Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Rassegna Stampa di Mercoledì 3 Aprile 2008

Israele è al secondo posto tra i Paesi più antipatici del mondo. Tutti i quotidiani pubblicano l’esito del sondaggio che è stato realizzato dalla BBC in 34 Paesi intervistando 17 mila persone, ma solo Silvia Guidi su Libero si sofferma ad analizzarne criticamente i risultati. “Sembra il termometro dei pregiudizi globali” sostiene la giornalista. La Cina, Paese che punisce con la pena di morte anche la bigamia e il gioco d’azzardo, è in ascesa per simpatia, mentre il democratico Israele viene giudicato peggio del regime del folle coreano Kim Jon Il, che ha instaurato il regime stalinista più isolato, repressivo e brutale del mondo. “Prova che la menzogna sistematica paga sempre”.

E parlando di menzogne sistematiche, la Tv Al Aqsa di Hamas continua nella sua politica di indottrinamento all’odio rivolta ai bambini, nelle fasce orarie a loro dedicate. Giulio Meotti su Avanti racconta come -dopo i pupazzi di animali che si immolavano nella guerra santa a Israele, e dopo la scioccante intervista ai due giovanissimi figli di una martire, che citavano con orgoglio i numero delle morti civili causate dalla madre- è ora la volta di un programma in cui la Casa Bianca appare trasformata in moschea e l’impuro Bush, che vorrebbe entrare, viene ucciso a colpi di spada dai bambini provenienti da tutti il Medio Oriente, che vi si sono insediati.

Non solo Tv, ma anche Internet come veicolo di odio. Riporta La Repubblica che Al Zawahiri, numero due di Al Qaeda, rispondendo ad alcune domande sul web, incita a colpire obiettivi ebraici dentro e fuori Israele, e anche di attaccare gli uffici delle Nazioni Unite, che sarebbero nemiche dell’Islam e dei musulmani. E smentisce le voci di una malattia di Bin Laden.

Conversioni. Dopo quella di Magdi Allam al cattolicesimo, quella di Fouad Allam che passa dal Pd alla Magna Charta, aprendo al PdL, auspicando lo nomini ministro dell’immigrazione in un prossimo governo Berlusconi (Barbara Romano, Libero. Allam accusa Veltroni di razzismo per non averlo messo in lista. Nel rispetto dell’editorialista musulmano di provata fede democratica a moderata, rimane però il dubbio che, come tutti gli esclusi, tenda a dare una motivazione ideologica a una esclusione che potrebbe avere semplici motivi di calcolo politico.

Il Giornale, dando notizia di numerose conversioni in Francia dell’Islam al cattolicesimo, recensisce per la penna di Camillo Longoni un curioso libro pubblicato da Bruno Mondadori: “Convertire i musulmani. L’esperienza di un gesuita spagnolo del Seicento”. L’autore, Emanuele Colombo, ha scoperto un testo inedito in Italia e dimenticato ovunque, ne ha tradotto alcune parti, e spiega come procedere, secondo le indicazioni dell’attivissimo convertitore gesuita Tirso Gonzales: usare la ragione e non solo la fede, spiegare la falsità del Corano con il Corano, mostrandone le contraddizioni, illustrare la vita non propriamente santa di Maometto, e sottolineare le angherie alle donne. Sorprendente l’attualità: potrebbe essere stato scritto oggi. Sarà bersaglio di fatwa?

Chris Patten, rettore della Oxford University ed ex-commissario europeo su Repubblica elogia la proposta di Blair, di creare subito uno stato Palestinese, in quanto la road map non sarebbe più percorribile. Questo comporterebbe il rientro di Israele entro i confini del ’67,e la creazione di istituzioni in Palestina, ma secondo Patten un accordo definitivo subito è l’unico modo di arginare l’escalation di odio e violenza.

