Ostaggi dei terroristi palestinesi a Sderot e anche a Gaza

Ostaggi dei terroristi palestinesi a Sderot e anche a Gaza

L’articolo su Gaza:

«Sento dall’altra parte gli israeliani quando ci urlano di smetterla, potessi farlo io e potessero loro interrompere i raid». Muhammad Wahadan, 40 anni, abita in una fattoria vicino a Beit Hanun, tra le palme s’intravedono i tetti delle case di Sderot. I militanti di Hamas e della Jihad Islamica vengono a nascondersi tra le sue piante per tirare razzi Qassam: «Non li vogliamo, ci stanno rovinando la vita, li cacciamo ma tornano col buio». L’ultima volta, una decina di giorni fa, la madre Khandra era uscita dalla cucina per allontanare due giovani appostati e pronti al lancio quando un missile israeliano ha colpito la casa uccidendo lei e un nipote di 15 anni. I due invece sono riusciti a fuggire.

Gaza governata dalle forze dell’ordine di Hamas, Gaza con un milione e mezzo di abitanti isolati dal mondo, Gaza mai tanto divisa. Da un lato la generazione Quassam e suoi profeti, irriducibili contro il nemico Israele, dall’altra la famiglia Wahadan e Samira Sarur, 49 anni, insegnante elementare, madre di sei ragazzi che non le obbediscono più, che sognano solo di diventare shahid, martiri.

La guerra di Samira è in prima linea ma disarmata: «Quando mi alzo mi chiedo se c’è la luce, se ci sono state bombe, se i miei figli sono vivi, quanto costerà oggi il pane e se c’è ancora la strada per andare a scuola». I bambini si muovono a piedi, percorsi di tre o quattro chilometri, l’autobus è troppo caro e la macchina di famiglia a secco di benzina.

Muoversi dentro Gaza City è difficile, fuori impossibile. «Il mio primogenito ha avuto un incidente stradale in Malesia, è grave ma non posso raggiungerlo» racconta Yussuf Abdulkarim. La frontiera con Israele oggi è invalicalibe, passano solo malati molto gravi e i Qassam.

Di Francesca Paci fonte La Stampa del 23.01.2008

L’articolo su Sderot:

La piccola Judy se n’è andata una settimana fa. Natan e Amar, partiranno il mese prossimo. Alla scuola elementare Gil, un prefabbricato giallo tra le case popolari di Sderot, i bambini imparano la matematica contando quanti di loro restano tra i banchi: 200 all’inizio dell’anno, ora una cinquantina.

«Quando è arrivato il missile le finestre sono saltate e la porta della mia camera è sparita», racconta Shir sulle ginocchia dello zio Daud, muratore esule dal Marocco dopo la guerra del ‘67. Shir Safi ha 6 anni: giovedì, 56 razzi Qassam in meno di 12 ore, guardava la tv e non ha sentito l’allarme, «il colore rosso». L’esplosione del palazzo vicino l’ha resa quasi sorda: «Ho paura dei rumori, ho paura del silenzio».

Sderot è una città fantasma. I vialetti della zona borghese, dove vive l’ex ministro della Difesa Amir Peretz, sono deserti. Dei 25 mila abitanti di questa fortezza a due chilometri da Gaza sono rimasti i poveri, operai, immigrati magrebini. Chi poteva, è andato via. Chi non può cerca almeno di far partire i bambini. «Sarit va a dormire vestita. Cosa dovremmo fare?», chiede Haim Ben-Hamo. Non vorrebbe, ma d’intesa con la moglie Miri ha deciso di mandare la figlia 14enne in America. Secondo Bataya Katar, presidente della Sderot Parents Association, c’è già una lista di 150 famiglie.

Negli ultimi giorni i razzi sono diminuiti, lunedì 8, 15 ieri, niente rispetto ai 160 del weekend. Una ventina di fedeli, metà dei quali badanti nepalesi, prega con poca convinzione nella sinagoga. «Oggi sono passate dieci persone», chiosa amara Daniel Suissa, titolare dello spaccio Super Dahan, dietro al municipio. «Escono gli uomini, spuntano la lista della spesa essenziale compilata dalla moglie e via». Caramelle, snacks, chewingum, invecchiano nel vaso che ha conosciuto tempi migliori.

