Fini: «Con Hamas non si tratta», L’ex ministro degli Esteri si scontra con D’Alema

Fini: «Con Hamas non si tratta», L’ex ministro degli Esteri si scontra con D’Alema

dalemmah.jpg

D’Alema va a braccetto con Hezbollah

«Con Hamas non si può trattare». Gianfranco Fini mette subito le cose in chiaro. «Hamas esprime un’ambiguità intollerabile. Se non riconosce il diritto di Israele a esistere deve essere considerata come un’organizzazione terroristica».
L’ex ministro degli Esteri replica a Massimo D’Alema, il quale si augurava che la volontà di dialogo non fosse cancellata e il percorso fosse portato avanti anche con Hamas.

Lo stesso D’Alema ha poi parlato di un «episodio tragico e rivoltante», ma sottolinea che «l’attentato fa seguito a scontri in cui sono morti 125 palestinesi a Gaza. Da una parte c’è un estremismo palestinese che rifiuta il confronto, dall’altra c’è l’estrema durezza della reazione israeliana». D’Alema si dice inoltre «preoccupato per la sicurezza di Israele». Ma per Fini «la reazione alla strage non può limitarsi alle sacrosante parole di condanna e ai doverosi auspici di pace. Occore una duplice consapevolezza. La prima: ci sono Stati che non combattono il terrorismo come dimostra l’attegiamento libico dell’Onu. La seconda: Israele ha il diritto di difendersi colpendo le centrali del terrorismo ovunque esse si trovino».

Liberali per Israele

Annunci

Fonti intelligence israeliana, negli ultimi anni sventati numerosi attentati letali

Fonti intelligence israeliana, negli ultimi anni sventati numerosi attentati letali

Calma solo apparente, ondata terrorismo riprendera’

GERUSALEMME, 8 mar. (Adnkronos/Xinhua) – L’intelligence israeliana prevede una nuova ondata di attentati terroristici, come quello che ha colpito la scuola rabbinica di Merkaz Harav a Gerusalemme giovedi’. ”La domanda principale nelle ultime settimane non era ‘se’, quanto piuttosto ‘quando e dove’. Sfortunatamente, le nostre paure peggiori si sono materializzate”, ha spiegato un agente sul campo dei Servizi di sicurezza generale in una intervista all’agenzia di stampa Xinhua.

(IGN, 8 marzo 2008)

Come darle torto?

ECCOLI QUA

Eccoli qua i palestinesi che festeggiano perché qualcuno di loro è riuscito a far fuori una carrettata di ragazzini ebrei. Guardateli, guardateli bene. E adesso venitemi ancora a raccontare che si tratta di disperazione. Venitemi ancora a raccontare che i terroristi sono una sparutissima minoranza e gli altri sono tutti brave persone. E, dopo aver guardato le loro facce rubiconde e i loro corpi ben pasciuti, venitemi ancora a raccontare la storiella della catastrofe umanitaria in atto a causa del feroce embargo messo in atto dall’infame occupante sionista. E dopo aver visto il corteo di auto degno di una vittoria ai mondiali di calcio venitemi ancora a raccontare la storiella degli ospedali che non possono funzionare sempre a causa del suddetto feroce embargo messo in atto dal suddetto infame occupante sionista. E venitemi ancora a chiedere comprensione per queste luride belve assetate solo di sangue giudeo (d’altra parte, si sa, una faccia sola abbiamo, e ognuno mostra quella che ha).

culo.jpg

Barbara

Il peccato di omissione dell’ONU

Il peccato di omissione dell’Onu

Il Consiglio di sicurezza non riesce a condannare la strage di Gerusalemme

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è arreso ai cavilli avanzati dalla Libia e non è riuscito a esprimere una condanna incondizionata per la strage terroristica che ha ucciso otto giovani studenti della Torah a Gerusalemme. Intendiamoci: meglio così di un compromesso pasticciato, di una condanna ipocrita accompagnata a prediche al governo israeliano perché reagisce al bombardamento continuo proveniente dalla Striscia di Gaza. D’altra parte la condanna dell’organismo internazionale sarebbe stata insincera. Tutti i giornali arabi hanno dato notizia dell’attentato, nessuno ha usato la parola terroristi. A Gaza si festeggia apertamente e sulla casa dell’assassino sventola la bandiera di Hamas. Il terrorismo, questo specifico terrorismo, non è la reazione fanatica di piccoli gruppi, è la strategia di Hamas, che peraltro l’ha sempre rivendicata, il che l’ha avvicinata, fino a intrecciarsi, alla rete di Al Qaida, come dice lo stesso presidente palestinese Abu Mazen.

