“Sono ebreo!” Sei anni fa veniva ucciso Daniel Pearl

“Sono ebreo!” Sei anni fa veniva ucciso Daniel Pearl

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“Sono ebreo”. Con queste parole Daniel Pearl veniva costretto a congedarsi dalla vita, dalla famiglia, dalla moglie e dal figlio che doveva nascere quando venne sequestrato e assassinato. Con queste parole, “sono ebreo, mio padre è ebreo, mia madre è ebrea”, gli islamisti pakistani sgozzarono Daniel Pearl. È da poco trascorso il sesto anniversario dalla morte del giornalista del Wall Street Journal. Daniel era andato tra Afghanistan e Pakistan a seguire le tracce che portavano a Bin Laden. I fotogrammi della sua morte finirono in mano alla Cnn e ad altre emittenti internazionali pochi giorni dopo l’assassinio, ma prima che il corpo senza testa di Pearl fosse ritrovato.

Pearl era scomparso il 23 gennaio 2002 mentre si trovava a Karachi, nel Pakistan meridionale, dove stava cercando di entrare in contatto con gruppi islamici radicali legati ad Al Qaida. Il Movimento nazionale per la rinascita della sovranità del Pakistan, affiliato al movimento islamista internazionale, rivendicò il sequestro, accusando Pearl di essere un agente della Cia. Il Pakistan mise in piedi una colossale campagna per rintracciarlo. La moglie di Pearl, Marianne, allora incinta di sei mesi, lanciò disperati appelli ai rapitori. L’11 febbraio fu arrestato a Lahore Ahmed Saeed Omar Sheik, il regista del rapimento. Ma dieci giorni dopo la morte di ogni speranza. Fu recapitata una videocassetta con la registrazione dell’esecuzione di Pearl: le immagini mostrarono il giornalista che ammetteva di essere ebreo e riconosceva che i musulmani erano stati ingiustamente perseguitati, quindi una mano che lo afferrava per i capelli mentre un’altra con un coltello gli recideva la carotide. Il filmato si chiudeva sull’inquadratura del corpo del giornalista senza testa.

Il suo cadavere decapitato fu ritrovato a Karachi il 17 maggio 2002. Secondo gli investigatori americani furono Khalid Sheikh Mohammed, ex capo operativo di Al Qaida, e uno dei luogotenenti di Bin Laden, a uccidere il giornalista che attese la morte per ore, resistendo a tutti i tentativi dei carcerieri di somministrargli sedativi. Ha visto la propria morte in faccia Daniel Pearl. E’ stato sgozzato come si fa con agnelli, capre e montoni in occasione della Id al Adha, la festa musulmana che annualmente segna la fine del pellegrinaggio alla Mecca.

Il quotidiano israeliano Yediot Aharonot rivelò che Pearl aveva un passaporto israeliano. Dettaglio tenuto segreto da amici, colleghi e parenti per evitare di rendere ancora più precaria la sua situazione. Non era un giornalista di guerra. Non era neanche un reporter d’assalto. Era un uomo gentile, mite, allegro e amante della musica. Non certo il tipo da esporsi a rischi inutili. Sul lavoro però era molto tenace e quando trovava una storia non mollava l’osso. “Un bravissimo giornalista ed un carissimo amico”, avrebbe detto con la voce rotta dall’emozione Peter Kann, uno degli editori del prestigioso quotidiano di New York. “Era l’opposto di molti altri giornalisti, sempre ‘gasati’ e aggressivi, proprio l’antitesi del reporter-cowboy”, ha detto Alecia Swasy, una ex collega che ora lavora per il St. Pittsburg Times.

Era nato 38 anni prima a Princeton, nel New Jersey. Suonava il violino e alle feste dava sempre dei piccoli concerti. Bernard Henri Lévy ha raccolto e raccontato la storia in Chi ha ucciso Daniel Pearl (Rizzoli). Lo scrittore francese è andato a Karachi, crocevia del terrorismo, a Kandahar, a Los Angeles, a casa della vittima, e infine a Londra, per incontrare la famiglia e gli amici del suo carnefice, Omar Sheikh.

