I malvagi israeliani….

I malvagi israeliani….

03/03/2008 Nonostante i combattimenti in corso fra Forze di Difesa israeliane e terroristi, 62 autocarri con attrezzatura medica e prodotti alimentari sono stati autorizzati ad entrare nella striscia di Gaza attraverso il valico di Sufa.

Israele.net

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Gaza: missili anticarro in una moschea

Gaza: missili anticarro in una moschea

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03/03/2008 Forze di Difesa israeliane operanti nel nord della striscia di Gaza hanno scoperto domenica pomeriggio in una moschea missili anticarro, esplosivi e altro materiale per la fabbricazione di bombe. Il materiale è stato confiscato.

Israele.net

Gaza, esplode la crisi annunciata

Gaza, esplode la crisi annunciata

di FEDERICO PUNZI

[03 mar 08] Quanto avevamo anticipato (“Israele è pronta per l’offensiva a Gaza”) sta accadendo. Nessuna dote in particolare, se non l’accortezza di prestare attenzione a quanto accade in Medio Oriente anche quando sono i razzi di Hamas a colpire le cittadine israeliane. E, come previsto, i media occidentali sono di nuovo tornati ad occuparsi del problema solo nel momento in cui è scattata la reazione israeliana, contro cui risuonano le reprimende “onusiane” ormai di rito, che bollano la reazione come “eccessiva e sproporzionata”. Se di “sproporzione” ha peccato Israele nei suoi atti di legittima difesa, si è trattato di una sproporzione per difetto, tanto che da minacce come il lancio di razzi dalla striscia di Gaza non è ancora al riparo. Non ci sorprendiamo più se il titolo che il Corriere della Sera sceglie per la sua analisi (“Sotto le macerie una vittima comune: il negoziato di pace”) fa eco alla dichiarazione del negoziatore capo palestinese Saab Erekat: il processo di pace con Israele “è ormai sepolto sotto le macerie di Gaza”. La “pace” stranamente non viene mai data per sepolta sotto le macerie provocate dai razzi di Hamas. Ancora non è chiaro che tipo di offensiva abbia deciso di lanciare il governo israeliano, anche se vari indizi ci inducono a propendere per un’operazione su larga scala, con raid aerei e invasione di terra, allo scopo di annientare Hamas, anche se certamente non mirata ad una nuova occupazione. Per Olmert sarà imperativo categorico questa volta non ripetere gli errori commessi contro Hezbollah in Libano.

Da ben sette anni, quotidianamente o quasi, cade una pioggia di razzi Qassam su un paio di cittadine israeliane (Sderot e Askhelon) ai confini con la striscia di Gaza, da cui – vale la pena di ricordarlo – Israele si è completamente ritirato ponendo fine definitivamente all’occupazione. Ma in questi ultimi mesi Hamas e Jihad islamica sono riusciti a potenziare gittata e forza esplosiva dei razzi, ora in grado di fare più vittime: solo nei due giorni precedenti l’incursione, un morto e un ferito (un bambino colpito nel salotto di casa). Naturalmente una reazione di forza israeliana è proprio ciò che Hamas sperava di suscitare, speculando sulla pelle della popolazione palestinese: sia per accreditarsi presso i palestinesi della Cisgiordania, rimasti sotto l’autorità più moderata di Abu Mazen, come l’unico movimento che prosegue la lotta contro Israele; sia perché, trasformando Gaza in un nuovo caso umanitario capace di mobilitare la solidarietà internazionale, auspica di poter costringere prima o poi qualche vicino, la stessa comunità internazionale o addirittura Israele, a un gesto, un passo che implicitamente costituisca un riconoscimento politico alla sua autorità sulla striscia di Gaza. Israele, pur consapevole di fare il gioco di Hamas, non poteva più evitare di agire. Ormai da molto tempo la pressione dell’opinione pubblica sul governo Olmert stava aumentando. L’idea di una pace con Hamas è del tutto irrealistica, perché si tratta di un’organizzazione fondamentalista e terroristica che ha iscritto nella sua carta costitutiva l’obiettivo di distruggere lo Stato ebraico. Una tregua permetterebbe solo ad Hamas di sfruttare la calma momentanea per rafforzare le sue milizie e il suo potenziale distruttivo. Le operazioni militari su scala ridotta tentate in passato non hanno risolto il problema del lancio dei Qassam, sempre ripresi pochi giorni dopo la loro conclusione, senza neanche risparmiare a Israele critiche e contraccolpi negativi in termini di immagine.

