Rafah, Hamas fece evacuare tunnel prima di esplosione

Rafah, Hamas fece evacuare tunnel prima di esplosione

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Due ore prima che 17 cariche di tritolo facessero crollare la barriera che chiudeva il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, i miliziani e la polizia di Hamas avevano ordinato di evacuare i tunnel illegali che passano sotto la frontiera, evidentemente nel timore che potessero franare: lo rivela all’ANSA uno dei proprietari dei tunnel rintracciato nella cittadina frontaliera di Rafah. Una testimonianza che conferma per la prima volta come Hamas (al di là delle smentite ufficiali) in realtà fosse informata dell’imminente abbattimento del muro.

“Era circa mezzanotte di martedì quando gli uomini di Hamas hanno bussato alla mia porta di casa ordinandomi di evacuare i tunnel”, racconta l’uomo, che accetta di essere identificato solo con il nome di Musab. Il timore era che le potenti deflagrazioni potessero provocare il crollo delle gallerie sotterranee travolgendo le persone che vi si trovavano all’interno.

“L’allarme è stato lanciato a tutti attraverso un rapido passa parola: in quel momento – prosegue Musab – c’erano almeno 200 palestinesi sotto terra. Qualcuno stava trasportando merce, molti altri stavano lavorando allo scavo di nuovi tunnel. Tutti sono immediatamente usciti”.

Liberali per Israele

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Notizie che i mass media non ci raccontano…

23/01/2008 Almeno 20 i missili Qassam e diverse granate di mortaio palestinesi lanciate nella giornata di martedì dalla striscia di Gaza sul sud di Israele. Una donna ricoverata ad Ashkelon per shock.

23/01/2008 Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, ha espresso comprensione per la posizione di Israele. I palestinesi, ha dichiarato, devono capire che è Hamas il responsabile di questa catastrofe. Frattini ha anche riconosciuto che l’Europa non tiene abbastanza conto delle necessità di sicurezza dello stato israeliano, pur sottolineando che le sue posizioni non sono necessariamente quelle della UE.

23/01/2008 Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiamato martedì sera dalla Lega Araba a discutere una bozza di risoluzione che condanna Israele per le attività anti-terrorismo nella striscia di Gaza. Il direttore generale del ministero degli esteri israeliano, Aharon Abramovitch, lamenta che il testo in discussione non fa alcuna menzione dei lanci di Qassam che Israele subisce quotidianamente da anni.

23/01/2008 Nomination agli Oscar per il film israeliano Beaufort, del regista Joseph Cedar. Fa parte delle cinque pellicole selezionate per la categoria miglior film straniero. È la prima volta in 23 anni che un film israeliano ottiene la nomination.

23/01/2008 Secondo fonti locali, sarebbero più di 90 i feriti martedì negli scontri tra dimostranti palestinesi e agenti egiziani al valico di Rafah, tra Egitto e striscia di Gaza.

23/01/2008 Il presidente Shimon Peres ha sollecitato martedì il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a condannare Hamas piuttosto che Israele. “Quando Hamas cesserà i suoi attacchi, potremo rinnovare ogni approvvigionamento”, ha spiegato.

23/01/2008 Cecchini palestinesi della striscia di Gaza hanno sparato martedì su agricoltori al lavoro nei loro campi vicino al kibbutz Ein Hashlosha. In questa stessa zona la settimana scorsa un cecchino palestinese ha ucciso un volontario sudamericano.

23/01/2008 Israele ha firmato un accordo di partnership con la Sierra Leone nell’industria dei diamanti. Israele, primo esportatore di diamanti lavorati, si rifornirà di diamanti grezzi dal paese dell’Africa occidentale, ora che è uscito da 10 anni di guerra civile.

23/01/2008 Arabia Saudita: il quotidiano Al-Watan riporta lunedì che il governo ha autorizzato le donne a restare sole in albergo. Le donne saudite che desideravano prendere una camera d’hotel senza una presenza maschile dovevano chiedere preventiva autorizzazione alla polizia.

23/01/2008 Il ministero del turismo israeliano ha comunicato che, nel 2007, 2,3 milioni di turisti hanno visitato il paese.

