11.2007 Le Ong che vogliono cancellare Israele
si mobilitano in Italia

Testata: L’Opinione
Data: 29 novembre 2007
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Le Ong vogliono due popoli in una Palestina»

Da L’OPINIONE del 29 novembre 2007:

Ad Annapolis si parla di fare la pace entro il 2008. Ma Olmert e Abu Mazen avranno un problema in più, oltre a quello di fare digerire ai rispettivi cittadini i sacrifici necessari per giungere a un compromesso: tacitare una volta per tutte le organizzazioni non governative e i gruppi di pressione europei, come Forum Palestina in Italia e il London One State Group in Inghilterra, che organizzano convegni e manifestazioni per promuovere la cosiddetta soluzione di un solo stato per due popoli. Che equivale a dire: cancelliamo Israele come Stato ebraico dalla mappa geografica. Giovedì 29 novembre, a tale proposito sono previste una serie di manifestazioni in Italia per promuovere questa distorta visione delle cose e per propagandare alcune menzogne anti-israeliane che sono state raccontate gli scorsi 17 e 18 novembre proprio a Londra nella Brunei Gallery della School of Oriental and African Studies (Soas). Volete un assaggio? Eccolo: “…l’idea della partizione è un’idea coloniale e occidentale per una politica del divide et impera”.

E con questo slogan si elimina la decisione dell’Onu del 1947 di dividere in due, uno Stato ebraico e uno arabo, la Palestina mandataria britannica ereditata dalla disgregazione dell’impero Ottomano dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale. Non basta, i convegnisti, che adesso probabilmente faranno un tour anche per la nostra penisola (Nur Masalha, Ghada Karmi, Ilan Pappe, Joseph Massad, Ali Abuminah, Haim Bresheeth, Ghazi Falah, As’ad Ghanem, Leila Farsach, Amnon Raz-Krakotzkin, Nadim Rouhana, Omar Barghouti, Tikva Honig-Parnass, Louise Bethlehem, Kathleen O’Connell, Sumantra Bose, Eitan Bronstein, Eyal Sivan, Rajaa Omari) tutti attivisti di Ong palestinesi, ma anche inglesi e americane, che si sono già distinti a Durban nel 2001 quando l’Onu dichiarò che Israele era uno stato razzista, sostengono anche che “il paradigma dei due Stati, considerato all’inizio vincente per il suo pragmatismo, nella realtà è stato una mistificazione senza sbocchi. Non ha portato da nessuna parte, se non alla appropriazione e alla ‘bantustanizzazione’ (un chiaro riferimento al Sud Africa dell’apartheid, ndr) dei territori palestinesi da parte di Israele”. Ora queste idee circoleranno per le università italiane come originale contributo alla pace che si sta cercando di fare ad Annapolis.

Infatti Forum Palestina, per tutto il 2008, “anno della liberazione della Palestina”, ha in mente una serie pressoché interminabile di appuntamenti e convegni per promuovere il nuovo credo: un solo Stato per due popoli. E questo perché “l’idea di un solo Stato laico e democratico sfida il progetto imperialista degli USA e di Israele in Medio Oriente”. E poi, secondo loro, “in effetti esiste già uno Stato unico ed è lo Stato di Israele compresi i territori palestinesi occupati, ma è uno stato razzista che discrimina i suoi stessi cittadini”. E allora che si fa? “L’importanza di un lavoro comune per ‘delegittimare’ lo Stato d’Israele e dimostrare la vera natura dei suoi miti fondatori” diventa centrale nell’opera di propaganda di queste organizzazioni che fanno quasi più danno culturale loro in Europa di quanto non ne producano le propagande degli imam dell’odio in Medio Oriente. Ad Annapolis, come convitati di pietra, oltre agli ayatollah e alla loro atomica anti israeliana, ci sono sicuramente anche questi volenterosi attivisti della delegittimazione poltico-culturale dello stato di Israele.

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