Intanto fra gli ortodossi israeliani c’è poco da stare allegri. Ispirandosi alla famosa battaglia di Lisistrata, le guardiane dei mikvè, i bagni rituali, hanno incrociato le braccia. Protestano contro il mancato pagamento del pur misero stipendio che viene loro corrisposto dai consigli rabbinici, spiega Massimo Veronese sul Giornale (ma la notizia è ripresa da quasi tutti i quotidiani). Niente bagno, niente sesso, e soprattutto niente matrimoni. L’immersione rituale nella piscina è un requisito indispensabile all’ottenimento dei certificati di matrimonio.

A Gerusalemme montano le proteste per la costruzione del ponte di Calatrava, che dovrebbe essere pronto per le celebrazioni ufficiali dei 60 anni di Israele (Davide Frattini Corriere della Sera). Voluto da Olmert quando era sindaco, il ponte, che costerà 44 milioni di euro, è ispirato all’arpa di Davide, e inalbererà una torre di 120 metri, visibile da ogni parte della città. C’è chi lo definisce un “mostro” che deturpa la città d’oro, considerata la più bella del mondo e che rischia ora di trasformarsi in una colata di cemento, mentre le vecchie case della bellissima pietra tradizionale vengono abbandonate e distrutte.

Polemiche anche sulla ricostruzione del padiglione italiano a Auschwitz. In una lettera indirizzata alla Stampa Michele Sarfatti, direttore del CDEC, precisa che nel comitato incaricato di studiare il progetto c’è anche l’ANED (l’associazione nazionale ex-deportati), che aveva allestito il padiglione 28 anni fa, e non solo istituzioni ebraiche; e spiega la necessità di un dialogo approfondito per decidere come realizzarlo: non una “guerra della memoria”, ma un guerra di idee, un confronto acceso per trovare la soluzione migliore, che spieghi in italiano agli italiani perché tanti italiani sono morti nei campi di concentramento.

Brevi. Mosley, dopo l’orgia sado-nazi, pare sia in procinto di dimettersi:l’avrebbe scaricato anche il suo patron Ecclestone, e intanto non presenzierà la gara di Formula 1 in Bahrein (Il Tempo).

E Tzahal concede la pensione di guerra anche ai “vedovi” degli omosessuali. Lo rivela Francesca Paci sulla Stampa, commentando positivamente l’apertura democratica di quello che è considerato il più severo e temibile degli eserciti.

Viviana Kasam

Ucei.it

Al Qaida, Zawahiri: “Promettiamo ai nostri fratelli musulmani che faremo del nostro meglio per colpire gli ebrei in Israele e all’estero”

Al Qaeda, Zawahri: bin Laden sta bene

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giovedì, 3 aprile 2008 7.21

DUBAI (Reuters) – Il leader di Al Qaeda Osama bin Laden sta bene e le continue speculazioni sul suo cattivo stato di salute sono false. Lo ha riferito il suo vice Ayman al-Zawahri in un messaggio registrato diffuso ieri sera.

“Lo sceicco Osama bin Laden è in buona salute”, ha detto Zawahri, che è medico, in risposta alle domande fattegli da alcuni siti Web islamici.

“I cattivi intenzionati provano sempre a far circolare false notizie sul fatto che lui sia malato”, ha aggiunto Zawahri che, come il saudita bin Laden, si pensa si nasconda in in Afghanistan o Pakistan e che ha anche denunciato le Nazioni unite, promettendo di attaccare gli ebrei sia dentro che fuori Israele.

“Le Nazioni unite sono un nemico dell’Islam e dei musulmani”, ha detto. “Ha legalizzato la creazione dello stato di Israele e ha sequestrato la terra dei musulmani… ha legalizzato la presenza dei crociati in Afghanistan… e Iraq”, ha aggiunto in un messaggio di 104 minuti diffuso su Internet.

Nella registrazione, ha difeso gli attacchi agli uffici Onu, in un apparente riferimento a due attentati agli edifici di Algeri che hanno ucciso 41 persone a dicembre e all’attentato che ne 2003 a Baghdad costò la vita a 22 persone.

Zawahri ha chiesto inoltre attacchi agli ebrei. “Promettiamo ai nostri fratelli musulmani che faremo del nostro meglio per colpire gli ebrei in Israele e all’estero con l’aiuto e la giuda di Dio”.

