Se questo è un pacifista: per non dimenticare….

Se questo è un pacifista

A pagina 3 di Libero del 2003-02-02, Fausto Carioti firma un articolo dal titolo «I no global in festa nella Rete»

ROMA – Come sempre avviene nelle tragedie, c’è chi gode. La distruzione di uno shuttle americano con a bordo il primo astronauta israeliano della storia è un’occasione troppo ghiotta per i frustrati che ritengono gli Stati Uniti e Israele la matrice di tutti i guai del mondo – e, si presume, dei loro stessi problemi personali. Così, subito dopo l’annuncio dell’incidente, sul sito web più cliccato dai no-global italiani (italy.indymedia.org) si è celebrato il brindisi vigliacco alla morte dei sette astronauti. E soprattutto dell’israeliano Ilan Ramon, a conferma che l’antisemitismo italiano è sempre più tinto di rosso. Non mancano, come è ovvio, gli interventi in dissenso e le prese di distanza da parte di chi si vergogna di tanta euforia – siamo pur sempre in casa dei pacifisti, almeno in teoria, e si presume che da quelle parti la morte di un uomo non faccia troppo piacere.

Ma le voci degli entusiasti – rigorosamente anonime, come da prassi – sono di gran lunga più numerose. Con sprezzo della vita umana e della punteggiatura, un frequentatore di Indymedia intitola il suo commento su quanto avvenuto «ragazzi facciamo festa niente colonie sioniste sulla luna». Il contenuto (con il minimo di correzioni ortografiche necessarie per rendere leggibile il testo) è all’altezza della premessa: «Mancava poco che occupavano anche la luna ’sti sionisti. Il bastardo sionista che ora sta bruciando in alta quota aveva salutato tutte le colonie sioniste da là in alto. È un segno divino questo. (Né sionisti in terra, né sionisti nello spazio)».

E proprio “sionista” è l’accusa rivolta in tutti i commenti all’astronauta israeliano. Scrive un altro presunto habitué dei cortei pacifisti: «Olè, il sionista non ha toccato terra. Questa volta è andata male al bastardo sionista insieme al suo zio Sam. Ragazzi, pensate se il sionista tornava dallo spazio, sicuramente diceva che la Luna era di ebrei e comminciavano a fare colonie anche lassù». La felicità per le sette vite spezzate contagia anche il gentil sesso: «Sono atea, ma a volte mi viene il dubbio che dio esista». A chi gli fa notare che la discussione ha toccato livelli da abominio, un navigatore no-global risponde con la franchezza propria dei suoi compagni: «Godo ugualmente e scioccamente come un maiale». Ovviamente l’astronauta israeliano, che aveva un curriculum militare di tutto rispetto, tanto da aver partecipato come pilota alla guerra dello Yom Kippur, a quella in Libano e allo storico raid contro il reattore nucleare iracheno Osirak, vicino Baghdad, nel 1981, viene definito dai frequentatori di Indymedia, per questi suoi trascorsi, «un criminale di guerra».

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