Jihad via internet ed antigiudaismo:il nuovo e l’antico

24.12.2007 Jihad via internet ed antigiudaismo:il nuovo e l’antico
L’analisi di Federico Steinhaus

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 dicembre 2007
Pagina: 1
Autore: Federico Steinhaus
Titolo: «Jihad via internet e antigiudaismo:il nuovo e l’antico»

JIHAD VIA INTERNET ED ANTIGIUDAISMO: IL NUOVO E L’ANTICO

Abbiamo già segnalato in diverse occasioni il fenomeno, sempre più vasto ed incisivo, dei messaggi che i fautori del Jihad globalizzato lanciano attraverso internet: siti e forum, ora anche blog, che servono per scambiarsi informazioni, lanciare proposte, confrontare opinioni ma anche dare istruzioni operative. Ugualmente abbiamo già segnalato in passato che molti di questi siti sono ospitati da server occidentali, spesso statunitensi.

Negli ultimi mesi il sito di monitoraggio MEMRI, dopo aver presentato una relazione molto accurata al Congresso degli Stati Uniti, ha dedicato ampio spazio a questo argomento sfuggente ma di capitale importanza.

Solo per dare ai lettori la sensazione dell’ampiezza di questo uso “funzionale” e perverso di internet – in sé uno strumento di libertà culturale e di liberazione dal predominio di una informazione guidata e manipolata – citiamo di seguito alcuni di questi siti, fra le molte dozzine di cui sono stati pubblicati da MEMRI i dettagli:

Sito associato alla sezione irachena di Al Qaeda “Stato Islamico dell’Iraq”: http://sadcom.montadamoslim.com/ ospitato da un server del Texas

Sito ufficiale di Kata’ib Thawrat Al-Ishrin: http://kataeb-20.org/main/ ospitato da un server del Texas

Sito ufficiale di Assa’ib Al-Iraq Al-Jihadiyya: http://www.asaeb.net/, ospitato da un server olandese

Sito che ospita messaggi e comunicati della Jihad irachena: Minbar Al-Ru’ya Al-Wataniyya Al-Munahidha lil-Ihtilal, http://www.iraqipa.net, ospitato da un server danese

Sito analogo, Subhanaka forum, http://sobhank.com/vb/, ospitato da un server della California

Blog che promuove il terrorismo in Iraq: http://kjgafd.blogspot.com/, ospitato da un server californiano

Il Fronte Islamico della Resistenza Irachena ha un sito http://www.jaami.info/ ospitato in Germania

Al-Basra Minbar Al-Iraq ha un sito http://www.albasrah.net/index.php ospitato da un server in Spagna

Il blog che diffonde i messaggi video dei massimi capi del terrorismo, tra i quali figurava spesso Al-Zarqawi, http://almagribi.blogspot.com/ è ospitato da un server della California.

Un esempio concreto del tipo di messaggi che circolano è il seguente.

Il sito http://www.ek-ls.org, ospitato da un server della Florida, ha postato lo scorso 19 novembre una proposta molto articolata sull’uso del “lupo solitario” da parte di Al Qaeda, formulata da un certo “Jihadi Salafi”. La traduciamo in sintesi.

“Ciò che non fa dormire l’FBI è il pensiero che un “lupo solitario” possa compiere attentati…perché non facendo parte di una cellula organizzata non avrebbe motivo di temere tradimenti o infiltrazioni…Ecco ciò di cui avrebbe bisogno:

1)Una conoscenza eccellente del linguaggio colloquiale…2) un aspetto personale che non riveli alcuna connessione col mondo arabo o islamico…3) una carta d’identità falsa, molto facile da ottenere negli Stati Uniti….ed un nome messicano o brasiliano perché fisicamente vi sono somiglianze fra loro e noi …4) dovrebbe risiedere in un quartiere nel quale non vi siano vicini curiosi o bianchi…5) la zona di residenza non dovrebbe essere infestata da spacciatori di droga…6) conoscenza approfondita di computer ed internet… e poi ovviamente ottima capacità di usare fucili di precisione, con silenziatore, da combattimento, e di preparare cinture esplosive e bombe.

