Ramadan: boicottiamo Torino

La Fiera del Libro di Torino: Appello dell’ideologo dell’islamismo. Chiamparino: opportuno il richiamo di Grande Stevens

Ramadan: boicottiamo Torino

Ma Regione e Comune ribadiscono: avanti con Israele, non si torna indietro

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di VERA SCIAVAZZI

Nessuna marcia indietro, nessun «aggiustamento» in corsa nei programmi della Xxi Fiera del Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite, tutti potranno parlare, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già prevista, ma non ha nulla a che fare con la scelta dell’invitato d’onore, ruolo che in passato è già toccato, tra gli altri, a Lituania, Brasile, Portogallo, Francia, Canada. I vertici della manifestazione torinese — che quest’anno si terrà dall’8 al 12 maggio e avrà come tema la bellezza — rispondono così al richiamo arrivato con estrema nettezza da Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, che sostiene la Fiera con un contributo di oltre 500 mila euro.

Ma le polemiche non si placano, anzi sembrano estendersi: ieri il controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan ha lanciato un appello per boicottare sia la Fiera del Libro di Parigi (15-19 marzo), sia quella di Torino. «Dovrebbero farlo — ha affermato — tutti coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perché non si può approvare nulla che provenga da Israele. Stiamo assistendo alla distruzione di Gaza a causa dell’assedio israeliano, siamo obbligati a uscire dal nostro silenzio. E proprio il silenzio che produce violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale».

Le parole di Grande Stevens sembrano aver dato un contributo decisivo alla «linea della fermezza», e pare difficile che il monco politico che sostiene la manifestazione possa tornare indietro. Il primo a ribadire che Israele non ha bisogno di «accompagnatori» per poter raccontare la propria cultura è stato il sindaco Sergio Chiamparino, che già nei giorni scorsi aveva fatto sentire la sua voce: «La sinistra sostiene ormai da tempo la linea dei “due popoli in due Stati”. Se si afferma che il popolo israeliano non ha diritto di parola se nen è affiancato da altri, si nega questa linea… Si tratta di una deriva integralista che purtroppo sta invadendo l’Europa e contagiando molti, proprio a sinistra. In questo senso, condivido fin dall’inizio il richiamo di Grande Stevens, che risulta ora quanto mai opportuno».

Al sindaco fa eco lo storico e assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva (la Regione, con circa 800 mila euro, è l’ente pubblico che dà il maggior contributo alla Fiera), che però aggiunge: «Abbiamo comunicato male, consentendo che chi voleva farlo potesse polemizzare sulla coincidenza tra presenza di Israele a Torino e sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, quasi che la dizione “ospite d’onore” implicasse una celebrazione della politica israeliana e non della cultura di un Paese e di un popoio che hanno molto da dire in questo campo e che perciò sono presenti nelle manifestazioni di molta parte del mondo. Indietro non si torna, occorre semmai un’offensiva diplomatico-culturale” che sappia indurre i più aperti tra gli intellettuali del mondo arabo e palestinese a desistere dal boicottaggio».

La conferma delle scelte già compiute arriva anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. D’altra parte, si apprende da fonti della stessa Compagnia di San Paolo, la Fiera ha presentato, come ogni anno, una richiesta di contributi basata su un pro- getto che prevede Israele come Paese ospite: il comitato della fondazione si pronuncerà in merito in una delle tre sedute utili prima di maggio, ma se qualcosa cambiasse il mutamento andrebbe comunicato allo sponsor, che dovrebbe prenderne atto e valutare nel merito ogni novità. «Quella contro Israele a Torino è forse la più feroce serie di attacchi degil ultimi tempi», ha detto ieri Federico Motta, presidente dell’Aie, l’Associazione italiana editori.