Di Francesca Paci fonte La Stampa del 23.01.2008

Il Signore degli Anelli

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Il Consiglio per i Diritti Umani condanna Israele e non Hamas

Edizione 17 del 25-01-2008

Il Consiglio per i Diritti Umani condanna Israele e non Hamas
di Dimitri Buffa

A tempo di record il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite oggi ha già condannato Israele per la crisi umanitaria in Gaza. Senza neppure una menzione del continuo, incessante, lancio di razzi Qassam dalla Striscia verso le città di confine come Sderot e Ashkelon. Il blitz, come al solito, lo hanno compiuto i paesi arabi dentro allo stesso organismo, che hanno presentato una mozione durissima contro Israele che è passata con 30 voti a favore, due contro e 15 astenuti. Gli astenuti sono gli europei che volevano fosse inclusa una clausola di condanna per il lancio dei razzi, ma che nulla hanno potuto contro il blocco dei paesi che fanno affari con gli arabi e che dominano questo organismo. Solo mercoledì, il Consiglio di Sicurezza, aveva insistito per una risposta sulla situazione in Gaza mentre la delegazione israeliana all’Onu era impegnata a fare opera di persuasione al Consiglio per i Diritti Umani perché la mozione in preparazione venisse emendata, includendo anche una nota sul lancio dei Qassam e dei Katyusha da parte dei terroristi di Hamas presenti nella Striscia sulla inerme popolazione civile di Sderot, Ashkelon e altre città di confine. Tutto inutile. Era già stato deciso a tavolino dagli stati arabi che non riconoscono il diritto di Israele a esistere che l’unica mozione che doveva essere licenziata dal consiglio non poteva che essere unilaterale contro Israele e a favore dei “diritti dei palestinesi”. Per la cronaca hanno votato contro Israele questi paesi: Angola, Azerbaijan, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Gibuti, Egitto, India, Indonesia, Giordania, Madagascar, Malesia, Mali, Mauritius, Messico, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Perù, Filippine, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Senegal, Sud Africa, Sri Lanka, Uruguay e Zambia. A favore ha votato solo il Canada e si sono astenuti Bosnia-Erzegovina, Camerun, Francia, Germania, Ghana, Guatemala, Italia, Giappone, Olanda, Corea del Sud, Romania, Slovenia, Svizzera, Ucraina e Gran Bretagna.

Intanto a Davos…

Il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni ha lanciato un appello a imprenditori e leader politici perché disinvestano dall’Iran. “L’Iran costituisce una minaccia enorme e le ambizioni nucleari di Teheran sono un rischio per il mondo. Voi avete un potere enorme e quindi anche una grande responsabilità. Potete disinvestire dall’Iran”. La Francia è già di questa idea. La multinazionale francese Total sta mettendo in dubbio lo sviluppo di impianti per la liquefazione del gas in territorio iraniano.
Il motivo è che i costi si stanno alzando troppo. Ma in molti casi il governo francese ha incoraggiato investimenti molto anti-economici e rischiosi (vedisi la cooperazione nucleare con l’Iraq di Saddam Hussein voluta da Jacques Chirac), mentre questa volta il presidente Nicolas Sarkozy è del parere di non incoraggiare troppo gli scambi con un regime che costituisce una minaccia per il mondo.

Opinione.it

Hezbollah: in rete le foto dei resti dei soldati uccisi

Hezbollah: in rete le foto dei resti dei soldati uccisi

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Adesso orrore e obbrobrio non sono più soltanto fiato e parole, ma scempio e raccapriccio digitale. Da ieri braccia, piedi, teste e altri miseri resti dei caduti israeliani nel Sud del Libano sono in mostra su internet.

