Il buon fabbricante di Qassam

Il buon fabbricante di kassam

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(ANSA) – GAZA, 29 GEN – Vengono costruiti artigianalmente in una soffitta i razzi Qassam lanciati dalla striscia di Gaza verso Israele.Un reporter dell’Ansa ha incontrato, tra mille cautele, Abu Alabed, che li rivende alle varie fazioni della Jihad. I razzi sono sempre piu’ potenti e, dopo aver raggiunto Ashqelon, ora minacciano Tel Aviv. ‘Vorrei sparare solo ai soldati israeliani che occupano la mia terra – afferma Alabed – ma purtroppo non ho i mezzi per selezionare i bersagli’.

Questo reporter dell’ANSA ha intervistato un fabbricante di razzi kassam. Il quale dichiara: ‘Vorrei sparare solo ai soldati israeliani che occupano la mia terra ,ma purtroppo non ho i mezzi per selezionare i bersagli’.

Nessun commento sul sito dell’agenzia stampa. Nessun cenno, dunque, al fatto che i soldati israeliani ai quali i terroristi sparano da Gaza si trovano entro la “linea verde”, il confine pre 1967. La “terra occupata” rivendicata da Alabed dunque, è Israele. E nessun cenno neppure al fatto che prendere sistematicamente di mira una città, Sderot, significa evidentemente voler colpire in modo intenzionale la popolazione civile. Quella di Alabed è solo propaganda ad uso e consumo delle opinioni pubbliche occidentali.
Spetterebbe a un’informazione degna di questo nome smascherarla.

Fonte Informazione corretta del 29.01.2008

Il Signore degli Anelli

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E brava la Iervolino….

Una dichiarazione del sindaco partenopeo sull’occupazione israeliana crea tensioni con la comunità ebraica

Shoah, lervolino litiga con gli ebrei

Il Rabbino di Napoli per protesta diserta la cerimonia della Memoria in Comune

Il consigliere Ucei: «Nessuna solidarietà per i missili da Gaza»

È sceso il gelo tra il rabbino di Napoli, Pierpaolo Pinhas Punturello e il sindaco Rosa Russo Iervolino. E, questa volta, la spazzatura non c’entra proprio. Ieri il Comune di Napoli ha promosso un’inizia- riva in occasione della Giornata della Memoria. Mancava proprio il Rabbino Punturello che in una lettera inviata ad un’agenzia di stampa ha reso noto che la sua assenza era voluta ed era in polemica con le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Rosa Russo Jervolino alcuni mesi fa sulla situazione mediorientale. «Non incontrerò il nostro sindaco poiché sarò all’Università Federico II per la presentazione del volume Ebraismo e Letteratura – c’è scritto nella nota – Ad ogni modo non credo che sarei riuscito a incontrare con serenità la Jervolino dopo che Io scorso ottobre, di fronte a una delegazione di pace israelo-palestinese ospite delle nostre amministrazioni comunali, provinciali e regionali, paragonò la situazione politica mediorientale all’occupazione nazista, confondendo le vittime che vorrebbe commemorare con gli ignobili carnefici. Voglio che i morti riposino in pace: per questo non posso incontrare chi è capace ditali affermazioni e sento invece doveroso celebrare la memoria del dolore e della persecuzione del mio popolo attraverso un libro che ricorda l’apporto ebraico alla letteratura mondiale.

Alla lettera del rabbino Punturello è seguita quella di Fabrizio Gallichi, membro della Comunità ebraica di Napoli e consigliere dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). Anche lui ha disertato l’incontro per «la mancata considerazione degli ebrei di Napoli» da parte del suo sindaco. «il sindaco si ricorda della nostra comunità solo quando occorre celebrare l’apertura dei cancelli della fabbrica della morte scrive Gallichi nella missiva – Non ha invece mai aderito ai nostri inviti». Il consigliere napoletano dell’Ucei ha dichiarato inoltre che a una grande attenzione nei confronti dell’Autorità nazionale palestinese (con l’invio di consiglieri comunali nei Territori) non corrisponde un’altrettanta vicinanza al popoio israeliano. «Abbiamo mai sentito una sola parola di solidarietà verso le vittime dei missili che da Gaza o dal Libano mietevano e mietono vittime e che rinnovano il terrore – si chiede Gallichi – Chi afferma di essere un combattente per la pace ha da praticare la mediazione non l’unilaiteralità partigiana».

Rivolgendosi al presidente della comunità ebralca napoletana Campagnano, Gallichi scrive infine: «Non andrò quiiridi e ti invito a non partecipare al ricordo del tentato nostro genocidio con quanti, tu ne sei stato testimone, fanno inaccettabili paralleli tra la storia di ieri e quella di oggi. Invitiamo invece sindaco, Giunta e Consiglio a festeggiare con noi il Purim, gioiosa ricorrenza. Verranno?»