Condannare la strage di Gerusalemme significa non solo condannare gli ispiratori che stanno a Gaza, ma riconoscere che contro di loro è necessario l’impiego anche della forza fino a che non saranno completamente annichiliti. L’Onu questo non lo fa e non può farlo, così come i giornalisti arabi non possono (non è detto che tutti non vogliano) chiamare i terroristi con il loro nome, neppure quando uccidono studenti inermi in una scuola in cui si studia il più sacro dei libri (sacro anche per gli islamici) Ma l’Onu che non condanna un atto del genere condanna se stessa all’irrilevanza politica e soprattutto morale. Le spiegazioni procedurali e burocratiche che sono state fornite per giustificare questa omissione di senso di umanità sono la migliore rappresentaziorie della condizione di paralisi di un organismo che pomposamente si attribuisce l’incarico di garantire la sicurezza del mondo. D’altra parte un’organizzazione che dà alla Libia o a Cuba l’incarico di vigilare sui diritti umani mostra una inadeguatezza etica che poi si esprime anche nella vergognosa non decisione del Consiglio di sicurezza.

(Fonte: il Foglio del 9 Marzo 2008)

Rassegna Stampa di domenica 9 Marzo 2008

RASSEGNA STAMPA – domenica 9 marzo 2008

Sulle pagine dei giornali di oggi è naturalmente ancora diffusa l’eco della terribile carneficina di giovedì scorso alla Yeshivà Merkaz ha-Rav di Gerusalemme. Solo un’eco, però: qualche interpretazione, qualche possibile precauzione per il futuro e pochi commenti. La notizia sembra fatalmente già passata e, nel complesso (forse un po’ troppo in fretta), “digerita”.

Sull’ “Unità” il portavoce di Olmert Avi Pazner – intervistato da Umberto De Giovannangeli – individua nell’identità ebraica il vero bersaglio della mattanza. Si è voluto colpire a morte l’immagine dell’ebreo e della sua dedizione religiosa. Acutamente l’ex ambasciatore in Italia coglie la più vasta portata antisemita di questa violenza, e il proposito di bloccare ogni prospettiva di dialogo, di scatenare la più dura delle reazioni da parte di Israele. La risposta israeliana non è certo esclusa da Pazner, che però insiste soprattutto sulla necessità di non cadere nel tranello e di continuare il dialogo con l’ANP. Il limite delle prospettive attuali non è tanto, a suo giudizio, quello della sospensione delle trattative di pace, quanto quello della mancanza di compattezza internazionale dopo il fatto: trattare con Hamas adesso sarebbe un colpo mortale alla pace. L’allusione a D’Alema e a quanti come lui propongono un’apertura al movimento fondamentalista è fin troppo palese.

Le debolezze dell’Occidente di fronte ai colpi del fondamentalismo islamico sono al centro oggi anche di altre riflessioni. Fiamma Nirenstein sul “Giornale” confronta “la viltà dell’Onu e il coraggio di Re Abdullah”: di qua l’incapacità di arrivare a un documento di condanna nei confronti di una strage di giovani studenti condita con l’ipocrisia dei continui inviti a Israele a “commisurare la reazione” alle offese ricevute (i continui razzi di Hamas su Sderot e Ashkelon); di là il coraggio di re Abdullah di Giordania che non ha concesso ai parenti giordani dell’attentatore di Gerusalemme l’erezione della tenda del lutto. Sul vuoto ormai rappresentato dall’Onu, sulla sua impotenza si sofferma anche un commento non firmato (di Ferrara?) del “Foglio”. Affidare a regimi come quello di Cuba o della Libia di Gheddafi l’ultima parola sulla possibilità di condannare le ingiustizie del mondo non può certo dare un grande affidamento. Ma è Giorgio Israel sul “Messaggero” a portare questa riflessione sul piano delle idee e della cultura. L’Occidente “ha scordato l’orgoglio di sé”. Siamo, saremmo vittime di un “odio di sé”, che ci porta ad autocondannare l’atteggiamento occidentale come brutalità di pensiero e menzogna sistematica, a voler concedere alla shariah una sorta di statuto speciale nel mondo britannico, a proporre boicottaggi nei confronti degli incontri e dei dibattiti promossi dalla cultura occidentale o ad appoggiare chi li promuove (i movimenti contro le fiere del libro di Torino e Parigi, l’adesione alle posizioni di Tariq Ramadan)