Hezbollah rispettando le indicazioni del segretario generale Hasan Nasrallah, deciso a scambiarli con prigionieri e altri cadaveri, ne espone le foto su internet. Una macabra sequela di immagini su un sito, appena inaugurato, tutto in ebraico e dunque dedicato al pubblico israeliano. Un sito di sprezzante propaganda studiato per seminare angoscia e smarrimento tra parenti e connazionali di quei frammenti d’uomo, di quei caduti di guerra trasformati in carne e ossa da baratto. «Queste immagini -spiega la scritta in ebraico sopra le fotografie – sono esempi di quel che abbiamo, le presentiamo a dimostrazione di quanto esposto dal segretario generale Hassan Nasrallah».

Sabato scorso il leader del Partito di Dio, ricomparso in pubblico dopo un anno e mezzo, aveva lanciato il primo raccapricciante messaggio. «Abbiamo – aveva detto – le teste, le mani e anche un cadavere quasi intatto dalla testa all’addome, l’esercito israeliano s’è lasciato dietro i resti di molti soldati». Il sito in ebraico utilizzato da Hezbollah per esibire quei rimasugli di cadaveri, divise ed effetti personali, si rivolge ai genitori dei caduti e accusa Israele di aver «deliberatamente tenuto nascosto il destino dei loro figli». La spietata campagna propagandistica del Partito di Dio punta a dividere l’opinione pubblica israeliana e a mettere in difficoltà il governo di Ehud Olmert in concomitanza con l’imminente pubblicazione del rapporto finale sulla guerra dell’estate del 2006. Il documento preparato dalla cosiddetta commissione Winograd punterà il dito sugli errori e sulle incertezze del governo che determinarono gli insuccessi della guerra ad Hezbollah.

Il governo israeliano ha già detto di non aver alcuna intenzione di trattare con il “macellaio Nasrallah” e domenica alcuni ministri indignati ne hanno proposto l’immediata eliminazione. La posizione è pienamente condivisa dal padre del sergente maggiore Ron Mashiah che, dopo aver visto la medaglietta con il nome del figlio esposta sul sito, ha chiesto al governo di guardarsi bene dal trattare. «La nostra sola speranza è che Nasrallah abbia ciò che gli spetta, leviamoci i guanti e facciamolo fuori».

Il Giornale

Liberali per Israele

Egitto intenzionato a chiudere presto varchi aperti a Rafah

M.O.;EGITTO INTENZIONATO A CHIUDERE PRESTO VARCHI APERTI A RAFAH

Rafah, 27 gen. (Apcom) – L’Egitto ha iniziato a rafforzare il contigente militare presente a Rafah, la piccola città di frontiera con la Striscia di Gaza, dove i palestinesi hanno aperto una breccia sul muro di confine da cinque giorni e stanno transitando nella penisola del Sinai per fare rifornimento di beni di primo consumo, dopo la chiusura dei varchi con Israele imposta dallo stato ebraico dal 17 gennaio. L’obiettivo è quello di impedire il passaggio incontrollato di veicoli provenienti da Gaza e tenere sotto stretto controllo quello dei pedoni, prima di giungere alla chiusura definitiva dei varchi.

“l’Egitto adotterà tutte le misure idonee per controllare non appena possibile la frontiera egiziana con la striscia di Gaza”, ha dichiarato il ministro degli affari esteri, Ahmed Aboul Gheit al termine di un incontro con il premier palestinese Salam Fayyad, il cui governo controlla la Cisgiordania, ma non la striscia di Gaza, in mano ad Hamas dallo scorso giugno. L’esercito egiziano ha predisposto un cordone per controllare il transito di migliaia di palestinesi e ha chiuso i primi varchi aperti lungo il muro di cinta che separa Gaza da Rafah con sacchi di sabbia.

I due dirigenti hanno anche discusso sulla proposta del presidente palestinese Abu Mazen di affidare il controllo della frontiera alle forze dell’Anp. L’attuazione di questa proposta implica tuttavia il via libera quasi impossibile da parte di Hamas. Il movimento islamista ha affermato che respingerebbe ogni accordo che esclude la sua presenza o che prevede lo spiegamento di osservatori internazionali a Rafah.

Tendenzeonline

Sderot: la TRAGEDIA di cui nessuno parla….

E nell’ultimo anno la situazione è addirittura peggiorata….

