Barak a Damasco: “prendete le distanze da Hezbollah”

M.O.; BARAK A DAMASCO: PRESTO NUOVI RAID CONTRO HEZBOLLAH E HAMAS

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Roma, 21 feb. (Apcom) – Il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, ha fatto recapitare un messaggio al presidente siriano Bashar al Assad, attraverso l’ufficio di presidenza turca, nel quale ha confermato l’intenzione di Israele di procedere a un’escalation delle azioni militari contro il gruppo palestinese Hamas e il movimento sciita libanese Hezbollah.

Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano al Hayat, Barak avrebbe anche incoraggiato Damasco a prendere le distanze da Hezbollah, con un gesto di buona volontà che sarebbe apprezzato dallo Stato ebraico.

Barak avrebbe inoltre informato le autorità turche del fatto che l’aviazione israeliana procederà presto a una grande operazione militare nella Striscia di Gaza. Barak ha chiesto ad Ankara di aderire, dopo questa campagna militare, a una coalizione internazionale con compiti di peacekeeping, al fine di assicurare il cessate il fuoco e fermare il lancio di razzi Qassam palestinesi.

Alla coalizione, secondo quanto si è appreso, potrebbero essere membri potenziali anche il Qatar, la Malaysia e la Giordania.

Hamas avverte: «Lanceremo altre bombe su Israele»

Hamas avverte: «Lanceremo altre bombe su Israele»

GERUSALEMME – Un esponente di Hamas, il movimento islamico che l’estate scorsa ha preso il potere con la forza nella Striscia di Gaza, ha avvertito ieri che il proseguimento dell’isolamento di questo territorio provocherà «esplosioni di grande ampiezza».

Una minaccia in tutti i sensi per porre fine a una serie di ingiustizie che, a giudizio di Hamas, sarebbero proseguite senza sosta contro il popolo palestinese.

Ahmad Yusef, consigliere del ministero degli Esteri nel governo di Hamas, ha affermato a questo proposito che «se la comunità internazionale non opererà seriamente per la revoca dell’isolamento imposto alla Striscia di Gaza, ciò causerà esplosioni di grande ampiezza».

Yusef ha accusato il governo israeliano di aver respinto le ripetute offerte di Hamas di giungere a una tregua e ha detto che gli abitanti delle aree in Israele che sono sotto tiro dei razzi Qassam lanciati da Gaza «farebbero bene a chiedere al loro governo perché continua a respingere i nostri appelli a un cessate il fuoco». Israele ha isolato la Striscia di Gaza, dopo la presa del potere da parte di Hamas, e in reazione ai tiri di razzi su Sderot e su altre località limitrofe e attualmente non sembra disposta a concedere nulla.

Corriere Canadese

Un post sofferto ma illuminante….

