Hamas nega di voler ridare ad Abu Mazen il controllo di Gaza

HAMAS NEGA VOLER RIDARE AD ABU MAZEN CONTROLLO SU GAZA

(AGI) – Gaza, 11 dic. – Hamas ha categoricamente smentito che il suo leader politico esiliato in Siria, lo sceicco Khaled Meshaal, abbia manifestato la disponibilita’ a restituire il controllo sulla Striscia di Gaza al presidente dell’Autorita’ NJazionale Palestinese, il moderato Mahmoud Abbas alias Abu Mazen cui fa capo anche al-Fatah, il partito nazionalista dalle cui file provengono molti tra i principali quadri dell’apparato politico-amministrativo della stessa Anp.

Indiscrezioni in tal senso erano state pubblicate dal quotidiano internazionale in lingua araba ‘al-Sharq al-Awsat’.

Fonti del gruppo radicale palestinese, che dalla meta’ di giugno ha il totale predominio sull’enclave dopo averla strappata con le armi ai rivali di Fatah, ha ribadito che esiste una generica disponibilita’ a riaprire il dialogo con la controparte, ma hanno rifiutato ancora una volta la restituzione di Gaza come condizione preliminare per riallacciare i rapporti tra le due fazioni. (AGI)

Fonte: AGI

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Petizione al Segretario Generale delle Nazioni Unite – Fermiamo adesso i Qassam da Gaza

Fermiamo adesso i Qassam da Gaza

di Davide Santoro

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite ed agli Stati Membri del Consiglio di Sicurezza

Nel 2005 Israele ha abbandonato la Striscia di Gaza con la speranza che i palestinesi sperando che i palestinesi che la abitano avrebbero colto l’opportunità dell’indipendenza per costruire nuove scuole ed ospedali. Invece hanno scelto di scavare tunnel usati per contrabbandare armi e di costruire razzi Qassam per lanciare attacchi contro le città israeliane.

Nessun paese al mondo sarebbe disposto a tollerare l’incessante fuoco di razzi nel suo territorio. Ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, Israele ha il diritto di difendersi.
L’Autorità Palestinese deve mobilitarsi per fermare questi lanci di razzi contro i civili israeliani.

( http://www.israelpetitions.com )

Link diretto: http://www.israelpetitions.com/p5/index.php

Per firmare la petizione andate in fondo alla pagina e scrivete il vostro nome,cognome ed indirizzo email, dopodichè riceverete un’email da israelpetitions.com che vi chiede di confermare la vostra firma, cliccate sul link presente nell’email.

Ebraismo e Dintorni

Incessante il contrabbando di armi tra il Sinai e Gaza

Incessante il contrabbando di armi tra il Sinai e Gaza

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Egyptian police confiscated 500 kg (1,100 lb) of explosives in northern Sinai on Monday which were probably destined for Gaza, a security official said.

Police found the TNT in 15 plastic bags hidden in mountains near the coastal city of El Arish. They said smugglers were likely trying to move the explosives across the nearby border.

The Egyptian authorities publicise their activities to stop smuggling and illegal crossings at the Gaza border following repeated Israeli complaints that they were not doing enough to prevent arms and explosives from reaching Palestinian militants.

Gaza has been under the control of the Islamist movement Hamas since June, when it drove out political rivals Fatah — who are favoured by Israel, Egypt and the United States.

The Egyptian government says it is doing its best to patrol the border with the personnel it is allowed to deploy there under the 1979 peace treaty and a subsequent agreement with Israel. (Reporting by Yusri Mohamed; Writing by Will Rasmussen; Editing by Caroline Drees)

Da Reuters

Esperimento

Cisgiordania e Gaza, la comunità cristiana è in via di estinzione

(POL) Palestina, la comunità cristiana è in via di estinzione

Roma, 11 dic (Velino) – “Le sempre più piccole comunità cristiane che vivono nei territori di Cisgiordania e striscia di Gaza gestiti dai palestinesi sono probabilmente destinate a dileguarsi del tutto nei prossimi quindici anni a causa di crescenti angherie e sopraffazioni da parte musulmana”. Lo dice al Jerusalem Post Justus Reid Weiner, avvocato specializzato in diritti umani, intervenuto la scorsa settimana scorsa al Jerusalem Center for Public Affairs. “La persecuzione sistematica degli arabi cristiani che vivono nelle aree palestinesi è accompagnata da un silenzio quasi assoluto da parte della comunità internazionale, degli attivisti dei diritti umani, dei mass-media e delle ong”.

