Selezione della Rassegna Stampa del 30 Gennaio 2008

RASSEGNA STAMPA – mercoledì 30 Gennaio 2008

Buona parte degli articoli oggi sono ancora dedicati alla commemorazione della Shoah e alle polemiche sulla Fiera del libro di Torino: polemiche interessanti soprattutto perché rivelano quanto è profondo e tormentato, all’interno della sinistra, il pregiudizio aprioristico anti-israeliano. Così, mentre in un lungo intervento sull’Unità Fulvio Abbate, difende Israele e la sua presenza alla Fiera del Libro, Il Manifesto pubblica la lettera con cui Ibrahim Nasrallah, poeta palestinese (omonimo del macellaio che rivendica la proprietà di pezzi di corpi di soldati israeliani?) rifiuta di partecipare alla Fiera insieme agli “assassini” israeliani, e ospita una “proposta politica” di Ester Fano, docente della Sapienza (e si suppone ebrea almeno di origine) che vorrebbe invitare solo gli scrittori israeliani pacifisti e critici verso Israele, uscendo dalla logica della Fiera di invitare Stati, e sostituendola con proposte tematiche. Potrebbe non essere una cattiva idea che la Fiera proponesse annualmente un tema piuttosto che un Paese, ma è difficile condividere la posizione che solo gli scrittori giudicati “buoni” dalla Fano possano intervenire. Ma il Manifesto ha due anime, e Daniele Giglioli, come già aveva fatto Valentino Parlato, difende invece l’invito a Israele.

Il Sole 24 Ore dedica oggi un’intera pagina alla Comunità ebraica di Roma, analizzandone i cambiamenti, intervistando il rabbino Di Segni, e segnalando la prossima nascita di una nuova sinagoga a Monteverde e di una università ebraica, la Touro, che già esiste in altri Paesi.

Sul Corriere della Sera, da non perdere l’articolo di Magdi Allam sulla grande Moschea dio Roma, quella da cui, la settimana scorsa, è venuto “il gran rifiuto” della visita alla Sinagoga. Allam rivela come la Moschea sia assolutamente dipendente dai Paesi Arabi, per i finanziamenti, le linee politiche, le scelte; e come il suo Consiglio sia composto esclusivamente da ambasciatori dei Paesi musulmani, tra cui Indonesia e Pakistan. E’ un giusto modo, si chiede Allam di rappresentare i musulmani italiani e di creare una identità nazionale a questa comunità che diventa sempre più numerosa?

Sempre il Corriere della Sera ospita una notizia curiosa. Quella dell’attacco di Seamus Farrow, unico figlio biologico di Woody Allen, contro il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, reo di essere “un cancro antisemita”. Su 13 condanne per reati contro i diritti umani nei 17 mesi della sua esistenza, il Consiglio ne ha emesse 12 contro Israele. La corrispondente Alessandra Farkas sottolinea come, a differenza del padre, che si definisce un ebreo antisemita, Seamus, considerato un genio, sia invece impegnato nel difendere l’immagine di Israele.

La fatwa non esiste solo nei paesi islamici. Stefano Ciavatta, su Il Riformista, racconta della probabile condanna dello storico americano di origine polacca Ian Tomasz Gross, reo di avere scritto un libro suil’antisemitismo in Polonia dopo Auschwitz. In Polonia, rischia tre anni di galera chi sostiene che il Paese o i suoi cittadini sono responsabili o hanno collaborato coni crimini nazisti e comunisti. Negazionismo puro, questa volta di Stato: la legge 132 è stata approvata dal governo Kacynski nel 2006.

Il Sole 24 Ore dedica una lunga intervista a quello che potrebbe esere definito il Berlusconi israeliano: Arkadi Gaydamk, di origine russa, miliardario fatto-da-sé, proprietario di squadre di calcio, appassionato di sondaggi, che nel 2007 ha fondato il partito “Giustizia sociale”. Roberto Buongiorni ne traccia un ritratto interessante: Gaymadak non sarebbe interessato a diventare premier, se il governo dovesse cadere, ma sarebbe interessato a diventare sindaco di Gerusalemme, con l’idea di renderla una città aperta e di migliorare le condizioni di vita della popolazione araba.

Le Monde pubblica con molto rilievo l’appassionata richiesta di Marie Rajablat, responsabile per Médecins de France dei programmi nei territori palestinesi, in cui sollecita l’unione Europea a intervenire con fermezza a Gaza, illustrando la disastrosa situazione della popolazione. Rajablat ha ben presente che le responsabilità sono anche di Hamas, e invita i governi europei a richiedere la cessazione del lanci dei missili contro Sderot e la riapertura dei valichi con Israele.

E per finire due piccole notizie curiose. L’attore Mario Malinverno ha ritirato il diritto di utilizzare al sua immagine nel film “Hotel Meina” di Lizzani, spiega la Stampa, dopo aver verificato le gravi discrepanze con la realtà storica. Complimenti. Non è frequente che un attore si rifiuti ai falsi storici. E a Roma è nato l’osservatorio delle Donne di Fede per volontà del Comune, racconta La Repubblica nelle pagine della cronaca locale. Un luogo in cui donne di ogni religione possano incontrasi e discutere. La pace e il dialogo verranno dall’altra metà del cielo? C’è da augurarselo.

Viviana Kasam

Ucei.it

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