Corte Gaza chiude un quotidiano colpevole di aver pubblicato caricature di Hamas

M.O./ HA PUBBLICATO CARICATURE HAMAS, CORTE GAZA CHIUDE GIORNALE

Al Ayyam fermato da tribunale vicino a movimento radicale

Gaza City, 10 feb. (Ap) – Un tribunale di Gaza ha ordinato la chiusura del quotidiano palestinese al Ayyam, accusato di avere pubblicato a novembre alcune caricature di deputati vicini al movimento radicale palestinese Hamas. Le caricature andate in stampa prendevano di mira il governo di Hamas nella Striscia e il suo leader, Ismail Haniyeh.

Il quotidiano al Ayyam, edito da un privato in Cisgiordania, è vicino al movimento al Fatah che fa capo al presidente palestinese Abu Mazen, e distribuisce circa 3.500 copie nella Striscia di Gaza.

Proprio presso la sede di Gaza lavorano circa 32 dipendenti. “La loro sicurezza rappresenta la nostra prima priorità”, ha commentato il vice direttore generale Mahdi Masri.

Libano: Hezbollah si riarma sotto il naso di Unifil

LIBANO; ISRAELE: HEZBOLLAH SI RIARMA SOTTO IL NASO DI UNIFIL

Gerusalemme, 10 feb. (Ap) – La guerriglia sciita Hezbollah del Libano avrebbe proceduto al contrabbando di centinaia, se non migliaia, di razzi e missili anticarro nel sud del paese, controllato dalla missione Unifil delle Nazioni Unite, senza che i militari internazionali siano riusciti a intervenire. E’ l’accusa mossa questa mattina da fonti della sicurezza israeliana sulla base di notizie di intelligence.

Da parte sua, un portavoce di Hezbollah a Beirut ha detto che il movimento sciita non intende commentare notizie sulla sicurezza e sugli affari militari. Stessa posizione è stata espressa da una portavoce di Unifil, Yasmina Bouziane.

Dalla fine del conflitto con Israele del 2006, la guerriglia Hezbollah ha sempre tenuto un profilo basso. Ma le autorità dello Stato ebraico ritengono che questo atteggiamento di ‘quiete’ nasconda in realtà un grande sforzo per il riarmo. Secondo fonti della sicurezza israeliana, la maggior parte dei missili in possesso di Hezbollah sarebbero capaci di colpire fino a sud di Tel Aviv.

Attentato di Dimona: a Gaza si festeggia

Queste foto sono state effettuate a Gaza poche ore dopo l’attentato compiuto dai soliti terroristi palestinesi a Dimona…

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A relative of Palestinian suicide bomber Mousa Arafat, 23, holds his picture at his house in the Gaza Strip February 4, 2008.

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A man holds a picture of Palestinian suicide bomber Loay al-Lahwani, 20, who blew himself up in southern Israel, in front of his house in Gaza February 4, 2008.(Suhaib Salem/Reuters)

Thanks to Bennauro e Debora Fait

Hamas respinge proposta Abu Mazen

Hamas respinge proposta Abu Mazen

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Il presidente Anp intende mediare tregua con Israele su Gaza

(ANSA) – GAZA, 9 FEB – Hamas respinge la proposta del presidente dell’Anp Abu Mazen di mediare una tregua con Israele per le violenze nella Striscia di Gaza.

‘Prima di fare aperture del genere Abu Mazen farebbe bene a cessare la sua guerra contro Gaza e Hamas. La sua mediazione e’ inaccettabile’, ha detto Sami Abu Zuhri, un portavoce degli integralisti islamici a Gaza. Se Israele cessera’ tutte le ‘forme di aggressione contro i palestinesi’ – ha aggiunto – Hamas sara’ pronto a riesaminare le proprie posizioni.

Antisemitismo di sinistra

Antisemitismo di sinistra

di Al Vetriolo

Ci mancava soltanto il gesto clamoroso, la pubblica manifestazione di un sentimento ostile che da anni ormai andava avanzando. Il boicottaggio dei libri israeliani alla Fiera del Libro di Torino, avanzato da alcuni “intellettuali” arabi, e supportato a pieni polmoni da tutta la sinistra radicale italiana, rappresenta la più evidente manifestazione di un diffuso antisemitismo che nel nostro Paese coinvolge soprattutto la parte sinistra dell’emisfero costituzionale.

I fatti: la Fiera del Libro di Torino rappresenta da anni la più importante vetrina culturale ed editoriale del nostro paese, una kermesse che incalza da vicino a livello europeo la più importante Fiera di Francoforte. Quest’anno gli organizzatori, una fondazione mista pubblico-privato che vede Regione, Provincia e Comune fianco a fianco con gli imprenditori della città sabauda, ha deciso di dedicare la Fiera alla letteratura israeliana in occasione del 60esimo anno di fondazione dello Stato di Israele. Nomi importanti della letteratura di quel paese, alcuni in odore di Premio Nobel, come Amos Oz, David Grossmann, Abraham Yehoshua, erano quindi attesi alla Fiera per la presentazione di libri o per la partecipazione a dibattiti e convegni.

