Quando la disinformazione è un’arte….

Notizia vince, notizia perde come carta vince, carta perde

GAZA – Tre palestinesi sono stati uccisi in un raid israeliano compiuto nel nord della striscia di Gaza, vicino alla citta’ di Beit Lahiyae. Lo riferiscono fonti mediche palestinesi. I feriti sarebbero almeno cinque. L’identita’ delle vittime non e’ ancora stata resa nota. Un portavoce dell’esercito israeliano ha confermato che l’aviazione ha effettuato un incursione sulla zona senza fornire altri dettagli. Intanto si apprende che il presidente statunitense George W. Bush visitera’ il Medio Oriente all’inizio di gennaio. Lo ha reso noto la Casa Bianca. L’annuncio conferma le indiscrezioni trapelate ieri a Washington. Il portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe, non ha indicato i Paesi che saranno visitati dal presidente Usa ma e’ probabile che Bush si rechera’ anche in Israele, un Paese che non ha mai visitato da quando e’ a Washington.
Fonte Agr del 5.12.2007

La notizia dell’agenzia giornalistica la riprende il Corriere della Sera.it alle 07:45 del 5.12.2007 e diventa questa:

Medio Oriente: raid israeliano a Gaza, 3 morti.
GAZA – Tre palestinesi sarebbero morti in un raid israeliano compiuto nel nord della striscia di Gaza vicino alla citta’ di Beit Lahiyae. Lo riferiscono fonti mediche palestinesi. I feriti sarebbero almeno cinque. (Agr)

Sempre la stessa notizia viene ripresa anche da Repubblica.it alle ore 08.15 del 4.12.2007 e diventa ancora più stringata.

Israeliani sparano in Nord Gaza, 3 palestinesi uccisi
Almeno tre palestinesi sono rimasti uccisi e altri cinque feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da soldati israeliani nel settore settentrionale della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti ospedaliere locali.

Ma questo è quello che è realmente accaduto:

19 granate di mortaio e 3 missili Qassam palestinesi lanciati nella giornata di martedì 4.12.2007 dalla striscia di Gaza verso Israele. Due soldati feriti in modo non grave vicino a Kissoufim.

Fonte Israele.net del 5.12.2007

Infatti su Ynet del 4.12.2007 leggiamo alle ore 23.05:

Soldier lightly wounded from mortar shell near Kissufim

E ancora alle ore 07.08 del 5.12.2007:

2 Qassam land in western Negev; no injuries reported

Quindi Ynet alle ore 08.31 del 5.12.2007 batte la seguente notizia:

Gaza: 3 killed in IAF attack

Come si può notare dalla notizia iniziale della Agr nella quale si annuncia l’uccisione di 3 palestinesi (notare palestinesi e non terroristi) viene omesso il motivo del raid israeliano e cioè: i continui colpi di mortaio che hanno tempestato il sud di Israele nella giornata di martedi 4.12.2007, i lanci di qassam che hanno ferito due soldati e il tentativo da parte di Israele di fermare i nuovi lanci di qassam che i tre terroristi si stavano preparando ad effettuare.

E’ quanto meno lecito domandarsi il perchè delle omissioni?

Il signore degli anelli

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A proposito dell’antisionismo….

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”…Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico, lascia che la verita’ risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e’ la verita’ di Dio… Tutti gli uomini di buona volonta’ esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e’ il sionismo, niente di piu’, niente di meno… E che cos’e’ l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e’ antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.

MARTIN LUTHER KING, ‘Letter to an Anti-Zionist Friend’, Saturday Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King jr., New York 1971, pp.234-235.

Due stati per un solo popolo?

03-12-2007

Due stati per un solo popolo?

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Da un articolo di Uri Orbach

[Da Jerusalem Post, 2.12.07: Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha ribadito sabato il suo rifiuto di riconoscere Israele come stato degli ebrei. “Da un punto di vista storico – ha detto ai giornalisti prima di partire per l’Arabia Saudita dove ha incontrato re Abdullah per colloqui sui risultati della conferenza di Annapolis – vi sono due stati: Israele e Palestina. In Israele, vi sono ebrei e altri che vi abitano. Questo è ciò che intendiamo riconoscere e nient’altro”.]

Da anni si sente ripetere lo slogan “due popoli-due stati”. I cittadini arabi d’Israele e l’estrema sinistra israeliana l’hanno sempre sostenuto. Poi, col tempo, vi hanno aderito molti altri, compreso il centro e parte del Likud: noi viviamo qui, loro vivono là, fine della storia.

