Michel Sabbah: un nemico sempre attivo…..

20/12/2007 Il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Michel Sabbah, denuncia la pretesa d’Israele d’essere riconosciuto come stato ebraico. Dio ha creato la Terra Santa anche per cristiani e musulmani, ha detto. Nessun accenno da parte di Sabbah alla pretesa palestinese di cacciare tutti gli ebrei dal futuro stato palestinese.

Israele.net

E questo sarebbe un moderato….

20/12/2007 Il professor Sari Anwar Sari Anwar Nusseibeh, presidente dell’università palestinese Al Quds e co-fondatore dell’iniziativa di pace israelo-palestinese “la voce dei popoli”, ex rappresentante del Olp a Gerusalemme, considerato un moderato, ha dichiarato il 30 novembre scorso ad al-Jazeera: “Il diritto al ritorno è uno dei nostri diritti. Deve realizzarsi nel quadro del futuro stato palestinese. Gli israeliani che vivono oggi nei territori di questo futuro stato devono tornare a vivere entro le frontiere dello stato di Israele. Nessun ebreo al mondo, né ora né in futuro, avrà diritto di tornare, vivere, o chiedere di vivere a Hebron, a Gerusalemme-est, o in altre parti dello stato palestinese”. Secondo Sari Anwar Nusseibeh, anche Giaffa (israeliana dal ’48, oggi parte di Tel Aviv) dovrà far parte dello stato palestinese.

Israele.net

Gran Bretagna in allarme: un video pro-kamikaze per i bambini

19/12/2007 – SEQUESTRATO A BRADFORD

Gran Bretagna in allarme: un video pro-kamikaze per i bambini

Nelle immagini del video, la figlia di 5 anni di una terrorista fattasi esplodere promette di seguirne l’esempio

In Gran Bretagna è l’allarme del giorno, destinato a rendere ancora più problematica la già compromessa multiculturalità del Paese. E’ la notizia, spaventosa, di un video destinato a fare propaganda pro kamikaze fra i bambini. Sarebbe in commercio nelle moschee e nelle comunità islamiche inglesi, in fermento in questi giorni per le celebrazioni del Aid El Adha, la festa del sacrificio. E, la copia che ha dato il via all’inchiesta, trovata a Bradford, sulla custodia cita come distributore in Gran Bretagna un negozio di Leeds, a poche centinaia di metri da dove gli autori dell’attentati del luglio 2005 a Londra assemblarono i loro esplosivi.

Un destino simile a quello proposto ai piccoli musulmani dalle immagini e dalle canzoni che, nello stile dei video-testamento lasciati di solito dai kamikaze, raccontano, in arabo e in inglese, le ultime ore di vita di Reem al-Reyashi, una giovane di 22 anni che si è fatta esplodere contro alcuni soldati israeliani al confine con la striscia di Gaza.

A introdurre i contenuti, e le canzoni che i bambini sono incoraggiati a seguire e cantare di fronte allo schermo – è un cartone animato con un piccolo pulcino giallo. Ma non è proprio una favola: si vede lagiovane donna che gioca con i figli, quindi intenta a confezionarsi una cintura esplosiva e infine pronta per l’azione, mentre va incontro ai soldati fra i quali si farà esplodere. Colonna sonora è una canzone interpretata dalla figlia della donna kamikaze, cinque anni, dove la piccola, dopo la morte della mamma, trova un candelotto di dinamite nell’armadio, si gira verso la telecamera e dichiara: «Non è con le parole che dimostrerò il mio amore, seguirò le orme di mia madre».

A concludere, immagini di donne e bambini che piangono in uno scenario di guerra e un inno all’Islam e alla Palestina cantato da un gruppo di orfani.

La Stampa

Soldi ai palestinesi? La storia non insegna

Conferenza dei Donatori

Soldi ai palestinesi? La storia non insegna

di Dimitri Buffa

Stavolta i dirigenti palestinesi avranno qualcosa come 5 miliardi di euro, cioè 7,4 miliardi di dollari. Eppure state sicuri che si lamenteranno lo stesso. Già dicono che i soldi non bastano. Sembra di vedere i soliti democristiani di annata all’assalto di qualche finanziaria. La storia quindi non insegna niente a europei, americani, arabi e agli stessi israeliani? La verità è che questi soldi neanche questa volta garantiranno un’evoluzione democratica dei territori sotto l’egida dell’Anp. E infatti tutti sanno che Hamas già si appresta a lanciare la terza Intifada mentre i suoi capi partecipano a manifestazioni oceaniche dove sullo sfondo si leggono centinaia di cartelli che inneggiano alla distruzione dello Stato ebraico. E comunque sia Khaled Meshaal, dal suo esilio dorato in Siria, sia l’ex premier Ismail Haniyeh, hanno già rassicurato da settimane i più fanatici: Hamas non riconoscerà mai lo stato di Israele.