Al Qaeda tornerà a combattere Israele dopo la “vittoria” nella guerra in Iraq contro le forze guidate dal governo e dagli Usa, ha aggiunto, precisando che gli Stati Uniti hanno iniziato a collassare.

“Il mito del mondo unipolare è finito. Gli attacchi (dell’11 settembre 2001) su New York e Washington sono segni identificativi di questo collasso, ma gli imperi non crollano in un minuto e ciò potrebbe impiegare decenni. Il collasso dell’Unione Sovietica è l’esempio più vicino”.

I militanti egiziani si sono visti ripetere l’appello ai musulmani di rovesciare i governi alleati con l’Occidente e ad attaccare interessi israeliani e occidentali nei paesi musulmani.

Zawahri inoltre ha esortato i musulmani a unirsi ai combattenti in “campi aperti della jihad come Somalia, Iraq, Algeria e Afghanistan” o a dare appoggio con denaro e informazioni.

Ha poi difeso i violenti attacchi di al Qaeda in Iraq e Nord Africa costati la vita anche ai civili. “Noi non uccidiamo gli innocenti. Combattiamo quelli che uccidono gli innocenti: gli americani, gli ebrei, i russi, i francesi e i loro agenti”.

Al Qaida ha un nuovo Bin Laden

Al Qaida ha un nuovo Bin Laden

di Gian Micalessin

È il braccio armato di Osama Bin Laden. Nel luglio 2005 è stato il cervello della strage al metrò di Londra. L’anno dopo distillava esplosivo liquido per abbattere gli aerei in volo tra Londra e New York. Lo scorso autunno tentò di colpire Copenaghen. Oggi è l’invisibile artefice dell’attacco all’Europa promesso dal capo di Al Qaida nell’ultimo messaggio. Ma è anche un imprendibile fantasma, un artista della sopravvivenza sospeso tra il mondo dei vivi, dove continua ad operare, e quello dei morti dove tentano di relegarlo gli uomini della Cia, che lo ha di recente individuato come l’«emergente» del gruppo terroristico.

Lo chiamano Abu Ubaida Al Masri, ma non è neppure il suo vero nome, significa semplicemente «padre di Ubaida l’egiziano». La sua unica foto è custodita gelosamente dalla Cia e le sue tracce passano anche dall’Italia, probabilmente da quella moschea milanese di via Jenner tappa obbligata, negli anni Novanta, per i volontari islamici diretti al fronte bosniaco. La sua presenza tra le Brigate islamiche dei Balcani è un dato certo, ma la sua carriera incomincia già nell’Afghanistan degli anni ’80, dove gli egiziani sono il nocciolo duro dell’integralismo combattente da cui emergerà Al Qaida. La sua prima identificazione risale a un dossier dei servizi segreti italiani tradotto dal tedesco che parla di lui e delle due dita perse in Cecenia. Al Masri, a quei tempi, è solo un comprimario dell’internazionale del terrore che si va strutturando intorno a Bin Laden. Nel 1995 fa domanda d’asilo a Monaco di Baviera e frequenta uno studente d’informatica marocchino che qualche anno dopo sposerà la figlia del numero due di Al Qaida, Ayman Zawahiri.

Secondo i servizi segreti occidentali l’ascesa di Al Masri incomincia con l’espulsione dalla Germania nel 1999 e l’arrivo nei campi afghani di Al Qaida. A quel tempo è già un veterano vicino alla quarantina – «un uomo muscoloso e abbronzato, ma con barba e capelli mezzi grigi» – racconta Shadi Abdallah, l’ex guardia del corpo di Bin Laden passata all’Occidente. È l’istruttore perfetto per gli aspiranti terroristi ansiosi di usare bombe ed esplosivi. Nel dicembre 2001, quando Osama fugge inseguito dagli americani, Al Masri è con i veterani dell’unità 055 pronti a dare la vita per il grande capo. L’esperienza lo sottrae alla morte e lo porta in Pakistan. A quel punto le sue doti di fuggitivo lo proiettano ai vertici di Al Qaida. «È capace e pericoloso, ma non esce dai vertici dell’organizzazione, ci arriva prendendo il posto di quelli che vengono catturati o uccisi» dicono di lui fonti dei servizi segreti inglesi.