Weiner sostiene che se governi e istituzioni non si muoveranno per invertire la tendenza, entro i prossimi quindici anni non vi saranno più comunità cristiane nei territori palestinesi: “Resteranno solo alti prelati e pochi cristiani occidentali. I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro fedeli in balia delle forze dell’islamismo estremista”. Decine di migliaia di arabi cristiani hanno già abbandonato i territori palestinesi alla ricerca di una vita più decente in occidente: un esodo continuo che ha spinto alcuni leader cristiani a lanciare l’allarme.

“Nell’arco di pochi decenni questa fede potrebbe praticamente estinguersi proprio nel suo luogo di nascita” commenta il Post. La popolazione cristiana palestinese è crollata all’1,5 per cento in Cisgiordania e striscia di Gaza contro quello che era, secondo alcune stime, almeno il 15 per cento di mezzo secolo fa. Nessuna città della Terra Santa meglio di Betlemme rende conto di questo enorme esodo di cristiani. Betlemme (30 mila abitanti) è finita sotto pieno controllo palestinese a metà degli anni ’90 nel quadro dell’attuazione degli Accordi di Oslo. Oggi Betlemme è cristiana per meno del 20 per cento, dopo che per decenni i cristiani erano stati la netta maggioranza. “Fino a poco tempo fa, Betlemme era la città di Cisgiordania che apparteneva al mondo. Ora appartiene a Hamas”. È l’opinione di Haaretz.

Nella striscia di Gaza, controllata da Hamas, vivono oggi circa di 3 mila cristiani, per lo più della chiesta greco ortodossa, contro una popolazione musulmana fortemente tradizionalista che conta quasi 1,4 milioni di persone. “In una società dove gli arabi cristiani non hanno voce né alcuna forma di protezione, non sorprende che se ne stiano andando” dice Weiner, il quale sostiene che c’è “una differenza di 180 gradi” fra le affermazioni rese in pubblico dalla dirigenza maggioritaria dei cristiani di Terra Santa – che “si attiene alla retorica ufficiale dell’Autorità Palestinese attribuendo a Israele tutta la colpa per ogni sofferenza degli arabi cristiani – e l’esperienza concreta della gente.

A giugno lo sceicco Abu Saqer, leader di Jihadia Salafiya, un movimento di beneficienza che recentemente ha annunciato la nascita di una sua “ala militare” con il compito di far osservare la legge islamica nella striscia di Gaza, disse che i cristiani potranno continuare a vivere sicuri nella striscia di Gaza solo se accetteranno la legge islamica, compreso il divieto sugli alcolici e alle donne che vanno in giro con il capo non appropriatamente coperto. “Ci attendiamo che i nostri vicini cristiani capiscano che il nuovo controllo da parte di Hamas significa cambiamenti concreti – dice l’esponente islamista – Ora a Gaza la situazione è cambiata di 180 gradi. La Jihadia Salafiya e altri movimenti islamici garantiranno che scuole e istituzioni cristiane mostrino pubblicamente che cosa insegnano per essere sicuri che non facciano attività missionarie. Basta alcool per le strade. E tutte le donne, comprese le non musulmane, dovranno capire che in pubblico devono sempre coprirsi. Dovranno cessare anche le attività di bar, internet cafè e sale da gioco. Se andranno avanti, li attaccheremo molto duramente”.

La cultura e i media in occidente sono sordi ai rapporti diffusi sull’islamizzazione delle terre palestinesi e l’esodo della comunità cristiana, come i copti dall’alto Egitto, assiri e caldei dall’Iraq, siriaci dalla Turchia e maroniti dal Libano. Un anno fa aveva parlato padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa: “Macché difficoltà tra Israele e Vaticano. I problemi per noi cristiani in Terra Santa sono altri. Quasi ogni giorno, lo ripeto ogni giorno, le nostre comunità sono vessate da estremisti islamici”. Asia News parla di un’opera di mutilazione del volto cristiano in Terra Santa. “I cristiani in Palestina avvertono un clima sempre più ostile nei loro confronti, fatto di intimidazioni e soprusi da parte degli estremisti islamici, che per lo più rimangono impuniti”, spiega l’agenzia diretta da padre Bernardo Cervellera.

