Dopo 30 anni non è cambiato niente….purtroppo

10/03/2008 Sono trascorsi 30 anni dall’attentato palestinese che 11 marzo 1978 causò la morte di 35 passeggeri su un autobus israeliano lungo la strada costiera. I sopravvissuti si sono riuniti per l’occasione, costretti ad ammettere, dopo l’attentato di giovedì scorso a Gerusalemme, che “ben poco è cambiato”. Fu dopo quell’attentato che Israele lanciò l’Operazione Litani contro le organizzazioni terroristiche nel Libano meridionale.

(Fonte: Israele.net)

1978 (11 marzo) Un commando di Al Fatah,arrivato dal mare, sbarca a Tel Aviv e sequestra un autobus diretto a Haifa. Prima di essere uccisi a loro volta, gli 11 terroristi assassinano i passeggeri di un taxi, si impadroniscono di due autobus di linea e ne uccidono i passeggeri. I morti sono alla fine più di 40 (di cui 13 bambini), i feriti 80

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Soldato israeliano deceduto in seguito a ferite riportate in un attentato

Soldato israeliano deceduto in seguito a ferite riportate in un attentato

10/03/2008 È deceduto domenica il soldato israeliano Liran Banai, 20 anni, gravemente ferito giovedì scorso nell’esplosione di un ordigno palestinese al passaggio della jeep su cui era di pattuglia, vicino al valico di Kissufim fra Israele e striscia di Gaza: è la seconda vittima dell’attentato dopo il suo compagno d’armi, un esploratore beduino.

(fonte: Israele.net)

Sgt. Liran Banai, 20, from Ashkelon dies of his wounds
March 9, 2008, 12:33 PM (GMT+02:00)

The Givati Brigade sergeant was critically injured on March 8 by a roadside bomb which killed another member of their routine patrol of the Israel-Gaza border outside Kissufim.

Altogether 10 Israelis died last week from Palestinian terrorist attacks.

Hundreds of bombing devices planted by Palestinians are routinely defused on the Gaza-Israel border every month. Some are laid to trap Israel border patrols at the rate of five per day.

(Fonte: Debka.com)

L’Iran addestra i terroristi delle Brigate Ezzedin el-Kassam

L’Iran addestra i terroristi delle Brigate Ezzedin el-Kassam

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10/03/2008 Il comandante delle Brigate Ezzedin el-Kassam, braccio armato di Hamas, ha dichiarato in un’intervista al giornale britannico Sunday Times, che 150 membri dell’organizzazione vengono attualmente addestrati in Iran da istruttori delle Guardie della Rivoluzione. Altri 62 membri di Hamas sarebbero Siria per lo stesso scopo. “L’Iran è la nostra madre – ha aggiunto il dirigente Hamas – Ci fornisce informazioni, materiale militare e aiuto finanziario”.

(Fonte: Israele.net)

Hamas: nostri miliziani addestrati in Iran e Siria

Comandante Brigate al Qassam: collaborazione avviata nel 2005

ROMA, 9 mar. (Apcom) – I miliziani dell’organizzazione palestinese Hamas sono addestrati in Siria e in Iran da almeno due anni. Un alto comandante delle Brigate Ezzedine al-Qassam, braccio militare di Hamas, ha ammesso in un’intervista al Sunday Times che i militanti vengono addestrati dalla Guardia rivoluzionaria iraniana da quando Israele si è ritirata dalla Striscia di Gaza, nel 2005, mentre altri vengono mandati in Siria per una preparazione di base.

“Abbiamo inviato sette corsi di nostri guerriglieri in Iran – ha rivelato al settimanale britannico -. Durante ogni corso, il gruppo riceve un addestramento che poi usa per rafforzare le nostre capacità di combattimento”. I più promettenti rimarrebbero più a lungo per un training avanzato, in modo da poter a loro volta addestrare i miliziani al rientro a Gaza.

“Quelli che vanno in Iran devono giurare sul Corano che non riveleranno niente, nessun dettaglio, neanche alle loro madri”, ha sottolineato la fonte. Alcuni militanti vengono addestrati alla fabbricazione di esplosivi e di razzi, altri imparano a usare i tunnel per attaccare le forze israeliane, mentre altri ancora vengono addestrati come tiratori scelti. “Non abbiamo carri armati, non abbiamo aerei – ha precisato il comandante – siamo combattenti di strada e faremo a modo nostro. Mandiamo i nostri migliori cervelli a Teheran. Sarebbe una perdita di denaro inviarli lì e vederli tornare senza niente”.

“L’Iran è la nostra madre – ha concluso il comandante – ci garantisce informazioni, forniture militari e sostegno finanziario”. Israele accusa da tempo l’Iran di sostenere il gruppo palestinese e ritiene che Teheran sia impegnata in una “guerra per procura” su due fronti: attraverso Hamas a Gaza e il gruppo sciita libanese Hezbollah in Libano.

