Gaza: colpi mortai su kibbutz

2 dicembre 2007

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Gaza: colpi mortai su kibbutz

Almeno otto ordigni sono esplosi nel villaggio

Un attacco senza danni ne’ vittime e’ stato sferrato da palestinesi ai margini della striscia di Gaza contro il kibbutz di Nahal Oz. I mortai palestinesi sono entrati in azione colpendo a ripetizione le case del kibbutz. Almeno otto ordigni sono esplosi nel villaggio, altrettanti sono caduti nei campi vicini. Intanto, dopo sei mesi e’ stato riaperto il valico di Rafah.(Il lancio di mortai è stato il ringraziamento!) Oggi 200 palestinesi hanno attraversato la frontiera.

Liberali per Israele

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Gaza: notizie sparse…

01-12-2007 Cisgiordania

Nablus – Infopal

Le forze di sicurezza del presidente Mahmud Abbas in Cisgiordania proseguono la loro campagna di arresti tra le file dei sostenitori di Hamas. Nelle ultime ore sono stati arrestati nove cittadini nelle province di Hebron, Nablus, e Jenin.

Provincia di Hebron

La notte scorsa, le forze di sicurezza hanno sequestrato Osama Abu Arqub, della cittadina di Dura a sud di Hebron, dopo aver invaso e danneggiato la sua abitazione, Sufian at-Tardah, mentre stava tornando a casa sua nella cittadina di Taffuh a sud di Hebron, e Ibrahim Derawi, arrestato davanti alla moschea di Lut nella cittadina di Bani Naim a est di Hebron.

Provincia di Nablus

Le forze dell’intelligence palestinese hanno sequestrato Sulaiman Fatayer (48 anni), della zona di Ras al-Ain, Ahmad Basem al-Kharraz, della città di Nablus, e Mohammad al-Hafi, del vecchio campo profughi di Askar.

Provincia di Jenin

Le forze di sicurezza hanno sequestrato Tawfiq Naim Rabayah, della zona di Mithlun a sud della città, dopo averlo invitato a presentarsi nella loro sede, e l’ex detenuto Maimun Talal, abitante del centro della città.

L’alleanza Iran-Siria-Hezbollah-Hamas più pericolosa di al-Qaeda

“L’alleanza Iran-Siria-Hezbollah-Hamas è più pericolosa di al-Qaeda”. A sostenerlo è Ely Karmon – docente al International Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, Israele e tra i maggiori esperti di antiterrorismo al mondo – nel corso del suo intervento al convegno “La conquista delle mente e dei cuori: il soft power nel contrasto al jihadismo globale”, svoltosi a Roma alla Università Pontificia Gregoriana.

“Hamas insieme a Hezbollah – ha aggiunto – sono stati utilizzati per distruggere il processo di pace tra Palestina e Israele; in tutto questo scenario un ruolo determinante viene svolto dall’Iran, temuto da tutto il Medio Oriente perché può diventare una potenza nucleare”.

Durante una pausa il professore Karmon accetta di chiarirci il suo pensiero a proposito della Conferenza di Annapolis, dove, alla presenza di George W. Bush, il presidente palestinese Abu Mazen e il premier israeliano Ehud Olmert hanno dato il via ai negoziati che dovranno portare la pace entro il 2008.

“Si è parlato in questo giorni di un accordo finale tra israeliani e palestinesi – commenta – ma i problemi sono le frontiere, quindi anche il rientro dei rifugiati, e Gerusalemme. Non credo che Abu Mazen sia capace di fare un accordo finale con Israele; non credo si potrà arrivare ad un compromesso. Olmert ha detto chiaramente che i rifugiati non possono tornare in Israele. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha sostenuto che è possibile ricevere 70mila rifugiati; se si fa questo si rischia di aprire una porta favorevole all’inondazione. Inoltre sarà anche difficile dividere Gerusalemme. Credo che non potranno esserci le condizione per un accordo entro la fine dell’anno, o nel breve tempo”.

“Ci sono tanti elementi negativi – prosegue il professore – che contribuiscono a sabotare il processo di pace. Metà Gaza è in mano ad Hamas, che ha più volte dichiarato che si oppone alla nascita di Israele. La Cisgiordania è difficile da controllare. L’Iran non è stato invitato alla conferenza di Annapolis e ha dichiarato che organizzerà a Teheran una contro-conferenza a cui prenderanno parte tutti i gruppi radicali palestinesi che si oppongono al processo di pace avviato negli Usa”.

“Bisogna anche considerare – spiega il professore Karmon – che se Hamas dà il via al lancio massiccio di razzi katyusha, provocando vittime, l’esercito israeliano farà una grande azione a Gaza. Anche se Olmert e Abu Mazen stanno lavorando al processo di pace e forse arrivano a certi intendimenti, c’è da tenere in conto il controllo della violenza terroristica e il progetto che metterà in campo l’Iran”.

Ely Karmon aggiunge anche un altro elemento al già complesso quadro che ha come protagonista lo scontro tra israeliani e palestinesi, ma che in realtà vi sono anche altri protagonisti in questo difficile scenario. “Un altro grande problema – dice – è smantellare gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania. Bisogna anche evidenziare che Abu Mazen ha perso a Gaza gran parte delle sue forze, inoltre il comandante del partito nazionalista al-Fatah non ha mai visitato né Gaza né la Cisgiordania, lui risiede a Damasco e collabora con i siriani”.

Professore Karmon, come valuta la decisione della Siria di partecipare alla conferenza di Annapolis?