È una prospettiva sicuramente allettante. Il conflitto, secondo la percezione comune, è tra ebrei israeliani e arabi musulmani palestinesi: risolvendo i problemi dell’”occupazione” e dei “territori” (due termini che già di per sé corrispondono a una certa visione del problema), automaticamente si avrà che i due popoli vivranno tranquilli e sicuri, ciascuno nel proprio stato.

Sbagliato. Improvvisamente, proprio quando la politica ufficiale di Israele ha adottato questa mitica visione e nel nome di questa visione il primo ministro si impegna solennemente ad Annapolis, salta fuori che i palestinesi non sono realmente interessati all’idea di due stati per due popoli. O meglio, per essere più precisi: sono interessati all’idea di due stati, ma non sono affatto d’accordo sull’identità e sul diritto dell’altro popolo. In altri termini, non pensano che il popolo ebraico abbia diritto a un proprio stato.

Sono abbastanza generosi da accettare solo uno stato destinato esclusivamente ai palestinesi e un secondo stato destinato “alla popolazione israeliana”. Popolazione israeliana che vede assieme ebrei e arabi musulmani e di altre religioni. Insomma, uno stato e mezzo per un popolo e mezzo stato per l’altro popolo.Il che suona come una presa in giro, giacché non esiste un “popolo israeliano”. Esistono dei cittadini arabi d’Israele che hanno titolo a tutti i diritti civili e religiosi di uno stato democratico, ma che sono cittadini – a pari diritti – di uno stato degli ebrei. Lo stato d’Israele non è stato fondato e non esiste per risolvere la questione palestinese o la questione musulmana, e neanche una “questione israeliana”. È stato fondato ed esiste come risposta a quella che era nota come “la questione ebraica”: creare una “national home”, una sede nazionale per il popolo ebraico.

Giustamente Israele cerca (non sempre con successo e non sempre con la necessaria determinazione) di far sì che i suoi cittadini arabi possano condurre la loro vita nella libertà e nella democrazia. Il che è molto di più di quello che si prospetta nel futuro stato palestinese, dove non vi sarà posto per nessun ebreo, men che meno per una comunità ebraica, per non dire poi di un insediamento ebraico. Senza contare, inoltre, che molti palestinesi preferiscono di gran lunga vivere come minoranza nello stato degli ebrei piuttosto che come maggioranza in uno stato palestinese. E loro sanno bene il perché.

Ma il principio è interessante. Si consideri la reazione dei palestinesi e dei loro sostenitori quando, in nome della pace, viene chiesto loro di riconoscere Israele come stato degli ebrei. Stanno per ottenere uno stato senza neanche un insediamento e neanche un ebreo, eppure trovano arduo accettare l’idea di stato per il popolo ebraico. Vogliono uno stato che sia soltanto loro e un altro stato che sia per ebrei e arabi: non Israele ma una sorta di Israel-ina.

Questo è sempre stato l’approccio palestinese. “Il nostro è già nostro: ciò che Israele ha già accettato – uno stato palestinese per i palestinesi – è un dato già acquisito. Ma questa irritante e noiosa insistenza su uno stato che sia per gli ebrei, questo no, non deve avvenire. Perché mai dovrebbe essere così? Noi palestinesi vogliamo essere parte anche dello stato di Israele”.

E non abbiamo ancora menzionato la striscia di Gaza, che è un altro stato palestinese, piccolo e rabbioso, apparso improvvisamente e col quale presto saremo costretti a negoziare o a combattere.

E allora, facciamo un piccolo esercizio di inversione dei ruoli. Innanzitutto Israele non riconosca affatto il diritto dei palestinesi ad avere uno stato loro. Perché mai dovrebbe? Dopo tutto la nazione araba ha già più di venti stati. Se poi, alla fine, in nome della pace, dovrà accettare la creazione di uno stato a maggioranza palestinese, ebbene non lo riconosca come stato arabo o palestinese. Dopo tutto, vi sono molti ebrei e israeliani che vivono là. Venga riconosciuto il diritto degli ebrei al ritorno nelle comunità di Gush Katif e Cisgiordania, terra dei loro padri, e che nessuna comunità venga sradicata. E intanto, nel piccolo Israele, lo stato degli ebrei continuerà ad esistere in pace e sicurezza. Appunto, due stati per due popoli.

(Da: YnetNews, 1.12.07)

Nell’immagine in alto: Il giorno dopo Annapolis, una mappa ”della Palestina” trasmessa dalla tv dell’Autorità Palestinese: lo stato di Israele è cancellato.

Un unico stato (arabo e islamico)