200 milioni di euro ai palestinesi dal governo canadese

200 milioni di euro ai palestinesi dal governo canadese

Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri in visita a Ramallah

RAMALLAH, 13 gen. (AP) – Il capo della diplomazia canadese Maxime Bernier ha promesso oggi a Ramallah di stanziare 300 milioni di dollari (200 milioni di euro) di aiuti supplementari ai Palestinesi nei prossimi cinque anni. Lo rende noto un comunicato del governo canadese .

L’aiuto, destinato agli investimenti di sicurezza e alla riforma del governo, sarà stanziato al fine di aiutare gli sforzi palestinesi per “promuovere la tolleranza e la lotta contro l’odio e l’incitazione alla violenza” ha anche precisato il ministro degli Esteri dopo aver incontrato il presidente palestinese Abu Mazen e il suo omologo Riad Malki.

“Tale aiuto non sarà però incondizionato perché avremo bisogno di vedere progressi concreti nei negoziati tra le due parti e anche nelle riforme palestinesi” ha aggiunto Bernier il quale domani deve incontrare alcuni responsabili israeliani e visitare il memoriale dell’Olocausto a Yad Vashem.

(Virgilio Notizie, 13 gennaio 2008)

Israele vuole isolarsi da Gaza dopo apertura frontiere Egitto

Il viceministro Matan Vilnai: “vogliamo continuare nel disimpegno”

ISRAELE VUOLE ISOLARSI DA GAZA DOPO APERTURA FRONTIERE EGITTO

Israele vuole isolarsi completamente dalla striscia di Gaza dopo che Hamas ha aperto varchi lungo la barriera alla frontiera sud con l’Egitto. “Dobbiamo comprendere che quando Gaza e’ aperta sull’altro lato non e’ piu’ una nostra responsabilita’ e quindi vogliamo staccarcene”, ha dichiarato il viceministro della Difesa, Matan Vilnai, alla radio dell’esercito.

Dopo il ritiro dei coloni ebraici nel 2005, ha detto Vilnai, “vogliamo continuare nel disimpegno da Gaza smettendo di fornire elettricita’, acqua e medicine in modo che le ricevano da qualcun altro: siamo responsabili fin quando non c’e’ un’alternativa”. Attualmente Israele controlla la frontiera nord e quella est della striscia nonche’ lo spazio aereo e le coste. La frontiera a sud e’ pattugliata dalle guardie egiziane che tuttavia non hanno bloccato l’ingresso di centinaia di migliaia di palestinesi.

Come prima misura le autorita’ militari israeliane hanno bloccato il transito dal valico di Kerem Shalom dei camion carichi di aiuti e rifornimenti. Martedi’ scorso il ministro della Difesa, Ehud Barak, aveva autorizzato un allentamento del blocco imposto alla striscia di Gaza in seguito al lancio di razzi Qassam contro il sud di Israele.

Intanto prosegue il flusso di palestinesi che vanno fare rifornimento in Egitto. All’alba in centinaia hanno varcato la frontiera. Molti negozi sul lato egiziano di Rafah e nella vicina El-Arish hanno ormai esaurito le scorte a seguito di questo afflusso imprevisto. Intanto un miliziano de Comitati di resistenza popolare palestinesi ha raccontato che erano mesi che era allo studio la distruzione della recinzione lungo la frontiera con l’Egitto, chiusa dopo che nell’estate scorsa Hamas ha assunto il pieno controllo della striscia di Gaza. (AGI) – Gerusalemme, 24 gennaio

Tacito accordo tra egiziani e Hamas

Tacito accordo tra egiziani e Hamas

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Paola Caridi da il Riformista

Gerusalemme – Quando i palestinesi chiamano, gli arabi rispondono. Che sia solo per immagine o anche per sostanza. E rispondono soprattutto gli egiziani, che volenti o nolenti si portano cucito addosso il ruolo di patron della causa palestinese.

Hosni Mubarak è uno di quei leader che ha sempre rispettato questa tradizione. Anzi, l’ha anche usata per riguadagnare il terreno perduto tra gli arabi dopo la firma di Camp David, accogliendo per esempio Yasser Arafat con tutti gli onori dopo la fuga da Beirut attaccata dagli israeliani nel 1982, e facendosi sdoganare in questo modo da Abu Ammar.