Queste preoccupazioni per la nostra debolezza mi paiono sensate. Denunciano giustamente una perdita di consapevolezza, una fragilità che paradossalmente sono figlie della stessa forza culturale dell’Occidente. Mi preoccupa semmai che siano solo le voci moderate o conservatrici a cogliere la nostra condizione attuale di impotenza; che le testate di sinistra abbiano niente o poco da dire in proposito. Occorre anche considerare che la debolezza dell’Occidente è addirittura più vasta rispetto a queste amare constatazioni. Non è solo quella di “perdere se stessi”. E’ anche quella – taciuta anche dai mass media moderati – di non saper proporre vie nuove e attuabili, percorsi possibili per la risoluzione delle questioni mondiali: percorsi adeguati ai valori e ai modelli della democrazia occidentale. Qui forse gli opinionisti di sinistra avrebbero qualcosa da suggerire.

David Sorani

Ucei.it

Lega Araba: Israele “Criminale di Guerra”

MO: GAZA; LEGA ARABA, ISRAELE “CRIMINALE DI GUERRA”

(ANSA) – 18:38 – IL CAIRO, 5 MAR – I ministri degli Esteri della Lega Araba riuniti oggi al Cairo hanno condannato gli attacchi di Israele contro la Striscia di Gaza come “crimini contro l’umanità”.

In un incontro per preparare il vertice di fine marzo in Siria, i ministri dei 22 Paesi membri della Lega Araba hanno denunciato in una dichiarazione i “crimini di guerra e contro l’umanità” commessi dalle forze israeliane a Gaza e sugli altri territori palestinesi.

Almeno 120 palestinesi, la metà civili, sono morti in cinque giorni di incursioni israeliane a Gaza.

In una dichiarazione finale della riunione, i ministri hanno ribadito la richiesta del rispetto delle istituzioni legittime palestinesi, cioé l’Autorità nazionale presieduta da Abu Mazen (Mahmud Abbas), e il ritorno della situazione a Gaza precedente la presa del potere del movimento islamico di Hamas.

I ministri esortano anche gli Stati Uniti e la comunità internazionale a fare pressioni su Israele perché rilanci il processo di pace e fissi un calendario preciso dei negoziati israelo-palestinesi.

Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha detto oggi che Israeliani e palestinesi hanno deciso di riprendere i negoziati, sospesi da Abu Mazen dopo le incursioni a Gaza, senza tuttavia indicare date.

Fonti palestinesi a Ramallah, in Cisgiordania, hanno detto che i colloqui potrebbero ricominciare dalla prossima settimana.

Fiera del Libro di Torino: l’UCEI allestirà un proprio stand

FIERA LIBRO: COMUNITA’ EBRAICHE, CI SARA’ NOSTRO STAND

(ANSA) – 16:56 – ROMA, 5 MAR – L’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) allestirà uno stand vicino a quello di Israele all’interno della Fiera del libro di Torino (8-12 maggio).

La decisione è stata presa in una riunione con le comunità ebraiche piemontesi di Torino, Casale e Vercelli. Ma questa non é l’unica delle iniziative decise dall’Ucei e dalle Comunità dopo le polemiche e le proteste di boicottaggio nel confronti della Fiera del Libro, ‘rea’ di aver invitato Israele che quest’anno festeggia i suoi 60 anni dalla fondazione.

“Lo stand – ha spiegato Tullio Levi, presidente della Comunità di Torino – illustrerà le attività dell’Ucei e delle varie istituzioni ebraiche con l’obiettivo di offrire un’idea di quello che si muove nel mondo ebraico italiano”.

Tra le altre iniziative, Levi ha parlato di un convegno incentrato sul percorso storico dell’ebraismo italiano dal 1848 (anno dell’emancipazione degli in Italia) al 1948 (anniversario della Costituzione italiana e della nascita di Israele), passando per il 1938, anno che vide l’introduzione delle Leggi Razziali in Italia.

Una ‘tavola rotonda’ affronterà poi “l’identità” dei giovani italiani che appartengono a differenti confessioni religiose (ebrei, cristiani, musulmani, buddisti), così come “l’identita” dei giovani israeliani.

“Saremmo onorati – ha aggiunto Levi – se il presidente Napolitano, che sarà presente all’inaugurazione della Fiera, l’8 maggio, vorrà visitare il nostro stand”.