Il nuovo odio viene da lontano

Il nuovo odio viene da lontano

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di David Menghnagi

ROMA – Fino alla seconda metà degli anni Ottanta i principali editori in Italia hanno di fatto operato una silenziosa censura contro la letteratura israeliana. Il premio Nobel Agnon era quasi del tutto sconosciuto se non ci fosse stata la Bompiani. Lo stesso accadeva con il primo grande romanzo di Amos Oz incentrato sul dramma interiore di una donna posseduta dagli incubi di un’intera nazione. A tradurre Yehoshua era la Giuntina, una piccola editrice ebraica che ha avuto il grande merito di far conoscere per prima in Italia l’opera di Wiesel. Eppure la letteratura israeliana, come avrebbe poi dimostrato con la grande esplosione degli anni Ottanta e Novanta, è uno dei più grandi laboratori di scrittura, di pensiero e di invenzione linguistica di ogni tempo.

“La principessa addormentata”, come con amore la chiamavano i padri fondatori della rinascita ebraica, per tornare in vita aveva bisogno del contatto più intenso con l’intero patrimonio culturale delle lingue parlate e scritte. Dalla filosofia all’arte, dalla scienza alla letteratura non vi è campo in cui i traduttori non si siano cimentati per trovare le parole per dire in un gioco di scambi unico tra la lingua dei testi contemporanei e quella delle Scritture.

Il clima è cambiato dopo la caduta del Muro di Berlino e con gli accordi di Oslo tra israeliani e palestinesi. Gli scrittori israeliani hanno fatto la fortuna dei loro editori. La letteratura è arrivata dove la politica appariva cieca e incapace di andare oltre gli stereotipi e i luoghi comuni della guerra fredda, dei pregiudizi e degli stereotipi del conflitto.

Se non fosse per le conseguenze devastanti sul piano morale e politico del boicottaggio, verrebbe da ridere amaramente di fronte all’idea che per malintesi sentimenti di solidarietà verso i popoli oppressi, qualcuno non trovi di meglio che prendersela coi libri. I libri come gli alberi non si possono difendere. Sono loro a nutrirci ma se non li proteggiamo diventiamo noi stessi secchi e aridi. Che a lanciare gli anatemi contro la Fiera del Libro, siano i fondamentalisti islamici non sorprende. Né sorprende se a fare da gran cassa siano i relitti di un comunismo che non hanno mai fatto realmente i conti con la tragedia dei gulag e del totalitarismo. Come non sorprende che sul web ci sia qualcuno che stili una lista di professori ebrei o filo-israeliani. Il copione è vecchio.

Fa da sfondo ad un antisemitismo che si alimenta del conflitto mediorientale ed ha come oggetto la demonizzazione dello Stato di Israele e della sua esistenza. L’aspetto più inquietante di questo nuovo antisemitismo è la riscoperta di “un sentimento di innocenza”, che il vecchio antisemitismo non potrebbe rivendicare. L’odio un tempo rivolto contro gli ebrei in quanto singoli e in quanto comunità è oggi perversamente diretto contro lo Stato di Israele assurto a simbolo di ogni male.

Come giudicare altrimenti la richiesta di estendere l’invito come ospiti d’onore della Fiera ai palestinesi. La richiesta apparentemente moderata e ragionevole nasconde l’idea che lo Stato di Israele non è uno Stato come gli altri, non è uno Stato sovrano, ma uno Stato paria permanentemente in stato di osservazione, oggetto delle nostre proiezioni e di fantasmi irrisolti.

Come dovremmo giudicare altrimenti la confusione di termini e concetti che dovrebbero essere distinti, come Stato di Israele e Israele biblico, ebrei e israeliani. Unificati in un unicum indifferenziato gli ebrei come gli israeliani appaiono trasformati in un archetipo che li annulla come persone. Celebrati come “vittime” nel giorno della memoria, in un gioco di scambi e rovesciamenti perversi possono essere rappresentati come “carnefici” in quanto israeliani. Ridotti ad immagine, privati di umanità propria, ritornano come persone attraverso la grande letteratura che hanno saputo restituirci come dono. Anche per questo i nemici della Fiera vorrebbero che ne fossero allontanati. Vivendo di simboli necrofili, hanno in odio la vita e le persone reali.

(Il Messaggero, 8 febbraio 2008)

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2 Risposte to “Il nuovo odio viene da lontano”

  1. liberaliperisraele Says:

    la foto però è mia non del messaggero

  2. Focus on Israel Says:

    Giusto! GRAZIE a Liberali per Israele per la foto! 🙂


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