Libano/ Nasrallah: Cancellazione di Israele è un dato di fatto

Libano/ Nasrallah: Cancellazione di Israele è un dato di fatto

Discorso in diretta tv del leader di Hezbollah

ROMA, 22 feb. (Apcom) – “La cancellazione di Israele è un dato di fatto”: lo ha detto oggi il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un discorso trasmesso in diretta tv a migliaia di sostenitori del gruppo sciita libanese radunati in una moschea di Beirut. Lo riporta Ynet, l’edizione online dello Yedioth Ahronoth.

Secondo Nasrallah, Israele sta preparando una nuova guerra, e “l’uccisione di Imad Mughniyeh è un passo preliminare” in questa direzione. “In Israele tutti pensano di aver perso la guerra” in Libano due anni fa, ha detto ancora il leader di Hezbollah. “Usando le parole di Ben Gurion (uno dei padri fondatori di Israele, ndr), che se Israele perde una guerra si avvicina la sua fine, possiamo comprendere la situazione” attuale.

Mughniyeh era il comandante militare di Hezbollah, ed è stato ucciso dall’esplosione di un’autobomba la scorsa settimana a Damasco. Il gruppo sciita ha immediatamente accusato Israele, e Nasrallah ha promesso “guerra aperta” contro lo Stato ebraico. Il governo israeliano ha però negato ogni coinvolgimento nell’uccisione del leader del gruppo sciita.

(Alice News, 22 febbraio 2008)

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UE donera’ 150 milioni di euro a polizia Anp (Al-Ayyam)

UE donera’ 150 milioni di euro a polizia Anp (Al-Ayyam)

Finanziamento dieci volte superiore a quello attuale

RAMALLAH, 22 feb. (Apcom) – L’Unione europea aumentera’ di dieci volte il finanziamento del programma di riorganizzazione della polizia palestinese, passando dagli attuali 15 milioni a 150 milioni di euro. Lo scrive oggi il quotidiano Al-Ayyam di Ramallah che cita fonti autorevoli dell’Ue nei territori palestinesi.

I fondi, spiega il giornale, serviranno a completare i programmi di formazione della polizia civile ma anche per ristrutturare le cinque prigioni e i tre centri di detenzione palestinesi in Cisgiordania e ad acquistare equipaggiamento e autoveicoli nel quadro della missione EU COPPS.

Una esperta dell’Unione europea, Marta Costantino, e’ impegnata da alcuni mesi in uno studio di valutazione sulle carceri palestinesi e nelle prossime settimane consegnera’ la sua relazione ai vertici europei. Dallo studio e’ tuttavia escluso il sistema carcerario di Gaza, territorio controllato dallo scorso giugno dal movimento islamico Hamas con il quale l’Ue non ha rapporti.

(Alice News, 22 febbraio 2008)

Evasione da carcere di Nablus: in fuga almeno 14 miliziani palestinesi

Evasione da carcere di Nablus

In fuga almeno 14 miliziani palestinesi

TEL AVIV, 21 feb – Almeno 14 miliziani palestinesi sono evasi questa sera dal carcere di Nablus, in Cisgiordania, che si trova sotto il controllo dell’Anp.I miliziani sono delle brigate Al Aqsa, braccio armato del partito al-Fatah del presidente Abu Mazen. Fonti israeliane affermano che l’evasione sarebbe stata possibile grazie alla complicita’ di agenti di custodia che avrebbero aperto le celle. I prigionieri erano in carcere per un accordo raggiunto fra Anp e autorita’ israeliane sul disarmo delle milizie.

(ANSA, 21 febbraio 2008)

L’attività monotematica dell’ONU contro Israele

L’ATTIVITÀ MONOTEMATICA DELL’ONU CONTRO ISRAELE

In tutto il mondo si commettono crimini e atrocità, ma per l’ONU Israele è il perfetto capro espiatorio

Diciannove risoluzioni adottate contro Israele dall’Assemblea Generale dell’ONU nella 62ª sessione e quindici dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU nel biennio 2006-2007.

di Carmine Monaco

Alla sua sessantaduesima sessione, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato ben 19 risoluzioni di condanna contro Israele, e altre 15 risoluzioni di condanna sono state adottate dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU nel solo biennio 2006-2007, ovviamente sempre contro Israele. Per comodità, sono tutte di seguito riportate.

Nel frattempo, nel mondo sono in corso conflitti in Aceh, Afghanistan, Algeria, Burundi, Cecenia, Colombia, Congo R.D., Costa d’Avorio, Eritrea-Etiopia, Filippine, Haiti, Iraq, Kashmir, Kurdistan, Liberia, Nepal, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Uganda, ecc.