Ciò nonostante, come tutti abbiamo letto nei giornali dei giorni scorsi, la famosa conferenza dei “donors” per il Medio Oriente è pronta a mettere nelle tasche dei burocrati dell’Anp una somma pari a una manovra di bilancio in un paese industrializzato come l’Italia. Tanto, per i passati i fallimenti economici dei palestinesi, non si chiamano in causa le ruberie e il terrorismo, ma le presunte restrizioni dei check point degli israeliani. Come se un paese dovesse sopportare, per forza maggiore di politically correct, un attacco suicida al giorno pur di favorire la ripresa economica del paese confinante. Nessuno poi che abbia l’onestà intellettuale di dire che, se i soldi verranno impiegati solo per comprare armamenti e per pagare gli stipendi agli scherani di Abu Mazen, al massimo si svilupperà un esercito di mercenari che un domani potranno anche essere ricomprati dall’Iran. Cui di certo non mancano mezzi in tal senso.

No, questo realismo ormai è bandito dalla politica internazionale che invece, almeno a livello americano, si ostina a seguire i fallimentari progetti di Condoleeza Rice, che sta a Bush come Fini sta a Berlusconi. Recita sempre il ruolo dell’amica del giaguaro.Così nei giorni scorsi abbiamo di nuovo dovuto assistere al paradosso di metà della diplomazia mondiale che per ingraziarsi l’Arabia Saudita puntava l’indice contro i check point israeliani come fattori ostativi dello sviluppo palestinese, nel momento che l’Europa e l’America sbloccavano i fondi a favore dell’Anp pur non essendo affatto chiarito il ruolo di Hamas in tutto ciò. E infatti negli scorsi giorni hamas organizzava bellicose adunate oceaniche islamo-naziste.

Proprio la scorsa settimana se ne è tenuta una a Gaza nella convinzione di una futura azione di forza della Forza di Difesa Israeliana entro quei confini. Due i protagonisti: l’ex premier Ismail Haniyeh e il finto esule Khaled Meshaal.
Haniyeh ha detto che Hamas non soccomberà: “Il messaggio che oggi viene da voi è che Hamas e tutta questa gente non si arrenderà di fronte alle sanzioni”. Poi un appello alla lotta armata: “Oggi è il giorno del Jihad, della resistenza e della sommossa. Questo è Hamas che rimane fermamente ancorato ai diritti della sua gente e che crede che l’America e l’occupazione sionista siano il nemico”. Infine il giuramento di non riconoscere mai Israele come tutti invece chiedono al popolo palestinese: “Chiunque insista sul non riconoscere Israele, abbraccia Allah e non si arrende di fronte ai blocchi americani e israeliani: la sua popolarità cresce a dispetto dell’ostilità americana”.

In pratica la lotta contro Israele è un precetto divino, come afferma anche un altro leader dei terroristi, il famigerato al-Masri che giura: “Giudei, abbiamo già scavato le vostre tombe”. A campeggiare sulla folla poi, giusto per dissipare ogni dubbio, uno striscione nero con un concetto scritto in arabo, inglese e francese: “Non riconosceremo Israele”. A rendere tutto ancora più chiaro poi è arrivato il messaggio televisivo del leader supremo di Hamas Khaled Mashaal, che si è rivolto al popolo di Gaza parlando da Damasco. Meshaal dice che “Hamas non abbandonerà la violenza”, definita “la nostra scelta reale, la nostra carta vincente, quella che farà soccombere l’avversario”. Meshaal ha gettato la maschera: “La nostra gente è in grado di lanciare una terza e una quarta Intifada, finché non arriverà la vittoria”. E Abu Mazen? “E’ un cane infedele, un presidente illegittimo che non si può permettere di trattare con i sionisti”. E noi a questi signori andiamo a dare altri 5 miliardi di euro? Con quali garanzie?

L’opinione.it

La Jihad Islamica: “presto un’ondata di attacchi suicidi in Israele”

La Jihad Islamica: “presto un’ondata di attacchi suicidi in Israele”

19 Dicembre 2007

I giornalisti israeliani hanno ricevuto oggi una mail da parte della Jihad Islamica che preannunciava un’ondata di attacchi suicidi all’interno di Israele in risposta ai raid aerei dell’IDF che hanno portato all’uccisione del leader dei terroristi a Gaza, Majed Harazin, insieme ad altri esponenti delle brigate al-Quds.

Lo stesso portavoce della Jihad Islamica di Gaza, Abu Hamza, ha ribadito le intenzioni di vendetta durante un discorso alla Tv di Hamas. “Il nostro raggio d’azione è vasto…Presto sperimenterete attacchi suicidi simili a quelli che abbiamo compiuto a Tel-Aviv, Netanya ed Eilat”. Oltre a ciò il portavoce di Hamas ha fatto sapere che il lancio di missili Qassam verso i villaggi di Sderot, Yad Mordechai e Netivot saranno intensificati.

