Indymedia: tutti a Torino contro la Fiera

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Indymedia: tutti a Torino contro la Fiera

La bandiera di Israele bruciata a Torino durante la manifestazione per il primo maggio

MILANO — «Israele non è un ospite d’onore. Palestina libera!». Con questa parola d’ordine, il sito piemontese di lndymedia, collettivo di informazione antagonista, lancia una manifestazione di protesta contro la Fiera del Libro e chiede adesioni per il concentramento in corso Marconi, previsto per le 14 del io maggio. Una chiamata alla protesta che, è il timore degli organizzatori, potrebbe finire con altre bandiere israeliane bruciate in piazza. Il questore di Torino ha vietato i presidi fissi nella zona del Lingotto. Anche perché all’inaugurazione è atteso il capo dellò Stato Giorgio Napolitano. Anche lui nel mirino delle proteste: «Dal presidente della Repubblica ai governi di questi anni — spiega Indymedia — dalle istituzioni locali a quelle militari o commerciali, l’alleanza strategica con Israele non viene mai messa in discussione. E ora di scendere in piazza».

(Fonte: Corriere della Sera, 4 Maggio 2008 )

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Beit Hanoun: fu l’esplosivo dei terroristi a uccidere la famiglia palestinese

Beit Hanoun: fu l’esplosivo dei terroristi a uccidere la famiglia palestinese

L’abitazione della famiglia palestinese Abu Meatak, di Beit Hanoun, non è stata colpita dalle forze israeliane. L’esplosione che lunedì scorso ha ucciso la madre palestinese e i suoi quattro figli non è stata causata dai colpi delle forze aeree israeliane, diretti in modo preciso contro terroristi che operavano pesantemente armati in mezzo ai civili palestinesi, bensì dalla detonazione degli esplosivi che i terroristi trasportavano in una zona densamente abitata. È quanto risulta dai risultati dell’inchiesta israeliana, diffusi venerdì insieme a un filmato ripreso da un velivolo teleguidato, che conferma la ricostruzione dell’incidente.

Secondo i risultati dell’inchiesta, quella mattina vennero individuati quattro terroristi in possesso di armi e zaini pieni di munizioni di vario genere. I colpi sparati dalle forze aeree israeliane furono mirati esclusivamente ai terroristi, che vennero colpiti in modo preciso. Ne seguì un’esplosione “secondaria”, decisamente più grande della prima e incompatibile col tipo di munizioni usate dal velivolo israeliano, evidentemente causata degli esplosivi trasportati dai terroristi. Fu l’esplosione “secondaria” che investì, direttamente o indirettamente, l’abitazione della famiglia Abu Meatak.

Tutti i dati dell’inchiesta portano dunque ad escludere che le cinque vittime civili palestinesi siano state colpite dalle Forze di Difesa israeliane, nemmeno per sbaglio. Esclusa anche la possibilità che siano state colpite da altro fuoco israeliano, giacché si è accertato che in quel momento in tutta la zona non erano in corso altre operazioni israeliane.

Le Forze di Difesa israeliane ribadiscono il proprio rincrescimento per il fatto che civili innocenti siano rimasti uccisi in un’operazione anti-terrorismo, peraltro chirurgicamente mirata, e sottolineano la responsabilità di Hamas che opera deliberatamente in zone abitate, facendosi scudo dei civili palestinesi.

La ricostruzione filmata

Verso le 8 del mattino del 28 aprile 2008 viene individuata una cellula di almeno 4 terroristi che aprono il fuoco verso soldati della Brigata Givati in azione nella zona di Beit Hanoun (striscia di Gaza). Gli ufficiali israeliani nella sala comando tallonano la cellula, confermano che si tratta di terroristi armati di esplosivi (probabilmente anche razzi anti-carro o parti di missili Qassam) e cercano di stabilire dove potrebbero essere attaccati dalle forze aeree.

I membri della cellula vengono individuati mentre si muovono a circa 400 metri dai soldati. Alle 8.13 un mezzo aereo fa fuoco con munizioni di ridotto potenziale contro due terroristi della cellula: uno viene ucciso, l’altro resta leggermente ferito. Le forze israeliane continuano a tallonare il terrorista ferito e circa un minuto più tardi il mezzo aereo fa fuoco una seconda volta, colpendolo in modo preciso.

Le immagini del filmato mostrano come alcuni civili che si trovano a diversi metri dal terrorista non subiscano alcun danno, dal momento che il colpo è preciso e di potenziale limitato. Il luogo scelto dalle forze israeliane per attaccare il secondo terrorista si trova nelle vicinanze di una vigna nella quale non si riesce a distinguere la presenza di eventuali civili, a circa 3 metri dal cancello d’ingresso dell’abitazione della famiglia Abu Meatak.