In questi paesi (e in tanti altri) vi sono stati massacri, pulizie etniche, esecuzioni di massa, stupri etnici, oppure torture, lapidazioni di donne ritenute adultere, impiccagioni di omosessuali, oppositori politici e apostati, come ad esempio avviene in Iran. Alcuni paesi, condannano alla pena di morte i propri cittadini per reati non violenti o di natura economica, spinti talvolta dalla fame a rubare, o persino per il possesso di materiale ritenuto pornografico, come avviene in Cina, che peraltro “ospita” in campi di lavoro (i tristemente poco noti “laogai”, cfr. http://www.laogai.org) centinaia di migliaia di persone condannate spesso con processi farsa per reati inesistenti, sfruttate fino allo stremo delle loro forze per 12 ore al giorno e più, in cambio di un pasto. Una prassi schiavista che consente alla Cina di invadere i mercati di tutto il mondo con prodotti a costo bassissimo. Una manodopera di cui approfittano anche molte aziende occidentali, che peraltro non sono mai oggetto dei boicottatori di professione che preferiscono dedicarsi ad Israele.

Ancora la Cina è in cima alle orribili classifiche delle esecuzioni capitali e della vendita di organi da trapiantare, e di sicuro non per la coscienza civica dei suoi cittadini, quanto piuttosto per gli espianti eseguiti sui condannati a morte e addirittura su persone ancora vive, come accade ai membri della minoranza religiosa dei Falun Gong, perseguitata dal regime per la sue pratiche di meditazione. Le esecuzioni capitali in Cina vengono eseguite per lo più a poche settimane dal verdetto e con un proiettile alla testa, il cui costo viene sostenuto dalle famiglie dei condannati. La Cina, paese organizzatore delle prossime Olimpiadi del 2008, ha eseguito ufficialmente 1051 esecuzioni nel 2006, ovvero i due terzi delle 1591 esecuzioni ufficialmente compiute nel mondo (il 40% in meno delle 1770 esecuzioni ufficiali del 2005) , secondo i dati di Amnesty International, ma attivisti per i diritti umani ritengono che il numero reale delle esecuzioni oscilli tra le 10.000 e le 15.000 all’anno (cfr. http://www.laogai.org).

Vi sono state repressioni di movimenti indipendentisti, come quello ceceno, e atti di terrorismo gravissimi come quelli accaduti a Mosca e a Breslan. Vi sono paesi che occupano illegittimamente altri paesi, e di sicuro contro la volontà delle popolazioni indigene, come ad esempio fa da decenni la Cina nei confronti del Tibet, tra l’indifferenza e/o l’impotenza generale. E vi sono ancora paesi come Cuba, sempre in prima fila nel condannare Israele, che praticano una pesante repressione nei confronti degli oppositori politici, con condanne a morte, carcerazioni arbitrarie e processi assolutamente ridicoli e illegali.

Dove e quante sono le risoluzioni di condanna contro tali paesi emanate dall’Assemblea Generale dell’ONU e dal Consiglio per i Diritti Umani? Basterà contarle, laddove vi fossero, per capire che Israele è al centro di un’attenzione che potremmo definire quanto meno “sproporzionata”, mentre altri paesi che si sono resi protagonisti di violazioni ben più gravi e drammatiche, vengono citati una volta sola o non appaiono affatto.

E’ del tutto evidente che le Nazioni Unite, le leggi internazionali e i diritti umani sono abusati da una campagna di demonizzazione e delegittimazione dello stato ebraico che dura ormai da decenni. È del tutto evidente che Israele è un efficace strumento di copertura politica e mediatica delle innumerevoli brutalità ed atrocità che vengono commesse in tutto il mondo, il perfetto capro espiatorio dei mali del mondo. E’ del tutto evidente che la campagna di demonizzazione e delegittimazione dello stato ebraico prosegue attraverso le azioni di boicottaggio economico, politico ed ora persino religioso – come nel caso dell’annullamento della visita dei rappresentanti della Moschea di Roma alla Sinagoga – e culturale, come è accaduto per il Salone del libro di Torino. E’ del tutto evidente che ciò appare tale solo a chi ha occhi per vedere, a chi vuole sentire e capire. Così come appare ormai lampante quali sono le subculture politiche e le idee pseudo religiose che fomentano l’ondata di antisemitismo più becero, violento e idiota dai tempi della notte dei cristalli.

