Agli orfani di Arafat

Cari orfani di Arafat prima di carbonizzare pensate (al Tibet)

di Francesco Bonami

I carbonari della bandiera, ovvero quelli che raggiungono l’orgasmo politico nel carbonizzare una bandiera, con massimo godimento se la bandiera è a stelle e strisce o con la stella di David, fanno parte di quel relativismo moralista che ha finito per rendere inefficace il linguaggio della sinistra italiana appiattitosi su posizioni tanto superficiali quanto ambigue. Oggi la cravatta del presidente palestinese Mahmoud Abbas non riesce a prendere il posto della famosa kefiah bianca e nera di Arafat nel look dei carbonari dei centri sociali. Mentre la barba di Khaled Meshad leader di Hamas è troppo curata per poter stimolare le nostre fantasie erotiche di machi selvaggi ma profumati. In questo vuoto d’icone e di accessori è più semplice allora dar fuoco alle bandiere come segno di solidarietà e al tempo stesso come dimostrazione di ignoranza verso una tragedia, quella palestinese prima e quella israeliana dopo, troppo complicate per essere analizzate con obbiettività e attenzione. Bruciare la bandiera israeliana perché la fiera del libro di Torino è dedicata a Israele significa dimenticare o peggio ignorare il fatto che sono proprio tre scrittori, Amos Oz, A.B.Yehoshua e David Grossman, a rappresentare la critica più dura alla politica del governo israeliano nei territori occupati, a Gaza e durante l’ultima invasione del Libano.

La Fiera del libro di Torino, onorando la letteratura israeliana, sottolinea la forza delle parole, non delle armi, nelle questioni politiche di questo tormentato paese. Se la realtà fosse bianca e nera, come la kefiah, tutto sarebbe più facile. Ma le sfumature medioorientali sono infinite e consentono a due tragedie, quella israeliana e quella palestinese, di convivere senza che una riesca a risolvere l’altra. Se proprio non resistiamo a bruciare qualche bandiera insieme a quelle d’Israele e degli Usa buttiamo nel falò anche quella iraniana, quella siriana, quella giordana e pure quella palestinese, perché tutti questi soggetti hanno una responsabilità in una crisi che pare irrisolvibile. Gianni Vattimo ci spieghi poi perché trova più simpatici i palestinesi rispetto ai tibetani e più simpatici i cinesi rispetto agli israeliani. In fondo poco più di 60 anni fa il 33% del popolo cinese non fu ammazzato mentre quello ebraico sì.

Le televisioni, se esistono, tibetane non mandano in onda documentari che negano la lunga marcia di Mao, mentre il canale di Hamas Al-Aqsa Tv il 18 aprile scorso ha trasmesso un documentario dove si affermava che fu Ben Gurion, uno dei padri dello stato israeliano, ad aver organizzato l’olocausto per eliminare i disabili ebrei che sarebbero stato un peso per la nuova nazione. Inoltre secondo lo stesso canale televisivo l’idea di dare la colpa ai nazisti dello sterminio fu sempre una trovata pubblicitaria di Ben Gurion che cercava di stimolare compassione e simpatia nei confronti degli ebrei. Immaginate una televisione tedesca che dichiara che il massacro delle Fosse Ardeatine fu una trovata dei partigiani per screditare Hitler.

Prima di accendere il fiammifero e prima di versare benzina sulle bandiere gli orfani diArafat diano un occhiata alla copertina del numero di questo mese della rivista americana «TheAtlantic». I colori sono quelli della bandiera palestinese. Il titolo. Is Israel finished?, (Israele è finito?) l’articolo di Jeffrey Goldberg, ebreo. Prima di incendiare; ascoltare, poi se uno ha voglia leggere. La realtà è a colori, purtroppo come il sangue, non in bianco e nero come la kefiah, facile da indossare non sempre così semplice da giustificare.