Per questi motivi e per la particolare situazione strategica, che vede Israele oggetto di molteplici tentativi di accerchiamento (oltre ad Hamas, Siria, Hezbollah, Iran), è probabile che l’offensiva attuale sia mirata a porre definitivamente fine al governo e a qualsiasi potere di Hamas sulla striscia di Gaza, attraverso la sistematica distruzione, una per una, di tutte le sue istituzioni, militari e civili, e roccaforti. E quindi, in prospettiva, a porre le basi per il ripristino sulla striscia di Gaza dell’autorità del presidente palestinese Abu Mazen. Sarebbe l’unico modo di far cessare stabilmente il lancio di missili Qassam sulla popolazione israeliana. Tale operazione coinvolgerebbe inevitabilmente la popolazione civile palestinese. Anche perché, mentre sono indirizzati verso Israele i soliti ipocriti rimbrotti da parte della comunità internazionale, Hamas conduce una guerra irregolare, di cui poco si parla, condannata da tutte le convenzioni, senza divisa e mischiandosi tra i civili, che usa come scudi umani. L’offensiva contro Hamas potrebbe anche provocare un’estensione del conflitto. Gli Hezbollah, ansiosi di vendicare la morte di uno dei loro leader, Imad Mughniyeh, potrebbero essere tentati di aprire un secondo fronte, impegnando Israele a nord. Secondo alcune fonti militari, navi da guerra americane starebbero raggiungendo le coste di Israele e Libano, pronte a intervenire nel caso in cui gli Hezbollah aprissero un nuovo fronte nel sud del Libano o il boicottaggio dell’elezione del nuovo presidente del Paese dei cedri sfociasse in aperta guerra civile.

Dal punto di vista politico, Stati Uniti e Unione europea (quest’ultima non senza mugugni e appelli di facciata alla pace) dovrebbero fornire copertura diplomatica all’offensiva israeliana, ma il rischio è che, come al solito, con il protrarsi e l’inasprirsi delle operazioni militari comincino ad esercitare pressioni per un cessate-il-fuoco troppo anticipato rispetto ai tempi necessari per il conseguimento degli obiettivi militari. Certamente, tra le cause di questa ennesima crisi vi sono l’indifferenza della comunità internazionale, e la scarsa incisività delle politiche americane ed europee, riguardo le tre gravi minacce che si stanno addensando contemporaneamente su Israele. Dopo il golpe di Hamas si è lasciato che si deteriorasse la situazione nella striscia di Gaza, divenuta base di attività terroristiche esattamente come l’Afghanistan per Al Qaeda. Per ora né l’Onu né gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e Unione europea sono riusciti a fermare o a rallentare lo sviluppo della bomba atomica da parte dell’Iran, che ha fatto della cancellazione di Israele dalle carte geografiche un suo obiettivo esplicito. Il confine con il Libano non è affatto stato neutralizzato. Nonostante la presenza della missione internazionale Unifil, le milizie di Hezbollah, finanziate dall’Iran, non solo non sono state disarmate, ma si stanno riarmando, mentre le fazioni filo-siriane stanno ostacolando l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, nel tentativo di gettare il Libano nuovamente in una condizione di caos funzionale all’influenza siriana e iraniana sul Paese. Insomma, sembra che Israele ancora una volta potrà contare solo sulla sua forza militare e sul suo diritto all’autodifesa.

Ideazione.com

Ancora razzi su Ashkelon, alcuni residenti sotto shock

M.O.; ANCORA RAZZI SU ASHKELON, ALCUNI RESIDENTI SOTTO SHOCK

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Roma, 3 mar. (Apcom) – Anche questa mattina la città israeliana di Ashkelon è stata presa di mira da gruppi estremisti palestinesi. Un razzo Katyusha è esploso nei pressi di un centro residenziale della città, senza provocare vittime.

Un gruppo di residenti, si legge sul quotidiano Haaretz, è stato costretto a ricorrere alle cure mediche per stato di shock.

I militanti di Gaza, inoltre, hanno lanciato almeno sei razzi Qassam contro diverse località del Negev, dopo gli oltre 30 razzi già lanciati contro Israele nella giornata di ieri.

Intollerabile equidistanza Hamas-Israele di D’Alema

Intollerabile equidistanza Hamas-Israele di D’Alema

La piattaforma di Annapolis non si preserva attaccando Israele

ROMA, 2 mar. (Apcom) – “Non si preserva la piattaforma di Annapolis bacchettando Israele, ma isolando e sconfiggendo il vero nemico della pace, cioè Hamas”. Lo afferma il Presidente dei Riformatori Liberali Fi Benedetto Della Vedova, commentando le dichiarazioni del ministro degli Esteri D’Alema sulla crisi di Gaza

“Nel nostro paese, il Medio Oriente conquista le prime pagine e l’attenzione della politica solo quando c’è da mettere sotto accusa Israele, la sua politica di difesa e le sue reazioni agli attacchi terroristici. A quanto pare, gli attacchi a Israele, e la stessa trasformazione di Gaza in una piattaforma terrorista che si fa scudo con la popolazione civile, appartengono alla ‘normalità’. Ad essere anormale e sproporzionata è solo la pretesa di Israele di reagire e di difendersi. Questo trapela in modo evidente dalla gran parte dei commenti e delle denunce sulla drammatica situazione a Gaza. La cosa però più intollerabile, al solito, è la posizione del Governo e del Ministro degli esteri, che rimane fedele alla sua nota “equidistanza” e si limita a definire “insensato”, anziché, più propriamente, terrorista, il lancio di missili Kassam sulle citta’ isreaeliane”, dice Della Vedova.