“La presenza della Siria è senza dubbio un elemento positiv; si trova in una posizione difficile, soprattutto da quando si è verificato il bombardamento sul sito nucleare siriano lo scorso 6 settembre (un raid aereo israeliano è avvenuto il 6 settembre scorso nel sito in allestimento nel deserto vicino alla città di Al Tibnah; un rappresentante di Damasco alle Nazioni Unite avrebbe ammesso, durante una sessione della Commissione Onu per il disarmo, che l’obiettivo bombardato dai jet militari di Tel Aviv era un’installazione nucleare. n.d.r). Forse i siriani hanno capito che gli alleati iraniani sono in pericolo e che quindi devono tirarsi fuori dall’alleanza. L’Iran al momento si trova in una posizione di isolamento”.

Cosa invece potrebbe verificarsi in Libano?

Hezbollah potrebbe essere più violento ma non agisce perché l’Iran in questo momento non è interessato a una situazione di scontro in Libano. Posso dire che gli armamenti dell’Iran stanno passando attraverso la Siria per arrivare in Libano. Sia Hezbollah che le forze cristiane si stanno preparando a una nuova guerra civile; per ora stanno a guardare come si muovono gli altri. Il cambio di alleanza della Siria può influire su questo scenario. Bisogna anche vedere chi partecipa alla conferenza di Teheran. C’è anche da dire che la Siria non vuole che ci sia pace tra israeliani e palestinesi; ha paura che una possibile pace possa avvantaggiare la parte sunnita e provocare una caduta del regime del presidente Bashar el Assad. La strategia della Siria è di non accettare lo Stato palestinese indipendente, ricordiamoci che nel 1983 la Siria ha espulso Arafat. Il loro intento è di fare la grande Siria inglobando il Libano – che è un territorio strategico dal punto di vista politico ed economico – e la Palestina.

Quanto rischia Unifil in Libano?

“Unifil rischia. Iran, Siria, Hezbollah e i palestinesi contrari al negoziato di Abu Mazen possono fare una provocazione contro Unifil. Se però Hezbollah fa un’azione contro Unifil, quest’ultima può essere convertita in una forza più consistente con un mandato più chiaro”.

Pagine di Difesa

“Il popolo palestinese non esiste”

Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d’Israele per la nostra unità araba. In realtà non c’è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni politiche e strategiche oggi parliamo di dell’esistenza di un popolo palestinese, visto che gli interessi arabi nazionali richiedono che venga creato un distinto “popolo palestinese” che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto a unire Palestina e Giordania

Zahir Muhsein, membro del Comitato esecutivo, ovvero del governo dell’OLP, il 31 Marzo 1977 in una intervista al giornale olandese “Trouw”

(Fonte: “Viva Israele”, di Magdi Allam, ed. Mondadori, pag. 114)

Lettera aperta a Margherita Hack – In 3400 chiedono spiegazioni alla scienziata che ha aderito a un manifesto antisionista

Lettera aperta a Margherita Hack

In 3400 chiedono spiegazioni alla scienziata che ha aderito a un manifesto antisionista

Lettera aperta a Margherita Hack

Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.

La compassione per il popolo ebraico che ha visto cessare la minaccia dello sterminio per mano nazista nel momento stesso in cui è cominciata quella dell’annientamento per mano araba non può che associarsi al biasimo per quei dittatori arabi che, dopo aver mandato al macello i palestinesi contro Israele, si sono rifiutati di accoglierli come esuli e li hanno costretti a vivere nell’ignoranza, nel sottosviluppo e nella miseria dei campi profughi. Per fare in modo che sia gli israeliani che gli arabi abbiano un’opportunità di vivere nella sicurezza e nella pace, il contributo della comunità internazionale è senz’altro auspicabile. Ma la pace non può essere in alcun modo raggiunta sostenendo un’organizzazione terrorista come Hamas, un gruppo che compie stragi di civili e che nel suo Statuto dichiara espressamente la sua volontà di distruggere uno Stato internazionalmente riconosciuto, che impone al suo stesso popolo una sottomissione forzata ai dettami del più bieco fondamentalismo religioso e che usa i fondi degli aiuti internazionali per acquistare armi e ricompensare le famiglie dei terroristi suicidi.

Il sostegno fattivo alla pace richiede perseveranza, mediazione, comprensione e rispetto per chi ha duramente lottato e lavorato per inverare il sogno sionista e realizzare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, per un popolo che dopo millenni di persecuzioni è riuscito a costruire l’unico Stato democratico del Medio Oriente, pagando con ingenti sacrifici la sua volontà di resistere all’annientamento, alla colonizzazione araba e al terrorismo. Le abbiamo scritto questa lettera aperta per domandarle come si possa firmare un documento di così dubbia provenienza e che contiene così orribili menzogne, arrivando a paragonare Israele – il paese edificato dai sopravvissuti all’Olocausto – alla bestialità infame del nazismo. Un regime d’ispirazione nazista che di certo non avrebbe aspettato più di mezzo secolo per risolvere i problemi coi paesi ostili che minacciano i suoi confini, né restituito gran parte dei territori occupati vincendo delle guerre di aggressione, né tanto meno sobbarcandosi per anni il rifornimento energetico di un nemico che invece di sedersi al tavolo delle trattative continua ad aggredire le località di confine con quotidiani lanci di missili Qassam. Restiamo in attesa di conoscere come abbia trovato il coraggio di sottoscrivere un appello tanto ingiusto e menzognero.

Distinti saluti

Abu Ibrahim Kalim

Seguono 3400 firme

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