Brevi da Israele

22/01/2008 Tre missili Qassam palestinesi lanciati lunedì sera si sono abbattuti nei pressi delle località israeliane di Netiv Haassara, Alumim e Sderot. In tutto, sono almeno 10 i Qassam e altrettante le granate di mortaio lanciate lunedì dalla striscia di Gaza contro Israele.

22/01/2008 La società elettrica israeliana insorge contro la presunta penuria di corrente a Gaza. Il direttore del monopolio israeliano ha spiegato che in realtà i suoi dipendenti rischiano ogni giorno la vita, sotto i lanci di Qassam, per garantire l’energia indispensabile alla striscia costiera sotto controllo di Hamas.

22/01/2008 Il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni ha accusato i capi di Hamas per la crisi umanitaria nella striscia di Gaza. “Hamas può cambiare la situazione di Gaza in un attimo, se mette fine al terrorismo – ha dichiarato – I capi di Hamas lo sanno e anche i cittadini palestinesi devono capirlo”.

22/01/2008 Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha autorizzato lunedì la consegna di materiale medico e di gasolio destinato alla centrale elettrica di Gaza. Nel frattempo, questo fine settimana, i lanci di Qassam palestinesi su Israele sono nettamente diminuiti, ma Israele si dice determinato a mantenere alcune restrizioni attorno alla zona sotto controllo di Hamas fino alla loro cessazione completa.

22/01/2008 La cantante americana Barbara Streisand parteciperà ai festeggiamenti per il 60esimo anniversario dello Stato di Israele. La star ha risposto favorevolmente all’invito personale del presidente di Israele, Shimon Peres, che le ha proposto di interpretare il canto della liturgia ebraica Avinu Malkenu. Anche il regista americano Steven Spielberg, e i presidenti Usa George Bush e francese Nicolas Sarkozy hanno confermato la loro presenza.

22/01/2008 L’ufficio del primo ministro israeliano ha smentito notizie circa una sospensione dell’attività edilizia in alcune zone di Gerusalemme. “Smentiamo le informazioni diffuse sulla sospensione delle costruzioni. Nessuna decisione di questo tipo è stata adottata e le informazioni in questo senso sono false”, recita un comunicato dell’ufficio del primo ministro.

22/01/2008 Secondo un recente rapporto del ministero dell’interno israeliano, la popolazione israeliana in Cisgiordania è aumentata nel 2007 del 5,2% rispetto all’anno precedente, portando a 282.000 le persone che vivono nella regione. La più grande località situata al di là della linea verde è Modi’in Illit con 37.895 abitanti. Seguono Maalé Adumim e Beitar Illit con 34.495 e 32.046 abitanti rispettivamente.

22/01/2008 Due missili Qassam palestinesi lanciati lunedì pomeriggio dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattuti nei pressi di Alumim.

22/01/2008 Sono almeno cinque le granate di mortaio palestinesi lanciate lunedì pomeriggio sulla località di Alumim, nel Negev occidentale, oltre a un missile Qassam che si è abbattuto non lontano dal kibbutz Be’eri.

22/01/2008 Soldati israeliani presi di mira lunedì da fuoco palestinese in un villaggio della Cisgiordania dove erano in missione anti-terrorismo hanno risposto al fuoco uccidendo uno degli aggressori.

22/01/2008 Un missile Qassam palestinese lanciato lunedì dal nord della striscia di Gaza si è abbattuto su un terreno non edificato nel Negev occidentale.

22/01/2008 Una granata di mortaio palestinese tirata lunedì si è abbattuta vicino al valico di Sufa fra Israele e striscia di Gaza.

22/01/2008 Continua la guerra psicologica di Hassan Nassrallah. Il giornale libanese Al Akhbar ha pubblicato lunedì la fotografia della piastrina d’identità del sottufficiale israeliano Ron Mashiah, morto nel suo elicottero precipitato durante la seconda guerra in Libano (2006). Intervistato da YnetNews, il fratello di Ron, Motti, afferma che la famiglia sapeva che la piastrina era rimasta in Libano, ma conferma che le spoglie del fratello sono tornate in Israele.