Nomi indicustibili dal punto di vista culturale e, al di fuori di ogni sospetto anche sul versante politico: i tre sono infatti da tempo in prima linea nel sostenere la necessità di uno stato palestinese a fianco di quello israeliano. David Grossmann ci ha pure perso un figlio in quella infinita e maledetta guerra di terra e religione. Nulla a che vedere dunque con le azioni del proprio Governo, oggetto dell’ostilità da parte di chi richiede il boicottaggio.

Hanno iniziato no-global e antagonisti con occupazioni e muri imbrattati al grido di “No Israele”. Il resto lo hanno fatto i giornali di area come Liberazione e il Manifesto (ma il fondatore Valentino Parlato si è pubblicamente dissociato ricevendo in cambio migliaia di lettere di insulti dai suoi lettori). Infine i politici: da Diliberto a Caruso concordi nell’appoggiare la richiesta di boicottaggio.

Non è mai un bel segno di democrazia e libertà il boicottaggio culturale. Soprattutto quando riguarda i libri. E soprattutto quando questi libri hanno a che fare con un popolo che, proprio da un rogo di libri, ha visto iniziare la peggiore operazione di sterminio che la storia dell’umanità ricordi.

Non è un bel segno il silenzio di molti, troppi politici e opinion leader nazionale, soprattutto a sinistra dello schieramento. Non è un bel segno che anche nella nostra città nessun assessore o consigliere comunale abbia deciso di alzare la voce per difendere il diritto all’esistenza di un popolo, quello israeliano, che nulla ha che vedere con le azioni del suo Governo.

Soltanto una settimana fa tutti si riempivano la bocca e si facevano belli in occasione della “Giornata della Memoria” anche il sindaco Delrio e gli assessori Catellani e Spadoni. Ventiquattr’ore ininterrotte di dibattiti, iniziative, programmi televisivi al grido di “Mai più Auschwitz”. E poi è calato il silenzio. Come per tutti gli altri 364 giorni dell’anno soltanto le voci di chi sostiene “No Israele” ha trovato diritto di cittadinanza. Piccoli antisemiti crescono.

Reporter.it

Sderot: Due fratelli israeliani di 8 e 19 anni gravemente feriti da lancio di razzi

M.O.; DUE FRATELLI ISRAELIANI FERITI DA RAZZO LANCIATO DA GAZA

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Il governo israeliano ha minacciato una rappresaglia

Roma, 9 feb. (Apcom) – Due fratelli israeliani di 8 e 19 anni di Sderot, nel sud di Israele, sono rimasti seriamenti feriti da un razzo Qassam lanciato stasera da terroristi palestinesi nella Striscia di Gaza. Come riferisce il quotidiano israeliano Haaretz, il razzo è caduto nel cortile di una casa. Intanto Israele ha promesso che risponderà a questo ennesimo attacco.

I due fratelli sono stati subito trasportati all’ospedale Barzilai di Ashekelon. Il bambino di otto anni ha riportato gravi ferite alle gambe. “Il bambino stava camminando in strada quando è caduto il razzo”, ha riferito il portavoce della polizia israeliana Mike Rosenfeld.

Israele ha minacciato subito una rappresaglia. “Israele adotterà misure risolute per difendere i suoi cittadini”, ha detto il portavoce governativo David Baker. “Non lasceremo che le famiglie israeliane diventino bersagli dei razzi palestinesi”. Oggi pomeriggio su Sderot sono caduti tre Qassam. In mattinata altri tre razzi erano stati lanciati dai palestinesi contro il sud di Israele.

Alice News

“Carta Araba incompatibile con i diritti umani”

“Carta Araba incompatibile con i diritti umani”

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Dopo la denuncia di UN Watch, l’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Louise Arbour, settimana scorsa ha espresso preoccupazione per la “incompatibilità di alcune clausole” della Carta Araba dei Diritti dell’Uomo “con le norme e gli standard del diritto internazionale”.

Lo scorso 24 gennaio Louise Arbour aveva accolto con favore la ratifica della Carta definendola “un importante passo in avanti” verso l’affermazione dei diritti umani nel mondo arabo. Una settimana più tardi l’ufficio della Arbour diffondeva una nuova dichiarazione in cui si fa cenno a una “incompatibilità di alcune clausole con le norme e gli standard del diritto internazionale”, citando fra l’altro “l’approccio verso la pena di morte per bambini e i diritti delle donne e dei non cittadini”.

