Terrorismo, complice di Sandalo fa ritrovare 4 ordigni

Terrorismo, complice di Sandalo fa ritrovare 4 ordigni

(ANSA) 2008-04-16 14:22 – La Digos di Milano, nell’ambito delle indagini sulla cosiddetta Lega antislamica, ha recuperato quattro rudimentali ordigni. L’ubicazione delle bombe è stata segnalata da Maurizio Peruzzi, fermato sabato scorso dopo l’arresto dell’ex Prima Linea Roberto Sandalo, di cui viene ritenuto complice. I quattro ordigni sono delle Pipe bombs, involucri realizzati con tubi Innocenti riempiti di materiale esplodente e innescabili con una miccia. Sono state ritrovate a Pecorara, una frazione di Piacenza, in una zona verde. Erano complete in tutte le parti e pronte all’uso. Peruzzi, nell’interrogatorio di ieri davanti al procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, aveva ammesso di essersene disfatto non appena aveva saputo dell’arresto dell’amico Roberto Sandalo.

Israele-Hezbollah: quali sono le armi in mano ai terroristi

Israele-Hezbollah: quali sono le armi in mano ai terroristi

Scritto da Miriam Bolaffi
giovedì 17 aprile 2008

Prima di qualsiasi considerazione va fatta una premessa: Hezbollah è a tutti gli effetti un gruppo terrorista e nessuno Stato può vendere armi ad un gruppo terrorista. Fatta questa premessa che è alla base del nostro esposto all’Unione Europea e alle Nazioni Unite sulla vendita di apparati antiaerei dall’Iran a Hezbollah, cercheremo di andare nello specifico sul tipo di arma in mano alle milizie di Hezbollah che maggiormente ci preoccupa.

Le nostri fonti (molto attendibili) ci hanno parlato di una massiccia vendita di apparati antiaerei dall’Iran a Hezbollah. Detti apparati sono di due tipi: il tipo “portatile” derivato dall’Igla-S di fabbricazione russa e il tipo “mobile”, anch’esso di fabbricazione russa, derivato dallo Strelets.

All’origine l’Igla-S è un dispositivo del tutto simile all’americano Stinger e può essere manovrato da una sola persona essendo il suo peso intorno ai 15 Kg, quindi è altamente portatile. Quest’arma può essere usata sia di giorno che di notte, durante la pioggia o nella nebbia, anche in caso d’interferenze radioelettriche e termiche, in fase d’attacco e d’inseguimento, il che la rende altamente letale. In origine questo dispositivo poteva colpire qualsiasi apparecchio che avesse volato ad una altitudine tra i 10 000 e i 3 000 metri ed in un raggio di 6 Km. Le modifiche apportate dai tecnici iraniani hanno ampliato di molto il suo raggio di azione portandolo a essere in grado di colpire aerei che volino a una quota di 14,000 metri e in un raggio di quasi 16 Km.

Stesso discorso per lo Strelets, che altro non è che un sistema di lancio multiplo di missili Igla, in grado di lanciare contemporaneamente 4/6 missili ma che per fare questo ha bisogno di una “piattaforma di lancio” che può essere fissa (a terra) o mobile (appoggiata su un camion o un mezzo blindato). La differenza sta nel fatto che i missili Igla associati al sistema di lancio multiplo Strelets sono stati ulteriormente potenziati e possono raggiungere un aereo ad una altitudine di 14,000 metri in un raggio di oltre 25 Km.

Non parleremo adesso del sistema missilistico terra-terra di cui si è dotata Hezbollah (lo faremo nei prossimi giorni), fatto questo che con una presenza militare nella zona (UNIFIL 2) non avrebbe mai dovuto accadere, vorremmo però rimarcare la pericolosità del sistema antiaereo di cui è venuto in possesso il movimento sciita libanese, anche e soprattutto per gli aerei civili. Per questo ribadiamo la nostra richiesta di piena applicazione della risoluzione 1701/2006 che impone a UNIFIL 2 il disarmo delle milizie di Hezbollah.

Vorrei a questo punto fare anche una nota esterna al discorso del riarmo di Hezbollah. Tra le tante cose che prevedeva la risoluzione 1701/2006 disattese palesemente da Hezbollah, c’era anche l’obbligo di riconsegnare i due militari israeliani rapiti il 12 luglio 2006, Ehud Goldwasser e Eldad Regev. La domanda è: perché UNIFIL non ha preteso quanto contenuto nella risoluzione 1701? Che fine hanno fatto i due ragazzi israeliani?