Nessuno stupore, dunque, se proprio il raìs egiziano si è preso, ieri, la responsabilità di rompere l’assedio di Gaza, accettare nella sostanza la pressione di Hamas e consentire al popolo di Gaza di uscire. Se non verso il mondo, almeno nel Sinai, a comprare tutto ciò che nella Striscia non si trova più da mesi. Dal cemento alle medicine, dal cibo alle ferramenta. Centinaia di migliaia di persone in cerca di tutto, passate perché i miliziani palestinesi avevano piegato a ventaglio, attraverso esplosioni controllate, quel muro di ferro lasciato in eredità dagli israeliani, che divideva Gaza dall’Egitto.

I miiliziani hanno, dunque, forzato la mano. Gli egiziani, dal canto loro, non hanno reagito. Anzi. L’affermazione tranchant di Mubarak («la gente stava morendo di fame») dice molte cose, oltre al fatto in sé: che l’Egitto non vuole avere una bomba a orologeria appena oltre il Sinai, già considerato ad alto rischio dalle forze di sicurezza del Cairo. E dunque l’apertura di Rafah è un modo per calmierare l’emergenza umanitaria. In più, Mubarak non vuole che la sofferenza dei palestinesi di Gaza diventi un serio problema per la stabilità del più importante paese arabo.

I primi segnali di tensioni forti all’interno dell’Egitto si erano già avuti lunedì, quando i Fratelli musulmani hanno fatto chiaramente intendere che stava per finire la tregua con il regime, quell’accordo non scritto per il quale l’Ikhwan non scende in piazza, e non fa prove di forza. Lunedì sera, secondo i giornali indipendenti, la Fratellanza ha organizzato decine di veglie al Cairo e nei diversi governatorati a sostegno di Gaza. E una dimostrazione più importante era prevista per oggi, di fronte al palazzo della Lega Araba blindato dai cordoni della sicurezza. Il regime di Mubarak avrebbe reagito, secondo i dati dell’Ikhwan, con duemila arresti. Ma anche, nei fatti, acconsentendo a rompere (almeno temporaneamente?) l’assedio di Gaza, come le opposizioni chiedevano a gran voce.

Se la decisione di Mubarak testimonia quanto l’isolamento di Gaza stia diventando un dossier difficile per il rapporto tra dirigenti arabi e opinioni pubbliche, le parole pronunciate da re Abdallah II di Giordania dicono quanto la sofferenza di Gaza stia costringendo anche i campioni del «moderatismo» arabo ad alzare i toni. Quella in onda in questi due ultimi giorni sta diventando una vera e propria crisi diplomatica, che rimette in discussione molto di quello che Annapolis sembrava aver sancito. Almeno a breve termine, fino alla fine del 2008.

Ora, invece, l’apertura (sembra a tempo determinato, per un giorno o due) di Rafah getta sul tavolo il controllo delle frontiere di Gaza. Dopo il sostanziale aborto del controllo europeo, guidato dai nostri carabinieri. Hamas, attraverso il suo capo dell’ufficio politico all’estero, Khaled Meshaal, rilancia l’offerta già fatta giorni fa: controllo palestinese ed egiziano su Rafah, recuperando il rapporto con Ramallah, e dunque chiedendo all’Anp di Abu Mazen di prendervi parte. Israele lancia l’allarme. Non tanto sulla possibilità, che i dirigenti di Tel Aviv stanno già ponderando, che sia l’Anp a controllare i valichi di frontiera, con Israele e con l’Egitto. Quanto perché la proposta di Meshaal farebbe rientrare dalla finestra ciò che Israele ha sempre strenuamente rifiutato in questi due anni: la legittimazione di Hamas come attore politico.

La parola, ora, passa agli egiziani. Gli unici che devono risolvere il problema di Rafah, dicono gli israeliani in una nota ufficiale. Il Cairo, dal canto suo, vuole risolvere Rafah seguendo non gli interessi israeliani, ma quelli nazionali: questo sembra dire Mubarak con il regalo fatto ieri ai palestinesi di Gaza. Hamas controlla Gaza. Motivo per il quale a Rafah è andato in onda un tacito accordo: gli egiziani hanno consentito il passaggio perché gli uomini della sicurezza di Hamas hanno controllato il confine. La politica, nel mondo arabo, si fa anche in questo modo.

