Ministro siriano: “Confido che Israele giunga alla sua fine entro 10 anni”

Ministro siriano: “Confido che Israele giunga alla sua fine entro 10 anni”

Quelli che seguono sono brani tratti da un’intervista al ministro della cultura siriano, Riyad Na’san Al-Agha. L’intervista è stata trasmessa il 19 aprile 2008 dalla tv Al-Hiwar (emittente araba che trasmette da Londra).

RIYAD NA’SAN AL-AGHA: Nella mia qualità di ministro, posso dire che la gente talvolta non coglie le motivazioni dell’opposizione. Vi sono alcuni oppositori che le agenzie di sicurezza sospettano di legami clandestini con ambasciate o elementi stranieri. Sospettano che queste persone commettano certi atti, il significato dei quali io non ho modo di definire. Le agenzie di sicurezza, che sono al corrente di informazioni che io non ho, possono determinarlo. Io non ho modo di saperlo. Ad esempio, una volta ho chiesto come mai una certa persona era incarcerata, e mi è stato detto che aveva incontrato e questo e quello, e ogni sorta di persone, e così via. Io non ho modo di sapere se sia vero. Non è mio compito saperlo. È una questione di sicurezza, e c’è gente preposta a questo genere di cose. Ad esempio, alcuni scrittori oggi in Siria devono affrontare un processo. Alcuni di loro sono miei amici, li conosco da molti anni, membri dell’opposizione con cui ho dibattuto in tv. Posso anche rivelarvi che molti anni fa parlai con [l’allora] presidente Hafez Al-Assad a favore di alcuni di loro. Allora non erano ancora in carcere. Li proposi per alti incarichi nell’amministrazione pubblica, ma poi rimasi sorpreso nel sentirli esporre certe opinioni che mi causarono grande imbarazzo.

INTERVISTATRICE: Da intellettuale, lei è disposto ad accettare che degli intellettuali vengano messi sotto processo [per le loro opinioni]?

RIYAD NA’SAN AL-AGHA: Naturalmente. Io accetto che si metta sotto processo chiunque condanni la resistenza [Hezbollah]. Accetto che si metta sotto processo chiunque prenda parte al Grande Piano sul Medio Oriente con cui gli Stati Uniti controllano la nostra nazione [araba]. Sono d’accordo col mettere sotto processo chiunque metta in dubbio l’identità di questa nazione, chiunque voglia frantumare l’unità di questa nazione in pezzi razziali o etnici, e chiunque voglia istigare tensioni fra le diverse minoranze.

INTERVISTATRICE: E se uno non è un pan-arabista nasseriano? Se rifiuta di credere in questa ideologia perché i decenni passati avrebbero dimostrato che si tratta solo di vuoti slogan?

RIYAD NA’SAN AL-AGHA: Bene, può scrivere un articolo. Negli ultimi sette anni nei giornali e in internet hanno scritto su di noi cose che fanno venire in mente [i giornali israeliani] Yediot Aharonot e Haaretz. Ma non li abbiamo gettati in galera. Alcuni di loro sono andati persino in America a insultarci da là, e quando sono tornati in Siria nessuno li ha interrogati all’aeroporto. Ma non devono passare ai fatti. Se lo fanno, li gettiamo in galera. […] Non parlo da ministro, parlo da cittadino ferito. Non permetterò a nessuno di danzare sulle brandelli del mio corpo per poi parlare delle sua libertà. No, non ha la libertà di farlo. Le voglio ricordare cosa diceva il califfo Muawiyah [602-680]: “Noi non separeremo le persone dalla loro lingua finché esse non separeranno noi dalla nostra autorità”. Possono dire ciò che vogliono, ma se agiscono saranno puniti.

INTERVISTATRICE: E se fra cinque anni il governo [siriano] chiamasse Israele e dicesse: su, facciamola finita?

RIYAD NA’SAN AL-AGHA: Allora sarò io il primo che dovranno mettere in prigione.

INTERVISTATRICE: Dovremo dire che il presidente intrattiene “dubbie relazioni” con Israele?

RIYAD NA’SAN AL-AGHA:Quelli che vogliono fare questo, Allah non voglia, dovranno sbarazzarsi di me e, prima ancora, di molti altri come me.

INTERVISTATRICE: Ma intanto c’è gente che muore, intere generazioni…

RIYAD NA’SAN AL-AGHA: E’ il nostro destino. Stiamo parlando di un conflitto eterno. Non sono ottimista sul fatto che possa essere risolto tanto presto. Ma per Allah, loro soffrono più di noi. Qui in Siria la gente è unita. Lo stesso sceicco Hassan [Nasrallah] ha detto che nel 2006 la decisione se la Siria dovesse entrare in guerra [contro Israele] fu lasciata a lui. Non sono io che lo dico. L’ha detto lui. Noi siamo pronti a entrare in guerra. Ciò non significa necessariamente che vinceremo. Potremmo essere sconfitti, ma almeno avremo dimostrato che esistiamo. Sono ottimista sul fatto che entro dieci anni Israele sarà arrivato alla fine. […] Sono orgoglioso di essere ministro della cultura in questo regime per le sue posizioni, e non per il mio ruolo di ministro. Non sono il tipo di uomo che sarebbe ministro in qualunque regime, neanche se mi pagassero centomila dollari all’ora. Sono il ministro della cultura di un regime nei cui principi io credo. Per i miei principi, non rimarrei e non lo farebbe il presidente Bashar Al-Assad: noi siamo gente di principi e di valori.

(Da: MEMRI, 19.04.08 )

Liberali per Israele

Per il video integrale con sottotitoli in inglese clicca qui

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