In Pakistan Pearl aveva indagato sui legami tra Richard Reid, il britannico con le scarpe imbottite di esplosivo, arrestato mentre tentava di farsi saltare in aria sul volo Parigi-Miami il 22 dicembre del 2001, e gruppi terroristici pachistani, sostenuti dai servizi segreti. Un’inchiesta che lo porta forse a scoprire troppo su uno dei segreti meglio custoditi di Al Qaida, il tentativo d’impossessarsi del nucleare. L’assassino islamista Ahmed Omer Saeed Sheikh, che ha confessato di aver partecipato nel 2002 al rapimento e allo sgozzamento del giornalista, non era un predicatore allevato nel chiuso di una scuola coranica. Era nato in Gran Bretagna, il padre ricco pachistano commerciante di tessuti orientali e la migliore educazione occidentale, frequentando scuole private e riportando ottimi voti. Nel 1992 era arrivato alla London School of Economics, uno dei college di maggior prestigio della capitale inglese.

Grazie a Liberali per Israele

Ahmadinejad: “Israele “sporco microbo” creato da Occidente”

IRAN; AHMADINEJAD: ISRAELE “SPORCO MICROBO” CREATO DA OCCIDENTE

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Teheran, 20 feb. (Apcom) – Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha sferrato oggi un nuovo attacco verbale contro Israele, che ha definito “sporco microbo” e “animale selvaggio”. “Le potenze mondiali hanno creato uno sporco microbo nero definito regime sionista e lo hanno liberato come un animale selvaggio contro le nazioni della regione”, ha detto in occasione di un discorso nella città di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran.

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Il presidente ultraconservatore, eletto nel 2005, non è nuovo a dichiarazioni provocatrici contro lo Stato ebraico, di cui ha già predetto la sparizione. Il generale Mohammad Ali Jafari, che comanda i Guardiani della rivoluzione, ha peraltro affermato di recente che il movimento sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran, distruggerà presto lo stato d’Israele.

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Ahmadinejad, oggi, ha anche accusato le grandi potenze mondiali di armare Israele rifornendo miliardi di dollari allo scopo di creare uno “spauracchio” destinato a intimorire i paesi della regione mediorientale al fine di dominarli.

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Queste nuove dichiarazioni del presidente iraniano giungono una settimana dopo l’assassinio a Damasco di Imad Mughniyeh, uno dei dirigenti del movimento libanese Hezbollah, considerato da Teheran un grande martire assassinato da Israele. Lo Stato ebraico, da parte sua, ha smentito ogni implicazione nell’omicidio, pur rallegrandosene.

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“Assassinano uomini puri e pii e celebrano dopo le loro azioni, com’è successo con questo figlio del Libano che ha resistito di fronte all’aggressione selvaggia dei sionisti ed è stato spezzato dalle loro incornate”, ha dichiarato ancora il presidente Ahmadinejad.

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Gli Stati Uniti accusano l’Iran, principale alleato della Siria nella regione, di armare e finanziare Hezbollah e condurre azioni che destabilizzano il Libano. L’Iran ha celebrato la resistenza del movimento sciita libanese al cospetto di Israele nell’estate del 2006 pur insistendo sul fatto che il sostegno a Hezbollah è soltanto politico e non militare.

Durban 2001: per rinfrescarci la memoria….

Durban 2001: per rinfrescarci la memoria….

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Materiale fatto girare da alcune ONG alla Conferenza sul Razzismo tenutasi a Durban nel Settembre 2001

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Materiale fatto girare da alcune ONG alla Conferenza sul Razzismo tenutasi a Durban nel Settembre 2001

3-09-2001 Durban (Sudafrica)- La delegazione israeliana e quella USA abbandonano per protesta la conferenza sul razzismo organizzata dall’ONU perché ritengono “..la dichiarazione finale del summit offensiva per lo Stato Ebraico..”; oggetto della polemica il testo finale della conferenza nel quale, pur non nominando Israele, lo si accusa di razzismo e di applicare l’apartheid contro i palestinesi.