Ma le diplomazie invocate da Oliva paiono già al lavoro: lunedì, a Torino, potrebbe arrivare Elazar Cohen, ministro plenipotenziario israeliano all’ambasciata di Roma, per sciogliere gli ultimi nodi insieme al vertici della kermesse libraria. Oltre al grandi nomi della letteratura israeliana, molti ospiti verranno scelti nella generazione più giovane: scrittori che non solo non hanno vissuto la Shoah, ma non hanno neppure partecipato — se non attraverso i racconti degli anziani — all’epica della fondazione dello Stato. Sono loro, oggi, a produrre spesso i testi più affascinanti e a poter forse costruire nuovi ponti con altre culture.

Corriere della Sera, 2 Febbraio 2008

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4 Risposte to “Ramadan: boicottiamo Torino”

  1. Bennauro Says:

    Ho appena ora finito di scrivere un lungo articolo in Inglese sul nipotino di Hassan al-Banna (ne avevo scritto un altro due giorni fa in Italiano, ma concludevo in maniera troppo volgare la mia valutazione su costui…).
    Se la Homeland Security Department nel 2004 lo ha tenuto fuori dagli USA dovra’ pur esserci un buon motivo!
    Vi prego di non perdere mai di vista l’opera piu’ brillante che sia stata scritta sul salafista in questione: “Who is afraid of Tariq Ramadan?” di Berman (ho messo il link nel mio post). E’ un’opera d’arte che non potra’ essere eguagliata! Di mio aggiungo che la cosa che piu’ odio al mondo (ma sul serio) e’ la Taqqya!!! E guarda caso Ramadan e’ un MAESTRO di Taqqya! Vi ho detto tutto!

  2. bonasavoir Says:

    COMUNICATO STAMPA

    ______________________________________

    Israele invitato d’onore della fiera del Libro di Torino (8 – 12 maggio 2008) e del Salon du Livre di Parigi (14 – 18 marzo)
    ______________________________________

    lundi 4 février 2008, par Tariq Ramadan

    A proposito dell’appello al boicottaggio

    E’ sempre molto difficile elaborare una posizione critica su una questione relativa ad Israele, senza vedere i propri discorsi mal interpretati, deformati e spesso traditi. Un’accesa polemica è scoppiata oggi in Italia a proposito della Fiera del Libro di Torino (si sente di tutto e di più) ed ecco che Pierre Assouline dà un resoconto dei fatti nel suo blog (monde.fr) in modo tendenzioso, deformando scientemente, assolutamente e semplicemente i termini del dibattito.

    Ricordiamo i fatti. La Fiera del libro di Torino aveva in prima battuta designato l’Egitto come invitato d’onore, poi si è cambiata opinione e scelto di celebrare Israele, poiché quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della creazione di questo Stato. Da ciò è nato un movimento, avviato da partiti politici, personalità e associazioni che militano per i diritti dei palestinesi, che chiede di cambiare l’invitato d’onore della Fiera, poiché, ai loro occhi, è indecente celebrare uno Stato – facendone un « invitato d’onore » – quando il suo governo non rispetta minimamente i diritti umani e umilia quotidianamente il popolo palestinese. Davanti al rifiuto dei responsabili della Fiera di Torino, il movimento ha invitato gli scrittori e il pubblico a boicottarla. Intervistato da una primaria agenzia di stampa italiana su questo « appello al boicottaggio », ho chiaramente sostenuto che non era normale, né umanamente accettabile, celebrare Israele dal momento che siamo a conoscenza della politica che conduce questo Stato e il suo governo nei territori occupati e devastati.

    Si è trattato, quindi chiaramente, della questione di criticare la scelta dell’ « Invitato d’onore » e non di impedire agli autori israeliani di esprimersi o anche di dibattere con loro ! La propaganda menzognera si è allora messa in marcia : si tratta di una iniziativa antisemita ! Un rifiuto della libertà di espressione ! O ancora, come scritto da Pierre Assouline, « un boicottaggio degli scrittori israeliani » attribuendomi poi una citazione totalmente inventata. Avrei secondo lui « risposto a La Repubblica :”E’ chiaro che non possiamo approvare nulla di ciò che viene da Israele” » Prima di tutto io non ho mai parlato a qualcuno del quotidiano La Repubblica e non ho mai pronunciato discorsi di tale fatta !!! Ho, invece, detto e ripetuto che tutte le donne e gli uomini di coscienza – e ciò non riguarda solo Palestinesi o Arabi – dovevano, secondo me, boicottare la Fiera (come il Salone di Parigi d’altra parte) di cui l’invitato d’onore è un Paese che non rispetta il diritto e la dignità dei popoli. Ho precisato che il nostro rifiuto di associarci al silenzio complice della scena internazionale era il solo, vero modo di fare cessare la violenza nel Medio-Oriente !