22/01/2008 “La vita a Gaza non potrà continuare normalmente finché gli abitanti di Sderot e della regione vivranno giorno e notte nella paura”. Lo ha dichiarato lunedì il primo ministro israeliano Ehud Olmert, garantendo tuttavia che “non vi saranno crisi umanitarie a Gaza”. Olmert ha spiegato che “Hamas esagera la crisi nella striscia di Gaza per intensificare la pressione internazionale su Israele”.

22/01/2008 Un missile Qassam palestinese si è abbattuto lunedì vicino al kibbutz Sa’ad.

22/01/2008 Un bambino dello Zambia, colpito da una malattia della pelle molto rara che causa la morte in giovanissima età, è stato ricoverato in Israele. Venuto dall’Africa australe, il piccolo Emmanuel, di 3 anni, è stato sottoposto a tre mesi di cure nell’ospedale Rambam di Haifa e lunedì è rientrato nel suo paese. Tornerà in Israele tra un anno e mezzo. Solo altri due casi della stessa malattia sono noti in Israele.

22/01/2008 Secondo il vice primo ministro israeliano Haim Ramon, non esiste alcun paese al mondo che continuerebbe a fornire elettricità e combustibile a un territorio confinante che giorno e notte lancia missili contro la sua popolazione.

22/01/2008 Nuovo satellite israeliano messo in orbita a partire dalla base di Sriharikota, nel sud-est dell’India. Battezzato TECSAR, il congegno da 350 kg raccoglierà informazioni e immagini andando ad aggiungersi alla lunga serie di satelliti commerciali e militari israeliani già nello spazio. Manderà le sue prime immagini tra due settimane. Si tratta di uno dei satelliti più evoluti al mondo, messo a punto in Israele dalle Industrie Aeronautiche (IAI), dotato di una risoluzione d’immagine ancora più potente di quella del suo predecessore Ofek-7 lanciato nello spazio nel giugno scorso.

22/01/2008 La Difesa israeliana ritiene che i tagli d’elettricità nella striscia di Gaza siano fittizi, poiché Israele continua a fornire il 75% dell’energia alla regione. I palestinesi fabbricano soltanto un quinto dell’elettricità che usano, essendo il resto procurato dall’Egitto. La Difesa accusa Hamas di aver avviato intenzionalmente il black-out per fare pressione sulla comunità internazionale e su Israele.

Israele.net

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I boccaloni di Hamas

I boccaloni di Hamas

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Da un editoriale del Jerusalem Post

Lunedì scorso il commissario europeo alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner ha dichiarato: “Condanno i lanci di razzi su Israele e capisco pienamente la necessità di Israele si difendere i suoi cittadini”. Ma ha anche accusato Israele di causare un “blackout in parti di Gaza, interessando anche abitazioni e ospedali. Inoltre chiudere i valichi si tradurrà in una penuria di cibo, medicinali rifornimenti. Sono contraria a questa punizione collettiva contro la popolazione di Gaza”.

Sarebbe bello se la stampa internazionale e i governi che da essa si fanno ciecamente imbeccare si fermassero un momento a considerare come il riflesso pavloviano con cui accreditano la “crisi umanitaria” inscenata a Gaza possa condurre, nel migliore dei casi, a prolungare le sofferenze di palestinesi e israeliani, e nel peggiore dei casi, a una guerra aperta. Il motivo è che tutto ciò che riduce la pressione su Hamas perché ponga fine alle sue aggressioni a freddo contro Israele non farà che incoraggiare quelle aggressioni, con tutto ciò che esse comportano.

Israele ovviamente non ha alcun interesse a provocare sofferenze di alcun tipo a Gaza, e ha tutto l’interesse invece a incoraggiare lo sviluppo palestinese, se non ci fosse la guerra che Hamas continua a condurre contro Israele. Ma Hamas è responsabile del lancio di decine e decine di missili – 50 in un solo giorno, la scorsa settimana – sui cittadini di Sderot e dintorni. Di conseguenza, Israele ha ridotto le forniture di carburante, con una calo di circa il 25% della disponibilità di elettricità a Gaza. Come ha spiegato il ministro degli esteri Tzipi Livni: “Noi salvaguardiamo la situazione umanitaria nella striscia di Gaza. Israele è l’unico paese al mondo che fornisce elettricità a organizzazioni terroristiche che in cambio lo bersagliano coi razzi. La vita dei palestinesi a Gaza non è facile perché a Gaza impera il terrorismo, e naturalmente non è facile vivere sotto il controllo dei terroristi. Ma Hamas può cambiare la vita della gente di Gaza in qualunque momento, basta che cessi il terrorismo. Hamas lo sa benissimo, e anche i civili palestinesi devono rendersene conto”.