Descrivendo i raid dell’Esercito israeliano come una “guerra”, il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert ha risposto alle minacce jihadiste rendendo noto che il suo governo continuerà a dare la caccia ai terroristi. “Prenderemo ogni singola persona che c’entri qualcosa con il lancio di razzi verso Israele”, ha fatto sapere Olmert durante una riunione del suo partito. “Non si tratta di una guerra unilaterale” – ha continuato il Primo Ministro – “La Difesa ha compiuto grandi passi avanti durante gli ultimi due giorni grazie alle coraggiose operazioni in questa guerra contro i capi terroristi di Gaza. Questa guerra non finirà”.

Gli attacchi dell’IDF avevano portato all’uccisione di almeno tredici esponenti della Jihad Islamica durante l’inizio della settimana.

L’Occidentale

Cisgiordania:I soldati dell’Anp 16 sostenitori di Hamas

Le forze di sicurezza palestinesi arrestano 16 sostenitori di Hamas in Cisgiordania.

18-12-2007 Cisgiordania

Cisgiordania – Infopal

Le forze di sicurezza dell’Anp proseguono la campagna di arresti tra le fila dei sostenitori di Hamas in Cisgiordania: ieri ne sono stati arrestati 16 nelle diverse province.

Provincia di Qalqilyah. Le forze di sicurezza hanno invaso la casa del martire Mazuz Radwan, nella cittadina di Azun, e hanno arrestato i suoi tre figli: Ahmad, Mohammad e Mahmud Radwan. L’episodio che ha fatto scattare l’operazione è stato la chiamata fatta dai tre al canale satellitare al-Aqsa, nella quale hanno chiarito le circostanze della morte del padre, deceduto per infarto quando aveva tentato d’impedire un precedente arresto di suo figlio Ahmad da parte delle stesse forze di sicurezza.

Arrestati anche diversi sostenitori di Hamas nella stessa cittadina, tra i quali si conoscono i nomi di Jawad Hsuni Jawaher, Azem Hashish e suo fratello Hani, Nimaer Halaweh, Mutasem Abdelfattah Islim e Tamer Khalif.

Provincia di Hebron. Le forze di sicurezza hanno arrestato Rami al-Qwasni, consegnando allo stesso tempo ai suoi familiari l’invito a presentarsi nella loro sede.

Provincia di Nablus. Le forze di sicurezza hanno invaso un ristorante nella città e hanno arrestato quattro giovani, di cui non si conoscono ancora i nomi.

Sono stati arrestati, inoltre, Samir Hbesha e Imad al-Amudi, quest’ultimo fratello del martire Bashar, delle brigate al-Qassam. Samir è stato sequestrato due giorni fa dopo la mezzanotte, mentre le forze di occupazione stavano effettuando una campagna di arresti contro membri e sostenitori di Hamas nella città di Nablus.

Rapporto dell’intelligence israeliana: i missili di Gaza sono un pericolo e le trattative non portano a niente

Rapporto dell’intelligence israeliana: i missili di Gaza sono un pericolo e le trattative non portano a niente

18-12-2007 Tel Aviv

Tel Aviv – Infopal

Il sito israeliano online del giornale “Yediot Aharonot” domenica ha pubblicato alcuni estratti del rapporto annuale dell’intelligence dell’esercito israeliano (l’Aman), nel quale viene espresso molto pessimismo riguardo a diversi argomenti, tra cui l’Iran e il suo nucleare, la Siria, Hezbollah, le fazioni palestinesi e la loro potenza – che hanno conosciuto uno sviluppo notevole nella Striscia di Gaza.

Il rapporto, che verrà esposto al governo israeliano tra qualche giorno e che è stato preparato durante degli incontri avvenuti con alcuni responsabili della sicurezza, riferisce che la possibilità che le trattative tra Israeliani e Palestinesi possano portare ad un accordo duraturo è considerata molto dubbia.

Il rapporto classifica le minacce delle fazioni di resistenza palestinese a Gaza al livello strategico più basso, anche se viene riportato che l’attenzione a queste minacce deve avere la precedenza presso lo Stato Israeliano, perché il lancio dei missili dalla Striscia di Gaza avviene giornalmente, e questo rappresenta un pericolo imprevedibile per gli abitanti del sud d’Israele.

Nello stesso rapporto, l’intelligence ha affermato di presumere che i due capi di Hamas, Khaled Mishaal e Ismail Haniyah, stiano lavorando per raggiungere una tregua con Israele e dichiarare il cessate il fuoco, e che arrivare a un compromesso con il presidente palestinese Mahmud Abbas rientri fra le loro speranze per il futuro.