Dopo la cattura nel 2003 di Khalid Shaikh Mohammed, l’artefice dell’11 settembre, Al Masri diventa ufficialmente il responsabile dei nuovi attacchi all’Occidente. Lui e Abdul Hadi, un ex ufficiale iracheno riparato in Pakistan, selezionano alcuni volontari inglesi e li preparano alla grande strage del metrò del 7 luglio 2005. In pochi mesi inglesi e americani risalgono a lui e nel gennaio 2006 lo danno per eliminato nel bombardamento del villaggio pakistano di Bajaur.

L’attacco, pianificato dalla Cia, uccide 18 persone, ma non Al Masri. Lui sta già sperimentando gli esplosivi liquidi destinati ad abbattere gli aerei in volo da Londra a Washington. Sogna un nuovo 11 settembre e un numero incalcolabile di vittime, ma non fa i conti con la permeabilità delle proprie strutture. I servizi segreti inglesi hanno già infiltrato le sue cellule e nel luglio 2006 arrestano tutti i suoi uomini poco prima dell’ora zero. Lui ci riprova con Copenaghen, la capitale danese colpevole di aver permesso la pubblicazione delle vignette su Maometto, ma gli infiltrati si rivelano ancora una volta il suo autentico tallone d’Achille. Lo scorso autunno la polizia danese sbatte in galera i due pakistani mandati a colpire Copenaghen dopo un addestramento nelle basi del Waziristan. A gennaio i missili americani tentano nuovamente di cancellare Al Masri dalla faccia della terra. Ma è un’altra cilecca.

Il Giornale.it

Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

di Roberto Santoro

Le vignette su Maometto hanno incendiato le piazze arabe. I governi musulmani accusano la stampa occidentale di propagandare una visione distorta dell’Islam. Ma qual è la situazione nei media arabi? Antisemitismo e razzismo a go-go.

Quella che segue è una selezione di vignette apparse sui giornali arabi e di altre nazioni occidentali dopo l’11 Settembre. L’antisemitismo viene declinato in tutte le sue coniugazioni: la teoria della cospirazione, il negazionismo, la trivializzazione dell’Olocausto, l’antisionismo, le nuove forme di antisemitismo diffuse dai media indipendenti e governativi.

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Questa vignetta è apparsa il 23 giugno del 2002 su Al-Watan, il quotidiano del Qatar. Raffigura il defunto presidente Ariel Sharon che osserva un aereo israeliano in procinto di conficcarsi nel World Trade Center. La parola che appare sotto il disegno significa “Pace”. La vignetta fa riferimento alla nota manipolazione cospirativa, e persecutoria, per cui gli ebrei furono avvisati di non recarsi a lavoro nelle Torri Gemelle il giorno dell’attacco.

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Queste due vignette sono apparse nella serie coreana Distant Countries and Neighboring Countries del disegnatore Lee Won Bok. La serie è stata pubblicata nel 2007 da Gimm-Young, una casa editrice per l’infanzia. Nella prima vignetta vediamo un giornale, una rivista, una televisione e una radio, gli emblemi del controllo giudaico sui media. Nella didascalia si può leggere che “il dibattito pubblico negli Stati Uniti si concentra sugli ebrei e non è esagerato dire che i media americani sono la voce degli ebrei”. La vignetta accanto mostra un uomo che sta risalendo una collina fino a quando si trova di fronte un muro con la Stella di Davide e la scritta “Stop”. Il commento nella didascalia è “l’ostacolo finale al successo è sempre una fortezza chiamata Giudei”. La serie ha venduto oltre dieci milioni di copie.

