D’Alemmah e i suoi amici

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(Fonte: il Foglio, 10 Marzo 2008)

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Vincino su D’Alemmah

Vincino su D’Alemmah

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(Fonte: il Foglio del 9 Marzo 2008)

Razzi “umanitari” contro lo Stato ebraico

Edizione 47 del 07-03-2008

Amnesty International e altre Ong puntano il dito su Israele

Razzi “umanitari” contro lo Stato ebraico

di Dimitri Buffa

Amnesty è tornata “amnesy”. E adesso, tanto per cambiare, pontifica su Gaza facendo da battistrada a tante altre Ong che non hanno niente di meglio da fare nella vita che occuparsi esclusivamente del conflitto israelo-palestinese. Il Sudan? Non esiste. Cuba? Ormai è un paradiso. Il Vietnam e la Cina? Non ne parliamo. Magari l’Iran? E’ meglio della Giamaica. Ma Gaza…? Vuoi mettere? Così Israele, oltre che dai razzi Qassam che i terroristi di Hamas sparano a tutto spiano sulle città di confine dalla Striscia, facendosi scudo della propria popolazione civile per colpire quella dello stato ebraico, dovrà difendersi nei prossimi giorni da un fuoco di fila di accuse “umanitarie”. Ovviamente “Amnesty-amnesy” non prende in considerazione le fonti del governo e dell’esercito israeliano sui morti civili a Gaza. Anche se quelle palestinesi legate al potere violento e illegale di Hamas sono sicuramente meno attendibili. Si deplora, ma senza chiarire che cosa Israele potrebbe concretamente fare per proteggere i suoi cittadini. Né tantomeno si distingue tra chi colpisce deliberatamente i civili e chi mira a bersagli militari. Ecco qualche perla tratta dal comunicato di Amnesty su Gaza: “Amnesty International ha dichiarato che gli attacchi dell’aviazione e dell’artiglieria israeliana contro la Striscia di Gaza stanno avvenendo con incurante disprezzo per le vite civili.

Gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contro Gaza hanno ucciso oltre 75 palestinesi, compresi almeno 10 bambini e altri civili estranei agli scontri”. Latore di cotali certezze è Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, secondo cui “Israele ha l’obbligo legale di proteggere la popolazione civile di Gaza. Queste azioni militari sono sproporzionate e vanno oltre le misure che le forze israeliane possono legittimamente adottare in reazione ai lanci di razzi dei gruppi armati palestinesi”. Dopo questa introduzione, “amnesty-amnesy” si ricorda anche dei civili israeliani. In tre righe: “Amnesty International ha nuovamente chiesto ai gruppi armati palestinesi di cessare immediatamente il lancio di razzi contro le città e i villaggi del Sud di Israele”. Poi si esplicita il vero Amnesty-pensiero in materia: “È veramente giunto il momento che i dirigenti di Hamas e dell’Autorità Palestinese prendano misure efficaci per impedire e punire gli attacchi contro la popolazione civile israeliana. Ma l’assenza di questi provvedimenti non dà al governo israeliano la legittimità di lanciare sconsiderati attacchi aerei e di artiglieria che portano morte e distruzione tra la popolazione civile palestinese”. Amnesty, come tante altre organizzazioni “umanitarie”, soprattutto della Gran Bretagna, che hanno avuto in questi giorni molto spazio da parte della Bbc (Save the children, Cafod, Care International e Christian Aid) dimostrano in realtà tutta la propria malafede e il pregiudizio anti-israeliano quando alla fine di ogni comunicato ribadiscono la necessità di instaurare un dialogo con i terroristi di Hamas “al fine di giungere alla pace con Israele”.

