Libano meridionale: terrorista palestinese ucciso dall’esercito libanese

Kamikaze ucciso dall’esercito palestinese

Indossava una cintura esplosiva e si apprestava a farsi saltare in aria, con l’obiettivo di colpire un veicolo dell’esercito palestinese, l’uomo che e’ stato ucciso oggi dai militari libanesi nei pressi del campo profughi palestinese di Aim Heloue’, vicino a Sidone, nel Libano meridionale.
Lo ha riferito un portavoce dell’esercito libanese.

“L’uomo si apprestava a far esplodere un veicolo dell’esercito. Indossava una cintura carica di esplosivo”, ha detto il portavoce.

La zona dove ha avuto luogo l’episodio, nei pressi del campo palestinese, e’ sotto il controllo dell’esercito ad eccezione di una piccola parte che e’ considerata un bastione del gruppo islamico salafita (sunnita) di Jound al Cham.

(Rai News 24, 31 maggio 2008 )

Hamas: “Colloqui con Parigi, ma non riconosceremo Israele”

Hamas: “Colloqui con Parigi, ma non riconosceremo Israele”

ROMA, 20 maggio (Velino) – Taher al-Noono, portavoce di Hamas a Gaza, ha confermato che la sua formazione ha avuto diversi colloqui con diplomatici francesi. “Non possiamo rivelare il posto e il luogo degli incontri – ha detto al-Noono -, ma confermiamo che sono avvenuti in più occasioni. I colloqui con i francesi sono stati rivolti a discussioni sulla situazione politica (nella Striscia di Gaza, ndr) e alla necessità che la comunità internazionale abbia rispetto per i risultati del processo democratico che ha avuto luogo in Palestina. Li abbiamo aggiornati anche – ha proseguito il portavoce -, sulla strategia del terrore israeliana, inclusi i diversi blocchi dei confini e sul conflitto politico nella regione. Abbiamo infine spiegato loro – ha concluso al-Noono – che il nostro governo ha accettato il Documento di accordo nazionale, che è molto chiaro sullo stabilire le dimensioni dello Stato palestinese in base ai confini tracciati nel 1967. Deve essere chiaro, però, che non cederemo nessuna parte della Palestina e che non riconosceremo Israele”.

Il primo a parlare dei rapporti tra la Francia e Hamas era stato ieri il ministro degli Esteri di Parigi, Bernard Kouchner, il quale aveva ufficializzato i colloqui spiegando però che si trattava solo di “contatti e non di relazioni stabili”. Il capo della diplomazia francese aveva precisato che “dobbiamo essere pronti a dialogare se loro (Hamas, ndr) vogliono avere un ruolo” nel processo di pace. Le reazioni della comunità internazionale alle sue dichiarazioni non si erano fatte attendere. A livello generale c’era stato imbarazzo e, dagli Stati Uniti, critica. In particolare, il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Sean McCormack, ha affermato che Washington “non ritiene saggia e appropriata questa posizione”. Israele, invece, si era limitata a chiedere chiarimenti, dato che oltre allo Stato ebraico, anche Europa e Stati Uniti hanno inserito Hamas nella lista nera dei gruppi terroristici. Il ministro francese, comunque, potrà spiegare di persona al governo dello Stato ebraico il senso delle sue affermazioni. Kouchner, infatti, atterrerà oggi a Gerusalemme in visita ufficiale, per preparare il viaggio del presidente Nicolas Sarkozy, previsto a giugno.

(Il Velino, 20 maggio 2008 )

La sinistra italiana prevenuta contro Israele

Lettera al Corriere della Sera

La sinistra italiana prevenuta contro Israele

Caro Severgnini,

cattolica non praticante da tempo, passo parte delle mie vacanze in Israele e ho rapporti amichevoli con moltissimi ebrei, israeliani o no. Sono idealmente di sinistra, anche se la sinistra italiana non mi piace proprio: sarei una laburista blairiana se fosse possibile. Tra i gravissimi errori della mia parte politica annovero l’assurda polemica nei confronti di Israele fatta di ideologia disinformata e preconcetta. Come ignorare che 60 anni or sono l’Onu istituì due Stati: quello israeliano e quello palestinese ma – mentre gli israeliani non persero tempo e si organizzarono – i palestinesi non accettarono la risoluzione Onu? Come non capire che per fare la pace occorrono due parti e che la parte palestinese ha dimostrato con i fatti di non essere disposta a una soluzione pacifica? Un’occupazione è di sicuro qualcosa di molto spiacevole per il popolo dei territori occupati ma che altro potrebbe fare Israele? Molto difficile o – addirittura – impossibile sarebbe ritirarsi dai territori salvaguardando – al tempo stesso – la propria sicurezza. Sono convinta – e lo dico con cognizione di causa – che la maggior parte degli israeliani sono favorevoli alla nascita di uno Stato palestinese, ma non sono sicura che anche i palestinesi lo siano. La nostra sinistra – purtroppo – è impostata male su una piagnucolosa morale di pietismo facile e questo non le fa onore proprio perché – paradossalmente – lascia a una destra ben poco democratica la difesa dell’unico Paese democratico del Medio Oriente.
Cordiali saluti,
Brunella Galante

(Corriere della Sera, 28 maggio 2008 )

Desmond Tutu incontra il leader di Hamas Haniyeh per conto dell’Onu

Desmond Tutu incontra il leader di Hamas Haniyeh per conto dell’Onu

Il vescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu, già premio Nobel per la pace, è giunto mercoledì in «missione umanitaria» a Beit Hanun, nella Striscia di Gaza, teatro nel 2006 di un attacco di artiglieria israeliano costato la vita a una ventina di palestinesi, di un unico nucleo familiare.