Il testo era stato proposto dalla maggioranza delle delegazioni ufficiali degli Stati arabi; la dichiarazione più controversa, che equiparava sionismo e apartheid era già stata eliminata dalla bozza di dichiarazione proprio in seguito alle proteste di USA e Israele.

Tra i passaggi contestati e poi non approvati nella dichiarazione finale segnaliamo i seguenti:

– “ Non devono mai essere dimenticati l’olocausto e la pulizia etnica perpetrata ai danni della popolazione araba e palestinese nelle terre storiche della Palestina, nella Bosnia e in Kosovo”

– “ L’occupazione straniera fondata sulle colonie di popolamento, con le sue leggi discriminatorie finalizzate al mantenimento di questo dominio sui territori occupati attraverso un blocco militare totale, sono in contraddizione con i principi della Carta Onu e costituiscono una nuova forma di di apartheid, un crimine contro 1’umanit, una violazione grave del diritto internazionale umanitario, oltre che una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”

– “Esprimiamo una profonda inquietudine di fronte alla discriminazione razziale che i palestinesi subiscono nei territori arabi occupati e che ha gravi incidenze su molti aspetti della loro vita quotidiana. Chiediamo che sia stabilito un termine alle pratiche razziste cui sono sottoposti i palestinesi e gli altri abitanti dei territori arabi occupati da Israele”

– “La conferenza mondiale constata con inquietudine l’aumento delle pratiche razziste del sionismo e dell’antisemitismo in parecchie regioni del mondo, e la diffusione di modi di pensare di movimenti discriminatori come il sionismo fondato sulla superiorità razziale”
(Il Tempo 4-09-2001, pag. 10; giornalista: Nicol Degli Innocenti)
(Il Tempo 5-09-2001, pag. 10; giornalista: Andrea di Leo)
(Repubblica 4-09-200 1, Prima pagina e pagg. 2,3; giornalista: Stefania di Lellis)

Ricordiamo che il Segretario Generale dell’ Onu Kofi Annan aveva aperto la conferenza affermando che : “L’Olocausto è stato il massimo abominio, ma non può giustificare le persecuzioni dei palestinesi”.

La decisione di lasciare la conferenza sarebbe stata presa dagli USA, mentre Israele era probabilmente più propenso a restare e continuare nell’opera di convincimento delle Ong (Organizzazioni Non Governative), che iniziava a dare i suoi frutti: infatti numerosi coordinamenti di Ong internazionali si sono infatti dissociate dalla dichiarazione finale con cui il Forum delle Ong aveva duramente attaccato Israele; la pubblicazione del testo è stata di nuovo rinviata e c’è un sempre maggior numero di associazioni che ne contestano la legittimità.

Le Ong ebraiche (come il “Simon Wiesenthal Center” per esempio) hanno deciso di ribattere all’offensiva mediatica condotta dai palestinesi a Durban convocando in Sudafrica numerosi parenti di vittime dell’antisemitismo e del “terrore arabo” che hanno parlato in una conferenza stampa la mattina del 4-9-2001. In seguito anche le Ong ebraiche hanno lasciato la conferenza.
(Repubblica 4-09-200 1, pag. 2; giornalista: Stefania di Lellis)

In una intervista concessa al quotidiano “Repubblica” il direttore degli affari internazionali del “Simon Wiesenthal Center” Shimon T. Samuels ha affermato di essere scioccato per quello che sta avvenendo a Durban.”Vengono distribuite copie del Protocolli dei Savi di Sion”, “gli Ebrei vengono aggrediti fisicamente”“Buttati fuori dalle riunioni a cui avrebbero tutto il diritto di partecipare”, a testimonianza dell’atmosfera antisemita che si respirava a Durban.
(Repubblica 4-09-2001, pag. 2; giornalista: Stefania di Lellis)