Io, Israele e la Fiera del Libro

4 febbraio 2008

Quando avevo venti anni ero filopalestinese. Ed antisraeliano. Le due cose camminavano insieme. Lo schierarsi non era il frutto di conoscenze, riflessioni, studio. Era puro pregiudizio suffragato dalle immagini. Mi ricordo di un video della fine degli anni ’80: due soldati israeliani che spezzavano le braccia a un giovane palestinese. Nella civiltà dell’immagine è l’immagine che decide le ragioni e i torti. La rivolta delle pietre, la prima intifada non poteva quindi che essere il luogo di tutte le ragioni. Perchè una popolazione che risponde ai carri armati con i sassi incarna di per sè tutti gli archetipi del politicamente corretto. La militanza politica rendeva ancora più acuto questo manicheismo insensato: si era degli strani comunisti e socialisti senza rendere omaggio alla kefiah, all’Olp, ad Arafat. La sensibilità alla questione palestinese era un passaporto politico, una garanzia d’internazionalismo, la medicina salvifica capace di regalare un filo di ragione ad una ideologia in declino. Di Israele e delle sue ragioni non ci importava nulla. Detestavamo Shamir non tanto per le sue scelte concrete ma perchè convinti che fosse la naturale sintesi politica di uno Stato abusivo. Ufficialmente dicevamo “due popoli, due stati” ma in cuor nostro tifavamo per la guerra perchè la pace avrebbe chiuso il tempo degli alibi internazionalisti e delle giuste cause da sposare. Poi in parallelo leggevamo Primo Levi, esprimevamo tutto l’orrore possibile per la Shoah, sapevamo insorgere d’istinto al primo segno di una parola o di un gesto antisemita. Una schizofrenia, una finzione vissuta senza il patema della ragionevolezza e del buonsenso. L’ebreo perseguitato incarnava tutto il bene, l’ebreo che si difende, che costruisce il suo stato, il suo spazio di sopravvivenza era tutto il male. Detestavamo il punto di raccordo tra persecuzione e sopravvivenza e cioè il sionismo, questa idea pacifica e difensiva di un popolo che sogno di mettersi al riparo, di vivere senza la replica di orrori e persecuzioni. Ci piaceva l’ebreo perseguitato, quello che non si difende, che si lascia sopraffare come un agnello sacrificale. L’ebreo che si difende, che crea una comunità solidale, che si arma, che si fa Stato non ci garbava. Gli anni mi hanno guarito da questa malattia. Oggi so che Israele è un segno di speranza per l’intera umanità, la rappresentazione migliore di come l’uomo sia capace di reagire alle ingiustizie dando forza e sostanza al proprio spirito comunitario e solidale. Il boicottaggio della Fiera del Libro è solo l’ennesima manifestazione di una malattia profonda della sinistra. Una malattia da cui si esce da soli, uno per uno, in fila indiana. Non c’è congresso, mozione o dichiarazione pubblica che possa condurre collettivamente fuori dalla notte. Io ci sono riuscito e spero ci riescano anche i filopalestinesi – inconsci antisemiti – dei nostri giorni.

CodadiLupo

La strana concezione dell’ONU della difesa di uno Stato…

La strana concezione dell’ONU della difesa di uno Stato…

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Rappresentante Onu: stop a razzi contro Israele

Holmes: Israele contenga la risposta militare agli attacchi

SDEROT – Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari sociali, John Holmes, ha condannato il lancio di razzi da parte dei palestinesi contro il sud di Israele e intima ad Hamas di fermare gli attacchi.

“Condanniamo nel modo più assoluto il lancio di questi razzi. Non c’è alcuna giustificazione. Sono indiscriminati, non c’è alcun bersaglio militare”, ha detto Holmes intervistato a Sderot, una delle città israeliane più colpite dai razzi palestinesi.
Il rappresentante Onu ha anche invitato Israele a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l’unico modo per fermarli è un accordo di pace.
(Alice News, 17 febbraio 2008)

Commento –

L’Onu invita Israele “a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l’unico modo per fermarli è un accordo di pace”. Come dire:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è guarire.

Se poi si pensa a quale tipo di pace cerca Hamas con Israele, si potrebbe dire meglio così:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è morire.

Morale Onu per Israele:
Se finisci tu, finiscono anche gli attacchi di Hamas.
Semplice e geniale.

Il Signore degli Anelli

L’antiebraismo dei buoni

L’antiebraismo dei buoni

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Scritto da Magdi Allam

giovedì 21 febbraio 2008

Se nell’Italia democratica che ha istituzionalizzato il Giorno della Memoria e il cui capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è spinto fino a dire «no all’antisemitismo anche se si traveste da antisionismo », due docenti ebrei dell’Università di Torino hanno deciso di presentarsi oggi in aula avvolti nella bandiera israeliana per denunciare l’intolleranza e l’aggressività di cui sono oggetto per il loro esplicito sostegno a Israele, ebbene dobbiamo prendere atto che c’è un vuoto da colmare tra l’atteggiamento ufficiale e la realtà dei fatti. Se poi consideriamo il contesto che, solo nell’ultimo mese, ha registrato l’annullamento della visita dell’imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d’onore e la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo ammettere che l’antiebraismo e l’anti-israelismo sono tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.

