L’Egitto fonte di clandestini e di armi

L’Egitto fonte di clandestini e di armi

Dopo i vari avvertimenti e proteste da parte delle autorità israeliane al governo egiziano, sembra che questo ultimo si sia svegliato. Infatti, negli ultimi mesi, le forze di sicurezza egiziane hanno ammesso di aver scoperto, negli ultimi dieci mesi ben 60 tunnel dedicati al trasporto di armi e di esplosivi verso la Striscia di Gaza. I servizi israeliani avevano riferito che grande parte degli armi nei mani dei terroristi provenivano dall’Egitto e che le autorità non facevano niente per contrastare questo flusso; per molto tempo, l’Egitto aveva sempre negato. Dopo le prove presentate, l’Egitto ha presentato un report nel quale indica anche il numero di gruppi palestinesi scoperti mentre tentavano di entrare nel territorio israeliano dotati di cinture bombe. Inoltre, è stato specificato che circa 20 mila tonnellate di esplosivo, detonatori, mine, granate e proiettili hanno transitato dal Sinai verso Gaza.

Non è l’unica notizia che arriva dall’Egitto : infatti, sono stati fermati 171 egiziani al confine libico diretti in Italia che cercavano di emigrare clandestinamente attraverso il mediteranno , attraverso la Libia.

L’ultima chicca invece arriva dal mondo religioso egiziano:una polemica senza precedenti ha aperto un dibattito molto interessante a quanto pare: dopo la morte dei ventisei clandestini egiziani al largo delle coste italiane del 28 ottobre, il Grande Muftì del Cairo, Ali Gomaa, teologo dell’università del Cairo ha definito i clandestini avidi e non martiri i migranti morti. Soltanto i “ kamikaze” sono martiri secondo lui; la sua versione viene spiegata in questo modo: i clandestini non sono martiri perché non sono partiti sulla via di Allah ma sono andati a trovare un sostentamento economico ed hanno trovato la morte per il rischio che hanno corso perché avidi di denaro e non meritano nessuna comprensione. Ha dichiarato inoltre, che ogni emigrato , per il viaggio , paga circa tremila euro, cioè significa che non erano poveri e potevano utilizzare questi soldi per aprire un’attività commerciale nel loro paese. Invece, nell’ottica del sacrificio estremo per la propria comunità e secondo il volere di Allah, l’attentatore suicida è un martire.

A questi propositi , si è elevata una forte protesta dal “ Fronte degli Ulema di Al Azhar”, il cleroislamico dell’università del Cairo! Le persone coerenti potrebbero aspettarsi ad una protesta contro la dichiarazione da parte di un grande religioso che afferma che chi si fa esplodere uccidendo degli innocenti sia un martire, invece no, la protesta non è in quel senso, la protesta contesta il fatto che i clandestini non siano dei martiri!

Addirittura, hanno emesso una Fatwa, cioè una SENTENZA RELIGIOSA che stabilisce che il clandestino musulmano che muore durante la traversata è un MARTIRE!

Il Fronte degli Ulema ha anche accusato il grande Muftì di essere connivente con l’Occidente e con il governo egiziano e che le sue parole sono condannate perchè fuori dalla Sharia, la legge islamica e il grande Muftì ha deciso di procedere per vie legali contro il clero, azione senza precedenti visto che i religiosi non riconoscono la giustizia ordinaria ma soltanto la Sharia.
Ciò che a noi preoccupa invece, è un punto ben preciso, cioè che le due parti sembrano concordare su un solo punto terribile, sul fatto che i kamikaze sono dei martiri, e questo supporto teologico da parte delle più alte sfere dell’islam ci deve fare riflettere molto seriamente. Chi ha detto e chi dice che l’Islam è moderato?

Logan’s Centro Studi

Liberali per Israele

Bambini nella “fabbrica dell’odio”

TERRITORI PALESTINESI Bambini nella “fabbrica dell’odio”

MEDIO ORIENTE, 08:46:00

2007-12-25 Gaza

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Gli osservatori la chiamano “la fabbrica dell’odio”, bambini e adolescenti della Striscia di Gaza costretti a baciare i cadaveri degli shaheed (martiri), i terroristi operativi uccisi dagli Israeliani. Fa parte del programma di indottrinamento voluto dalla Jihad Islamica Palestinese e da Hamas nella Striscia di Gaza volto a odiare Israele e ad usare mezzi violenti. Il programma comincia molto presto nei sistemi educativi sia formali sia informali. Fa parte del culto popolare del martirio nei Territori amministrati dall’Autorità Palestinese nella sua lotta contro Israele.

