Ramallah: lacrimogeni contro manifestanti anti-Bush

LACRIMOGENI CONTRO MANIFESTANTI ANTI-BUSH A RAMALLAH

(AGI) – Ramallah, 10 gen. – A Ramallah le forze di sicurezza palestinesi hanno disperso con i manganelli e i gas lacrimogeni una manifestazione di protesta contro la visita di George W.Bush. Gli agenti hanno caricato 200 manifestanti che nella centrale piazza Manara scandivano solgan contro il presidente americano come “Bush criminale di guerra” o “Via Bush”. La prima visita di Bush in Cisgioradnia e’ accompagnata da strettissime misure di sicurezza. Per raggiungere Ramallah da Gerusalemme il presidente americano ha dovuto viaggiare via terra perche’ la nebbia ha reso impossibile l’impiego degli elicotteri. (AGI)

Agi

Annunci

Gaza: attaccato con lanciagranate American College

ATTACCATO CON LANCIAGRANATE AMERICAN COLLEGE A GAZA

(AGI) – Gaza, 10 gen. – Almeno tre miliziani palestinesi armati di lancia-granate hanno attaccato la notte scorsa la sede dell’American College a Gaza citta’, nell’ambito delle proteste allestite da Hamas nella Striscia di Gaza contro l’odierna visita del presidente americano George W. Bush in Cisgiordania, tuttora controllata dai nazionalisti di al-Fatah, rivali del gruppo radicale che strappo’ loro l’enclave con la forza nel giugno 2007.

Lo hanno riferto testimoni oculari, secondo cui le salve hanno causato gravi danni alla struttura scolastica, dove sono accolte soprattutto alunne in tenera eta’; semi-distrutti l’atrio e un’aula di esercitazioni artistiche al secondo piano dell’edificio, situato alla periferia est del capoluogo, alle porte della localita’ di Beit Lahiyah. Prima di sferrare l’assalto, gli aggressori hanno intimato di allontanarsi alle guardie che garantiscono la sicurezza del complesso: lo ha denunciato il direttore del collegio, Ribhi Salem, sottolineando che personale e studenti sono ormai di fatto tutti palestinesi, e che il ministero per la Pubblica Istruzione dell’Autorita’ Nazionale Palestinese ha rilasciato regolare licenza. La maggior parte degli insegnanti statunitensi del College hanno da tempo abbandonato la minuscola enclave per ragioni di incolunita’ personale, specie dopo che un anno fa un loro collega fu sequestrato da militanti integralisti locali.

In serata a Gaza migliaia di sostenitori di hamas erano sceasi in piazza per manifestare contro la presenza di Bush sul territorio amministrato dall’Anp. (AGI)

Agi

Bush: Hamas ha portato solo miseria

M. O.: BUSH, HAMAS HA PORTATO SOLTANTO MISERIA

(AGI/AFP) – Ramallah, 10 gen. – George W. Bush ha indicato nella “visione” del presidente Abu Mazen la vera speranza dei palestinesi mentre Hamas “ha portato soltanto miseria”.

Parlando in una conferenza stampa a Ramallah, il presidente americano ha osservato che “a Gaza sono a confronto due visioni diverse”, quella di Fatah e quella del movimento islamico che da giungo ne ha assunto il pieno controllo. “Hamas in campagna elettorale prometteva di ‘migliorare la vostra vita’ ma ha portato soltanto miseria”, ha affermato Bush. E il presidente americano ha sottolineato come vi sia “una chiara differenza tra la visione di Hamas a Gaza e quella del presidente e della sua squadra qui a Ramallah”. (AGI)

Agi

Nasrallah: visita Bush è un’onta nella storia dell’Islam

M.O./ NASRALLAH: VISITA BUSH E’ UN’ONTA NELLA STORIA DELL’ISLAM

Capo Hezbollah libanesi parla di fronte a una folla a sud Beirut

nasrallah.gif

Roma, 10 gen. (Apcom) – La visita del presidente Usa George Bush in Medio Oriente iniziata ieri in Israele “è un’onta nella storia dell’Islam”. Lo ha detto il leader degli Hezbollah libanese Hassan Nasrallah, come riferisce stamane il quotidiano palestinese al Quds al Arabi.

Ieri sera, parlando di fronte una folla dei suoi seguaci alla periferia sud di Beirut in occasione del primo dell’anno secondo il calendario islamico, il capo del Partito di Dio ha detto: “spiace che il primo giorno del nostro anno Hijri sia un giorno unto dalla vergogna per la storia dei musulmani”. “Succede – ha prodeguito Nasrallah – quando il despota (Bush) sta sulla nostra terra e appoggia Israele e i governanti arabi lo accolgono con il benvenuto”.

Per Nasrallah, l’inizio del tour mediorientale dell’inquilino della Casa Bianca, segna “un giorno nero”. Il presidente Usa è stato accusato di “deviare le verità”, ma “i popoli arabi non cadranno nel suo inganno”.