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Ancora più chiaro il quotidiano Al-Bayan, uno dei più diffusi giornali dei paesi arabi. Nel dicembre del 2005 pubblica questa vignetta in cui si vede un rabbino che gioca con il mondo come se fosse uno yo-yo. L’anno dopo lo stesso quotidiano offre un editoriale intitolato “Sionismo e arabismo” in cui ci si chiede se “i sionisti fanno parte dell’umanità”.

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La fonte di tutte queste teorie sono i tristemente noti “Protocolli dei Savi di Sion”. Qui sopra riportiamo la copertina dell’edizione apparsa a Damasco nel 2005, autorizzata dal ministro dell’informazione siriano. Nel libro si dice che gli attacchi dell’11 Settembre furono un congiura sionista e viene predetta la fine dello Stato di Israele. I Protocolli sono un bestseller in Siria, Turchia e Libano. Sono stati presentati dal governo iraniano al Salone del libro di Francoforte nel 2005 e hanno ispirato popolari serie televisive in Egitto e negli altri stati arabi. Dal 2003, nuove edizioni sono apparse in Gran Bretagna, Ucraina, Indonesia, Giappone, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Russia e Serbia.

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Questa vignetta è apparsa sul quotidiano saudita Al-Ittihad nel 2006. Mostra un ebreo che sventola un pistolone chiamato “Olocausto” sotto il naso di un uomo che rappresenta il resto del mondo. Il senso è chiaro: gli ebrei hanno ricattato la comunità internazionale con la scusa dell’Olocausto per ottenere i territori palestinesi. Il negazionismo nei paesi arabi è un fenomeno abbastanza recente, risale al 1990, quando Balsam, un giornale legato all’OLP, pubblicò un articolo sulle “bugie delle camere a gas”. Iran, Siria e il movimento di Hamas, hanno sistematicamente proseguito in questa campagna di denigrazione della più grande tragedia del Novecento.

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Collegato al negazionismo è l’assioma per cui lo Stato di Israele sarebbe una reincarnazione del Reich nazista, come dimostra questa vignetta di Stathis Stavropoulos, apparsa sulla rivista greca Eleftherotypia nel 2006. La didascalia recita “Paura e miseria nel Quarto Reich”.

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Il concetto è espresso più limpidamente in questa vignetta di Yassin Khalil, disegnatore di Teshreen, quotidiano filo-governativo siriano (il secondo per numero di lettori). Sullo sfondo di un mare di teschi, si vede un soldato israeliano in divisa da SS che fa il saluto nazista ad Hitler, dicendogli “Noi siamo uguali”. La vignetta è apparsa nell’aprile del 2007.

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Il negazionismo e la teoria della cospirazione sono legate all’antisionismo, la lotta contro il movimento che diede vita allo Stato d’Israele. Il termine antisionismo, con il passare del tempo, ha assunto molteplici significati tutti più o meno collegati all’antisemitismo. Oggi le parole ‘sionisti’ ed ‘ebrei’ sono intercambiabili, non si fa più differenza tra gli ebrei di Israele e quelli che vivono in altri paesi, tra quelli che appoggiano la politica di Tel Aviv e chi la critica da posizioni pacifiste. Nella vignetta precedente, firmata dal disegnatore Ahmed Tohgan nel 2007, la pettorina del soldato porta la scritta “Sionismo”, mentre nella bandiera vediamo la Stella di Davide equiparata alla svastica nazista. L’editore è il quotidiano egiziano Al-Gomhouriyya.

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In questa vignetta di Al-Wasat, edita dal quotidiano del Bahrain nel 2002, c’è un ebreo che corre stringendo una lancia dove tiene impalato un bambino innocente. Il disegno allude a un altro antico stereotipo della fantasia antisemita: gli ebrei uccidono i bambini per fare sacrifici con il loro sangue. Secondo il mito, gli ebrei vanno in cerca di sangue cristiano (e arabo) per produrre il matzoh, il pane sacro consumato durante la festività del Pesah, la Pasqua ebraica.