Un esponente di Hamas ha ammonito che la riduzione delle forniture di combustibile al generatore di Gaza potrebbe causare una catastrofe sanitaria. “Dovremo scegliere se tagliare la corrente ai bambini nella maternità, ai cardiopatici o fermare le sale operatorie”, ha dichiarato. Be’, non è proprio così. È Hamas che deve scegliere se garantire o meno l’elettricità di cui dispone innanzitutto agli ospedali e ad altri servizi umanitari essenziali (“Vale la pena sottolineare – si legge in un comunicato del ministero degli esteri israeliano diffuso domenica sera – che l’energia necessaria al funzionamento delle officine di Hamas che fabbricano missili Qassam non è mai venuta meno”).

Hamas potrebbe decidere di fermare i lanci di Qassam contro Israele. E invece, come al solito, i capi di Hamas hanno scelto deliberatamente di aumentare le sofferenze dei palestinesi, sapendo che la comunità internazionale avrebbe assecondato la loro scelta cinica e dato tutta la colpa a Israele. Chiunque dubiti che Hamas sia in grado di fermare le aggressioni non deve dimenticare che il regime terrorista di Gaza ha apertamente rivendicato i lanci di razzi, e ogni tanto suggerisce una specie di “cessate il fuoco”.

E poi, non c’è “punizione collettiva” più clamorosa di quella di bersagliare a caso coi Qassam le case di civili innocenti. Dove sono le preoccupazioni per la “crisi umanitaria” degli israeliani che da sette anni devono vivere sotto la continua minaccia arbitraria, e a tratti assai intensa, dei lanci di missili?

Interruzioni di corrente e mancanza di benzina non sono uno scherzo. Ma non sono paragonabili alla minaccia letale e indiscriminata di missili che si abbattono su case e asili d’infanzia. E se anche fossero paragonabili, la responsabilità morale non lo è. Che cosa hanno fatto gli abitanti di Sderot a quelli di Gaza o a Hamas? Come avrebbe potuto Israele ritirarsi più completamente dalla striscia di Gaza, dopo aver sgomberato non solo tutte le basi militari e gli insediamenti civili, ma persino i cimiteri e il corridoio di sicurezza lungo il confine fra striscia di Gaza ed Egitto?

Passi per Hamas che ha deciso di continuare ad attaccare Israele senza giustificazione, a tutto svantaggio della gente che sostiene di rappresentare. Ma perché mai le nazioni che si dicono preoccupate per i palestinesi, per gli israeliani e per la pace si fanno megafono dello stratagemma di Hamas che ha lo scopo evidente di dare a Israele la colpa di essere aggredito?
Forse tanti esponenti europei dovrebbero visitare Sderot prima di aprir bocca. Il ministro degli esteri olandese Maxime Verhagen l’ha appena fatto, e ha dichiarato: “Hamas intensifica deliberatamente la crisi nella striscia di Gaza affinché la comunità internazionale eserciti pressioni su Israele”.

La comunità internazionale non deve prestarsi al gioco di Hamas. Se i rappresentanti occidentali incolpassero costantemente Hamas anziché farsi portavoce della sua propaganda, Hamas potrebbe essere costretta a fermare le aggressioni, ponendo fine alla “crisi umanitaria”. Per quanto necessarie siano le misure militari e non militari israeliane, la più grande pressione di tutte sarebbe se la comunità internazionale facesse sapere chiaramente che è stufa di comportarsi come i boccaloni della propaganda di Hamas.