Opinione.it

Unifil, un silenzio colpevole

Edizione 48 del 08-03-2008

Dossier sul Libano consegnato da Israele all’Onu: Hezbollah pronti alla guerra

Unifil, un silenzio colpevole

di Michael Sfaradi

La risoluzione Onu 1701 impose il cessate il fuoco fra Israele ed Hezbollah e mise fine alla guerra che infiammò il Libano lo scorso anno. Israele doveva ritirare tutte le truppe presenti sul territorio libanese ed Hezbollah disarmarsi e restituire i soldati israeliani rapiti. L’azione militare che Israele intraprese in Libano, che poi degenerò in guerra aperta, fu la conseguenza di un attacco che Hezbollah fece in territorio israeliano, azione dove diversi soldati israeliani furono uccisi ed altri rapiti, ancora dispersi in azione. Quando la risoluzione 1701 entrò in vigore Israele ritirò le sue truppe dal terreno e, alcune nazioni fra le quali la Francia e l’Italia, si resero garanti dell’effettivo disarmo delle milizie sciite. A tal fine inviarono in pompa magna ingenti forze militari che si aggregarono alle truppe Unifil già presenti in zona. Qualcuno si ricorderà il gommone con gli otto legionari che entrò, fra gli sguardi incuriositi dei pescatori, nel porto di Beirut con una bandiera francese che per le dimensioni che aveva poteva andar bene issata su di un incrociatore e, sono sicuro, in molti ricorderanno la farsa dello sbarco in grande stile, con dispiego di uomini e mezzi, che fecero i Lagunari ed il San Marco nei pressi di Tiro in diretta Rai. Sembrava di essere sul set di “Salvate il soldato Ryan”, mancava solo Spielberg alla regia.

Si disse che lo spettacolo era costato parecchi soldi e che, a parte la coreografia, militarmente parlando era stato assolutamente inutile. Troppo ghiotta era però l’occasione, per il Governo Prodi appena insediato, per mettersi in mostra, anche se poi ha fatto la fine che ha fatto. I militari, a telecamere spente, si sono guardati intorno ed hanno capito che aria tirava da quelle parti, e per non correre rischi ai quali non erano né preparati né equipaggiati, hanno applicato regole d’ingaggio non previste nella risoluzione Onu, che di fatto hanno reso inutile la loro presenza in zona. Ogni volta che vedevano qualche cosa che non andava, avvertivano prontamente l’esercito libanese che con i favolosi mezzi a sua disposizione (scarti e residuati bellici delle varie guerre combattute negli ultimi 50 anni, e truppe probabilmente complici o simpatizzanti di Hezbollah) arrivava quando tutto era finito e non c’era più niente da controllare o da reprimere. Israele, intanto, ispezionava dall’alto il confine “tutto buchi” fra Siria e Libano, dove indisturbati transitavano centinaia di camion carichi di ogni tipo di armi che arrivavano dall’Iran. I francesi, invece di fare il lavoro per il quale erano stati inviati, pensarono invece di minacciare gli aerei israeliani che volando sui cieli libanesi, un po’ per attirare l’attenzione, e un po’ per impedire loro di fotografare il fallimento del teatro dei burattini.

Agli israeliani non è servito molto per capire il gioco delle parti che si stava consumando, dove il muto dice al sordo che il cieco li guarda, ed hanno raccolto tutte le informazioni sul “non lavoro” dell’Unifil. Poi, una volta acquisito quanto bastava per denunciare il riarmo di Nasrallah e dei suoi compagni di merende, un rapporto con prove e riscontri, è stato presentato al segretario generale dell’Onu che, improvvisamente, si è trovato per le mani una vera bomba ad orologeria. La situazione era talmente grave che Ban Ki-moon si è preso le sue responsabilità ed ha pensato che la cosa più giusta da fare era di spostare il palcoscenico della sceneggiata dal Paese dei Cedri al Palazzo di Vetro. Prende carta e penna e indirizza il tutto al Consiglio di Sicurezza che, come al solito, con i veti incrociati non riuscirà a togliere le castagne dal fuoco. La morale è che ci troviamo alle soglie di un nuovo attacco ad Israele, in fondo tutto si può dire di Nasrallah e di Ahmedinejad, tranne che parlino a vanvera, purtroppo questi due pessimi soggetti dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Stando agli ultimi conteggi, gli arsenali di Hezbollah anziché essere vuoti, come risoluzione Onu pretendeva, custodiscono oggi circa 10.000 testate a lungo raggio e 20.000 a corto raggio, quanto basta per mettere Israele a ferro e a fuoco.