Ecco le immagini: bambini in divisa militare e con armi;bambini che brandiscono armi. Donne che indossano giubbotti esplosivi. Il cartello in una di queste foto dice: “La jihad è il nostro programma di azione”. Ed ancora: bambini nel ruolo di terroristi palestinesi in manette e bendati, per simulare palestinesi caduti nelle mani degli Israeliani. Un bambino è addirittura incatenato. Bambini con la benda di Hamas attorno alla testa trasportati ad un rally. Sul volto di qualcuno la scritta: “Hamas”. Il braccialetto: “Brigate Izzedine-al-Qassam.

Nella tradizione islamica, è martire chi ha sacrificato la propria vita sui campi di battaglia per amore di Allah, di solito contro una forza superiore. Il martire può essere maschio (shaheed) o femmina (shaheeda). Si dice che Maometto abbia detto che quando un musulmano muore da martire, come l’abbiamo descritto, il suo corpo non deve essere lavato e deve essere sepolto nella posizione in cui è caduto, anche se i suoi vestiti sono strappati e macchiati di sangue. La ragione:nel giorno del giudizio le macchie emetteranno un particolarmente piacevole profumo.

Secondo la tradizione, i cadaveri, inclusi quelli degli shaheed, devono essere sepolti immediatamente. Per preservare la loro santità, i corpi non devono essere lavati. Spesso, però, la faccia viene lavata quando il corpo viene trasportato in ospedale.
La partecipazione al funerale, specialmente a quello di un martire, è un’esperienza profondamente emotiva, al punto che vi partecipa sente di dover toccare il defunto. Questo è vero soprattutto nei casi in cui il morto è una persona altolocata, un leader considerato martire o uno shaheed che è morto in battaglia.

ICN News

Israele: 40 immigrati ebrei iraniani atterrati a Tel Aviv

M.O./ ISRAELE: 40 IMMIGRATI EBREI IRANIANI ATTERRATI A TEL AVIV

Trasferimento organizzato da governo Israele

Tel Aviv, 25 dic.(Ap) – Una quarantina di ebrei iraniani sono giunti oggi in Israele per cominciare una nuova vita nello Stato ebraico. Parenti in lacrime e uno stuolo fra fotografi e operatori della televisione israeliana hanno atteso l’arrivo dei nuovi immigranti all’uscita del terminal dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

Secondo fonti ufficiali, sono circa 40 gli iraniani arrivati in Israele a bordo di un volo, tenuto segreto, e organizzato dal governo israeliano.

Il trasferimento è stato finanziato dall’International Fellowship of Christians and Jews, una organizzazione benefica che ogni anno dona milioni di dollari allo Stato ebraico. L’organizzazione ha promesso 6,950 euro per ogni ebreo iraniano che si trasferisce in Israele, ha spiegato il direttore del gruppo, Rabbi Yechiel Eckstein, che condivide i timori che la comunità ebraica in Iran sia minacciata dalla politica apertamente antisemita del presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Alice News

Raid elicottero israeliano su Gaza:distrutto un lanciarazzi artigianale

Raid elicottero israeliano su Gaza: distrutto un lanciarazzi artigianale

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(ANSA)-GAZA, 25 DIC- Un elicottero israeliano ha lanciato 2 missili contro un’area disabitata nel nord della Striscia di Gaza. Distrutto un lanciarazzi artigianale. Lo hanno reso noto i militari israeliani e fonti palestinesi. L’incursione aerea e’ stata fatta vicino a Beit Lahiya e, secondo i servizi di sicurezza palestinesi, non ha causato feriti. Israele ha precisato che oggi cinque razzi Qassam sono stati sparati sul sud dello Stato ebraico, senza provocare vittime ne’ danni.

25 Dic 23:58