Le nuove forme di antisemitismo sono rifiorite anche nei paesi occidentali. Buona parte dei maggiori incidenti antisemiti degli ultimi anni sono avvenuti in Europa occidentale e negli Stati Uniti. L’antisemitismo è un fenomeno mainstream, che sentiamo in tante conversazioni di ogni giorno, ripetuto da persone che non si considerano razziste. Il nuovo antisemitismo è quasi sempre un riflesso dell’antisionismo e della opposizione all’esistenza o alla politica dello stato di Israele.

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In questa vignetta del disegnatore inglese Martin Rowson, pubblicata dal Guardian nel 2006, un guanto chiodato con le stelle di Davide colpisce con inaudita violenza un ragazzino palestinese. Stretto nel pugno israeliano s’intravede il profilo del presidente George W. Bush.

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Anche il presidente israeliano Olmert è diventato il protagonista di numerose vignette a sfondo antisemita. Qui lo vediamo mentre si fa la barba. Lo specchio rimanda l’immagine di Hassan Nasrallah, il leader del movimento di Hezbollah. Notiamo che i piedi di Olmert hanno sembianze mostruose e vagamente rettili (un altro cliché antisemita, rappresentare gli ebrei come dei subumani). La caricatura è apparsa sul quotidiano norvegese Verdens Cang nel 2006. Negli ultimi anni, in Norvegia, molti articoli hanno ridimensionato l’Olocausto e criticato aspramente la politica israeliana, soprattutto durante il conflitto libanese tra Israele e gli Hezbollah.

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In quest’altra vignetta del giornale norvegese Dagbladet, Olmert appare come il capo di un campo di sterminio che imbraccia un fucile di precisione per colpire qualche vittima a caso. Lo fa per divertimento.

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L’antisemitismo è anche sponsorizzato dagli stati e dai movimenti che si oppongono all’esistenza di Israele. In Arabia Saudita molte di queste forze operano sotto l’egida ufficiosa della monarchia Saud. La vignetta precedente è stata pubblicata dal quotidiano saudita Al-Yawm il primo dicembre del 2005. Il disegno è di Imad Hajaj.

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In quest’altra, pubblicata da Teshreen nel marzo del 2007, un soldato israeliano legge i Protocolli di Sion mentre pugnala a morte un povero arabo. Il disegno è di Yassin Khalil.

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In questa lo Zio Sam viene stritolato dal serpente sionista. La vignetta è apparsa sul quotidiano governativo egiziano Al-Gumhuriyya nel 2007. Nell’immaginario storico europeo dell’antisemitismo, il serpente è stato usato spesso per rappresentare il ‘tradimento’ degli ebrei.

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Il Venezuela del presidente Chavez è un altro nido di antisemiti. Il caudillo latinoamericano ha accusato Israele, il Mossad e la comunità ebraica del suo paese di essere responsabili del colpo di stato del 2002. La vignetta è tratta dal quotidiano di regime Diario Vea che vende fino a 85.000 copie al giorno. Il disegno non ha bisogno di commenti.

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Che ci fa Topolino sugli schermi di Al-Aqsa, la televisione di Hamas? Semplice, nel programma Farfour, andato in onda in West Bank e a Gaza nel 2007, Topolino spiega ai più piccoli come si diventa bombe umane. Come si organizza un attentato kamikaze contro Israele, come si prega per la vittoria finale dell’Islam. Nell’episodio finale della serie, “I pionieri di domani”, agenti del Mossad inseguono Topolino per farlo fuori.

C’è tempo per un ultima considerazione. Nei paesi occidentali nessuno si sognerebbe mai di vietare le vignette che abbiamo scelto come esempi del vecchio e del nuovo antisemitismo. La libertà di espressione è uno dei pilastri della nostra democrazia. Il punto è ancora una volta la mancanza di reciprocità. Se i vignettisti danesi vivono sottoscorta non si capisce perché ai disegnatori arabi debba essere concessa tutta questa libertà di satira.

Le vignette apparse in questo articolo sono tratte dal Report sull’Antisemitismo pubblicato dal Dipartimento di Stato americano nel 2008.

L’Occidentale.it