Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi

Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi

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Se si mette a confronto il modo con cui i mass media hanno presentato, da un lato, la recente battaglia della Turchia contro il Pkk in Iraq e, dall’altro, la battaglia protratta di Israele contro Hamas a Gaza, dobbiamo prendere atto che c’è un manifesto pregiudizio contro lo Stato ebraico. Mentre le definizioni di «strage di bambini» ed «eccidio di civili» compaiono solo nella descrizione delle conseguenze dell’attività militare israeliana, per l’esercito turco vengono riservati termini neutri o addirittura giustificativi come «uccisi 77 ribelli curdi». Quando le bombe sono israeliane, siamo informati in maniera meticolosa sul numero e talvolta sui nomi dei bambini palestinesi che vengono ammazzati, segnalando anche specificatamente se tra loro ci sono dei neonati. E di loro le televisioni e le agenzie fotografiche internazionali ci danno in pasto le immagini terrificanti e impietose dei loro cadaveri. Viceversa le bombe turche eliminano con assoluta certezza soltanto persone adulte di sesso maschile che hanno scelto deliberatamente di ricorrere alla violenza e di schierarsi dalla parte del male, qualificati come «terroristi», «ribelli » o «separatisti», e che pertanto in qualche modo la morte se la sono cercata e tutto sommato se la meritano pure. E in ogni caso di loro non abbiamo immagini di fonte indipendente, visto che nell’area dei combattimenti la stampa internazionale non è presente, e tutto ciò che sappiamo appartiene alla documentazione ufficiale dell’esercito turco. Tutto ciò si spiega solo parzialmente con il fatto che Gaza è uno degli insediamenti urbani a più alta densità del mondo e, quindi, è inevitabile che ci siano delle vittime civili compresi i bambini, mentre la zona montagnosa lungo la frontiera tra la Turchia e l’Iraq è prevalentemente disabitata e di conseguenza non ci sarebbero vittime civili, tanto meno dei bambini. Perché in realtà il bersaglio esclusivo degli attacchi israeliani e la gran parte delle vittime palestinesi sono i terroristi di Hamas, mentre anche i civili curdi figurano tra le vittime della repressione militare turca. Come si può dunque spiegare questa doppiezza dei mass media? A rigore dovrebbero usare il medesimo parametro informativo e valutativo.

Perché il Pkk, al pari di Hamas, è considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’ Unione Europea. Perché si tratta di una comune battaglia della Turchia e di Israele per sconfiggere un terrorismo che colpisce spregiudicatamente anche la popolazione civile. Perché in entrambi i casi si tratta di operazioni di difesa intraprese in territorio straniero trasformato dai terroristi in una roccaforte da dove scatenano le loro azioni di morte contro i civili. Così come in entrambi i casi questi territori stranieri non ospitano stabilmente delle forze militari o degli insediamenti civili della Turchia o di Israele, né sono almeno ufficialmente obiettivi che si vorrebbero conquistare per annetterli territorialmente. Anzi, nel caso di Israele, l’attività terroristica di Hamas, perpetrata con il lancio di centinaia di missili Kassam prevalentemente contro la cittadina di Sderot e con l’esplosione di uomini e donne- bomba tra i civili, è aumentata dopo il completo ritiro dell’esercito e dei coloni ebrei da Gaza. E se proprio volessimo essere pignoli, se mai ci dovesse essere un atteggiamento pregiudiziale, dovrebbe essere nei confronti della Turchia e non di Israele. E’ sufficiente considerare il dato complessivo delle vittime di queste guerre regionali. Facendo riferimento a un movimento pacifista come «Peace Reporter», che non può essere sospettato di simpatie né filo-israeliane né filo-turche, il bilancio del conflitto israelo-palestinese viene così riportato: «La prima Intifada, la rivolta delle pietre dal 1987 al 1992, ha causato la morte di 2.000 persone, in massima parte palestinesi. Dall’inizio della seconda Intifada, dal 28 settembre 2000 al 20 giugno 2007, hanno perso la vita 4.626 palestinesi e 1.050 israeliani. Almeno 214 palestinesi sono morti negli scontri tra le milizie di Hamas e Al Fatah». Ebbene se ci trasferiamo al conflitto che contrappone l’esercito turco al Pkk nello stesso arco temporale, sempre secondo i dati di «Peace Reporter », «in vent’anni di conflitto sono circa 40 mila i morti e migliaia i profughi.

Dall’ inizio del 2006, sono 113 i guerriglieri curdi uccisi e 79 i militari turchi morti». Come si vede il totale delle vittime provocate dall’esercito turco è di gran lunga superiore a quello delle vittime provocate dall’esercito israeliano. Eppure è l’esercito israeliano ad essere criminalizzato, mentre nei confronti di quello turco viene riservato un atteggiamento più che comprensivo. «L’Unione Europea comprende la necessità della Turchia di proteggersi», aveva sostenuto il 21 febbraio il responsabile europeo per la Sicurezza Javier Solana, invitando a non impiegare «una sproporzionata forza militare». «Siamo stati avvisati e chiediamo al governo turco di limitare le proprie operazioni avendo come obiettivo esclusivo il Pkk», è stata la posizione della Casa Bianca espressa dal portavoce Scott Stanzel. In Italia il ministro degli Esteri del governo dimissionario, Massimo D’Alema, si era spinto fino a legittimare anticipatamente il diritto dell’esercito turco a perseguire e a reprimere con la forza il Pkk in territorio iracheno. Un atteggiamento diametralmente opposto a quello riservato dallo stesso D’Alema ad Israele, sia nelle rappresaglie contro Hamas a Gaza dopo il lancio dei razzi Kassam su Sderot, sia nell’offensiva più ampia contro il Libano nell’estate del 2006 dopo gli attacchi terroristici congiunti dell’Hezbollah e di Hamas in territorio israeliano. Se si considera infine che mentre Hamas mira ad annientare fisicamente Israele e il Pkk non mette affatto in discussione il diritto della Turchia ad esistere, si comprende ancor di più la natura ideologica di un pregiudizio indubbio e radicato nei confronti dello Stato ebraico.

Magdi Allam
01 marzo 2008

Corriere.it

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