Israele praticherebbe il genocidio?! Basta fare due conti per rendersi conto della realtà dei fatti…..

Israele. Se è genocidio, dimostrarlo è facile

Al Palazzo di Vetro i paesi arabi, spesso fiancheggiati da governi africani e stati asiatici di religione islamica, ci provano continuamente a infilare nelle risoluzioni e nei testi ufficiali delle agenzie Onu denunce e dichiarazioni di condanna contro Israele per atti di razzismo,discriminazione e genocidio. Il tentativo più clamoroso fu quello di Durban1, la Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale,la xenofobia e altre forme correlate di intolleranza organizzata dalla Commissione Onu per i diritti umani nell’estate del 2001 e risoltasi in un attacco all’Occidente, e a Israele in particolare, che nel testo finale proposto al voto dell’Assemblea generale erano accusati di violazioni gravissime dei diritti umani. L’aggressione allora fu respinta dagli Stati Uniti e da Israele che ritirano le loro delegazioni prima della conclusione dei lavori dopo di che l’Unione Europea rifiutò di sottoscrivere il documento finché le frasi incriminanti non furono cancellate.

Quell’evento sarà ricordato come la prima volta che gli Usa, e Israele al loro fianco, hanno affermato e dimostrato di essere disposti a difenderevalori e interessi occidentali anche da soli, se necessario. Poche ore dopo la chiusura della conferenza moriva assassinato il leader afghano antitalebano Ahmad Shah Massud, il «Leone del Panshir», e poi sorgeva l’alba dell’11 settembre: sconfitti a Durban sul piano diplomatico, i nemici dell’Occidente erano passati all’offensiva armata. Tra un anno si svolgerà Durban 2 e le prove di forza sono già incominciate. La più recente è quella dello scorso 23 aprile, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.Durante un’ennesima discussione in merito alle condizioni di vita a Gaza, il rappresentante della Libia, Giadalla Ettalhi, le ha paragonate a quelle dei lager nazisti, con l’aggravante dei bombardamenti, e ha chiesto che nelladichiarazione ufficiale del Consiglio fosse inserito il termine «Olocausto».

A quel punto l’ambasciatore francese si è alzato e se ne è andato, seguito da cinque colleghi, dopo di che, su suggerimento dell’ambasciatore italianoMarcello Sapatafora, il presidente di turno, il sudafricano Dumisani Kumalo,ha dichiarato sospesa la seduta. L’unico a dare ragione alla Libia è stato il rappresentante della Siria che ha commentato: «Coloro che si lamentano di essere stati vittime di genocidio ripetono lo stesso tipo di genocidiocontro i palestinesi».

Genocidio è un termine che non si può usare a sproposito senza essere contraddetti dalla realtà. Quando gli Hutu in Rwanda hanno provato a sterminare i Tutsi – e in soli 100 giorni le vittime sono state 937.000 secondo i dati ufficiali del governo rwandese – i fiumi erano rossi di sangue e, a confermare l’eccidio, poi, c’erano i cadaveri insepolti, le casevuote, i bambini orfani, le scuole deserte, i campi incolti. La Cambogia ha perso un terzo dei suoi abitanti durante il regime di Pol Pot, tra il 1976 e il 1979, e questo risulta dai dati demografici oltre che dalle decine di migliaia di teschi accumulati nei musei a perenne ricordo della tragedia. Lo stesso vale per il genocidio armeno e naturalmente, prima di tutto, per l’Olocausto che ha dimezzato gli ebrei residenti in Europa.