Fonte: UNWatch. Sito web: http://www.unwatch.org

Ucoii, poche proteste. Purtroppo

Non ha mai firmato la carta dei valori dello Stato italiano

Ucoii, poche proteste. Purtroppo

di Mario Valenti

Nel fine settimana si svolgerà a Bologna l’assemblea nazionale dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), una delle associazioni che rappresentano il mondo musulmano nel nostro Paese. L’evento ha scatenato qualche polemica nel centrodestra, ma dopo ventiquattro ore tutto era già stato dimenticato. A sinistra, nonostante il Partito Democratico e la sua voglia di centro, nessuno ha pensato di tenere alta l’indignazione e dalle istituzioni è arrivato solo silenzio. Insomma, via libera all’Ucoii. Ora, a beneficio di chi ancora sapesse poco di cosa veramente si nasconde dietro questa sigla crediamo sia opportuno riassumere alcuni dati di fatto. Presidente dell’Ucoii è un tal Mohamed Nour Dachan, il quale da sempre predica la distruzione dello Stato di Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina. Insieme al suo ex-segretario nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell’agosto 2006, ebbe un’idea: far pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo “Quotidiano Nazionale” una inserzione a pagamento. Il titolo era: “Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane”.

Il testo, altrettanto moderato, recitava l’equazione “Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano”. Qualche che mese fa, proprio per quella pensata, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per istigazione all’odio razziale dei due pacifisti più altri amici. L’inchiesta era partita dalla denuncia di due parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. Ma ciò che vale per il resto d’Italia non è detto che valga per Bologna. Infatti è dei giorni scorsi la decisione della Procura petroniana di non procedere contro gli autori di quell’aberrante iniziativa: “Non c’è alcuna espressione – è stato fatto sapere dal Palazzo di Giustizia -, neppure in forma sottintesa o indiretta ispirata o caratterizzata da ragioni di discriminazioni razziali o religiosa e formulata allo scopo di incitare alla violenza con l’intenzione di colpire altre persone a causa delle loro caratteristiche razziali, etniche o religiose”. Insomma, si tratterebbe di semplice e sacrosanta libertà di parola. Capito adesso perché l’Ucoii viene a riunirsi proprio a Bologna, città più che mai amica e ora anche capitale dell’estremismo islamico?

Se poi a qualcuno venisse voglia di tirare fuori il discorso trito e ritrito della tolleranza in nome delle supreme esigenze per favorire l’integrazione, gli andrebbe ricordato che l’Ucoii si è ben guardata dal firmare la carta dei valori fra lo Stato italiano e le diverse comunità religiose. Segno inequivocabile che dell’integrazione a Dachan e compagnia non interessa un fico secco. Lo stesso ministro Amato ha da tempo sospeso i lavori della Consulta per l’Islam d’Italia proprio perché non vuole più avere nulla a che fare con l’Ucoii. Proposta: visto che far finta di nulla di fronte all’assemblea nazionale dell’Ucoii vuol dire sostanzialmente approvare il suo messaggio di violenza, e che tuttavia la libertà di riunione è uno dei diritti fondamentali della nostra società, ancora non islamizzata, chiediamo a Palazzo d’Accursio di pronunciare cinque parole: “L’assemblea dell’Ucoii è un evento non gradito”.

Opinione.it

Gaza: marcia Hamas, allerta Israele

Gaza: marcia Hamas, allerta Israele

Ieri appello movimento integralista per manifestazioni di massa

(ANSA) – TEL AVIV, 24 FEB – Allerta in Israele al confine con Gaza per il rischio che Hamas cerchi di forzare l’isolamento della Striscia con una marcia. Hamas potrebbve far ricorso ad una manifestazione di massa che superi i recinti, in maniera simile all’abbattimento del muro di confine con l’Egitto a Rafah il mese scorso. Ieri Hamas ha chiesto all’opinione pubblica internazionale, in particolare nel mondo arabo, l’organizzazione di manifestazioni popolari di protesta contro l’isolamento di Gaza.

Israele: rapporto AIEA prova che Teheran punta ad arma nucleare

IRAN: ISRAELE, RAPPORTO AIEA PROVA CHE TEHERAN PUNTA AD ARMA NUCLEARE

Gerusalemme, 23 feb. – (Adnkronos) – Israele ritiene che il nuovo rapporto dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica, provi che l’Iran stia puntando alla costruzione di armi nucleari, e chiede una maggiore pressione da parte della comunita’ internazionale. “Il rapporto riconferma le preoccupazioni dello stato d’Israele e della comunita’ internazionale sul fatto che l’Iran voglia armi nucleari”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri diffuso questa sera a Gerusalemme.