Secondo la valutazione degli esperti, la ripetuta detonazione delle armi e degli esplosivi trasportati dai terroristi è quella che ha investito la famiglia palestinese, che si trovava in quel momento all’aperto nella vigna, e che forse viene anche investita dal cancello e altri detriti fatti volare dall’esplosione “secondaria”. Va tenuto presente che di fatto si è avuta una rapida serie di sotto-esplosioni a catena, causate dalla detonazione delle armi trasportate dai terroristi, tutte significativamente più grandi delle esplosioni causate dai colpi mirati israeliani.

Il filmato mostra distintamente i quattro terroristi che si muovono con armi ed esplosivi a ridosso delle case civili, compresa quella della famiglia Abu Meatak. “Come al solito – ha sottolineato la portavoce militare Avital Leibovitz – i terroristi stavano ingaggiando battaglia nel mezzo di un quartiere abitato da civili”.

(Da: Ha’aretz, Jerusalem Post, YnetNews, MFA, 2.05.08 )

Il filmato è accessibile su:

Jerusalem Post

Ynetnews

Haaretz

Youtube

Si veda anche:

Uccisa dall’esplosivo dei terroristi la famiglia palestinese

Hamas: Usiamo donne e bambini come scudi umani

Israele.net

Cisgiordania, arrivati a Jenin reparti speciali delle forze Anp

Cisgiordania, arrivati a Jenin reparti speciali delle forze Anp

3 Maggio 2008

Reparti speciali delle forze di sicurezza dell’Autorita’ nazionale palestinese, fedeli al presidente Abu Mazen, hanno cominciato stamani a dispiegarsi nella citta’ di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Lo hanno riferito ad Apcom fonti giornalistiche locali.

Da jeep e autobus partiti da varie localita’ della Cisgiordania sono scesi nel centro della cittadina palestinese 500 uomini delle forze speciali addestrati in gran parte in Giordania con fondi statunitensi. A loro si sono uniti 150 agenti della polizia che gia’ operavano a Jenin.

Il dispiegamento, che segue quello analogo avvenuto a Nablus alla fine del 2007, è finalizzato a ricreare le condizioni per il rispetto della legge a Jenin e in 50 villaggi circostanti. I reparti speciali hanno anche il compito di confiscare armi possedute illegalmente da militanti dell’Intifada.

Il comportamento delle forze speciali dell’Anp verra’ seguito con attenzione da Stati Uniti e Israele che nella fine dell’anarchia armata che ancora prevale in Cisgiordania e nel ripristino delle condizioni di sicurezza, individuano uno sviluppo importante per realizzare le aspirazioni dei palestinesi alla piena indipendenza.

L’Occidentale.it

Fiera del Libro di Torino: nessun divieto per la bandiera di Israele

Fiera del libro, nessun divieto per la bandiera di Israele

L’unico divieto disposto dal questore Stefano Berrettoni è quello di effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all’esterno dell’area espositiva nel giorno dell’inaugurazione

TORINO – La bandiera d’Israele sarà “regolarmente esposta alla Fiera del libro e nei luoghi in cui ne è prevista l’esposizione”. Lo ribadisce la Prefettura di Torino, smentendo ancora una volta le notizie relative ad un presunto divieto in occasione del Salone del libro e all’indomani dell’episodio che si è verificato in piazza San Carlo al termine del corteo del 1° maggio quando un gruppo di esponenti dei centri sociali ha bruciato due vessili con la stella di Davide e una bandiera degli Stati Uniti.

“Esiste un divieto disposto dal questore Stefano Berrettoni – precisa una nota della Prefettura – di effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all’esterno dell’area espositiva nel giorno dell’inaugurazione”, il prossimo 8 maggio quando interverrà il presidente della Repubblica Napolitano. Nessun divieto di esposizione di bandiere però, conclude la nota, è stato “ovviamente mai posto”.

Diverse le reazioni al gesto dei centri sociali. Tra le prime a prendere posizione la Comunità ebraica torinese che “deplora e condanna con fermezza” l’episodio parlando di “un episodio di inciviltà e intolleranza”.

Per la Comunità ebraica si è trattato “del gesto di ben delimitati e identificati grupposcoli di estremisti ed è particolarmente grave che si sia voluto strumentalizzare un evento quale la festa dei lavoratori per recare oltraggio a Paesi terzi che dovrebbero comunque essere cari a tutti i sinceri democratici”.