“Se non si è chiari sulle cause dell’ennesima emergenza, tutte da addebitare alla campagna di Hamas per la distruzione dello stato ebraico – conclude – il nostro paese non potrà operare per la pacificazione, ma continuerà a fare ipocritamente da sponda ai nemici di Israele”.

(Alice News, 2 marzo 2008)

Hamas campa sul buonismo dell’Occidente

Hamas campa sul buonismo dell’Occidente

di Fiamma Nirenstein

Se lo scontro divampa, se decine di palestinesi e due soldati israeliani sono stati uccisi, dobbiamo biasimare anche noi stessi, gli europei, gli italiani in particolare. Noi abbiamo creato le premesse perché Hamas si sentisse immune quando nei mesi scorsi da parte del governo in carica, col consueto narcisismo buonista, si è insistito per instaurare un dialogo con una forza terrorista che non sa che farsene, si è compianto Gaza senza chiamare a rapporto l’estremismo jihadista di Ismail Haniyeh, Khaled Mashaal. la soppressione nella Striscia di tutti i diritti umani.

La scelta strategica di dirottare i contributi internazionali verso le armi e il terrore, e di inaugurare sulla scia degli Hezbollah la ploggia continua di missili su civili innocenti nascondendo le armi sotto i propri civili, nasce da una strategia che oggi si rivela esatta: far sanguinare Israele dentro le sue città, spopolarle e annichilirle, creare le condizioni per una reazione militare.

La comunità mondiale, pensa Hamas, non interverrà per difendere Israele, e alla fine l’Idf dovrà avviare uno scontro che costerà a Israele l’odio internazionale. A monte di questo c’è il disprezzo di Hamas per l’altrui e la propria popolazione civile, la certezza che il mondo della jihad la seguirà comunque, la garanzia che a fronte del biasimo mondiale Israele non oserà addentrarsi più di tanto a Gaza né tantomeno, dopo averla sgomberata nel 2005, occuparla di nuovo.

Che cosa cerca Israele con le sue incursioni dentro Gaza? Chi si tiene lontano dalle consuete teorie della cospirazione lo sa benissimo: far cessare Hamas dai bombardamenti delle sue città che come tutte le città del mondo democratico vogliono mandare i bambini a scuola, lavorare, dormire in pace. L’estensione dei bombardamenti da Sderot ad Ashkelon e la promessa di investire con missili di maggiore gittata anche Ashdod, vicina città portuale, l’intensificarsi delle sofferenze della gente non consentivano più ritardi.

Che cosa causa il grande numero di morti fra i civili palestinesi? Intanto, la confusa definizione del termine «civile». In Israele, e in genere nel mondo democratico, solo chi indossa una divisa può definirsi militare. A Gaza, a fianco dei guerriglieri in divisa ce ne sono migliaia in t-shirt e jeans che partecipano al lancio dei missili, ad atti terroristici, a operazioni di fiancheggiamento. Inoltre, se osserviamo la dinamica delle operazioni di Israele, si individuano bene gli obiettivi sempre militari, uomini armati, terroristi in avvicinamento, camion carichi di armi, depositi, fabbriche locali, uffici e personaggi della struttura terroristica. Tuttavia è nelle zone fittamente abitate che Hamas nasconde uomini e armi. Le brigate che compiono incursioni vengono flancheggiate dall’aviazione quando trovano una reazione molto dura. Qui avvengono le perdite.

E una guerra impossibile e sconosciuta, quella di Gaza. Ma è una guerra, e la convenzione di Ginevra non ha dubbi sul considerare responsabile per la morte di civili chi li usa come scudi umani. Se i commenti politici e giornalistici di questi giorni irresponsabilmente seguiteranno a disconoscere le ragioni per cui lo scontro divampa Hamas potrà continuare nel suo gioco. Questo significa che allora anche la Cisgiordania, affascinata dalla vittoria morale di Hamas, presto sparerà missili, che le ultime speranze in Abu Mazen verranno sotterrate per sempre.

Infine: una tregua, a cui le parti dovranno andare, sarà un danno irreparabile se apparirà un cedimento, se Israele accetterà prima che Hamas rinunci ai missili. In questo caso, avrebbe solo regalato ad Hamas il tempo per accumulare i missifi Fajar, 70 chilometri di gittata, in grado di colpire Tel Aviv. Per conquistare la terra promessa, ma alla Ummah Islamica.

(Fonte: Il Giornale, 3 Marzo 2008)