Haniyeh: Gaza deve tagliare legami economici con Israele

M.O./ HANIYEH: GAZA DEVE TAGLIARE LEGAMI ECONOMICI CON ISRAELE

Carburante ed elettricità devono arrivare dall’Egitto

Gaza, 2 feb. (Ap) – Hamas vorrebbe vedere l’economia di Gaza tagliare i ponti con Israele e ricevere invece carburante ed elettricità dall’Egitto. Lo ha dichiarato il responsabile del governo del movimento integralista islamico nella Striscia di Gaza, Ismail Haniyeh.

Le frasi del primo ministro giungono nel pieno degli sforzi di Hamas per persuadere il Cairo a mantenere aperta la frontiera tra Gaza e l’Egitto, dove i militanti hanno aperto un varco dallo scorso 23 gennaio.

“Abbiamo detto dai giorni della nostra campagna elettorale che vogliamo indirizzarci verso il disimpegno economico dall’occupazione israeliana”, ha detto Haniyeh al quotidiano filo-Hamas ‘Palestine’, “L’Egitto ha una capacità migliore di soddisfare le esigenze di Gaza”.

Hamas: chiusura frontiera tra Gaza e Egitto sarà temporanea

M.O./ HAMAS: CHIUSURA FRONTIERA TRA GAZA E EGITTO SARA’ TEMPORANEA

Lo ha detto Mahmoud Zahar in una intervista all’Aptn

Rafah (Striscia di Gaza), 2 feb. (Ap) – La chiusura della frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto sarà temporanea. Lo ha riferito uno dei principali leader di Hamas, Mahmoud Zahar, in una intervista all’Associated Press Television News. Le autorità egiziane, che hanno annunciato per domani la chiusura del confine, lo riapriranno al termine dei colloqui con l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Javier Solana, ha precisato Zahar.

“Domani (gli egiziani) avvieranno un dialogo con il popolo europeo per porre fine alle nostre sanzioni e per consentire la apertura dei valichi senza precondizioni”, ha detto Zahar. Solana è arrivato nel tardo pomeriggio in Egitto, con lo scopo di favorire la risoluzione della delicata situazione al confine.

Zahar ha detto anche alla tv araba al Jazeera che Hamas non impedirà la chiusura della frontiera. In cambio l’Egitto ha accettato di permettere a migliaia di palestinesi attualmente bloccati nel Paese di viaggiare in Paesi terzi.

Rafah: Egitto e Hamas chiudono frontiera

M. O.: EGITTO E HAMAS CHIUDONO FRONTIERA

(AGI) – Rafah (Striscia di Gaza), 3 feb. – Egitto e Hamas hanno chiuso la frontiera attraverso la quale, dal 23 gennaio scorso, erano entrate in territorio egiziano centinaia di palestinesi esasperati dall’embargo israeliano. “A nessun palestinese e’ permesso di entrare in Egitto”, hanno riferito fonti della sicurezza. E’ rimasto aperto un solo ingresso, per permettere a palestinesi ed egiziani di rientrare nei rispettivi territori.

Il ritorno dei palestinesi non si e’ svolto serenamente. I miliziani di Hamas hanno usato i manganelli per spingere la folla verso la Striscia e, quando la situazione sembrava sfuggire di mano, sono stati sparati in aria di versi colpi di arma da fuoco.

Al Qaida rivendica l’attentato in Mauritania

Al Qaida firma blitz in Mauritania

Due giorni fa un attacco armato all’ambasciata israeliana

(ANSA) – ALGERI, 3 FEB – Al Qaida ha rivendicato l’attacco compiuto da un commando il primo febbraio contro l’ambasciata di Israele in Mauritania.Lo ha riferito al Jazira, precisando che l’organizzazione terrorista invita ‘i paesi arabi a rompere le relazioni con Israele per Gaza e la popolazione palestinese’. Un gruppo di uomini armati con armi automatiche aveva aperto il fuoco due giorni fa contro l’ambasciata di Israele a Nouakchott. L’attacco era stato respinto ma tre persone erano rimaste ferite.

03 Feb 11:15

Cisgiordania: Anp arresta uomini di Hamas

Le forze di sicurezza dell’Anp proseguono la campagna di arresti dei sostenitori di Hamas: 8 arresti.

31-01-2008 Cisgiordania

Cisgiordania – Infopal

Non si è fermata, in queste settimane, la campagna di arresti di membri e simpatizzanti di Hamas, portata avanti dalle forze dell’Autorità Nazionale palestinese di Mahmoud Abbas.

A decine sono stati sequestrati e imprigionati.

Il 29 gennaio, sono stati arrestati 8 cittadini in diverse province della Cisgiordania.

Provincia di Tulkarem

le forze di sicurezza hanno arrestato Mustafa Omar Bder e Ayman Shahrur, e due studenti dell’università an-Najah: Fadi Umair e Rafat Shahrur, tutti della cittadina di Belaa.