5-09-2001 Durban — Anche 1’UE minaccia di abbandonare la conferenza sul razzismo. Il primo ministro francese Jospin ha annunciato che l’Unione Europea era pronta a lasciare la conferenza se sul documento finale non fosse stata eliminata l’equiparazione del sionismo al razzismo.
(Il Tempo 6-09-2001, pag.10; giornalista. Nicol Degli Innocenti)

6-09-2001 Durban — Respinto dai paesi islamici il tentativo di compromesso sul testo della dichiarazione finale proposto dal Sudafrica dietro spinta dell’Unione Europea, dichiarando che il testo proposto non è accettabile perché non riflette la gravità della situazione dei palestinesi.

Il testo rivisto e corretto, secondo le richieste dell’UE, non accusa Israele di essere uno stato razzista, ma esprime preoccupazione per le sofferenze dei palestinesi sotto occupazione straniera e ribadisce il loro ‘diritto inalienabile” all’autodeterminazione e a uno stato indipendente. Il testo — che dice che l”Olocausto non deve essere mai dimenticato” — riconosce anche il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della zona, Israele compresa, condanna il razzismo e la discriminazione contro le comunità ebree, musulmane e arabe e lancia un appello per una pace duratura in Medio Oriente, ma è stato rifiutato dai paesi islamici e dalla Lega Araba in particolare. (Probabilmente perché troppo interessato agli Ebrei e ad Israele ndr)
(Il Tempo 7-09-2001, pag. 9; giornalista: Nicol Degli Innocenti)

8-09-2001 Durban — Conclusa con un accordo in extremis la Conferenza ONU sul razzismo: ‘La tratta degli schiavi un crimine contro l’umanità”. Il compromesso di Durban delude gli Arabi. No ai risarcimenti per lo schiavismo. Paesi islamici furiosi per il mancato accenno a Israele. La risoluzione contiene le scuse solenni dei Paesi che hanno organizzato la tratta degli schiavi, la cui pratica viene definita un crimine contro l’umanità. Poi ammonisce a non dimenticare l’Olocausto. Vengono sottolineate le sofferenze del popoio palestinese. Israele e il sionismo non vengono mai citati ma si guarda con grande preoccupazione al crescere dell’antisemitismo, islamofobia e arabofobia. La sezione del testo che riguardante il Medio Oriente non ha soddisfatto gli arabi, che avrebbero voluto l’inserimento di tre paragrafi di carattere generale che non citano i palestinesì ma che sicuramente avrebbero giovato alla loro causa. Ma ha provocato spaccature anche in seno agli occidentali. Il Canada si è detto contrario al paragrafo che riconosce ai rifugiati palestinesi il diritto di entrare liberamente nelle loro case, e ha fatto mettere a verbale una dura dichiarazione: “C‘è stato il tentativo di disonorare le sofferenze e la storia del popolo ebraico, e c‘è stata una intromissione irresponsabile nelle questioni di uno dei conflitti più complessi della storia contemporanea” ha detto il rappresentante canadese tra i fischi. Il blocco islamico, siriani e pachistani in testa, ha fatto quadrato sollevando eccezioni procedurali e riuscendo così a bloccare una mozione che nei fatti chiedeva di adottare il testo senza i tre paragrafi cari ai palestinesi; alla fine il testo è stato approvato senza votazione generale, con il dissenso palese degli arabi. Da segnalare che nel testo originale (in inglese quindi) è scritta l’espressione “palestinian plight” che lascia molti dubbi: può voler dire infatti tragedia, crisi, dramma, sofferenza ma anche solo situazione spiacevole, triste: è una espressione diplomatica volutamente ambigua. Tra le varie reazioni segnaliamo quella della Siria che ha dichiarato: “Non dobbiamo dimenticare le pratiche razziste che vengono compiute nei territori occupati palestinesi”.
(Corriere della Sera 9-09-2001; giornalista: Massimo Alberizzi)
(Messaggero 9-09-2001; giornalista: Alessandro Di Lellis)