Ma gli andamenti demografici dei palestinesi sono tutti di segno opposto.Nel 1949 i profughi erano meno di un milione e adesso sono cinque milioni. In dieci anni la crescita demografica in Cisgiordania è stata del 37%, con un tasso di fertilità di 5,4, e a Gaza del 45%, con una media di oltre sette figli per donna, il tasso di fertilità più elevato del mondo. D’altra parte,gli stessi dati usati per dimostrare il danno causato da Israele ai palestinesi smentiscono il genocidio. Si prenda, ad esempio, Jean Ziegler,il sociologo svizzero allievo di Che Guevara per anni relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione e ora nominato esperto nelComitato consultivo del Consiglio dei diritti umani sempre all’Onu. A lui si deve l’espressione «punizione collettiva vietata dalle Convenzioni di Ginevra» usata per la prima volta nel 2004 per definire lo stato di malnutrizione in cui Israele costringerebbe i palestinesi. Secondo Ziegler,in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è in corso una catastrofe umanitaria e lo prova il fatto che «la Striscia di Gaza è uno dei luoghi più affollati della terra con la più alta densità di popolazione: 1,3 milioni di persone stipate in un’area di 360 chilometri quadrati».

Grazie per il suo scritto ad Anna Bono

Liberali per Israele

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Una Risposta to “Israele praticherebbe il genocidio?! Basta fare due conti per rendersi conto della realtà dei fatti…..”

  1. Nefesh Says:

    La falsa neutralita’ di un alto funzionario dell’Onu

    Da un articolo di Andrew Srulevitch,
    direttore escutivo di UN Watch (ong con sede a Ginevra)
    12 novembre 2003

    In una recente intervista al Jordan Times, Peter Hansen, il Commissario generale dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), ha detto: “Sfido [il governo israeliano] a esibire anche una sola mia affermazione che sia faziosa o squilibrata”. UN Watch, l’unica organizzazione non governativa esclusivamente dedita al monitoraggio dell’Onu, raccoglie volentieri la sfida.

    La Carta delle Nazioni Unite richiede che i rappresentanti dell’Onu siano dotati “del piu’ alto standard di efficienza, competenza e intergita’.” Hansen non ha queste caratteristiche, avendo dimostrato in diverse occasioni il suo evidente pregiudizio anti-israeliano. Come avvenne in modo evidente, ad esempio, l’anno scorso durante l’Operazione Scudo Difensivo.

    Il 7 aprile 2002 Hansen chiese perentoriamente che Israele “cessasse questo attacco spietato contro campi profughi civili”. Mesi dopo, in un comunicato stampa datato 22 luglio, Hansen ammetteva candidamente che “senza dubbio c’erano armi e munizioni nei campi, come nel caso di Jenin”. Essendo stato alla testa dell’UNRWA per piu’ di sette anni, Hansen non poteva essere in buona fede quando nell’aprile precedente faceva mostra di non sapere nulla delle attivita’ terroristiche nei campi palestinesi.
    Jenin e’ stata anche l’oggetto di una delle piu’ infami dichiarazioni di Hansen. Il 18 aprile 2002, dopo aver guidato una delegazione Onu in visita nel campo, affermo’: “Speravo che i terrificanti racconti su Jenin fossero esagerazioni influenzate dalle emozioni, ma devo dire che non erano esagerazioni e che gli abitanti del campo di Jenin hanno vissuto una catastrofe umana che ha pochi paralleli nella storia recente”.

    Il piu’ celebre di questi “terrificanti racconti” era quello diffuso da Saeb Erekat quando sostenne alla CNN che non meno di 500 palestinesi innocenti erano stati massacrati a freddo dai soldati israeliani. Hansen, con la sua dichiarazione, non si limito’ a fornire alla menzogna di Erekat l’autorevole avallo dell’Onu. Con il suo riferimento ai “pochi paralleli nella storia recente” dimostro’ anche tutta la sua faziosita’. Senza andare tanto lontano, solo tre settimane prima che Hansen rilasciasse la sua dichiarazione, un attentatore suicida palestinese aveva trucidato 29 israeliani che celebravano la vigilia della Pasqua ebraica a Netanya, uccidendo in un solo colpo, indiscriminatamente e deliberatamente, un numero di civili superiore a quello dei civili palestinesi che sarebbero rimasti involontariamente uccisi, poco dopo, durante diversi giorni di duri combattimenti a Jenin. Hansen si era semplicemente dimenticato una delle piu’ sanguinose stragi di innocenti perpetrate dal terrorismo anti-israeliano.