Tutu, che era arrivato a Gaza martedì attraverso il confine egiziano, sta svolgendo una investigazione su quell’episodio, per il quale era stato già incaricato a suo tempo di compiere una verifica nell’ambito di una missione dell’Onu abortita nell’immediateza dei fatti per la mancata concessione dei visiti da parte di Israele. Gerusalemme ha sempre ammesso la responsabilità dell’attacco, escludendo tuttavia ogni deliberata intenzione di colpire civili e addebitando l’accaduto a un guasto tecnico del sistema di puntamento.

A margine della visita odierna a Beit Hanun, Tutu ha incontrato dirigenti sia locali sia centrali di Hamas, incluso l’ex premier Ismail Haniyeh, e ha rivolto un appello pubblico a entrambe sia agli israeliani che ai palestinesi per una tregua e per la fine di ogni violenza contro civili. Il vescovo sudafricano è il secondo premio Nobel per la pace a rendersi protagonista di colloqui con i vertici di Hamas, dopo quelli avuti di recente, ma in Egitto e non a Gaza per la negazione del visto da parte di Israele, dall’ex presidente americano Jimmy Carter.

L’Unità.it

M.O.: Hamas continua il riarmo e vuole le bombe a carica cava

M.O.: Hamas continua il riarmo e vuole le bombe a carica cava

Roma, 28 maggio 2008(Velino) – “Hamas sta espandendo il suo arsenale”. Lo ha riportato nel suo incontro settimanale con la Knesset il direttore dello Shin Bet (i servizi segreti israeliani che si occupano dell’interno), Yuval Diskin. Secondo l’alto ufficiale, ex comandante del Sayeret (le unità di ricognizione delle forze speciali dello Stato ebraico), “è solo una questione di tempo prima che i razzi palestinesi da Gaza superino Ashkelon e cadano sul più importante porto israeliano di Ashdod (25 chilometri a sud di Tel Aviv) e a Kiryat Gat. Hamas, infatti, sta continuando ad ammassare armi e non ha alcuna intenzione di accettare un cessate il fuoco”. Secondo l’intelligence israeliana, inoltre, Khaled Meshaal, leader della formazione in esilio a Damasco, sabato 24 maggio ha incontrato a Teheran il generale iraniano Qassem Soleimani, comandante delle Guardie rivoluzionarie. Scopo del colloquio sarebbe stata la definizione delle modalità e le date d’invio a Gaza di alcune partite di bombe a carica cava, prodotte nelle fabbriche della Repubblica sciita.

Questi ordigni, chiamati Efp (Explosively formed penetrator), sono assemblati per essere posti ai lati della strade e sono studiati per avere un’elevata penetrazione. Tanto che solitamente vengono utilizzati contro veicoli corazzati. Queste bombe sono tristemente note anche in Italia a causa di un attentato il 27 aprile 2006 in Iraq, che vide coinvolto un nostro mezzo militare. Nell’esplosione di un ordigno, appunto a carica cava, persero la vita tre marescialli dei carabinieri, un capitano dell’esercito e un caporale rumeno che viaggiava con loro. Hamas vuole gli Efp per annientare i mezzi corazzati israeliani senza correre rischi. Infatti, le bombe possono essere radiocomandate a distanza. E l’idea dei terroristi è quelle di premere i pulsanti dall’interno della Striscia.

Hamas prepara lista prigionieri da scambiare con Shalit

M.O./ HAMAS PREPARA LISTA PRIGIONIERI DA SCAMBIARE CON SHALIT

Verrà trasmesso ad autorità israeliane da mediatori egiziani

Roma, 28 mag. (Apcom) – Hamas sta preparando un nuova lista di prigionieri palestinesi da liberare in cambio del rilascio del militare israeliano Gilad Shalit, rapito dalle milizie due anni fa: l’elenco verrà trasmesso alle autorità isrealiane dai mediatori egiziani.

Come riporta il quotidiano israeliano Ha’aretz, Hamas insiste nel mantenere separati i negoziati per la liberazione di Shalit e quelli per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ma si rende contro che senza la liberazione del militare lo Stato ebraico non accetterà di riaprire i valichi di frontiera.

Per questo motivo, l’organizzazione estremista palestinese dovrebbe cedere alle pressioni egiziane e accettare che i due negoziati vengano conclusi simultaneamente: Hamas deve dunque rendere la lista dei prigionieri più accettabile per Israele.

Il piano prevede il rilascio di 1.450 prigionieri in tre fasi: 100 non appena Shalit sarà inviato in Egitto, altri 350 al suo arrivo nel Paese arabo e infine – in una data ancora da definire – mille come “gesto di buona volontà verso Il Cairo.”

Ahmadinejad: Siria anti-israeliana

Ahmadinejad: Siria anti-israeliana

‘Damasco ci rimarra’ fino annientamento pericolo sionista’

(ANSA) – TEHERAN, 26 MAG – Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad si e’ detto ‘sicuro’ che Damasco non abbandonera’ il fronte anti-Israele. Ahmadinejad ha detto oggi al ministro della Difesa siriano Hassan Turkmani di ritenere che la Siria rimarra’ anti-israeliana ‘fino al totale annientamento della minaccia del regime sionista’. Turkmani e’ il primo dirigente siriano a visitare Teheran dopo il recente annuncio di negoziati di pace con Israele in corso con la mediazione della Turchia.