Se paragonare Israele al nazismo non è reato

LA PROCURA Di BOLOGNA SUL MANIFESTO DELL’UCOII

Se paragonare Israele al nazismo non è reato

«Libertà di espressione» secondo il pm emiliano. Eppure a novembre il collega di Roma aveva decisio il rinvio a giudizio per «istigazione all’odio razziale»

E del tutto lecito domandarsi se non ci sia una eccessiva elasticità ideologica nell’interpretazione della legge, che dovrebbe essere uguale per tutti

di MAGDI ALLAM

Tempi duri per Israele e rer gli ebrei in Italia Dopo l’annullamento della visita dell Imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, l’annuncio del boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino che ha designato Israele come ospite d’onore, la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti universitari ebrei e simpatizzanti di Israele, l’ultima sorpresa arriva dalla Procura di Bologna che, assumendo una decisione diametrainente opposta a quella della Procura cli Roma, ha archiviato il caso di un infame manifesto dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) in cui si equipara Israele al nazismo, sostenendo che si tratterebbe di «libertà d’espressione».

«Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane, è il titolo dell’inserzione a pagamento fatta pubblicare dall’Ucoii sulle testate del Quotidiano Nazionale il 19 agosto 2006, concludendosi con un’altra al:errante equazione: «Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano». E in un comunicato del primo agosto 2006, commentando la strage di Cana, il Consiglio direttivo dell’Ucoii affermò che «è il segno di un’ulteriore escalation criminale di uno Stato nato nella pulizia etrica, cresciuto e consolidato nella violenza e nell’ingiustizia e che, Iddio non voglia, finirà per essere la tragedia definitiva tel suo stesso popolo».

Ebbene per la Procura di Bologna in tutto ciò «non c’è alcuna espressione neppure in forma sottintesa o indiretta ispirata o caratterizzata da ragioni di discriminazioni razziali o religiosa e formulata allo scopo di incitare alla violenza con l’intenzione di colpire altre persone a causa delle loro caratteristiche razziali, etniche o religiose».

Tutt’altro, precisa il pubblico ministero Morena Plazzi, «si tratta di un documento di denuncia politica, certamente una ricostruzione parziale che non fa cenno alle numerosissime vittime civili israeliane, ma che in nessun modo si traduce in espressioni riconducibii al reato ipotizzato o ad altra ipotesi delittuosa, risultando manifestazione costituzionalmente tutelata della libertà d’espressione del pensiero».

Peccato che sia di avviso totalmente contrario il Procuratore aggiunto di Roma, Maria Cordova, che già il 30 novembre scorso aveva deciso il rinvio a giudizio del presidente e del portavoce dell’Ucoii, Nour Dachan e amza Roberto Piccardo, per il reato di istigazione all’odio razziale. E’ del tutto lecito domandarsi come sia possibile che in uno Stato di diritto dove un’unica legge dovrebbe essere uguale per tutti, due Procure si pronuncino in modo diametralmente opposto sullo stesso caso giudiziario a distanza di due mesi e mezzo. Così come è del tutto lecito domandarsi se non ci sia una eccessiva elasticità ideologica nell’interpretazione della stessa legge.

Il dubbio sulla magistratura bolognese affiora dal momento che già il 27 giugno 2006 il Tribunale della libertà aveva sentenziato che le azioni violente di Al Qaeda e dei taliban contro le forze multinazionali in Afghanistan non sono terrorismo, legittimando addirittura il «martirio islamico».

Così come resta scandaloso il caso di Nabil Bayoumi, il direttore della Moschea An-Nur di Bologna, affiliata all’ Ucoli, che il 7 settembre 2005 intervenendo alla trasmissione Matrix su Canale 5 disse: «In Israele non esistono civili e nemmeno i bambini sono innocenti. (…) I kamikaze non sono tutti da scomunicare, (…) specialmente quelli palestinesi. (…) Osama Bin Laden dice cose condivisibii quando afferma che gli americani e i loro leccapiedi dei governi occidentali devono andarsene dai Paesi arabi».

Trattandosi di apologia di terrorismo e quindi di reato penale, sarebbe dovuta intervenire d’ufficio la Procura di Bologna data l’obbligatorietà dell’azione penale. Invece non è successo assolutamente nulla. Nell’attesa che l’Italia riscatti la certezza del diritto e della pena e che gli ebrei italiani e Israele possano essere garantiti nel loro diritto alla vita e alla sicurezza, l’Ucoii ringrazia la magistratura bolognese: il progetto della megamoschea a cui tiene tantissimo anche il sindaco Cofferati non sarà intralciato da un ostacolo giudiziario.

Corriere.it

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