Il Tempo, 29 Gennaio 2008

Selezione della Rassegna Stampa del 29 Gennaio 2008

Selezione della Rassegna Stampa del 29 Gennaio 2008

Israele nell’Unione Europea? E’ la proposta che Casini, in visita alla Knesset, ha lanciato ieri, ed è stata ripresa da tutti i quotidiani. Casini ha citato le “radici giudaico cristiane” dell’Occidente, e ha ricordato che l’Italia è il Paese in cui gli ebrei vivono da più tempo, auspicando che si risolva presto la questione mediorientale con la nascita di uno Stato palestinese.

Intanto continua la polemica sulla Fiera del Libro di Torino. A fronte di una protesta formale dell’Unione scrittori arabi per la designazione di Israele come ospite dell’anno, Giulio Meotti sul Foglio si scaglia contro i “fucilatori” della sinistra, che hanno pesantemente attaccato Valentino Parlato, icona del Manifesto, per aver ricordato che i comunisti di antica fede, come lui, ammirano Israele, nato come Paese democratico con ideali di sinistra. E ricorda Pierpaolo Pasolino che paragonò l’invasioni da parte degli arabi di Israele nel ’67 all’invasione nazifascista in Italia.

Sul Corriere della Sera Cristina Taglietti intervista Youris Tawfik, scrittore iracheno trapiantato a Torino, che invita gli scrittori arabi al dialogo e sostiene che la protesta è controproducente e finisce per suscitare simpatie verso Israele, proprio l’opposto di quanto gli scrittori arabi desiderano.

Ultimi echi della Giornata della Memoria, che ha monopolizzato la stampa italiana durante tutta la scorsa settimana. Il sindaco Russo Iervolino non avrebbe invitato il rabbino di Napoli Pierpaolo Pinhas Pinturello, a una commemorazione della Shoah (così sostiene Il Tempo, secondo Il Corriere della Sera sarebbe il rabbino ad aver declinato l’invito). La causa dello scontro: la solidarietà del sindaco verso i palestinesi, e la poca simpatia per Israele, che l’avrebbero portata in passato a paragonare la situazione mediorientale all’occupazione nazista.

Interessante su La Voce Repubblicana l’analisi di Emanuele Calò sulla posizione verso Israele di Europa, il quotidiano del Pd. Calò cita l’articolo di Janiki Cingoli del 24 gennaio, in cui si parla del “governo di Tel Aviv”: una gaffe, o la linea politica del giornale è quella di non riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele? Inoltre il direttore Stefano Menichini, che proviene dal Manifesto ha scelto il 22 gennaio pubblicare una eloquente vignetta in cui, per commentare il taglio dell’elettricità a Gaza, si vede un arabo crocefisso ad un palo della luce…

Sempre sul tema delle vignette, Michele Serra nella sua quotidiana “Amaca” su Repubblica, si indigna contro l’ottusità di chi ha protestato per l ‘immagine di Anna Frank con la kefiah, disegnata da un giovane artista: si tratterebbe, sostiene Serra, di “un simbolo positivo di integrazione e unione di due popoli”. Ne siamo proprio sicuri? O non si tratta piuttosto di un altro modo di sostenere l’odiosa tesi che Israele equivale al nazismo?

Liberazione, in una lunga intervista di Daniela Binello a Tareq Alsuwaidan, conduttore di grande successo sulla televisione del Kuwait, ricorda che anche l’Islam moderato ha successo. La sua trasmissione Al Wassata, la via media registra 6 milioni di ascoltatori, con picchi di 20 milioni durante il Ramadan. Predica la moderazione, l’emancipazione femminile, e sostiene che il fanatismo terrorista è una rovina per l’immagine dell’Islam.

Sull’Unità Umberto De Giovanangeli traccia un quadro molto allarmato della situazione in Libano, dopo l’uccisione di nove manifestanti dell’opposizione filosiriana da parte dell’esercito. Intervista Ahmad Fatfat, consigliere di Hariri ed ora esponente del governo di Fuad Sinora, secondo il quale la morte di Wissam Ed, capitano dell’intelligence libanese, che avrebbe gli stessi mandanti dell’assassino di Hariri, corre il rischio di scatenare una nuova guerra civile.

E infine una notizia”leggera”. Israele chiede scusa ai Beatles per aver cancellato nel 1965 un loro concerto, giudicando i cantanti inglesi corruttori dei giovani, e invita Paul e Ringo, i due superstiti, a esibirsi in maggio a Tel Aviv. Secondo Alessandra Coppola del Corriere della Sera, le scuse ufficiali del governo farebbero parte di un progetto volto a migliorare l’immagine di Israele nel mondo. Ma invitare i Beatles aiuta a migliorare l’immagine di Israele? Panem et circenses, verrebbe voglia di commentare…

Viviana Kasam

Ucei.it