L’ufficio affermava inoltre che, “nella misura in cui equipara il sionismo al razzismo…, la Carta Araba non è conforme alla Risoluzione 46/86 dell’Assemblea Generale che respinge l’equiparazione del sionismo a una forma di razzismo e di discriminazione razziale. L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani non sottoscrive queste incongruenze”.

Il 16 dicembre 1991, con la risoluzione 46/86 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite cancellò ufficialmente la risoluzione 3379 che la stessa Assemblea Generale aveva approvato il 10 novembre 1975 e che equiparava il sionismo a una forma di razzismo.

(Da: Jerusalem Post, israele.net, 3.02.08)

Nella foto in alto: Il “mondo arabo” secondo una mappa siriana: su Israele sventola la bandiera palestinese

Vedi anche:

Herzog all’Onu: un discorso che ha fatto storia

La Carta Araba dei Diritti dell’Uomo propugna l’eliminazione di Israele

Israele.net

Il paradosso Nasrallah

Il paradosso Nasrallah

Da un articolo di Guy Bechor

Se Hassan Nasrallah non esistesse, bisognerebbe inventarlo, giacché sotto molti aspetti è diventato il nostro maestro di sopravvivenza.

Nasrallah ci insegna le crude regole della mercanteggiamento in questa parte del mondo, le regole della forza e della debolezza, e come una minoranza vulnerabile – gli ebrei o gli sciiti – debba essere forte e determinata se vuole sopravvivere in Medio Oriente. Nasrallah ci ricorda in che regione del mondo viviamo, anche se alcuni di noi pensavano d’essersi trasferiti in un pezzo di Europa occidentale o in un “nuovo Medio Oriente”.

Nasrallah ci ricorda che, nonostante tutti i bei discorsi su nanotecnologie e parchi industriali al posti dei confini, il Medio Oriente rimane fanatico, vendicativo, tribale e feroce. Nasrallah è stato definito “topo di fogna”, “macellaio”, “assassino”, ma non è lui che ha inventato il Medio Oriente. Lui si limita a giocare secondo queste regole spietate e, soprattutto, ce le insegna.

Di che ci lamentiamo? In fondo, siamo stati noi ad abituare Nasrallah e altri come lui ad abusare di noi: eravamo sempre pronti a fare “dolorose” concessioni. Li abbiamo abituati a pensare che, appena ci mostrano la piastrina di un soldato caduto, per non parlare delle spoglie, siamo pronti a pagare praticamente qualunque prezzo.

È così che funziona, nel bazar mediorientale. Se appena si intravede la disponibilità a pagare, saltano fuori piastrine e parti umane. Ci abbiamo messo decenni, ma adesso incominciamo a imparare le regole di questo mercato.

Molti, qui da noi, negli anni scorsi pensavano che l’epoca delle guerre in Medio Oriente fosse finita, tanto da non avere più bisogno di un forte esercito. Ed è diventato di moda ridurre e denigrare l’apparato difensivo. E c’erano quelli che ci dicevano che siamo una tale potenza militare da essere immuni da qualunque cosa. In fondo, è questo ciò che ha creduto un’intera generazione nel decennio scorso.

Dunque, grazie Nasrallah per averci riportato alla realtà, per averci aperto gli occhi, per averci ricordato i pericoli che corre un piccolo paese come il nostro in questa regione. Certo, non è facile per noi smaltire la sbornia, ma impariamo in fretta.

E dobbiamo ringraziare Nasrallah per averci insegnato le tattiche della guerra psicologica. All’inizio siamo caduti nelle sue trappole. Poi, grazie al fatto che le usa così spesso, abbiamo imparato a riconoscerle, finché sono diventate quasi evidenti agli occhi della nostra opinione pubblica. Le ha usate così tanto che ne siamo quasi vaccinati. Ora gli si ritorcono contro, svelando il suo vero volto: quello di un chierico che fa mercimonio di pezzi di corpi umani. (…)

Ecco il grande paradosso: l’uomo che ha introdotto il termine “ragnatela” per descrivere la fragilità della società israeliana è diventato l’uomo che ha insegnato agli israeliani a scrollarsi di dosso la sindrome della ragnatela, e riguadagnare la propria forza.

Se non fosse per Nasrallah, con quella fasulla sensazione di “fine del conflitto” che era di moda qui negli anni scorsi, chissà che ne sarebbe oggi di Israele, nella feroce lotta per la sopravvivenza in Medio Oriente.

(Da: YnetNews, 24.01.08)

L’immondo mercimonio di Nasrallah

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L’altruismo di Hamas

08/02/2008 “Poliziotti” di Hamas nella striscia di Gaza si sono impadroniti giovedì sera di un convoglio di 14 camion di aiuti umanitari (alimenti e medicine) della Mezzaluna Rossa palestinese provenienti dalla Giordania attraverso Israele, originariamente destinati a 8.000 indigenti di Gaza. Secondo fonti palestinesi, un caso analogo si è già verificato il mese scorso.

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