Se a questo aggiungiamo l’arsenale di Hamas, che molto astutamente scopre le sue carte piano piano, possiamo prevedere che Israele sarà attaccata, in un prossimo futuro, sia da Sud che da Nord. La domanda allora non è se ci sarà la guerra, ma quando. Chi ci andrà di mezzo sono i 13.000 caschi blu di cui 2500 italiani, che sono in zona di guerra senza direttive sul come comportarsi in caso di una ripresa dei combattimenti, e il prestigio di chi doveva garantire la pace. Ma la politica filo-araba, miope e pressapochista dell’equivicinanza politicamente corretta, che in Europa ha fatto scuola, ha permesso che venissero gettate le fondamenta di un nuovo conflitto che sarà più cruento di quello che lo ha preceduto e che vedrà coinvolte ancora più pesantemente le popolazioni civili.

Opinione.it

Iran: emesso francobollo commemorativo in onore di Imad Mughniyeh

11/03/2008 L’Iran ha emesso lunedì in 2 milioni di copie un francobollo con l’effigie di Imad Mughnieh, massimo responsabile delle operazioni terroristiche di Hezbollah, ucciso il mese scorso in Siria. Nell’occasione l’ex comandante delle Guardie della Rivoluzione, Yihie Rahim Spawi, ha detto che la morte di Mughnieh (responsabile dell’assassinio di centinaia di israeliani e di occidentali) “accelererà il crollo del regime sionista, che è un tumore canceroso”.

(Fonte: Israele.net)

IRNA: c’è una taglia su Ehud Barak

10/03/2008 Iran: secondo l’agenzia IRNA, un gruppo di studenti islamisti ha promesso un premio in denaro per chi ucciderà il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, il direttore del Mossad Meir Dagan o il capo dell’intelligence militare Amos Yaron.

(Fonte: Israele.net)

“Mai esistito un tempio ebraico a Gerusalemme”

“Mai esistito un tempio ebraico a Gerusalemme”

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La Moschea di Al Aqsa (sul Monte del Tempio, a Gerusalemme) non è mai stata il luogo di un tempio ebraico. Lo ha ripetuto lunedì lo sceicco Raed Salah, capo del Movimento Islamico israeliano-Ramo settentrionale, durante una conferenza stampa convocata a Gerusalemme per rispondere a coloro che, nei giorni scorsi, dopo l’attentato alla scuola religiosa di Mercaz Harav ad opera di un arabo-israeliano, avevano chiesto l’espulsione dalla città dei residenti con documenti israeliani che partecipano ad atti di terrorismo.

“Coloro che invocano l’espulsione di palestinesi residenti a Gerusalemme est sono stupidi e isterici e meritano di finire in pattumiera” ha affermato Salah, che ha poi proseguito negando l’esistenza di qualunque legame storico fra ebrei e Gerusalemme, e negando che sia mai esistito un tempio ebraico sul Monte del Tempio. “Queste pretese degli ebrei sono solo grandi menzogne: essi non hanno alcun diritto su neanche un granello di polvere”, ha dichiarato.

Secondo Salah, Israele starebbe scavando vasti tunnel sotto la moschea di Al Aqsa allo scopo di minarne le fondamentali . “Siamo in un momento cruciale – ha detto il leader islamico – La moschea di Al Aqsa è in pericolo ed è sotto occupazione, e Gerusalemme è in pericolo perché è sotto occupazione”.

Lo scorso gennaio il procuratore generale Menahem Mazuz aveva già avviato un procedimento a carico di Salah accusandolo di istigazione alla violenza e al razzismo per un discorso tenuto un anno fa contro gli scavi archeologici condotti in prossimità della Porta Mughrabi che dà accesso alla spianata delle Moschee sul Monte del Tempio. Durante quel sermone, tenuto nel quartiere Wadi Joz di Gerusalemme il 16 febbraio 2007, Salah aveva sollecitato i suoi sostenitori a lanciare una “terza intifada” per “salvare la moschea di Al Aqsa, liberare Gerusalemme e porre fine all’occupazione”. Salah aveva accusato gli ebrei di voler “costruire un loro tempio mentre il nostro sangue è sui loro abiti, sulle loro soglie, nel loro cibo e nelle loro bevande”, e aveva concluso: “Non siamo noi quelli che mangiano il pane inzuppato nel sangue dei bambini”.

(Da: Jerusalem Post, 10.03.08)

Nella foto in alto: Raed Salah

”Gerusalemme presto sede del Califfato”

L’indottrinamento uccide

Israele.net