La storia di Daniela Santus, docente di Geografia culturale, e di Ugo Volli, Semiotica, coniuga il pregiudizio specifico nei confronti degli ebrei e di Israele con il male ideologico dell’intolleranza e della violenza diffuso nelle nostre università.

E di cui si tende ad addossarne la responsabilità principale, se non esclusiva, a una « minoranza ». Come è il caso del sedicente «Collettivo universitario autonomo» che, in un suo comunicato del 9 maggio 2005, diceva: «A Ugo Volli e Daniela Santus: siete degli incompetenti, perché confondete la critica al sionismo con l’antisemitismo. Se non è incompetenza è malafede, perché cerca di farsi vergognosamente scudo di una strumentalizzazione della memoria storica sul genocidio nazista per fomentare il genocidio a danno della popolazione palestinese». Sempre a Israele viene addebitata una «politica di sterminio e di persecuzione razziale», nonché il «terrorismo creato, praticato e organizzato scientificamente dallo stato sionista».

La persecuzione verbale nei confronti della Santus, che ha ricevuto anche una minaccia di morte per le sue simpatie nei confronti di Gianfranco Fini, è riesplosa due giorni fa con la distribuzione all’università di un dossier di una ventina di pagine a cura del «Collettivo universitario autonomo» comprendente, tra l’altro, anche una lettera della Santus al rettore e al preside della Facoltà di Lingue che avrebbe dovuto restare riservata. Di qui la decisione di raccogliere la sfida e uscire allo scoperto denunciando con un gesto simbolico il clima esasperato di intimidazioni.

A questo punto si impongono due domande: com’è possibile che questa «minoranza » aggressiva e violenta, tra cui figurano giovani che nulla hanno a che fare con l’università, disponga di spazi fisici e di risorse operative a Torino (ma è lo stesso anche a Roma e altrove) per perpetuare questo comportamento arbitrario? Com’è possibile che il Rettorato consenta ciò nel nome di un’equivoca interpretazione della libertà che di fatto è una sottomissione ai violenti?

Seconda domanda: siamo proprio certi che si tratti di una «minoranza cattiva» che sta in mezzo a una «maggioranza buona »? Si era detto lo stesso per i 67 docenti e per il centinaio di studenti della Sapienza che sono riusciti ad annullare la visita del Papa. Poi abbiamo scoperto che i 67 sono diventati circa 1500 e che le adesioni al «no al Papa» crescono. Ebbene la verità è che non c’è solo il bianco e il nero, ma c’è una vasta area grigia fatta di collusione ideologica, reticenza e opportunismo. Spiace dirlo, ma se ci fosse una «maggioranza buona» non avrebbe permesso il boicottaggio del Papa e la persecuzione dei docenti ebrei.

Da: corriere.it

Il LegnoStorto

Israele: protesta contro le dichiarazioni offensive del presidente Iraniano

Israele: protesta contro le dichiarazioni offensive del presidente Iraniano
21 Febbraio 2008

Israele ha risposto agli epiteti del presidente iraniano Mahmud Ahmedinejad protestando col segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Il presidente aveva rivolto a Israele epiteti come “insetto schifoso” e “bestia selvaggia”e aveva detto di prevedere la sua prossima distruzione. Israele definisce indesiderabili queste affermazioni.

Lo ha riferito stamane alla radio pubblica l’ambasciatore di Israele all’ Onu Dany Gillerman.
Ban Ki-moon, in una pubblica reazione, ha detto che “è indesiderabile che il capo di uno stato membro dell’ Onu usi simili espressioni nei confronti di un altro stato membro dell’ Onu”.

Gli epiteti di Ahmedinejad nei confronti di Israele – solo ultimi di una lunga serie – sono stati espressi in apparente reazione all’ uccisione del capo del braccio operativo degli Hezbollah Imad Mughniyeh a Damasco, protetto dall’ Iran, della quale Teheran accusa Israele.

L’Occidentale