Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

di Roberto Santoro

Le vignette su Maometto hanno incendiato le piazze arabe. I governi musulmani accusano la stampa occidentale di propagandare una visione distorta dell’Islam. Ma qual è la situazione nei media arabi? Antisemitismo e razzismo a go-go.

Quella che segue è una selezione di vignette apparse sui giornali arabi e di altre nazioni occidentali dopo l’11 Settembre. L’antisemitismo viene declinato in tutte le sue coniugazioni: la teoria della cospirazione, il negazionismo, la trivializzazione dell’Olocausto, l’antisionismo, le nuove forme di antisemitismo diffuse dai media indipendenti e governativi.

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Questa vignetta è apparsa il 23 giugno del 2002 su Al-Watan, il quotidiano del Qatar. Raffigura il defunto presidente Ariel Sharon che osserva un aereo israeliano in procinto di conficcarsi nel World Trade Center. La parola che appare sotto il disegno significa “Pace”. La vignetta fa riferimento alla nota manipolazione cospirativa, e persecutoria, per cui gli ebrei furono avvisati di non recarsi a lavoro nelle Torri Gemelle il giorno dell’attacco.

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Queste due vignette sono apparse nella serie coreana Distant Countries and Neighboring Countries del disegnatore Lee Won Bok. La serie è stata pubblicata nel 2007 da Gimm-Young, una casa editrice per l’infanzia. Nella prima vignetta vediamo un giornale, una rivista, una televisione e una radio, gli emblemi del controllo giudaico sui media. Nella didascalia si può leggere che “il dibattito pubblico negli Stati Uniti si concentra sugli ebrei e non è esagerato dire che i media americani sono la voce degli ebrei”. La vignetta accanto mostra un uomo che sta risalendo una collina fino a quando si trova di fronte un muro con la Stella di Davide e la scritta “Stop”. Il commento nella didascalia è “l’ostacolo finale al successo è sempre una fortezza chiamata Giudei”. La serie ha venduto oltre dieci milioni di copie.

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Ancora più chiaro il quotidiano Al-Bayan, uno dei più diffusi giornali dei paesi arabi. Nel dicembre del 2005 pubblica questa vignetta in cui si vede un rabbino che gioca con il mondo come se fosse uno yo-yo. L’anno dopo lo stesso quotidiano offre un editoriale intitolato “Sionismo e arabismo” in cui ci si chiede se “i sionisti fanno parte dell’umanità”.

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La fonte di tutte queste teorie sono i tristemente noti “Protocolli dei Savi di Sion”. Qui sopra riportiamo la copertina dell’edizione apparsa a Damasco nel 2005, autorizzata dal ministro dell’informazione siriano. Nel libro si dice che gli attacchi dell’11 Settembre furono un congiura sionista e viene predetta la fine dello Stato di Israele. I Protocolli sono un bestseller in Siria, Turchia e Libano. Sono stati presentati dal governo iraniano al Salone del libro di Francoforte nel 2005 e hanno ispirato popolari serie televisive in Egitto e negli altri stati arabi. Dal 2003, nuove edizioni sono apparse in Gran Bretagna, Ucraina, Indonesia, Giappone, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Russia e Serbia.

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Questa vignetta è apparsa sul quotidiano saudita Al-Ittihad nel 2006. Mostra un ebreo che sventola un pistolone chiamato “Olocausto” sotto il naso di un uomo che rappresenta il resto del mondo. Il senso è chiaro: gli ebrei hanno ricattato la comunità internazionale con la scusa dell’Olocausto per ottenere i territori palestinesi. Il negazionismo nei paesi arabi è un fenomeno abbastanza recente, risale al 1990, quando Balsam, un giornale legato all’OLP, pubblicò un articolo sulle “bugie delle camere a gas”. Iran, Siria e il movimento di Hamas, hanno sistematicamente proseguito in questa campagna di denigrazione della più grande tragedia del Novecento.

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Collegato al negazionismo è l’assioma per cui lo Stato di Israele sarebbe una reincarnazione del Reich nazista, come dimostra questa vignetta di Stathis Stavropoulos, apparsa sulla rivista greca Eleftherotypia nel 2006. La didascalia recita “Paura e miseria nel Quarto Reich”.

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Il concetto è espresso più limpidamente in questa vignetta di Yassin Khalil, disegnatore di Teshreen, quotidiano filo-governativo siriano (il secondo per numero di lettori). Sullo sfondo di un mare di teschi, si vede un soldato israeliano in divisa da SS che fa il saluto nazista ad Hitler, dicendogli “Noi siamo uguali”. La vignetta è apparsa nell’aprile del 2007.