Concludendo, mi sembra chiara una cosa: solo Israele ha ottemperato agli obblighi contenuti nella risoluzione 1701, mentre Hezbollah, con la passiva collaborazione di UNIFIL 2, non ha ottemperato a nessuno di detti obblighi, che ricordo prevedevano il disarmo delle milizie e la riconsegna dei due militari israeliani rapiti. Come mai nessuno ha fatto notare questa incongruenza?

Miriam Bolaffi

Secondo Protocollo

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Scritto da Miriam Bolaffi
mercoledì 16 aprile 2008

Onestamente indispone leggere che “è in corso una campagna mediatica contro la (povera) Cina, portata avanti da politici, organizzazioni e organi di stampa”, specie quando a scrivere queste cose sono gli stessi che chiamano “resistenti” i palestinesi di Hamas.

Orbene, mi piacerebbe molto che questi signori mi spiegassero perché i palestinesi sono considerati resistenti e i tibetani invece sono considerati terroristi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché considerano gli israeliani invasori di un territorio mentre non fanno altrettanto per i cinesi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché parlano di difesa dei diritti dei palestinesi ma, nel caso del Tibet, parlano clamorosamente di difesa dei Diritti cinesi. Forse che i sacrosanti diritti dei palestinesi non sono uguali a quelli, altrettanto sacrosanti, dei tibetani?

Mi piacerebbe poi sapere perché, questi signori (si fa per dire) non parlano dei Diritti violati per mano cinese dei birmani, degli Zagawa in Darfur, della popolazione dello Zimbabwe etc. etc. Ma no, in questo caso addirittura si arriva a sostenere che “ non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo”.

Quale terzo mondo guarda la Cina con “ammirazione e simpatia”? Forse gli oligarchi che dagli affari con la Cina traggono immensi vantaggi, ma sfido chiunque a trovare una popolazione del terzo mondo che guarda la Cina con simpatia e ammirazione. E poi, cos’è questa storia che “l’occidente ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo”? La Cina è stata precipitata nel sottosviluppo dal comunismo reale, come del resto tutti gli ex paesi comunisti, non dall’occidente.

Vogliamo dire la verità? Chi oggi difende la Cina non difende un Diritto, difende chi il Diritto lo calpesta in tutto il mondo ed è abbastanza ipocrita da considerare pochi pacifici monaci tibetani alla stregua di terroristi, ma non fa altrettanto per i cosiddetti “resistenti” palestinesi che, loro si, mettono bombe, fanno attentati sui civili e lanciano missili (sempre sui civili). Ma che con che coraggio fanno questo? Con quale ipocrisia?

Arrivano a scrivere che “mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa)” evitando però di dire che i cosiddetti “resistenti” palestinesi (o se vogliamo iracheni) fondano tutto proprio sulla teocrazia e sulla schiavitù dell’altro. Ma loro sono resistenti, mica terroristi, loro ammazzano israeliani e americani, mica attaccano i cinesi.

E’ così che i prodi difensori dei Diritti vedono le cose, sempre pronti a bruciare in piazza le bandiere dei capitalisti ma poco propensi a fare la stessa cosa se la bandiera capitalista ha una falce e martello o una stella rossa. Che dire? Desolante.

Miriam Bolaffi

Secondo Protocollo

Hamas: «Colpire Israele ovunque e in tutti i modi»

Hamas: «Colpire Israele ovunque e in tutti i modi»

GAZA (17 aprile) – «Colpire Israele ovunque e con tutti i mezzi». E’ questa l’esortazione che Hamas ha rivolto oggi al suo braccio armato, le Brigate Ezzedin al-Qassam. Un messaggio che è la diretta risposta all’uccisione ieri a Gaza di 18 palestinesi in un attacco delle forze israeliane (come reazione all’uccisione di tre soldati). Hamas ha chiesto alle Brigate «di colpire il nemico sionista dappertutto e in tutti i modi possibili, poiché Israele comprende solo il linguaggio della forza».

Intanto, una decina di razzi Qassam sparati da Gaza sono caduti questa mattina in territorio israeliano, senza causare vittime e neppure danni, mentre in un’intervista al quotidiano isareliano Maariv il premier israeliano Ehud Olmert ha detto che nella Striscia «c’è una guerra quotidiana il cui peso è sostenuto dai soldati delle nostre forze armate e dalla popolazione nel sud. Operiamo e opereremo contro il terrorismo – ha aggiunto Olmert – Consideriamo Hamas pieno e diretto responsabile di tutto ciò che succede nella Striscia e gli faremo pagare il costo».

