Unifil, un silenzio colpevole

Edizione 48 del 08-03-2008

Dossier sul Libano consegnato da Israele all’Onu: Hezbollah pronti alla guerra

Unifil, un silenzio colpevole

di Michael Sfaradi

La risoluzione Onu 1701 impose il cessate il fuoco fra Israele ed Hezbollah e mise fine alla guerra che infiammò il Libano lo scorso anno. Israele doveva ritirare tutte le truppe presenti sul territorio libanese ed Hezbollah disarmarsi e restituire i soldati israeliani rapiti. L’azione militare che Israele intraprese in Libano, che poi degenerò in guerra aperta, fu la conseguenza di un attacco che Hezbollah fece in territorio israeliano, azione dove diversi soldati israeliani furono uccisi ed altri rapiti, ancora dispersi in azione. Quando la risoluzione 1701 entrò in vigore Israele ritirò le sue truppe dal terreno e, alcune nazioni fra le quali la Francia e l’Italia, si resero garanti dell’effettivo disarmo delle milizie sciite. A tal fine inviarono in pompa magna ingenti forze militari che si aggregarono alle truppe Unifil già presenti in zona. Qualcuno si ricorderà il gommone con gli otto legionari che entrò, fra gli sguardi incuriositi dei pescatori, nel porto di Beirut con una bandiera francese che per le dimensioni che aveva poteva andar bene issata su di un incrociatore e, sono sicuro, in molti ricorderanno la farsa dello sbarco in grande stile, con dispiego di uomini e mezzi, che fecero i Lagunari ed il San Marco nei pressi di Tiro in diretta Rai. Sembrava di essere sul set di “Salvate il soldato Ryan”, mancava solo Spielberg alla regia.

Si disse che lo spettacolo era costato parecchi soldi e che, a parte la coreografia, militarmente parlando era stato assolutamente inutile. Troppo ghiotta era però l’occasione, per il Governo Prodi appena insediato, per mettersi in mostra, anche se poi ha fatto la fine che ha fatto. I militari, a telecamere spente, si sono guardati intorno ed hanno capito che aria tirava da quelle parti, e per non correre rischi ai quali non erano né preparati né equipaggiati, hanno applicato regole d’ingaggio non previste nella risoluzione Onu, che di fatto hanno reso inutile la loro presenza in zona. Ogni volta che vedevano qualche cosa che non andava, avvertivano prontamente l’esercito libanese che con i favolosi mezzi a sua disposizione (scarti e residuati bellici delle varie guerre combattute negli ultimi 50 anni, e truppe probabilmente complici o simpatizzanti di Hezbollah) arrivava quando tutto era finito e non c’era più niente da controllare o da reprimere. Israele, intanto, ispezionava dall’alto il confine “tutto buchi” fra Siria e Libano, dove indisturbati transitavano centinaia di camion carichi di ogni tipo di armi che arrivavano dall’Iran. I francesi, invece di fare il lavoro per il quale erano stati inviati, pensarono invece di minacciare gli aerei israeliani che volando sui cieli libanesi, un po’ per attirare l’attenzione, e un po’ per impedire loro di fotografare il fallimento del teatro dei burattini.

Agli israeliani non è servito molto per capire il gioco delle parti che si stava consumando, dove il muto dice al sordo che il cieco li guarda, ed hanno raccolto tutte le informazioni sul “non lavoro” dell’Unifil. Poi, una volta acquisito quanto bastava per denunciare il riarmo di Nasrallah e dei suoi compagni di merende, un rapporto con prove e riscontri, è stato presentato al segretario generale dell’Onu che, improvvisamente, si è trovato per le mani una vera bomba ad orologeria. La situazione era talmente grave che Ban Ki-moon si è preso le sue responsabilità ed ha pensato che la cosa più giusta da fare era di spostare il palcoscenico della sceneggiata dal Paese dei Cedri al Palazzo di Vetro. Prende carta e penna e indirizza il tutto al Consiglio di Sicurezza che, come al solito, con i veti incrociati non riuscirà a togliere le castagne dal fuoco. La morale è che ci troviamo alle soglie di un nuovo attacco ad Israele, in fondo tutto si può dire di Nasrallah e di Ahmedinejad, tranne che parlino a vanvera, purtroppo questi due pessimi soggetti dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Stando agli ultimi conteggi, gli arsenali di Hezbollah anziché essere vuoti, come risoluzione Onu pretendeva, custodiscono oggi circa 10.000 testate a lungo raggio e 20.000 a corto raggio, quanto basta per mettere Israele a ferro e a fuoco.

Se a questo aggiungiamo l’arsenale di Hamas, che molto astutamente scopre le sue carte piano piano, possiamo prevedere che Israele sarà attaccata, in un prossimo futuro, sia da Sud che da Nord. La domanda allora non è se ci sarà la guerra, ma quando. Chi ci andrà di mezzo sono i 13.000 caschi blu di cui 2500 italiani, che sono in zona di guerra senza direttive sul come comportarsi in caso di una ripresa dei combattimenti, e il prestigio di chi doveva garantire la pace. Ma la politica filo-araba, miope e pressapochista dell’equivicinanza politicamente corretta, che in Europa ha fatto scuola, ha permesso che venissero gettate le fondamenta di un nuovo conflitto che sarà più cruento di quello che lo ha preceduto e che vedrà coinvolte ancora più pesantemente le popolazioni civili.

Opinione.it

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