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Il negazionismo e la teoria della cospirazione sono legate all’antisionismo, la lotta contro il movimento che diede vita allo Stato d’Israele. Il termine antisionismo, con il passare del tempo, ha assunto molteplici significati tutti più o meno collegati all’antisemitismo. Oggi le parole ‘sionisti’ ed ‘ebrei’ sono intercambiabili, non si fa più differenza tra gli ebrei di Israele e quelli che vivono in altri paesi, tra quelli che appoggiano la politica di Tel Aviv e chi la critica da posizioni pacifiste. Nella vignetta precedente, firmata dal disegnatore Ahmed Tohgan nel 2007, la pettorina del soldato porta la scritta “Sionismo”, mentre nella bandiera vediamo la Stella di Davide equiparata alla svastica nazista. L’editore è il quotidiano egiziano Al-Gomhouriyya.

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In questa vignetta di Al-Wasat, edita dal quotidiano del Bahrain nel 2002, c’è un ebreo che corre stringendo una lancia dove tiene impalato un bambino innocente. Il disegno allude a un altro antico stereotipo della fantasia antisemita: gli ebrei uccidono i bambini per fare sacrifici con il loro sangue. Secondo il mito, gli ebrei vanno in cerca di sangue cristiano (e arabo) per produrre il matzoh, il pane sacro consumato durante la festività del Pesah, la Pasqua ebraica.

Le nuove forme di antisemitismo sono rifiorite anche nei paesi occidentali. Buona parte dei maggiori incidenti antisemiti degli ultimi anni sono avvenuti in Europa occidentale e negli Stati Uniti. L’antisemitismo è un fenomeno mainstream, che sentiamo in tante conversazioni di ogni giorno, ripetuto da persone che non si considerano razziste. Il nuovo antisemitismo è quasi sempre un riflesso dell’antisionismo e della opposizione all’esistenza o alla politica dello stato di Israele.

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In questa vignetta del disegnatore inglese Martin Rowson, pubblicata dal Guardian nel 2006, un guanto chiodato con le stelle di Davide colpisce con inaudita violenza un ragazzino palestinese. Stretto nel pugno israeliano s’intravede il profilo del presidente George W. Bush.

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Anche il presidente israeliano Olmert è diventato il protagonista di numerose vignette a sfondo antisemita. Qui lo vediamo mentre si fa la barba. Lo specchio rimanda l’immagine di Hassan Nasrallah, il leader del movimento di Hezbollah. Notiamo che i piedi di Olmert hanno sembianze mostruose e vagamente rettili (un altro cliché antisemita, rappresentare gli ebrei come dei subumani). La caricatura è apparsa sul quotidiano norvegese Verdens Cang nel 2006. Negli ultimi anni, in Norvegia, molti articoli hanno ridimensionato l’Olocausto e criticato aspramente la politica israeliana, soprattutto durante il conflitto libanese tra Israele e gli Hezbollah.

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In quest’altra vignetta del giornale norvegese Dagbladet, Olmert appare come il capo di un campo di sterminio che imbraccia un fucile di precisione per colpire qualche vittima a caso. Lo fa per divertimento.

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L’antisemitismo è anche sponsorizzato dagli stati e dai movimenti che si oppongono all’esistenza di Israele. In Arabia Saudita molte di queste forze operano sotto l’egida ufficiosa della monarchia Saud. La vignetta precedente è stata pubblicata dal quotidiano saudita Al-Yawm il primo dicembre del 2005. Il disegno è di Imad Hajaj.

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In quest’altra, pubblicata da Teshreen nel marzo del 2007, un soldato israeliano legge i Protocolli di Sion mentre pugnala a morte un povero arabo. Il disegno è di Yassin Khalil.

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In questa lo Zio Sam viene stritolato dal serpente sionista. La vignetta è apparsa sul quotidiano governativo egiziano Al-Gumhuriyya nel 2007. Nell’immaginario storico europeo dell’antisemitismo, il serpente è stato usato spesso per rappresentare il ‘tradimento’ degli ebrei.

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Il Venezuela del presidente Chavez è un altro nido di antisemiti. Il caudillo latinoamericano ha accusato Israele, il Mossad e la comunità ebraica del suo paese di essere responsabili del colpo di stato del 2002. La vignetta è tratta dal quotidiano di regime Diario Vea che vende fino a 85.000 copie al giorno. Il disegno non ha bisogno di commenti.