Il Messaggero.it

Gioia in Israele maledizione da Al Qaeda

Gioia in Israele maledizione da Al Qaeda

di Dimitri Buffa

Basta passeggiate con i ministri Hezbollah e dichiarazioni di assurde equivicinanze. Con la vittoria nettissima alle elezioni politiche da parte di Silvio Berlusconi gli israeliani in particolare e tutti gli ebrei del mondo in generale ritrovano un loro sicuro e fedele amico. E la stampa dello Stato ebraico, pur mantenendo un certo understatement, di certo non si fa pregare nel sottolineare la felice novità. Su Yedioth Aronoth si parla della vittoria del “miliardario amico di Israele”, sul sinistrorso Haaretz è contenuto un commento di un giornalista di “Repubblica”, Vincenzo Nigro, che sostiene che “Israele può essere contento perché Berlusconi mostrerà come in passato una grande amicizia verso Gerusalemme…” e che afferma che “per Israele dovrebbe essere un sollievo tornare a trovare a Roma un caro alleato”. Infine sul Jerusalem Post la notizia della vittoria di Berlusconi è al primo posto nella sezione esteri della versione online e si ricordano le sue continue attestazioni di amicizia verso lo Stato ebraico. Da Roma l’entusiasmo israeliano viene commentato anche dai candidati di religione ebraica eletti nel Partito delle libertà come Fiamma Nirenstein e Alessandro Ruben.

La prima non ha peli sulla lingua nel ricordare come a Gerusalemme nessuno abbia dimenticato i segretari di partito come Oliviero Diliberto che marciavano insieme a chi bruciava la bandiera con la stella di Davide e tantomeno i ministri degli esteri come Massimo D’Alema che si facevano fotografare a braccetto con gli esponenti del “partito di Dio” finanziato dall’Iran. La Nirenstein fa anche notare come in pratica gli elettori abbiano di fatto bocciato ogni partito, a destra e a sinistra, che nel proprio bagaglio avesse messo le lotte anti occidentali: che si trattasse della Destra di Storace e della Santanchè o dei verdi di Pecoraro Scanio.

L’avvocato Ruben invece ha evitato di mettere il dito nella piaga dicendo che “la riflessione sull’atteggiamento di una certa parte della sinistra verso Israele riguarda soprattutto chi è stato sconfitto”. E la stampa araba? I principali quotidiani noti e venduti anche in Italia, nelle edicole di via Veneto a Roma (ad esempio), come Al Ayat e Al Sharq al Awsat, non prendevano posizioni nette. Ahmed Yussef, consigliere politico del leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh ha invece avvertito: “Spero che Berlusconi abbia imparato che la politica regionale degli Stati Uniti è solo fomentatrice di odio. Ci auguriamo che, per quanto concerne la questione palestinese, Berlusconi adotti una politica moderata”.

Le parole pesanti sono giunte ieri dai vari siti della jihad online che più o meno fanno riferimento ad Al Qaeda e dintorni. Su uno di essi si legge anche la prima maledizione islamica contro il Cavaliere: “Che Allah lo maledica e scateni la sua rabbia contro di lui e contro il Papa cattivo”. A inserire queste invettive sul sito “al-Hesbah”, è stato un internauta che si firma al-Wahabi. A propagare la presunta parola d’ordine di Osama bin Laden un assiduo frequentatore dei siti di al-Qaeda che si fa chiamare Qannas al-Jazira, cioè il “cecchino della penisola”. Il frequentatore del forum sembra essere particolarmente attento ai telegiornali italiani e già in passato è intervenuto su vicende che hanno riguardato il nostro paese. Il post si chiude con un terzo messaggio di commento inserito da Fursan al-Fajr, che scrive: “Alcuni giorni fa Berlusconi aveva detto che in caso di vittoria sarebbe andato in visita in Israele”. Ecco insomma chi sono i compagni di odio anti berlusconiano della sinistra antagonista che per fortuna è diventata extraparlamentare.

(L’Opinione.it, 16 aprile 2008)

Voto all’estero: In Israele il Pdl oltre il 73 per cento

Voto all’estero: In Israele il Pdl oltre il 73 per cento

Anche gli italiani residenti in Israele hanno dato larga preferenza a Silvio Berlusconi. Alla Camera dei deputati infatti il Popolo della liberta’ riporta piu’ del 73 per cento delle preferenze con 1.149 voti lasciando al Partito democratico il 20 per cento dei consensi con 313 voti.

Al Senato la situazione e’ stata pressocche’ la stessa. Piu’ del 73 per cento degli italiani residenti in Israele ha votato per il Pdl – i voti definititivi sono 953 – mentre quasi 20 persone su cento hanno dato la loro preferenza al Pd di Veltroni.

(PDL – Vota Berlusconi, 15 aprile 2008)