L’ex rettore dell’Università islamica di Gaza, Ahmad Abu Halabiya, ha detto che “Allah ci ha chiesto di non allearci con ebrei e cristiani o firmare alcun accordo con loro”. Dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, il Partito di liberazione islamica ha organizzato una mostra all’Università di Birzeit, con un carro armato che calpesta una croce, immagini denigratorie del Papa e volantini con un testo intitolato “Una Crociata”, pieno di parole oscene contro Ratzinger. A Khan Younis sono apparsi volantini in cui si legge che “la nazione musulmana è rimasta vittima della cospirazione degli infedeli che hanno distrutto il Califfato. Bisogna tornare a un’unica e potente nazione musulmana”.

Samir Qumsieh, direttore di al Mahdeh, una televisione locale diventata la voce dei cristiani di Betlemme, si è battuto contro la diffusione delle moschee in città: “I muezzin gridano più forte vicino alle chiese. Dove una volta suonavano le campane ora si sentono soltanto le preghiere musulmane con gli altoparlanti a tutto volume. Tra vent’anni a Betlemme non ci sarà più un cristiano”. La sua abitazione è stata colpita dalle molotov lanciate dai miliziani islamici. In un discorso durante una sua recente visita in Iran, l’ex primo ministro palestinese Ismail Haniyeh ha dichiarato, a nome del governo palestinese guidato da Hamas, che “noi siano i fedeli protettori della terra islamica di Palestina”. Haniyeh ha poi irriso i tentativi fatti in passato di distinguere tra questione palestinese e islam. Si è passati all’annuncio aperto dell’islamizzazione attraverso l’occultamento di Arafat, che dichiarava l’origine “palestinese” di Gesù. “Il posto della cristiani in Palestina è oggi esile come fu in epoche antiche” scrive Haaretz. Recita uno slogan in voga fra i terroristi palestinesi: “Dopo esserci occupati del Popolo del Sabato, ci prenderemo cura di quello della Domenica”.
(Giulio Meotti) 11 dic 10:51

Il Velino

Bassem Eid:”il Palestinese che lotta per i diritti umani”, solo se parla inglese

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“il Palestinese che lotta per i diritti umani”, solo se parla inglese

Carissimi, come certamente saprete la prof.ssa Daniela Santus ha invitato a Torino il dott.Bassem Eid, direttore del “Palestinian Human Rights Monitoring Group(PHRMG)”, ho ricevuto un messaggio tramite una mailing-list a cui sono iscritto dove si sosteneva che il dott.Bassem Eid è semplicemente uno che ha imparato bene la lezione di Yasser Arafat: “Predicare la pace in inglese e la guerra santa in arabo”, siccome sono curioso per natura ho deciso di indagare personalmente e ho scelto di tradurre un documento(che è presente solo nella versione araba del sito) riguardo il “Martirio dei bambini palestinesi”, ovviamente per mano di Israele.

Inoltre ho deciso di occuparmi del dott.Bassem Eid perchè questa persona gode di particolare fiducia in Italia, anche tra gli Ebrei, di lui se ne è occupato anche il mensile Shalom definendolo “il Palestinese che lotta per i diritti umani”.
Qui di seguito vi invio la traduzione con delle brevi note personali contenute all’inizio ed alla fine della stessa:

A prima vista mi accorgo subito di una cosa, in arabo mi hanno particolarmente interessato i documenti sui bambini martiri ( ??????? ??????? ), questa è la sezione in arabo relativa a questi documenti: http://www.phrmg.org/arabic/documents/child_martyrs/ con le testimonianze ( ?????? )che ovviamente in arabo sono una marea: http://www.phrmg.org/arabic/documents/child_martyrs/testimonies/ mentre in inglese non ce ne è neanche una.

Mi sono detto: “Questo può essere un semplice errore, oppure può essere che non hanno fatto in tempo a tradurle in inglese, magari ci stanno lavorando”.
Sono entrato senza malizia, e mi sono subito interessato di un “caso generale” relativo a 383 bambini morti, così ho aperto il documento
(http://www.phrmg.org/arabic/documents/child_martyrs/testimonies/383child_killed.htm)

Aprendo il documento, il titolo cambia: “Il movimento mondiale per la difesa dei bambini: 383 bambini palestinesi sono stati martirizzati dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa”.
Allora mi sono detto: “Wow, qui la cosa si fa interessante, soprattutto per l’utilizzo di questa parola: ???????? (martirizzati)”.

Ma continuiamo pure nella lettura-traduzione:

L’ala palestinese del movimento globale per la difesa dei bambini dichiara che sono stati uccisi 383 bambini palestinesi sotto l’età di 10 anni dall’esercito e dai coloni israeliani dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa dal settembre del 2000 fino al primo gennaio del 2002″.
Il movimento nel suo report riguardo i martiri tra i bambini palestinesi ne ha contati 191 come martiri, mentre il numero dei bambini martiri nel 2001 è stato di 98, e di 94 bambini dal 29-09-2000 fino alla fine dell’anno.

