I boccaloni di Hamas

I boccaloni di Hamas

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Da un editoriale del Jerusalem Post

Lunedì scorso il commissario europeo alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner ha dichiarato: “Condanno i lanci di razzi su Israele e capisco pienamente la necessità di Israele si difendere i suoi cittadini”. Ma ha anche accusato Israele di causare un “blackout in parti di Gaza, interessando anche abitazioni e ospedali. Inoltre chiudere i valichi si tradurrà in una penuria di cibo, medicinali rifornimenti. Sono contraria a questa punizione collettiva contro la popolazione di Gaza”.

Sarebbe bello se la stampa internazionale e i governi che da essa si fanno ciecamente imbeccare si fermassero un momento a considerare come il riflesso pavloviano con cui accreditano la “crisi umanitaria” inscenata a Gaza possa condurre, nel migliore dei casi, a prolungare le sofferenze di palestinesi e israeliani, e nel peggiore dei casi, a una guerra aperta. Il motivo è che tutto ciò che riduce la pressione su Hamas perché ponga fine alle sue aggressioni a freddo contro Israele non farà che incoraggiare quelle aggressioni, con tutto ciò che esse comportano.

Israele ovviamente non ha alcun interesse a provocare sofferenze di alcun tipo a Gaza, e ha tutto l’interesse invece a incoraggiare lo sviluppo palestinese, se non ci fosse la guerra che Hamas continua a condurre contro Israele. Ma Hamas è responsabile del lancio di decine e decine di missili – 50 in un solo giorno, la scorsa settimana – sui cittadini di Sderot e dintorni. Di conseguenza, Israele ha ridotto le forniture di carburante, con una calo di circa il 25% della disponibilità di elettricità a Gaza. Come ha spiegato il ministro degli esteri Tzipi Livni: “Noi salvaguardiamo la situazione umanitaria nella striscia di Gaza. Israele è l’unico paese al mondo che fornisce elettricità a organizzazioni terroristiche che in cambio lo bersagliano coi razzi. La vita dei palestinesi a Gaza non è facile perché a Gaza impera il terrorismo, e naturalmente non è facile vivere sotto il controllo dei terroristi. Ma Hamas può cambiare la vita della gente di Gaza in qualunque momento, basta che cessi il terrorismo. Hamas lo sa benissimo, e anche i civili palestinesi devono rendersene conto”.

Un esponente di Hamas ha ammonito che la riduzione delle forniture di combustibile al generatore di Gaza potrebbe causare una catastrofe sanitaria. “Dovremo scegliere se tagliare la corrente ai bambini nella maternità, ai cardiopatici o fermare le sale operatorie”, ha dichiarato. Be’, non è proprio così. È Hamas che deve scegliere se garantire o meno l’elettricità di cui dispone innanzitutto agli ospedali e ad altri servizi umanitari essenziali (“Vale la pena sottolineare – si legge in un comunicato del ministero degli esteri israeliano diffuso domenica sera – che l’energia necessaria al funzionamento delle officine di Hamas che fabbricano missili Qassam non è mai venuta meno”).

Hamas potrebbe decidere di fermare i lanci di Qassam contro Israele. E invece, come al solito, i capi di Hamas hanno scelto deliberatamente di aumentare le sofferenze dei palestinesi, sapendo che la comunità internazionale avrebbe assecondato la loro scelta cinica e dato tutta la colpa a Israele. Chiunque dubiti che Hamas sia in grado di fermare le aggressioni non deve dimenticare che il regime terrorista di Gaza ha apertamente rivendicato i lanci di razzi, e ogni tanto suggerisce una specie di “cessate il fuoco”.

E poi, non c’è “punizione collettiva” più clamorosa di quella di bersagliare a caso coi Qassam le case di civili innocenti. Dove sono le preoccupazioni per la “crisi umanitaria” degli israeliani che da sette anni devono vivere sotto la continua minaccia arbitraria, e a tratti assai intensa, dei lanci di missili?

Interruzioni di corrente e mancanza di benzina non sono uno scherzo. Ma non sono paragonabili alla minaccia letale e indiscriminata di missili che si abbattono su case e asili d’infanzia. E se anche fossero paragonabili, la responsabilità morale non lo è. Che cosa hanno fatto gli abitanti di Sderot a quelli di Gaza o a Hamas? Come avrebbe potuto Israele ritirarsi più completamente dalla striscia di Gaza, dopo aver sgomberato non solo tutte le basi militari e gli insediamenti civili, ma persino i cimiteri e il corridoio di sicurezza lungo il confine fra striscia di Gaza ed Egitto?

Passi per Hamas che ha deciso di continuare ad attaccare Israele senza giustificazione, a tutto svantaggio della gente che sostiene di rappresentare. Ma perché mai le nazioni che si dicono preoccupate per i palestinesi, per gli israeliani e per la pace si fanno megafono dello stratagemma di Hamas che ha lo scopo evidente di dare a Israele la colpa di essere aggredito?
Forse tanti esponenti europei dovrebbero visitare Sderot prima di aprir bocca. Il ministro degli esteri olandese Maxime Verhagen l’ha appena fatto, e ha dichiarato: “Hamas intensifica deliberatamente la crisi nella striscia di Gaza affinché la comunità internazionale eserciti pressioni su Israele”.

La comunità internazionale non deve prestarsi al gioco di Hamas. Se i rappresentanti occidentali incolpassero costantemente Hamas anziché farsi portavoce della sua propaganda, Hamas potrebbe essere costretta a fermare le aggressioni, ponendo fine alla “crisi umanitaria”. Per quanto necessarie siano le misure militari e non militari israeliane, la più grande pressione di tutte sarebbe se la comunità internazionale facesse sapere chiaramente che è stufa di comportarsi come i boccaloni della propaganda di Hamas.

(Da: Jerusalem Post, 22.01.08)

Nella foto in alto: Madre e figlia in un rifugio a Sderot, durante un attacco di missili Qassam palestinesi

Mai cessata la fornitura di elettricità a Gaza

Israele.net

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