    Non è strano, forse, vedere i difensori ciechi della politica israeliana deformare i discorsi, mentire e affermare che una tale posizione è assimilabile all’antisemitismo o al diniego del diritto di parola degli autori israeliani !? Ma chi ha mai parlato di quello ! Rifiutare di « celebrare » Israele e la sua politica di oppressione non ha niente a che vedere con l’antisemitismo o il diniego della libertà di espressione. Dovremmo ascoltare la voce del poeta israeliano Aaron Shabtaï che ha dichiarato di voler boicottare a titolo personale « sia la Fiera del Libro di Torino, che il Salon du Livre di Parigi, non unendosi alla delegazione del suo Paese ». Egli precisa : ”Non penso che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo quotidianamente crimini contro i civili, meriti di essere invitato a un qualunque evento culturale. Questo è anti-culturale ; è un atto barbaro cinicamente camuffato da cultura. Ciò manifesta un sostegno a Israele, e forse anche alla Francia, che appoggia l’occupazione. Ed io non intendo parteciparvi.”

    Si dirà certo che Aaron Shabtaï è affetto dall’ odio per se stesso e questo fa sì che si unisca al partito degli « antisemiti » della terra… Conosciamo già il ritornello. Invece, forse si tratta di semplice buon senso… il silenzio della comunità internazionale davanti al modo di trattare i Palestinesi è già sufficientemente vergognoso, perché non si debba aggiungere l’offesa all’indegnità. Una coscienza umana con un minimo di valori, di principi e di dignità, non può associarsi a questo tributo d’onore ad uno Stato le cui prassi politiche e militari sono un insulto alle nostre coscienze e al nostro onore.

    http://www.tariqramadan.com/article.php3?id_article=1351

  3. Focus on Israel Says:

    Cito testualmente: “….Ho, invece, detto e ripetuto che tutte le donne e gli uomini di coscienza – e ciò non riguarda solo Palestinesi o Arabi – dovevano, secondo me, boicottare la Fiera (come il Salone di Parigi d’altra parte) di cui l’invitato d’onore è un Paese che non rispetta il diritto e la dignità dei popoli…..”….il signor Ramadan è molto bravo a mischiare le carte e a far intendere di essere stato frainteso…..

    Detto questo ci sono alcune questioni da rimarcare:

    1) Lo Stato di Israele non attua alcuna “politica di oppressione“, ma si difende dagli attacchi dei terroristi palestinesi finanziati dai propri fratelli arabi che preferiscono mantenere tensione nella regione affinchè i propri popoli non si rendano conto dei regimi dittatoriali in cui sono costretti a vivere

    2)Lo Stato di Israele non commette “crimini contro civili“,ed affermare questo vuol dire essere poco informati o essere in malafede

    3)I Territori Amministrati da Hamas sono sì “devastati“, ma non per colpa degli israeliani che da Gaza si sono ritirati da tempo

    4)Le motivazioni che sono alla base di questo boicottaggio sono chiaramente antisemite, e non c’è bisogno di alcuna “campagna menzognera” per affermare una cosa del genere…basta leggere quello che viene scritto e detto per giustificare questo INDEGNO boicottaggio

  4. Focus on Israel Says:

    …Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico, lascia che la verita’ risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e’ la verita’ di Dio… Tutti gli uomini di buona volonta’ esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e’ il sionismo, niente di piu’, niente di meno… E che cos’e’ l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e’ antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.

    MARTIN LUTHER KING, ‘Letter to an Anti-Zionist Friend’, Saturday Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King jr., New York 1971, pp.234-235.


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