Inoltre il movimento ha contato anche i bambini che sono stati martirizzati a causa della loro partecipazione in dimostrazioni e marcie, che ammontano a 153 bambini martiri, una percentuale del 39,94% sul totale dei martiri bambini.

Inoltre il Movimento Globale per la Difesa dei Bambini ha contato che dall’inizio dell’Intifada ad oggi 88 bambini martiri a causa dei bombardamenti indiscriminati dei Sionisti su aree Palestinesi popolate.

Sempre in accordo con il report sono aumentati il numero dei bambini martiri che rimangono vittime della politica degli assassinii, dall’inizio dell’intifada fino alla fine di quest’anno 31 bambini hanno assistito(e sono rimasti vittime) all’assassinio degli attivisti in rivolta(terroristi e leaders terroristici), e questo costituisce l’8,09% del totale dei bambini martirizzati.

Inoltre il Movimento ha cercato tramite l’analisi dei dati disponibili, il numero e la proporzione(rispetto al totale)dei più giovani tra i bambini martiri che sono aumentati dall’anno 2000, nell’anno 2002 ci sono stati 85 bambini martiri su un totale di 191 che avevano meno di tre anni di età, e questo rappresenta il 44,50% del numero totale di tutto l’anno, nel 2001 sono morti 34 bambini su 98 in questa fascia d’età e questo rappresenta il 34,69% del numero totale dei bambini morti durante quest’anno(il 2001 ndr), in rapporto con i 13 bambini su 94 di questo gruppo di età morti nel 2000, che rappresentano il 13,93% del numero totale dei bambini morti in questo anno(nel 2000 ndr).

Il rapporto dichiara inoltre che 86 bambini sono morti martiri nell’ultimo anno a causa della macchina da guerra(intesa come carro armato ndr), colpi d’artiglieria, razzi o (a causa delle)demolizioni delle loro case e questi ultimi sono 45 sul totale dei bambini martirizzati durante quest’anno(sempre il 2000 ndr).

Nel dettaglio, il rapporto mostra un aumento senza precedenti dei figli dei martiri che sono stati uccisi dopo la demolizione delle loro case dove, dall’inizio dell’Intifada fino alla fine nel 2002 sono stati martirizzati 7 bambini.

Riportati i 25 bambini martiri morti negli stessi modi nel 2001, e 3 martiri nell’anno d’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa, ed il martirio di altri 13 bambini avrebbe portato il blocco sui territori palestinesi.

Inoltre è aumentato il numero dei bambini che sono stati martirizzati dopo aver subito diversi attacchi, avvenuti al di fuori di confronti(intesi come confronti bellici ndr), (per questa ragione) dall’inizio dell’Intifada fino alla fine dello scorso anno sono stati martirizzati 72 bambini.

Un nostro ricercatore/Mohammed Abu Assaker -Gaza

Questa traduzione non è alcuna pretesa di essere accurata in quanto è stata fatta velocemente, vuole solo rendere l’idea della disparità tra il sito inglese ed il sito arabo del Palestinian Human Rights Monitoring Group(PHRMG). Personalmente sono deluso ed amareggiato dal vedere che i palestinesi continuino nella logica di Arafat e cioè: “Predicare la pace in inglese e la guerra santa in arabo”.

Ormai è assodato, non siamo tutti così coglioni da non saper leggere l’arabo, riusciamo a leggere ed a capire quello che dite anche nella vostra lingua, quindi sediamoci ad un tavolo di trattativa e discutiamo per la pace, ma non cercate di ingannarci usando l’arabo e facendo siti web bilingue(me ne sono capitati diversi) che in inglese dicono: “La pace con Israele? D’accordo si può fare” ed in arabo dicono: “Combattere gli Ebrei è un dovere imposto dalla nostra religione, la Palestina dev’essere dal Mediterraneo alle Rive del Giordano… Hitler? Era un eroe”.

Cordiali saluti ed in attesa di un minimo aumento di maturità da parte vostra

Davide Santoro -Redattore di Ebraismo e Dintorni ( http://www.ebraismoedintorni.it ) e promotore della lettera-appello in difesa d’Israele e del popolo Ebraico reperibile sul blog dell’amica Deborah Fait: http://deborahfait.ilcannocchiale.it/post/1706989.html

Deborah Fait