(Da: Jerusalem Post, 22.01.08)

Nella foto in alto: Madre e figlia in un rifugio a Sderot, durante un attacco di missili Qassam palestinesi

Mai cessata la fornitura di elettricità a Gaza

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L’immondo mercimonio di Nasrallah

L’immondo mercimonio di Nasrallah

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Da un articolo di Smadar Peri

Una persona normale non può reggere la lista da “mercato di macelleria umana” presentata sabato scorso da Hassan Nasrallah. Rivelando la “mercanzia” di cui dice di disporre, il leader jihadista libanese si è trasformato, con le sue stesse parole, nel “macellaio di Dahiya”, il quartiere roccaforte di Hezbollah a Beirut.

Se Nasrallah aveva ancora qualche residuo dubbio circa il posto che occupa sulla lista del candidati di Israele all’eliminazione mirata, da sabato può star certo d’essersi guadagnato un posto in prima fila.
Ciò che sta dietro alle sue spregevoli dichiarazioni è la pressione cui evidentemente Nasrallah è soggetto in questo momento. Comunque la guardi, la sua situazione appare foriera di guai e rovina.

Sulla piazza libanese si è trasformato in un personaggio disprezzato, per via del disastro che ha procurato con la guerra che Hezbollah scatenò nell’estate 2006 prendendo in ostaggio due soldati in territorio israeliano. Migliaia di sfollati, di contadini senza lavoro, di feriti e mutilati non dimenticano come egli stesso abbia ammesso senza scomporsi d’aver tragicamente sbagliato ordinando quel doppio sequestro di persona.

Sulla scena politica libanese, Nasrallah ha fallito il suo tentativo di far cadere il governo Siniora. Da tre mesi riesce a impedire la nomina del nuovo presidente, ma così facendo si è ulteriormente tirato addosso l’ostilità della comunità internazionale, di governanti arabi, delle agenzie di intelligence e della famiglia reale saudita.

È sotto pressione anche per la diffusione della notizia, non ancora smentita da Teheran, circa un ridimensionamento della sua autorità militare a vantaggio del suo vice, Naim Qassem. Agli occhi dell’Iran, Hezbollah in questo momento non ha una, ma tre teste: il dipartimento operativo guidato da Imad Mughniyah, l’ala militare guidata da Naim Qassem, e i dipartimenti assistenza e pubbliche relazioni guidati da Nasrallah. Questo è tutto ciò che Teheran lo ritiene capace di fare, in questo periodo, dal bunker dove sta rintanato.

Per un anno e mezzo Nasrallah è rimasto nascosto, passando da un nascondiglio all’altro, nel costante timore d’essere ucciso. Un solo momento di distrazione può costargli la vita. Se una delle sue guardie del corpo lo dovesse tradire, scomparirebbe in un attimo.

E gli agenti del Mossaf non sono gli unici che cercano di saldare i conti con lui. Persino il leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden, che ha impiantato cellule segrete in Libano e che alimenta il gruppo Fatah al-Islam, disprezza Nasrallah. Se venisse eliminato, nessuno spargerebbe una sola lacrima nei palazzi delle capitali arabe. Si sentirebbero anzi sospiri di sollievo.

Un accordo con Israele per uno scambio di prigionieri che gli garantisse la scarcerazione di Samir Kuntar, un “eroe” libanese all’ergastolo per aver massacrato un’intera famiglia israeliana, potrebbe essere il salvagente di cui ha tanto bisogno Nasrallah. Da un paio di mesi è impegnato nel disperato tentativo di patteggiare il “grande affare”. Ma intanto, da quel mercante sanguinario che è, continua a respingere qualunque richiesta della Croce Rossa di visitare i soldati israeliani tenuti in ostaggio da più di un anno e mezzo, e non c’è modo di avere da loro neanche il più piccolo segno di vita, né di far pervenire loro una lettera o dei medicinali.

In queste macabre circostanze, Nasrallah ha ricevuto dal mediatore tedesco un calendario e dei termini di scambio che non può permettersi di spacciare a Teheran come una gloriosa vittoria del suo movimento.

Così, sabato scorso, nel momento di massima debolezza, ha raggiunto il vertice del disgusto toccando il fondo della dignità umana.

(Da: YnetNews, 20.01.08)

Nell’immagine in alto: Una vignetta dal Jerusalem Post

Chi è Kuntar?

Signor Nasrallah, non ci fraitenda

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