Prevenute le accuse a Israele di Human Rights Watch

Prevenute le accuse a Israele di Human Rights Watch

Nonostante qualche miglioramento, la ONG Human Rights Watch continua a manifestare un “pregiudizio politico chiaro e identificabile sia per quantità che per qualità” nei suoi rapporti su Israele. Lo afferma uno studio recentemente diffuso dall’organizzazione con base a Gerusalemme “NGO Monitor”, dedita al controllo delle attività delle Organizzazioni Non Governative.

Lo studio delle attività nel 2007 di Human Rights Watch prende di mira in particolare le ripetute accuse a Israele di infliggere una “punizione collettiva” agli abitanti della striscia di Gaza. Stando allo studio, Human Rights Watch accusa Israele di “punizioni collettive” secondo modalità che lo stesso ente non applica a nessun altro paese al mondo. Viene fatto notare, ad esempio, che nel 1999 la politica della Russia intesa a negare energia, acqua, cibo e aiuti umanitari alla Cecenia (fra l’altro in modo molto più pesante di quanto non accada a Gaza) venne sì condannata da Human Rights Watch, ma senza mai usare il termine “punizione collettiva”. Il blocco imposto dall’Azerbaijan all’Armenia nel 1994 venne addirittura difeso da Human Rights Watch in base al fatto che l’Armenia “finanziava” una guerra.

Per contro, nota il rapporto, Human Rights Watch condanna Israele come colpevole di “punizione collettiva” nonostante Israele continui a subire attacchi indiscriminati di missili e mortai sui propri civili a partire dalla striscia di Gaza. Questi attacchi, benché condannati da Human Rights Watch, vengono ripetutamente definiti “retaliatory” (per ritorsione), implicitamente attribuendo in questo modo a Israele la colpa delle violenze di entrambe le parti.

Commentando il rapporto, il direttore esecutivo di NGO Monitor, il professor Gerald Steinberg, ha detto: “Questo rapporto dimostra ancora una volta che la pretesa di imparzialità accampata da Human Rights Watch è infondata. Il fatto che condannino esclusivamente Israele per ‘punizioni collettive’ è in sé discriminatorio e dovrebbe cessare immediatamente”.

(Da: YnetNews, 1.05.08 )

Nella foto in alto: Camion di rifornimenti all’ingresso della striscia di Gaza.

Domenica scorsa le Forze di Difesa israeliane sono state costrette a fermare le consegne alla striscia di Gaza attraverso il valico di Karni e il terminal di carburante di Nahal Oz dopo che i mezzi per il trasporto di cibo e benzina sono finiti sotto il fuoco di mortai palestinesi. Circa 50 camion di rifornimenti sono dovuti tornare indietro a causa del bombardamento.

Di nuovo chiuso, lunedì pomeriggio, il terminal frontaliero di Karni dopo tiri di mortaio palestinesi provenienti da Gaza. Sessanta autocarri di cereali destinati ai palestinesi avevano comunque già attraversato il valico dall’inizio della giornata.

Nuovi scudi umani: Hamas ha annunciato domenica che userà veicoli della sua milizia come “taxi gratuiti” per i palestinesi della striscia di Gaza. Hamas denuncia il blocco dei trasporti pubblici imputandolo alla mancanza di carburante, ma è noto che si accaparra le riserve e impedisce nuove forniture.

Hamas: Usiamo donne e bambini come scudi umani

Livni: “Gaza impedisce la nascita dello stato palestinese”

Israele.net

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