Fantascienza? John Allen Muhammad nel 1985 aveva servito nell’esercito degli Stati Uniti ed era stato addestrato nell’uso delle armi automatiche. Nel 2003 sparò ad 11 persone con un fucile di precisione e fu catturato dall’FBI solo per aver commesso una imprudenza; ma egli aveva progettato, con un suo compagno, di uccidere 6 persone al giorno per un mese.

Molti server occidentali hanno rimosso i siti islamisti legati al terrorismo, ma non tutti come si constata dalla quantità che ancora esistono, e del resto anche i gestori di questi siti si sono attrezzati per questo genere di emergenze. Una delle nuove strategie consiste nel servirsi di molti server in catena, per consentire al sito di rimanere attivo anche se uno o due di questi server lo dovessero cancellare. Il forum Al-Ekhlaas, ad esempio, che è diventato uno dei principali e più popolari e pubblica i comunicati ed i video delle organizzazioni terroristiche, le opinioni delle autorità religiose e le loro fatwe, e magari consigli per “buone” letture oltre che informazioni operative e formazione ideologica; esso viene oggi ospitato da 4 server distinti, tre negli Stati Uniti (Florida, Arizona) ed uno in Malaysia (citiamo solo quello malaysiano: http://www.al-ekhlaas.net/forum/TMIDC-MY).

Di ben altra natura è il secondo argomento al quale vogliamo dedicare la nostra attenzione.

Lo scorso 19 dicembre il Patriarca Latino di Gerusalemme Michel Sabbah ha affermato che il riconoscimento dell’identità di Israele come “stato ebraico” costituisce una discriminazione nei confronti dei non ebrei. Questa dichiarazione pretende di posizionare la Chiesa sulla linea dell’oltranzismo islamico che vorrebbe negare ad Israele questa sua identità in un futuro accordo di pace, ma crea anche una continuità con le posizioni preconciliari della Chiesa di Roma . Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, in epoca di persecuzioni antiebraiche ma anche di nascita e sviluppo del movimento sionista, la parola d’ordine del Vaticano era: sia fatto tutto per aiutare gli ebrei come individui, ma non sia fatto nulla per favorire la nascita di uno stato ebraico in Palestina. Lo stesso Sabbah ha avuto modo in passato di specificare meglio il suo pensiero: “Alla fine li manderemo via (gli ebrei) esattamente come (noi arabi) abbiamo fatto coi crociati”. Uno scomodo testimone è anche il vescovo Hylarion Capucci, espulso da Israele per collusione col terrorismo (era entrato in Israele dal Libano con la vettura diplomatica stracarica di armi e munizioni) e tuttora sempre bene in vista nelle cerimonie pubbliche del cosiddetto pacifismo italiano.

Non è certamente una novità che Sabbah sia schierato e dia prova di una faziosità non solo anti-israeliana ma anche antiebraica. Tuttavia questa dichiarazione, che si inserisce in una fase politica delicata, fa eco a quanto – come ha segnalato qualche tempo fa in una acuta analisi Giorgio Israel – ha scritto anche un personaggio ben più illustre ed influente della Chiesa, il cardinale Martini: la religione ebraica è degradata , non più autentica espressione di fede, e pertanto non sussiste altra scelta che dichiararla sostituita per volontà di Dio dal cristianesimo.

Anche l’attenzione, giustificata ma forse un pò ossessiva, che la Chiesa dedica al problema dei Luoghi Santi in Israele (dopo aver ignorato il problema nel periodo in cui erano sotto dominazione araba) si contrappone al silenzio della medesima Chiesa dinanzi alle persecuzioni anticristiane nel mondo arabo, inclusi i territori controllati dall’Autorità Palestinese dai quali i cristiani sono costretti a fuggire.