Secondo il calendario islamico, ieri è stato il primo giorno dell’anno 1429.

Alice News

Israeliani e Palestinesi. I colloqui di pace secondo gli Egiziani

Israeliani e Palestinesi. I colloqui di pace secondo gli Egiziani

2129pc8.jpg

Nemmeno gli Egiziani ci credono molto alla pace tra Israeliani e Palestinesi.

Questa vignetta e’ apparsa il 6 Gennaio su Al-Gumhouriyya, giornale della terra dei faraoni.

Anche se la lingua araba non e’ il nostro forte, non sara’ difficile capire che, secondo il vignettista, l’Israeliano e’ quello a destra, mentre quello con il ramo di ulivo in mano e le ali di un angioletto e’ invece il Palestinese.

Bennauro

Una buona occasione per stare zitto

Una buona occasione per stare zitto

Il segretario provinciale dei Comunisti Italiani di Torino Vincenzo Chieppa ha inviato una lettera alle istituzioni torinesi e al presidente della Fondazione per il Libro, Rolando Picchioni, per chiedere di rivedere la scelta della nazione, Israele, che sarà ospite d’onore alla XXI edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino che si svolgerà dall’8 al 12 maggio.

Scrive il compagno Chieppa: “Chiediamo di rivedere la scelta operata confermando ovviamente la scelta finora compiuta, ma aggiungendo quale ulteriore ospite d’onore della manifestazione l’Autorità Palestinese rappresentata dai numerosi intellettuali e scrittori che fanno di quell’area del mondo un autentico giacimento culturale patrimonio di tutta l’umanità”. Secondo Chieppa, sarebbe necessario che la Fiera del Libro di Torino si ponesse quale momento alto di incontro tra i due popoli, dedicando la manifestazione del 2008 ad entrambe le soggettività culturali, quella israeliana e quella palestinese, caratterizzando così la Fiera come un grande momento di incontro e di dialogo tra questi due soggetti.

Se Chieppa nel suo tempo libero, che immagino ridotto ai minimi termini, mi spiegasse qual è questo giacimento culturale palestinese, mi farebbe davvero contento.

Il Giorno d’Israele

L’antisemitismo integrato

L’antisemitismo integrato

Questa mattina ripensavo alla faccenda di Maradona. Ovviamente non per quello che è l’ex campione argentino, era un fesso è rimasto così. La questione è un’altra, riguarda l’oscura diffusione dell’antisemitismo, e pone una serie di domande.

Prima. Se uno come Maradona (a cui di norma si associa calcio, droga e camorra) fa una dichiarazione tanto sopra le righe, così profondamente anti israeliana e antisemita (le due definizioni per me sono una sola), che c’è in giro per il mondo?

Seconda. Quanto è connaturato alla società l’antisemitismo di oggi?

Terza. C’è modo di dare una misura all’antisemitismo, in sostanza qualcuno è in grado di dire quanto negli ultimi trent’anni si è sviluppato, dove (a est e a ovest), e quanto è radicato, cioè quanto fa parte della società senza che questa si accorga di essere antisemita?

Dico questo perché l’altro giorno sentivo una collega al telefono che riferendosi ad una terza persona, evidentemente avara, diceva “quello è un rabbino”. L’ho sempre sentito dire, già a scuola trent’anni fa. In genere chi pronuncia quella frase non è antisemita (o non necessariamente lo è), ma è sempre stato un segno per me di antisemitismo integrato. Ovvero è un modo di pensare e di esprimersi che è la parte razzista di ciascun di noi, ebrei compresi. Un leghista dice terrone a un meridionale, un bianco dell’Alabama chiama negro uno con la pelle colorata, è possibile che in Israele si definiscano gli arabi con appellativi simili. E’ l’uomo che è così, lo era duemila anni fa, lo è oggi.

Ben più inquietante è invece l’antisemitismo integrato, cioè quello per cui una società è antisemita senza più sapere di esserlo. L’aspetto che mi fa pensare a questo è il cambiamento di opinione che la gente ha nei confronti degli ebrei. Ci sono persone che pubblicamente esprimono concetti al limite della propaganda nazista, che negano l’esistenza dei campi di concentramento e che guardano ad Israele come al covo del terrorismo giudaico internazionale. E quando lo dicono non genera negli altri (chi ascolta, chi partecipa alla discussione, chi osserva) un senso di ripulsa, nessuno dice “sei un nazista”, o sente disagio. Ecco il punto. La società accoglie concezioni antisemite, come potrebbe discutere di sport, di finanza o di economia. E’ l’antisemitismo integrato. E’ entrato dalla porta, c’è, e non so fino a che punto può arrivare, ecco perché ho fatto domande alle quali mi farebbe piacere avere risposte, magari con esperienze diverse da quelle che io sento.

Il Giorno d’Israele