Quando è impossibile continuare a subire

Quando è impossibile continuare a subire

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Nella foto: Osher Tuito, il bambino israeliano di 8 anni a cui è stata amputata una gamba a causa delle ferite riportate per un Qassam palestinese caduto su Sderot.

Da un editoriale di Ha’aretz

Il lancio di missili Qassam su Sderot e sui kibbutz circostanti non cessa ed esige un prezzo sempre più alto in termini di terrore e sangue. La responsabilità per il bombardamento dalla striscia di Gaza,che ormai dura da sette anni (sia prima che dopo il disimpegno israeliano), ricade sui palestinesi. Se non facessero fuoco su Israele, Israele non risponderebbe.

Da otto mesi Hamas ha il controllo esclusivo sulla striscia di Gaza e non è più possibile giustificare i lanci come frutto di una mancanza di controllo su presunte organizzazioni-canaglia.

È ora che i palestinesi interroghino se stessi e i loro leader su dove vogliono andare.

Cisgiordania e striscia di Gaza sono ancora un’entità unica che aspira a diventare uno stato indipendente a fianco di Israele? È possibile che in qualunque situazione Israele intrattenga negoziati per la creazione di un tale stato, mentre Hamas continua a sparargli addosso? Hamas ha deciso di far fallire qualunque accordo, imponendo alla propria gente una guerra permanente?

Israele se n’è andato dalla striscia di Gaza nell’estate 2005 per avviare la fine dell’occupazione. Il partito Kadima venne creato quando importanti esponenti del Likud, guidati da Ariel Sharon, decisero di rinunciare alla totalità della Terra d’Israele per attestarsi su confini più limitati e più sicuri. La piattaforma politica del partito prevedeva anche un ritiro dalla Cisgiordania, col risultato di spartire la Terra in due stati per due popoli, sgomberando gli insediamenti. Per dimostrare la serietà del programma, gli insediamenti di Gush Katif (nella striscia di Gaza) e quelli nella Samaria settentrionale (Cisgiordania) vennero sgomberati senza nemmeno aspettare un accordo.

La palla passò allora in campo palestinese, dove è rimasta inchiodata da quando i palestinesi a maggioranza hanno eletto Hamas, che è contraria a un accordo di pace con Israele. E Gaza, anziché diventare la prima pietra del futuro stato palestinese, si è trasformata in un’entità ostile sotto assedio.

Il disimpegno non è stato un errore, bensì una mossa necessaria improntata a visione e speranza. È Hamas che ha fatto naufragare la speranza in un futuro condiviso, e che ha consapevolmente scelto, come sua politica dichiarata, di continuare la “resistenza” contro l’esistenza stessa d’Israele e, per estensione, di proseguire sulla strada della violenza.
Mentre Israele cerca di correggere l’errore storico d’aver creato insediamenti nel cuore dei territori abitati da popolazione palestinese, cercando di convergere all’interno di vecchi/nuovi confini per preservare la propria etica democratica, i palestinesi hanno votato in massa per Hamas, che è ostile a qualunque compromesso.

Gli attacchi di Qassam non dimostrano che il disimpegno è fallito: dimostrano che Hamas sta conducendo i palestinesi verso un nuovo round di guerra inutile. Mahmoud Abbas (Abu Mazen) cerca con le unghie e coi denti di tenere aperto con Israele un canale di dialogo che porti a un accordo. Hamas e altri gruppi palestinesi fanno di tutto per far fallire qualunque possibilità di soluzione.

Se le limitate azioni militari che Israele intraprende per cercare di fermare i lanci di Qassam non porranno termine al fuoco sui civili israeliani, se gli stati moderati, e in primo luogo l’Egitto e la Giordania, non riusciranno a contenere Hamas, allora Israele non potrà fare altro che lanciare un’operazione militare di vasta portata. La ragion d’essere delle Forze di Difesa israeliane è proteggere i cittadini israeliani dagli attacchi nemici. Quand’anche il successo di una tale operazione militare non fosse garantito, questo non può impedire al governo di fare tutto ciò che è necessario per proteggere la vita dei suoi cittadini e i confini dello stato.

La soluzione del conflitto israelo-palestinese è politica, e bisogna continuare a perseguirla. Allo stesso tempo, però, Israele deve dimostrare che il sangue dei suoi cittadini non può essere versato impunemente, anche per garantire che in futuro i suoi vicini rispettino gli accordi a cui si sono impegnati.

(Da: Ha’aretz, 11.02.08)

Hamas: “La guerra contro Israele continuerà anche se Gaza fosse inondata carburante”

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Israele.net

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