    Chiamata a render conto di queste dichiarazioni davanti alla Commissione Diritti Umani dell’Onu, l’UNRWA sostenne che “il rapporto del Segretario generale dell’Onu conferma le valutazioni” di Hansen. In verita’, il rapporto su Jenin del Segretario generale Kofi Annan smentisce le dichiarazioni di Hansen. Parlando della propaganda palestinese, il Segretario generale la definisce, in termini diplomatici ma inequivocabili, una bugia: “Un alto rappresentante palestinese ha sostenuto a meta’ aprile che i morti furono circa 500, una cifra che risulta infondata alla luce delle prove che sono emerse”. Il rapporto del Segretario generale non avalla nemmeno la dichiarazione di Hansen secondo cui la battaglia di Jenin avrebbe “pochi paralleli nella storia recente”. Kofi Annan non fa paragoni, e si limita a riferire l’opinione ormai condivisa da tutti gli osservatori che i palestinesi morti nella battaglia di Jenin furono 52 [23 i morti israeliani], sottolineando che “fra i 52 morti, Human Rights Watch ha documentato 22 civili”.

    Hansen ha anche cercato di nascondere l’abuso delle strutture dell’UNRWA fatto dai palestinesi. Il 22 luglio 2002 un suo comunicato stampa affermava che l’UNRWA e’ responsabile solo dell’integrita’ delle sue strutture, non della vigilanza sugli interi campi. Ma aggiungeva di poter affermare “con assoluta certezza che non vi sono attivita’ discutibili in nessuna struttura dell’UNRWA”. Eppure il 5 dicembre 2001, all’incontro dei firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra, lo stesso Hansen aveva ammesso che “soggetti esterni sono entrati nelle scuole dell’UNRWA nella striscia di Gaza e hanno sparato verso le postazioni israeliane”, e che “in alcune occasioni palestinesi armati sono entrati nelle scuole dell’UNRWA nella striscia di Gaza durante lo scorso anno”.

    Hansen ha anche cercato di coprire il coinvolgimento di dipendenti dell’UNRWA in attivita’ terroristiche. Reagendo alla morte di due impiegati dell’UNRWA, tra i quali Osama Tahrawi, per un attacco missilistico israeliano a Gaza lo scorso dicembre, Hansen ha affermato: “Questa perdita di vite civili, di persone che operano per l’agenzia umanitaria dell’Onu, e’ totalmente inaccettabile”. Ma Osama Tahrawi era un civile? Le Brigate Martiri di Al Aqsa hanno sostenuto che era un loro membro. Sua madre ha dichiarato al corrispondente del New York Times: “Tutti i giovano qui hanno lasciato le loro case. Alcuni armati, altri no. Osama era armato”.

    Questi non sono che alcuni degli esempi che dimostrano, senza fare alcun ricorso alle versioni del governo israeliano, come Hansen non risponda ai requisiti minimi che dovrebbe avere un funzionario internazionale nella sua posizione. A questi bisognerebbe aggiungere che, secondo Israele, almeno un impiegato dell’UNRWA ha rivelato d’aver usato un’ambulanza dell’UNRWA per trasportare armi per conto di Hamas, e un altro d’aver usato un veicolo dell’UNRWA per nascondere terroristi armati che si apprestavano a compiere un attentato.

    Ma in fondo, lo stesso Hansen ha fornito la prova piu’ evidente della sua faziosita’. Nella stessa intervista in cui si proclamava cosi’ equidistante da sfidare Israele a dimostrare il contrario, lasciava anche cadere ogni pretesa di neutralita’ e, dopo aver definito le due parti in conflitto come “militarmente asimmetriche”, affermava che israeliani e palestinesi sono “asimmetrici anche sul piano della legittimita’ della loro causa”. La vera sfida per Hansen dovrebbe essere quella di sostenere questa tesi e continuare a mantenere il posto che occupa.

    (Jerusalem Post, 10.11.03)


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