Hamas si addestra in Iran

Hamas fa la naja in Iran

di Daniele Raineri – Il Foglio 27/03/2008

Un militante racconta al Sunday Times i dettagli dell’addestramento

Che Hamas sia armato, addestrato e pagato dall’Iran è cosa stranota da tempo. Ma si trattava pur sempre di bisbigli da intelligence, giochi di ombre, prove indiziarie da secret service in cui sguazzano soltanto gli addetti ai lavori. Ora, grazie al fenomenale articolo di Marie Colvin sul Sunday Times, è lo stesso capo delle brigate guerriere di Hamas, le Ezzedin al Qassam, a dire con orgoglio che è tutto vero. Anzi, Israele e il mondo sottostimano la questione: il gruppo armato spedisce i suoi ad addestrarsi alla guerra in Iran con un programma simile a quello che vige nei paesi Nato.

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno già preparato sette classi di Hamas con corsi che durano fino a sei mesi. Centocinquanta volontari. I migliori di ogni classe restano all’estero più a lungo per diventare istruttori e quando tornano a Gaza passano le conoscenze agli altri. Altri seicentocinquanta volontari stanno facendo scuola di guerra nella vicina Siria. Il tono del comandante di Hamas è da allegro ricordo di naja: un giorno alla settimana ai palestinesi è permesso andare in città a fare shopping, “tornano sempre con ottimi scarponi”. Ma quella iraniana è una scuola per crimini di guerra: “Una delle cose più utili che ci hanno insegnato è come fabbricare esplosivo con gli ingredienti più ordinari che abbiamo qui”, come fare bombe più potenti, come fare razzi più precisi da lanciare contro i civili, come diventare cecchini più efficienti, come imparare a combattere come i primi della classe, i veri cocchi dei pasdaran: i libanesi di Hezbollah. Da quando è stata aperta la scuola di bombe? “Dal 2005, da quando si sono ritirati da Gaza”.

La verità del grande confronto in medio oriente sta tutta qui, in questa intervista, da leggere e da credere. Israele apre al processo di pace con i palestinesi e si ritira da Gaza con decisione unilaterale. Il regime di Teheran apre una specie di programma Erasmus canaglia, fomenta le frange più dure e trasforma Gaza nel campo di tiro per i volenterosi studenti di terrorismo.

Friends of Israel

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“Jenin Jenin”, i cineasti italiani difendono la propaganda araba

Edizione 59 del 26-03-2008

Il caso

“Jenin Jenin”, i cineasti italiani difendono la propaganda araba

di Dimitri Buffa

E’ censura non proiettare un film documentario pieno di accuse fraudolente a Israele e agli Stati Uniti come “Jenin, Jenin”? O è semplice prudenza di chi non vuole essere trascinato nella assurda propaganda anti-israeliana del regista? In tutto il resto del mondo occidentale, di questo finto caso non si parla più da anni, da ben prima della condanna civile del regista. Precisamente da quando lo stesso Bakri ammise di avere ingigantito gli eventi e di avere parlato di “massacro” citando esclusivamente fonti palestinesi. Il film a detta di chi l’ha visto non è affatto un granché, minato come è dalla ideologia anti ebraica che trasuda da ogni fotogramma. Ma tant’è: in Italia i soliti registi di sinistra alla Citto Maselli hanno tentato di sollevare un caso su questo film parlando di censura per tutte quelle sale che non lo hanno voluto proiettare per evitare guai giudiziari. Così, dopo avere organizzato la solita rete di proiezioni militanti nei vari cine club della penisola, adesso sono arrivati a firmare una specie di appello grottesco a favore del film e del regista che suona così: “è senza dubbio curioso che una Campagna nata in Italia che ha visto nomi prestigiosissimi del mondo cinematografico italiano – da Lizzani a Monicelli, da Giuseppe Bertolucci a Giuseppe Piccioni, da Marco Tullio Giordana ad Alberto Barbera – abbia avuto molta più ripercussione in Israele, sino ad ora impermeabile al ’problema’ Bakri, che qui in Italia”.

Poi si passa al merito della questione: “cinque riservisti mai inquadrati nel film, denunciano Bakri per calunnie e falso. Il processo è in corso e nelle ultime udienze il tribunale si è soffermato sul termine ‘massacro’, utilizzato da alcuni degli abitanti del campo, per avvalorare l’accusa di falso… è ben strano che famosi e prestigiosi giornalisti e intellettuali israeliani – Gideon Levi, Uri Avneri tra gli altri – che utilizzarono più volte la parola in oggetto nei loro scritti non abbiano invece subito conseguenze giuridiche. La campagna promossa in Italia con l’unico scopo di ribadire l’ineludibile diritto alla libertà di espressione artistica ha avuto, finalmente, spazio in Israele attraverso diversi articoli pubblicati su Ha’aretz negli ultimi giorni, articoli ampiamente e, per lo più, duramente contestati nel forum dell’edizione on-line del quotidiano israeliano.” Tra i firmatari: Giuseppe Bertolucci, Mimmo Calopresti, Gaetano Capizzi, Saverio Costanzo, Giuliana Gamba, Roberto Giannarelli, Marco Tullio Giordana, Carlo Lizzani, Daniele Luchetti, Mario Martone, Francesco “Citto” Maselli, Mario Monicelli, Moni Ovadia, Sandro Petraglia, Giuseppe Piccioni. Per la cronaca, a Jenin ci fu una battaglia durata dieci giorni con 57 morti tra i terroristi di Hamas e della Jihad Islamica e in Israele, tanto il tribunale di primo grado quanto quello di secondo grado, pur condannando Bakri a rifondere i riservisti non si sono mai sognati di proibire la proiezione di “Jenin, Jenin”.

Opinione.it

Allarme Israele: Hezbollah dotati di razzi a lunga gittata

M.O./ ALLARME ISRAELE: HEZBOLLAH DOTATO DI RAZZI DI LUNGA GITTATA

Acquisiti da poco, possono colpire fino a 300 chilometri

Gerusalemme, 27 mar. (Ap) – Il movimento sciita libanese Hezbollah avrebbe acquisito nuovi razzi, con una gittata di circa 300 chilometri, che rappresentano una grande minaccia per buona parte del territorio israeliano. E’ l’allarme lanciato questa mattina da un funzionario della Difesa dello Stato ebraico, secondo il quale il movimento libanese sarebbe adesso in grado di colpire Israele in qualsiasi luogo.

Tra le preoccupazioni principali, secondo quanto emerso, ci sarebbe anche la tutela di Dimona, dove si trova un reattore nucleare israeliano, che potrebbe essere colpito da questi nuovi razzi.

Hezbollah avrebbe lanciato contro Israele almeno 4.000 razzi dalla fine del conflitto con lo Stato ebraico, nell’estate del 2006. Questi razzi però hanno sempre avuto una gittata massima di circa 70 chilometri.