Hamas: “La guerra contro Israele continuerà anche se Gaza fosse inondata carburante”

Hamas: “La guerra contro Israele continuerà anche se Gaza fosse inondata carburante”

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La guerra dei palestinesi non finirà con l’arrivo del carburante nella striscia di Gaza: la guerra non finirebbe neanche se Gaza fosse inondata di carburante. Lo ha dichiarato Khaled Mashaal, capo del Politburo di Hamas (con sede a Damasco).

La lotta – ha continuato Mashaal – deve continuare fino a quando verrà tolto l’assedio alla striscia di Gaza e fino alla liberazione della Palestina, tutta la Palestina”.

Mashaal ha anche parlato dell’apertura con la forza della frontiera di Rafah fra Egitto e striscia di Gaza come di un importante successo, aggiungendo che il passaggio dovrebbe restare sempre aperto.
Il leader di Hamas ha fatto queste dichiarazioni intervenendo mercoledì davanti a centinaia di partecipanti alla “Conferenza nazionale per la protezione dei diritti e dei principi palestinesi”, che si è tenuta a Damasco.

Osteggiata dalle organizzazioni palestinesi affiliate all’Olp e in particolare dal Fatah del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), la conferenza ha visto la partecipazione di delegati di Hamas, Jihad Islamica, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale e altri gruppi palestinesi, oltre ad esponenti non affiliati ad alcuna organizzazione e a rappresentanti di gruppi siriani e libanesi.

Il convegno dei gruppi terroristi anti-israeliani avrebbe dovuto tenersi negli stessi giorni della conferenza di pace di Annapolis, lo corso novembre. Successivamente però, la decisione della Siria di presenziare a summit di Annapolis indetto dagli Stati Uniti ha suggerito lo slittamento di data.

Recentemente Abu Mazen aveva invano mandato degli emissari a Damasco per cercare di convincere le autorità siriane a cancellare l’appuntamento, sostenendo che esso aveva lo scopo quello di creare un’organizzazione alternativa all’Olp.

Ufficiali della difesa israeliana hanno definito “della massima pericolosità” la situazione che si è creata mercoledì con l’apertura forzata a Rafah della frontiera fra striscia di Gaza e Sinai egiziano. Secondo una fonte miliare israeliana, “il libero passaggio di palestinesi da e per l’Egitto incrementa in modo estremamente significativo le minacce alla sicurezza d’Israele che originano dalla striscia di Gaza”.

Martedì sera, infatti, il tentativo di dimostranti palestinesi di fare breccia alla frontiera hanno avuto successo.

Palestinesi armati hanno fatto esplodere diverse cariche lungo la barriera di cemento che divide la parte palestinese dalla parte egiziana di Rafah, e centinaia di palestinesi hanno iniziato ad attraversare il confine indisturbati. A quel punto le autorità egiziane, che nelle ore precedenti avevano cercato di disperdere i dimostranti palestinesi con la forza, hanno dovuto aprire il valico di confine che è stato poi attraversato nei due sensi da decine di migliaia di persone.

Hamas si è affrettata a dichiarare che l’assedio era stato finalmente spezzato, e che farina e medicinali avevano iniziato ad affluire dall’Egitto nella striscia di Gaza. Tuttavia, secondo fonti della difesa israeliana che seguono questi sviluppi con viva preoccupazione, il valico viene attraversato da ben altro che farina e medicine: “E’ evidente che, ogni volta che gruppi di civili attraversano quella frontiera, passano anche i terroristi con i loro equipaggiamenti, approfittando della situazione per le loro necessità. Ciò costituisce una minaccia che è assai difficile da fronteggiare, ma è chiaro che dovremo fare qualcosa per contrastarla”.

Recentemente Israele aveva vivacemente protestato per un incidente analogo quando centinaia di pellegrini palestinesi di ritorno dall’Arabia Saudita, dopo un braccio di ferro con le autorità egiziane, erano stati fatti entrate nella striscia di Gaza senza controlli. Allora Gerusalemme aveva accusato l’Egitto di non aver mantenuto gli impegni, cosa che ha ulteriormente raffreddato i rapporti fra i due paesi.

(Da: YnetNews, 23.01.08)

Nella foto in alto: Khaled Meshaal a Damasco (alle sue spalle, il simbolo di Hamas con la rivendicazione di tutta la terra, Israele compreso)

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