In Rete la «black list» dei docenti ebrei

Messi all’indice 162 insegnanti della Sapienza e di altre università italiane

In Rete la «black list» dei docenti ebrei

Sconcerto nella comunità ebraica, che ha presentato una denuncia alla polizia postale. Il sito è stato oscurato

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Uno scorcio del blog su cui è comparsa la «black list» dei docenti ebrei

ROMA – Si presentava come un classico blog di una delle molte piattaforme gratuite presenti sulla rete. Il suo autore si identificava semplicemente come «Re», utilizzando come slogan di apertura del sito una tripla V, acronimo delle parole via, verità e vita, e una grande immagine dei Magi che seguono la stella cometa. E tra i contenuti in evidenza aveva messo una serie di link dedicati al revisionismo, a Mussolini e all’antisionismo. Ma a portarlo all’attenzione del grande pubblico è stata la pubblicazione di un elenco di 162 nomi di insegnanti ebrei, accusati di «fare lobby» e «baronaggio sionista». Ora però è sparito dalla rete: le proteste della comunità ebraica e la denuncia alla polizia postale hanno infatti portato all’oscuramento del sito chee dalle 13,25 di venerdì 8 febbraio non è più accessibile.

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Un particolare della barra dei link del sito oscurato

LA BLACK LIST – Il post contenente la «black list» dei professori ebrei o comunque considerati vicini al mondo ebraico (l’elenco, come rivela l’autore, è stato ricavato dalle firme a margine di una petizione contro un boicottaggio attuato in Gran Bretagna nei confronti di docenti ebrei) aveva però fatto la sua comparsa già il 16 gennaio. E per tutto questo tempo è rimasto accessibile a chiunque. E’ stata la comunità ebraica romana a sollevare il caso, presentando una denuncia formale alla polizia postale e lanciando un appello al ministero dell’Università e agli atenei a costituirsi parte civile «per bloccare un cancro che può espandersi e colpire chiunque».

SAPIENZA NEL MIRINO – La maggior parte dei docenti, come spiegava lo stesso fantomatico Re, «appartiene all’Università La Sapienza di Roma, ha un cognome ebraico e sostiene pubblicamente e politicamente Israele». Ma nella lista si trovano insegnanti che esercitano la propria opera in diversi atenei italiani e perfino stranieri. Tra i primi a prendere posizione contro la pubblicazione della lista il rettore dell’ateneo romano, Renato Guarini, che ha parlato di «gravissima iniziativa» e di «inaccettabile atto di intolleranza». «L’antisemitismo e comunque ogni discriminazione razziale e culturale – ha detto il rettore – è completamente in antitesi rispetto ai valori e alla missione della Sapienza Università di Roma».

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Riccardo Pacifici (Lapresse)

«LE ISTITUZIONI RISPONDANO» – «La reazione non può rimanere limitata ai diretti interessati come singoli e come comunità – ha commentato Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica – ma deve riguardare tutta la società. Una volta che si saprà chi sono gli estensori del blog, ci deve essere una risposta generale delle istituzioni, va messo un punto fermo». Pacifici ha espresso la riprovazione della comunità perchè la «black list» è espressione di «un meccanismo reiterato» che si unisce a tentativi di boicottare la collaborazione tra università italiane ed israeliane, tutti aspetti che invitano «ad essere vigili e non abbassare mai la guardia» (■ L’audiointervista: «Non ci nasconderemo»).

«ANCHE IO IN QUELLA LISTA» – «Siamo in presenza di un evento inquietante: chi si è reso autore di questa iniziativa delirante ha commesso un reato e va punito – ha detto Anna Foa, docente di Storia moderna dell’università La Sapienza , presente nella “black list” -. Siamo al limite della follia. Una lista di nomi, slogan antisemiti: si tratta di un salto di qualità che sinceramente spaventa». Secondo la docente, «su internet se ne trovano a decine di siti del genere però non si era mai arrivati a vere e proprie liste. Apprezzo che la Comunità ebraica di Roma abbia subito presentato una denuncia, questi sono fenomeni che non vanno sottovalutati. Fortunatamente in Italia esistono leggi chiare in materia di antisemitismo: è il caso di cominciare ad applicare anche nei confronti di chi utilizza la rete per farsi portatore di messaggi di questo genere» (■ Audio: Un’altra docente: «Un onore essere in quella lista»). Molte le voci dal mondo accademico che si sono levate per denunciare l’accaduto. Secondo il sociologo Renato Mannheimer «è una cosa indegna e vergognosa che ricorda le li ste fasciste di proscrizione» ( ■ Ascolta); il prof. Massimo Teodori ritiene invece che «purtroppo non c’è nulla di nuovo. Ma bisogna parlarne subito e pubblicamente per evitare di fare un passo indietro di decenni» ( ■ Ascolta).

LE VERIFICHE DEL MINISTRO – Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, dal canto suo ha avviato un’immediata verifica tramite la polizia postale. Sulla base dei riscontri, fanno sapere dal Viminale, saranno valutati i provvedimenti necessari. Tra cui, appunto, l’oscuramento del sito in questione (provvedimento chiesto a gran voce da diversi esponenti del mondo politico, da destra e da sinistra), esigenza superata dalla disattivazione del blog.

MINACCE AI RADICALI – Resta però ancora ignota l’identità dell’autore dei post. Che, nella colonna di destra del suo blog, si presentava come «il re dei re Shaulos II». Una firma, quella di Shaulos II, che nel web è associata a diversi blog e post dal carattere antisemita, come il sito dall’eloquente titolo «Boicotta Israele» (nel quale, tra l’altro, si arriva a parafrasare Forrest Gump dicendo che «nazista è chi il nazista fa»). Lo scorso agosto un re Shaulos (che allegava alla firma un rimando al sito oggi oscurato) se la prendeva con l’eurodeputato radicale Marco Cappato, in un post dal titolo «Morte ai radicali, morte a Cappato», spiegando che «il re condanna a morte l’associazione sovversiva radicale. Radicali vi daremo la caccia e vi sgozzeremo come maiali». E il primo febbraio, sempre a firma Shaulos II, si leggeva nel sito di Francesco Storace: «Da elettore sto facendo un giro di esplorazione per verificare a chi dare il voto… Ha già disponibile una lista dei suoi candidati con nome e soprattutto cognome? Dovrei verificare alcune cosette…».

A. Sa.
08 febbraio 2008

Corriere.it

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