Netto anche il giudizio di Rolando Picchioni, presidente della Fiera del libro: “Sono fatti che si commentano da soli”. Picchioni si dice “profondamente dispiaciuto che non si riesca ad instaurare un colloquio civile, anche duro ma onesto, con chi vuole cavalcare in modo così violento quella che può essere un’occasione per portare un contributo alla comprensione dei fatti e quindi ad una soluzione del problema”.

Sul caso è intervenuto anche il direttore della Fiera Ernesto Ferrero:”La cultura non ha bandiera, è di tutti, come è di tutti una cultura grande e libera quale quella israeliana”. “L’odio politico -continua Ferrero- oltre ad essere sterile, è l’esatto contrario dei valori che sono legati alla civiltà del libro. Bruciare le bandiere altrui è come dar fuoco a se stessi”.

(la Repubblica, 2 maggio 2008)

Fiamma Nirenstein: io, ebrea, per Vattimo ( e Lerner) sono “fascista”

Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono “fascista”

di Fiamma Nirenstein

L’incendio delle bandiere di Israele a Torino e l’oltraggiosa conferenza anti-israeliana che sarà ospitata da lunedì presso l’Università di quella città in cui sta per aprire la Fiera del Libro, sono fantasmi fra le macerie di una cultura che affonda. Sono eventi culturalmente e moralmente già seppelliti, ciò che vediamo oggi è solo il loro ectoplasma, non fanno parte di nessun dibattito degno di questo nome, sono come il comunismo e il fascismo: nessuno, se non i volontari del ridicolo, possono più indossarli.

Arafat negli anni Settanta andò in visita in Vietnam dove, consigliato da alti ufficiali vietnamiti, capì che per fare avanzare la sua causa doveva conquistare i cuori e le menti degli intellettuali della sinistra, e riuscì a farlo soprattutto sulla parola «occupazione»: la lotta contro l’«occupazione » era una lotta pacifista, senza l’«occupazione » la pace sarebbe stata garantita.

Tutti oggi sanno benissimo che le cose sono andate molto diversamente: se da una parte con l’Egitto e la Giordania il ritorno di territori occupati ha significato un trattato di pace, i palestinesi e gli Hezbollah in Libano hanno dimostrato con la pratica costante del terrorismo e del rifiuto religioso e ideologico dell’esistenza stessa di un Stato ebraico che la pretesa di Arafat faceva acqua esattamente come la sua culla ideologica, quella della Guerra Fredda, in cui aveva amorevolmente tirato su gli intellettuali e i giornalisti di tutto il mondo. Molti se lo sono dimenticato, ma le città palestinesi nel corso dell’opera dell’accordo di Oslo furono tutte sgomberate; a Camp David Arafat rifiutò ogni offerta e lanciò l’Intifada del terrore suicida; dopo lo sgombero di Gaza da parte del terribile orco Sharon, Hamas si accanì in crimini anche contro la propria popolazione: chi dopo tutto questo è fermo ancora al mito di Israele imperialista e forse anche, come dicono ormai in pochi pazzi, nazista, dimostra solo che la sua cervice è dura e ancorata alla nostalgia di schemi decrepiti.

Mercoledì durante il programma di Gad Lerner L’Infedele mi sono sentita dare della «fascista, più che fascista » da Gianni Vattimo per motivi che non cerco neppure di capire tanto sono allucinati. Il conduttore, Gad Lerner, non ha battuto ciglio, non ha reagito in alcun modo, non si è sentito neppure in dovere di invitare il suo ospite a moderare le ingiurie in assenza della diretta interessata.

Per questo motivo, non parteciperò con Lerner, alla Fiera di Torino, alla presentazione dell’importante libro del professor Della Pergola: non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni. Ma la posizione di Vattimo, per fortuna, oggi non è certo maggioritaria: quando il 25 Aprile ho marciato a Milano sotto le bandiere della Brigata Ebraica che combatté per liberare l’Italia dal nazifascismo, ho visto solo gente che ci applaudiva. La verità della storia di Israele dal 1948 a oggi è quella di un Paese assediato dal terrorismo che ha cercato la pace in ogni modo e ha la sola colpa di difendersi cercando di evitare di colpire la popolazione civile che il nemico usa come scudo umano.

La bandiera d’Israele esiste fin dalla metà dell’ 800, quando per la prima volta sventolò a Rishon le Tzion, un’eroica colonia dissodata dalle mani dei seguaci del fondatore della lingua ebraica moderna Eliezer Ben Yehuda; porta i colori bianco e azzurro del tallit della tradizione ebraica perseguitata in tutto il mondo, porta la Stella di David. Speriamo che il ministro Giuliano

(Il Giornale, 3 maggio 2008 )