Provincia di Jenin

dopo averne invaso l’abitazione, le forze di sicurezza hanno arrestato Imad Abu al-Heja, figlio del dirigente di Hamas Jamal Abu al-Heja, condannato nelle prigione israeliane a nove ergastoli, e hanno anche arrestato Shaikh Abdellilah Abu Muhsen Draghma, direttore delle moschee del nord della Cisgiordania, figlio di un dirigente di Fatah ucciso in Libano.

Provincia di Qalqilyah

le forze di sicurezza hanno arrestato per la quarta volta Shaikh Abdelnaser Ghanem, imam della moschea Imatin.

Provincia di Nablus

le forze di sicurezza hanno arrestato Samer Hawash del quartiere al-Ma’ajin dopo averlo invitato a presentarsi nella loro sede.

Hanno, inoltre, nuovamente arrestato Rasem Khattab, ex esiliato a Gaza.

Basta colpevolizzare Israele!!!

Basta colpevolizzare Israele!!!

Nessuno stato può obiettivamente definirsi uno stato perfetto (e ci mancherebbe visto che lo stato è fatto da uomini notoriamente imperfetti): e infatti in tutti gli stati si trovano più o meno accentuati dei problemi derivanti da cause storiche, economiche, sociali, religiose e di cultura.

Ci sono stati democratici, ci sono stati dittatoriali, ci sono stati gestiti come proprietà privata da spietati dittatori, ci sono stati basati su un fondamentalismo religioso anacronistico, e stati che eleggono “liberamente” i propri UNICI rappresentanti.

Ognuno di questi stati agisce secondo proprie regole, che possono essere più o meno accettabili dal consesso delle nazioni, consapevole però del fatto che azioni palesemente ingiuste vadano sanzionate.

Orbene, questa consapevolezza è propria solo dello Stato Ebraico e Democratico di Israele, l’unico stato al mondo che ha subito il più alto numero di risoluzioni contro da parte dell’ONU, l’organizzazione delle nazioni arabe unite che non perdono occasione di scagliarsi contro uno stato che tenta di difendere i propri cittadini dagli attacchi terroristici di spietati nemici pronti a “cancellarli dalle carte geografiche”.

Ma possibile che al mondo sia solo lo Stato di Israele a “meritare” tutta questa attenzione? Non ci sono stati nei quali quotidianamente vengono calpestati i diritti civili più elementari dei propri cittadini, nei quali vengono eseguite orribili esecuzioni sommarie di donne incinte tramite impiccagione e nei quali chi appartiene ad una religione può essere discriminato?

Eppure la durezza dei giudizi del mondo si concentra sempre ed esclusivamente sullo Stato di Israele e mai nei confronti di Sudan, Cuba, Iran, Corea del Nord, Cina (tanto per citarne alcuni): come mai? Dipende forse dal fatto che Israele E’ lo Stato Ebraico (unico nel suo genere quindi) nato per dare un rifugio al popolo Ebraico?

Sono millenni che agli ebrei viene impedito di fare ciò che qualsiasi altra persona appartenente a qualsiasi altra religione può fare senza timori!

Israele è l’unico stato al mondo che deve “porgere l’altra guancia” se attaccato, che deve permettere che suoi cittadini vengano rapiti sul proprio territorio per essere utilizzati come merce di scambio anche da morti (ripenso alle oltraggiose e ignobili parole di nasrallah di pochi giorni fa a proposito di improbabili resti umani di soldati delle IDF “in possesso” di hezbollah); che non deve rispondere ai lanci di missili sulle proprie città da parte dei suoi nemici per non “punire collettivamente” tutta la popolazione di Gaza: ma non è tutta la popolazione di Gaza che vuole la distruzione di Israele?
Non sono tutti gli abitanti di Gaza che fanno da scudi umani ai terroristi che sparano e uccidono tra la folla di bambini?

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I soldati delle IDF sono gli unici soldati al mondo che hanno un rigidissimo codice di comportamento da rispettare in guerra e moltissime volte piloti di aerei e di elicotteri hanno interrotto azioni contro pericolosi nemici individuati per evitare perdite tra “civili”.

Inevitabilmente le perdite civili ci sono e ci saranno sempre finchè ci saranno guerre, ma se tali perdite sono da imputare agli arabi o agli africani o ai cinesi nessuno è mai pronto a organizzare marce di protesta, nessuno si straccia le vesti in difesa degli oppressi; se invece si tratta di ebrei, allora le cose cambiano: per la sinistra (ormai morta da tempo ma nessuno ha il coraggio di dirglielo!) gli ebrei andavano bene fino a quando rivestivano il ruolo di vittime sacrificali del nazismo (un tempo nemico oggi …con singolari identità di vedute in merito) che non si difendevano, ma da quando hanno imparato a difendersi sono diventati il bersaglio preferito delle ingiurie e delle bugie di un mondo occidentale oramai allo sbando, che rinnega i suoi valori e la sua cultura in nome di una multiculturalità senza senso!

