Ucoii, poche proteste. Purtroppo

Non ha mai firmato la carta dei valori dello Stato italiano

Ucoii, poche proteste. Purtroppo

di Mario Valenti

Nel fine settimana si svolgerà a Bologna l’assemblea nazionale dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), una delle associazioni che rappresentano il mondo musulmano nel nostro Paese. L’evento ha scatenato qualche polemica nel centrodestra, ma dopo ventiquattro ore tutto era già stato dimenticato. A sinistra, nonostante il Partito Democratico e la sua voglia di centro, nessuno ha pensato di tenere alta l’indignazione e dalle istituzioni è arrivato solo silenzio. Insomma, via libera all’Ucoii. Ora, a beneficio di chi ancora sapesse poco di cosa veramente si nasconde dietro questa sigla crediamo sia opportuno riassumere alcuni dati di fatto. Presidente dell’Ucoii è un tal Mohamed Nour Dachan, il quale da sempre predica la distruzione dello Stato di Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina. Insieme al suo ex-segretario nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell’agosto 2006, ebbe un’idea: far pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo “Quotidiano Nazionale” una inserzione a pagamento. Il titolo era: “Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane”.

Il testo, altrettanto moderato, recitava l’equazione “Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano”. Qualche che mese fa, proprio per quella pensata, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per istigazione all’odio razziale dei due pacifisti più altri amici. L’inchiesta era partita dalla denuncia di due parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. Ma ciò che vale per il resto d’Italia non è detto che valga per Bologna. Infatti è dei giorni scorsi la decisione della Procura petroniana di non procedere contro gli autori di quell’aberrante iniziativa: “Non c’è alcuna espressione – è stato fatto sapere dal Palazzo di Giustizia -, neppure in forma sottintesa o indiretta ispirata o caratterizzata da ragioni di discriminazioni razziali o religiosa e formulata allo scopo di incitare alla violenza con l’intenzione di colpire altre persone a causa delle loro caratteristiche razziali, etniche o religiose”. Insomma, si tratterebbe di semplice e sacrosanta libertà di parola. Capito adesso perché l’Ucoii viene a riunirsi proprio a Bologna, città più che mai amica e ora anche capitale dell’estremismo islamico?

Se poi a qualcuno venisse voglia di tirare fuori il discorso trito e ritrito della tolleranza in nome delle supreme esigenze per favorire l’integrazione, gli andrebbe ricordato che l’Ucoii si è ben guardata dal firmare la carta dei valori fra lo Stato italiano e le diverse comunità religiose. Segno inequivocabile che dell’integrazione a Dachan e compagnia non interessa un fico secco. Lo stesso ministro Amato ha da tempo sospeso i lavori della Consulta per l’Islam d’Italia proprio perché non vuole più avere nulla a che fare con l’Ucoii. Proposta: visto che far finta di nulla di fronte all’assemblea nazionale dell’Ucoii vuol dire sostanzialmente approvare il suo messaggio di violenza, e che tuttavia la libertà di riunione è uno dei diritti fondamentali della nostra società, ancora non islamizzata, chiediamo a Palazzo d’Accursio di pronunciare cinque parole: “L’assemblea dell’Ucoii è un evento non gradito”.

Opinione.it

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