(Alice News, 9 marzo 2008)

Per i servizi di sicurezza palestinesi l’attentato di Gerusalemme coordinato da Hamas, Damasco e Hezbollah

Per i servizi di sicurezza palestinesi l’attentato di Gerusalemme coordinato da Hamas, Damasco e Hezbollah

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09/03/2008 I servizi di sicurezza palestinesi ritengono che il terrorista che ha assassinato otto studenti giovedì scorso a Gerusalemme riceveva ordini dalla direzione di Hamas a Damasco, coordinata con lo Hezbollah.

D’Alema corteggia i macellai di carne umana di Hamas

D’Alema corteggia i macellai di carne umana di Hamas

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Massimo D’Alema ha chiarito al paese e – purtroppo anche al mondo – quattro giorni fa, la sua totale, assoluta, incredibile, incapacità di comprendere la crisi mediorientale. Lunedì scorso, davanti alla stampa estera a Roma, il titolare della Farnesina ha infatti autorevolmente avallato l’attendibilità di Hamas come interlocutore di Israele per una tregua con parole inequivocabili, che è bene ricordare: “In questo momento a Gaza serve una tregua politica che Hamas ha detto di essere disposta a negoziare. L’alternativa altrimenti è occupare Gaza con centinaia di morti civili. Se la tregua è una via possibile io non la escluderei e la tenterei. Ma le autorità israeliane hanno rifiutato finora questa strada”. Classico lo schema dalemiano: Israele rifiuta il dialogo, mentre Hamas (ed Hezbollah in Libano) sarebbero più che disposti a concretizzarlo.

Ieri, il secco, ennesimo, sbugiardamento della intelligenza politica di D’Alema. Hamas ha infatti rivendicato in pieno all’autorevole agenzia Afp, l’attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme: “Hamas è responsabile dell’attacco. Le Brigate Ezzedine al Qassam rivendicheranno al momento giusto ufficialmente l’attentato”.

La disponibilità di Hamas al negoziato, autorevolmente avallata dal nostro ministro degli Esteri, si è dunque concretizzata nella missione di due terroristi di Hamas (uno dei quali conosceva personalmente le sue vittime, una per una, per avere lavorato in quella scuola), a sventagliare di colpi di mitra 8 ragazzini ebrei nel momento più sacro della loro giornata: mentre leggevano la Bibbia, nella loro scuola.

Attentato feroce e soprattutto atroce che racchiude tutta la realtà dello scontro mediorientale: l’obiettivo di Hamas non erano soldati israeliani, ma ebrei in quanto ebrei, peggio ancora, ebrei che leggevano e studiavano il Libro. A Gerusalemme! Un attentato antisemita che peraltro attua quanto prescritto dall’articolo 20 dello Statuto di Hamas “L’ultimo giorno non verrà fino a quando i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno e fino a quando gli ebrei non si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra e l’albero diranno: ‘O musulmano, o servo di Dio, c’è un ebreo nascosto dietro di me, vieni e uccidilo!’ Ma l’albero di Gharquad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei”.

D’Alema, e con lui tante anime belle delle cancellerie occidentali, continua a fare finta di non sapere che Hamas non è un movimento nazionalista, che non lotta affatto per uno Stato palestinese che viva a fianco dello Stato degli ebrei, ma è un movimento di massa di fanatismo religioso islamico. Un movimento che lega addirittura – questa è l’essenza sua più profonda – l’Avvento del Giudizio Finale, l’Ultimo Giorno, la fine dell’umanità alla condizione della “uccisione degli ebrei”.

Pure, Hamas non finge, non si mostra per quello che non è: dichiara a chiarissime lettere questo suo programma e proprio per questo massacra gli esponenti palestinesi nazionalisti, come ha fatto l’anno scorso espellendo e massacrando gli uomini di Abu Mazen da Gaza. Lo stesso suo rifiuto reiterato di riconoscere il diritto all’esistenza di Israele (che pure avrebbe portato al governo di Hamas enormi vantaggi politici) ne è la prova. Lo stesso lancio di 3-4 mila razzi su Sderot e di Ashkelon – al di là del terrore che comporta per la popolazione di Israele, non è una forma di lotta, è invece proprio il simbolo della volontà apocalittica di sterminio degli ebrei. Per questo – con buona pace dei sepolcri imbiancati dell’Ue e dell’Onu, la risposta armata di Israele non è affatto “sproporzionata”.

L’attentato nella scuola rabbinica di Gerusalemme, l’olocausto di nove ragazzi, è di una chiarezza devastante. Racchiude in sé la spiegazione chiara ed evidente del problema che Hamas ed Hezbollah e l’Iran di Ahmadinejad pongono al mondo oggi: per la prima volta dagli anni trenta opera nel mondo un movimento di massa – che vince anche le elezioni – che ha nel suo programma, tra le sue finalità più preziose “uccidere gli ebrei”, che fa di una nuova, definitiva Shoà, non il solo il suo programma politico, ma il senso stesso della sua religione, del suo operare dentro la storia, del suo finalismo apocalittico.

Fare finta che così non sia – come fa D’Alema – è oggi inammissibile. Fare finta che quel conflitto si possa ricomporre seguendo le regole del conflitto tra stati, della trattativa politica, della ricomposizione di un contenzioso nazionalista, è oggi non solo un errore. E’ un crimine.

Carlo Panella