Ricordiamo quanto ha scritto Amnon Rubinstein: la risoluzione dell’ONU del 1947 ha riconosciuto la natura di stato ebraico di Israele, e tutta la legislazione e simbologia di Israele (dall’inno nazionale alla dichiarazione d’indipendenza) ha questa identità come punto di partenza e di arrivo. Al contempo Israele è anche uno stato che rispetta e tutela tutte le religioni ed i loro luoghi di culto, senza distinzione alcuna. Privare Israele di questa identità significherebbe privare a priori il popolo ebraico, unico al mondo a subire questa ingiustizia, del diritto ad avere una patria.

Questo è quel che vorrebbero gli arabi ed il mondo islamico; questo è quel che vorrebbe Sabbah. E’ anche quel che vorrebbe la Chiesa? Se, come riteniamo che sia, la risposta univoca proveniente da Roma non può che essere un chiaro no, è forse giunto il momento per la Chiesa di pronunciarlo.

Informazione Corretta

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Ancora solidarieta’ per Gilad ,Ehud , Eldad: Non li dobbiamo dimenticare

24.12.2007 Ancora solidarieta’ per Gilad ,Ehud , Eldad – Non li dobbiamo dimenticare

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 dicembre 2007
Pagina: 1
Autore: Piera Prister Bracaglia Morante
Titolo: «Ancora solidarieta’ per Gilad ,Ehud , Eldad»

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Ancora solidarieta’ per Ehud , Gilad ed Eldad. E’ da piu’ di un anno che chiediamo dalle pagine di Informazione Corretta solidarieta’ per i tre soldati israeliani, Ehud Goldwasser, Gilat Shalid ed Eldad Regev ancora prigionieri di Hamas e Hezbollah,(ricordiamo l’accorato appello di Debora Fait , Il recente articolo di Elena Lattes, e anche sull’Opinione l’articolo di Dimitri Buffa…..) su cui e’ calata ingiustamente una cortina di silenzio, una specie di congiura di una comunita’internazionale cosi’ prona e solerte a perorare la liberazione di altri prigionieri ma cosi’ sorda ed insensibile alla sorte dei tre soldati israeliani. Per non parlare dei media la cui malafede e’ sotto gli occhi di tutti e che con ipocrisia hanno taciuto e tacciono, tranne qualche rara eccezione.

Niente e’ peggiore del silenzio, perche’ il silenzio e’ un’offesa alla Giustizia, e’ l’indifferenza verso il dolore e la sofferenza altrui, camuffato dall’ipocrisia del protocollo di chi promette ma solo a parole un aiuto che non e’ mai arrivato, una solidarieta’ che non c’e’ mai stata: solo un’assoluta sordita’ come risposta all’accorata perorazione dei familiari venuti in Italia a parlare con i potenti, per non lasciare nella loro disperazione nulla di intentato.

Ma il silenzio e’ anche complicita’ con chi li detiene e chi li detiene sono dei terroristi che negano loro i piu’ elementari diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra. Se questa e’ la scelta della stampa e degli uomini di governo allora non ci vengano a parlare, di civilta’, di democrazia e di certezza del diritto, perche’ essi sono dall’altra parte, per la negazione di questi valori.

E, quando in un attimo di scoraggiamento , sentiamo le nostre forze vacillare, ecco che leggiamo l’intervista di Umberto De Giovannangeli al padre di Shalit sull’Unita’ di oggi, allora ci ricarichiamo le batterie e si ritorna a sperare che la Giustizia alberghi pure da qualche parte.

Ora vogliamo sapere dove sono, reclamiamo dai media l’attenzione che ci spetta sul loro rapimento, che se ne parli una volta tanto, perche’ da parte nostra non ci sara’ mai la resa fino a che non ci verra’ data una risposta! Avevamo pensato persino di riscrivere a Giorgio Napolitano e lo facciamo ora tramite I.C. perche’ come Presidente della Repubblica Italiana e come arbitro autorevole al di sopra delle parti interceda a loro favore, nella comune convinzione che l’Italia sicuramente e’ in grado di influenzare l’opinione pubblica internazionale per la liberazione dei tre soldati israeliani, forte del suo importante ruolo di presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU fino alla fine di dicembre, e di cui sara’ membro non permanente per tutto il 2008.

Piera Prister Bracaglia Morante

Informazione Corretta