Beirut: attentato contro l’esercito, ucciso l’uomo che seguiva il caso Hariri

E pensare che c’è ancora qualcuno che si ostina ad affermare che la Siria non c’entra nulla con quanto accade in Libano….

L’ESPLOSIONE in un quartiere cristiano della ZONA EST

Attentato contro l’esercito a Beirut, vittime

Un’autobomba è esplosa al passaggio di una jeep con a bordo un alto ufficiale della polizia, rimasto ucciso

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Il cratere scavato dall’autobomba a Beirut (Reuters)

BEIRUT – Un nuovo attentato con autobomba ha ancora una volta seminato morte e terrore a Beirut, dove un capitano dei servizi segreti libanesi è stato ucciso assieme alla sua guardia del corpo e almeno otto civili nella zona est della capitale libanese, a maggioranza cristiana.

L’attentato prende di mira l’esercito, l’unica istituzione credibile rimasta in un Paese scosso dal vuoto di potere (ascolta l’audio), dove la maggioranza di governo antisiriana e l’opposizione guidata da Hezbollah non riescono ancora a mettersi d’accordo sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dopo che il mandato di Emile Lahoud si è concluso il 24 novembre.

L’ESPLOSIONE – Mancavano pochi minuti alle 10 locali (le 9 in Italia) quando una potente esplosione ha investito in pieno l’auto del capitano Wissam Eid, un ufficiale del dipartimento informazioni delle Isf (la polizia), che diretto al suo ufficio stava attraversando il trafficato incrocio Chevrolet a Furn al-Shebak, uno dei quartieri cristiani di Beirut est.

Con una tecnica ormai sanguinosamente collaudata, e impiegata anche nell’ultimo attentato del 15 gennaio contro un fuoristrada dell’ambasciata Usa (tre morti), un’autobomba parcheggiata a lato del viadotto che sovrasta l’incrocio e imbottita con almeno 25 kg di esplosivo ad alto potenziale è stata fatta detonare a distanza al passaggio dell’auto dell’ufficiale delle Isf. L’esplosione, che ha scavato un cratere di quasi due metri di diametro nella carreggiata stradale, ha investito in pieno l’auto di Eid e danneggiato altri veicoli di passaggio provocando, oltre ai dieci morti, anche 13 feriti, tra cui alcuni impiegati della vicina sede della società di telefonia cellulare Alfa. P

COLPITO UOMO-CHIAVE – Il generale Ashraf Rifi, comandante delle Isf, ha confermato che l’attentato aveva per obiettivo proprio Eid che, ha detto, «era incaricato di seguire dossier delicati relativi alla catena di attentati che ha colpito il Libano negli ultimi due anni». «È il secondo messaggio contro le autorità di sicurezza del Libano: dopo il primo indirizzato all’esercito, oggi colpiscono le Isf», ha aggiunto Rifi, riferendosi all’attentato del 12 dicembre scorso in cui era stato ucciso il generale Francois al-Hajj, comandante delle operazioni dell’esercito. Il ministro degli interni Hassan Sabaa ha dal canto suo definito Eid «uno dei più importanti ufficiali dei servizi di informazione delle forze di sicurezza libanesi» e ha aggiunto che il capitano delle Isf «era stato minacciato più volte». A riprova del legame tra gli attentati che insanguinano il Libano da ormai quasi tre anni il ministro della gioventù Ahmad Fatfat – esponente della maggioranza parlamentare antisiriana – ha affermato che il capitano Eid era stato coinvolto nelle indagini sulla strage del San Valentino 2005, costata la vita all’premier Rafik Hariri e altre 22 persone.

LA SIRIA CONDANNA -La Siria ha condannato l’attentato di stamani a Beirut. Sana. Citate dall’agenzia San, fonti ufficiali di Damasco hanno affermato che «l’attentato colpisce la sicurezza e la stabilità del Libano». La Siria «sarà sempre a fianco della sicurezza e della stabilità del Libano», ha proseguito la fonte, aggiungendo che «chi è dietro queste esplosioni è nemico del Libano»..

Corriere.it