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Che ci fa Topolino sugli schermi di Al-Aqsa, la televisione di Hamas? Semplice, nel programma Farfour, andato in onda in West Bank e a Gaza nel 2007, Topolino spiega ai più piccoli come si diventa bombe umane. Come si organizza un attentato kamikaze contro Israele, come si prega per la vittoria finale dell’Islam. Nell’episodio finale della serie, “I pionieri di domani”, agenti del Mossad inseguono Topolino per farlo fuori.

C’è tempo per un ultima considerazione. Nei paesi occidentali nessuno si sognerebbe mai di vietare le vignette che abbiamo scelto come esempi del vecchio e del nuovo antisemitismo. La libertà di espressione è uno dei pilastri della nostra democrazia. Il punto è ancora una volta la mancanza di reciprocità. Se i vignettisti danesi vivono sottoscorta non si capisce perché ai disegnatori arabi debba essere concessa tutta questa libertà di satira.

Le vignette apparse in questo articolo sono tratte dal Report sull’Antisemitismo pubblicato dal Dipartimento di Stato americano nel 2008.

L’Occidentale.it

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4 Risposte to “Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?”

  1. turi Says:

    La differenza è evidente, e non vedo il nesso tra le due cose: le vignette su Maometto offendono il profeta di un movimento religioso (quello con più adepti al mondo, per la precisione), mentre in nessuna di queste vignette viene tirata in ballo la Torah, ma solo la politica repressiva isreliana.
    Sebbene alcune possano essere di dubbio gusto, la satira politica in Occidente è sempre esistita, e mi stupisce da voi liberisti filoamericani un tale accanimento degno degli odiati nemici integralisti..

  2. Francesca Says:

    X Turi: secondo me, attraverso queste vignette, non si tira in basa solo la “politica repressiva israeliana”, ma si vuole instillare in chi le vede l’odio verso gli ebrei e verso Israele.
    Molte di queste vignette sono intrise di antisemitismo e questo è facilmente riscontrabile.
    Se con “le vignette su Maometto” ti riferisci alle vignette danesi la volontà era di criticare l’utilizzo criminogeno che alcuni individui fanno dell’Islam e non l’Islam tout – court.
    C’è poi un’altra cosa a cui vorrei che mi rispondessi: perché i musulmani sono gli unici che per una vignetta fanno sempre un casino del diavolo mentre ebrei e cristiani, tutt’al più usano gli strumenti della diplomazia per qualche flebile protesta ma non arrivano mai alla richiesta di censura e boicottaggi o alle ambasciate bruciate?
    Cos’è che i musulmani sono degli intoccabili mentre gettare fango sul resto delle
    religioni va bene?
    Personalmente ritengo che per rispondere al quesito basti leggere “Eurabia” di Bat Ye ‘Or in cui si spiega alla perfezione come l’Europa e l’Occidente in genere stia diventando sempre più dhimmi.
    Ciao

  3. turi Says:

    Ciao Francesca,

    io credo che l’odio verso Israele non venga certo instillato da vignette satiriche, ma da ragioni ben più profonde, e non prettamente religiose, pertanto piu’ che di antisemitismo oggi si possa parlare di antisionismo diffuso.

    Detto questo vorrei chiarire che trovo ridicola e condannabile ogni forma di integralismo, musulmano, cattolico o ebraico che sia, così come ogni forma di censura, e che la libertà d’espressione andrebbe sempre rispettata, perchè basterebbe un livello culturale davvero minimo per non strumentalizzare qualche vignetta e usarla come pretesto per compiere atti che hanno ben altre origini.
    La satira deve colpire l’occhio in una frazione di secondo, dunque il messaggio è lanciato attraverso un’immagine forte ma che va contestualizzata e non presa alla lettera; a me personalmente fa più male vedere ogni giorno i morti al TG più della vignetta del soldato che uccide l’arabo, e dovremmo concentrarci più sulla realtà dei fatti che sulla loro rappresentazione..
    Ciao

  4. Francesca Says:

    Sulla prima parte della risposta mi trovi perfettamente d’accordo visto che ormai antisemitismo e anti-sionismo sono diventati, purtroppo, sinonimi.
    Io, comunque, questo genere di “satira” non la sottovaluterei perché veicola un messaggio, sbagliato, carico di odio indirizzato contro gli ebrei (ma anche la ”satira” contro i cristiani non scherza!).


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