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VIVA ISRAELE

Liberali per Israele

Stavolta sfidiamo il boicottaggio

Stavolta sfidiamo il boicottaggio

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No,stavolta bisogna fare barriera. Stavolta non è possibile non avvertire il divario morale tra le immagini ancora fresche del raccoglimento per la Giornata della memoria e l’intimazione al silenzio minacciata contro gli scrittori ebrei. Stavolta bisogna chiedere ad Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman di vincere la loro ritrosia e di sfidare il boicottaggio anti-israeliano alla Fiera del libro di Torino. E alle autorità italiane, ovviamente, di tutelare il loro diritto di parola.

Si comprende lo spirito che ha indotto Giorgio Israel sul Foglio a consigliare a Israele il boicottaggio dei boicottatori, un gesto ascetico e pedagogico di rinuncia che, ricalcando la scelta di Benedetto XVI di non recarsi alla Sapienza, rendesse ancora più evidente il volto intollerante degli imbavagliatori di professione. Stavolta è diverso. Chi protesta perché a Torino saranno presenti gli scrittori israeliani non contesta soltanto il diritto di esprimere un’opinione: contesta loro il semplice fatto di esistere. Considerando Israele come il frutto di una brutale usurpazione, ogni israeliano meriterebbe perciò di essere trattato come un usurpatore. Cancellato. Indegno di esistere. E dunque bruceranno senza pudore, come al solito, le bandiere con la stella di Davide. Accetteranno nelle loro schiere, come al solito, chi si traveste da terrorista, con la cintura esplosiva ben esposta attorno al corpo come quella usata dagli jiahdisti per deflagrare nelle strade di Tel Aviv e Gerusalemme allo scopo di uccidere quanti più «sionisti» (bambini compresi) è possibile.

Qualche anno fa un corteo che si diceva solidale con gli oppressi e i perseguitati del mondo circondò con bastoni e urla raccapriccianti il Ghetto ebraico di Roma, quello dei rastrellamenti del 16 ottobre 1943, destinazione Auschwitz. Non ci fu un grande sdegno, come se quell’episodio rappresentasse qualcosa di sgradevole certo, ma normale. Come è normale bollare i figli di Israele come i «nuovi nazisti» e suggerire spaventose somiglianze iconiche tra la croce uncinata e la stella di Davide. Ecco, non può più essere normale che la semplice presenza degli ebrei di Israele a Torino sia considerata addirittura come un’offesa. Non può più essere normale che una minoranza fanatica disponga del diritto dei torinesi di ascoltare ciò che hanno da dire gli scrittori israeliani.

Non può essere normale che vinca con il suo appello al boicottaggio Tariq Ramadan, ideologo dell’islamismo fondamentalista, un volgare antisemita che dopo l’11 settembre accusò gli intellettuali francesi di essere alla mercé di una «cricca» di ebrei e ciò nonostante viene calorosamente accolto come una creatura esotica nei salotti dell’intellighenzia italiana. Non è normale che il direttore della Fiera del libro torinese Ernesto Ferrero sia costretto a giustificare un atto coraggioso ma che dovrebbe essere, questo sì, considerato persino ovvio: invitare chi scrive libri a una festa del libro. Non è normale che Valentino Parlato sulle colonne del manifesto venga lasciato solo e insultato perché ha criticato la scelta dissennata di boicottare gli ebrei. Non è normale che uno scrittore come Tahar Ben Jelloun, schierandosi su Repubblica contro il boicottaggio di Torino, inviti a dissociare le responsabilità degli scrittori israeliani da quelle del governo di Israele: loro cui viene concessa la patente d’innocenza, quest’ultimo colpevole per definizione. Colpevole comunque, colpevole di esistere, colpevole di esser nato sessant’anni fa sulla base di una spartizione tracciata dall’Onu per dare una vita a uno Stato nelle cui librerie sono liberamente esposte le opere di Edward Said, l’intellettuale palestinese e anti- israeliano il cui nome è ancora oggi tassativamente proibito a Gaza, dove spadroneggiano gli squadroni di Hamas. Non è normale che si accrediti come paladino della lotta all’oppressione chi non spende una parola per protestare contro gli Stati in cui si fa scempio quotidiano di diritti umani fondamentali. E non è normale che esponenti piemontesi del Pdci e di Rifondazione aderiscano impunemente a questa campagna di intolleranza estranea, ne siamo certi, alla sensibilità di Fausto Bertinotti.

Per questo è un buon segnale che gli organizzatori della Fiera tengano duro, che gli sponsor privati, come ha sostenuto Franzo Grande Stevens, non possano assistere muti a una simile campagna censoria, che le istituzioni di Torino e del Piemonte dicano che non intendono cambiare la loro linea. Per questo il bel gesto della rinuncia stavolta non funzionerebbe. Non servirebbe a rompere l’incantesimo di assuefazione che ha favorito il diffondersi della prepotenza intollerante. Stavolta a Torino gli scrittori, gli israeliani, gli ebrei devono poter parlare.

Pier Luigi Battista
corriere.it