(Fonte: Il Riformista, 7 Maggio 2008 )

Thanks to Esperimento

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3 Risposte to “Agli orfani di Arafat”

  1. Nefesh Says:

    La moglie di Arafat spende a Parigi i soldi destinati ai palestinesi

    7 novembre 2003

    Secondo un servizio del programma “60 minutes” della CBS che andra’ in onda domenica, il presidente dell’Autorita’ Palestinese Yasser Arafat ha sottratto piu’ di 800 milioni di dollari dai conti dell’Autorita’ Palestinese depositandoli su suoi conti privati. Secondo il servizio, Arafat continua inoltre a far arrivare a sua moglie Suha , che vive a Parigi con la figlia, altri 100mila dollari ogni mese sottratti ai fondi per l’assistenza dei palestinesi, donati all’Autorita’ Palestinese.
    Il ministro delle finanze palestinese Salam Fayad, che sta cercando di trovare i soldi scomparsi, avrebbe collaborato alla preparazione del servizio.
    (Ha’aretz, 7.11.03)

    Arafat mantiene il controllo sulle forze armate palestinesi

    10 novembre 2003

    Il processo di pace rischia una grave battuta d’arresto a causa della conformazione del nuovo governo dell’Autorita’ Palestinese annunciato sabato dal primo ministro Ahmed Qureia (Abu Ala) dal momento che Yasser Arafat conserva di fatto il controllo sui servizi di sicurezza (forze armate) palestinesi, nonostante numerosi attori della diplomazia mondiale, a cominciare da Israele e Stati Uniti, avessero chiesto che si facesse da parte.
    La sconfitta di Abu Ala nella lotta di potere interna palestinese con Arafat vede il neo primo ministro uscire molto indebolito, e minaccia di complicare parecchio gli sforzi volti a riavviare i colloqui fra israeliani e palestinesi per l’attuazione della Road Map sostenuta dal quartetto Usa, Ue, Russia e Onu.
    La battaglia politica interna palestinese si e’ giocata intorno al tentativo di Abu Ala di raggruppare le varie forze armate palestinesi sotto un solo ministro, Nasser Yousef, come richiesto peraltro dalla stessa Road Map. Ora Abu Ala ha rinunciato a questa richiesta e ha accettato di lasciare il controllo delle forze armate sotto il Consiglio di Sicurezza Nazionale palestinese, un organismo creato lo scorso settembre da Arafat sotto la propria guida esclusiva, appunto per mantenere il controllo su almeno sei degli otto apparati di sicurezza palestinesi. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale avra’ l’ultima parola anche su ogni eventuale intervento contro gruppi terroristi come Hamas e Jihad Islamica.
    A nulla sono valse le reiterate minacce di dimissioni avanzate da Abu Ala nelle scorse settimane. Israele e Stati Uniti hanno espresso forte delusione per il risultato. Entrambi ritengono che Arafat sia pesantemente implicato nelle attivita’ terroristiche di quei gruppi violenti che le forze di sicurezza palestinesi dovrebbero contrastare secondo quanto previsto dalla Road Map. Lo stesso Abu Ala, tuttavia, ha sempre detto di non voler andare allo scontro diretto con i gruppi terroristici.
    Saeb Erekat, un esponente palestinese che aveva annunciato di volersi ritirare dalla vita politica e che invece e’ stato nominato ministro nel nuovo governo, ha definito “inaccettabile” la reazione israeliana.
    Nel nuovo governo, composto da 24 ministri compreso Abu Ala, mantengono il proprio incarico i ministri delle finanze Salam Fayad e degli esteri Nabil Shaath. Il ministro degli interni, con il controllo soltanto su polizia civile e servizi di sicurezza preventiva, sara’ probabilmente Hakam Balani, uomo vicino ad Arafat ed ex ambasciatore Olp a Tunisi.
    Nonostante il predominio di Arafat sul nuovo governo, fonti governative a Gerusalemme hanno ribadito sabato sera che il primo ministro israeliano Ariel Sharon intende incontrare Abu Ala alla prima occasione utile.

    Nel frattempo si apprende da un servizio della BBC che l’Autorita’ Palestinese paga tuttora stipendi per circa 50.000 dollari al mese a ex membri delle forze di sicurezza attualmente attivi nelle Brigate Al Aqsa, gruppo di fuoco responsabile di numerosi attentati terroristici negli ultimi tre anni, comprese stragi provocate da attentatori suicidi. Abdel Fattah Hamayel, ministro palestinese per lo Sport e la Gioventu’ fino alle dimissioni di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) nel settembre scorso, ha difeso i pagamenti dicendo che “in origine alcune persone di questi gruppi erano state chiamate a operare con i servizi di sicurezza e pertanto percepivano degli stipendi che ricevono tuttora”. Un capo di Fatah (movimento a cui sono affiliate le Brigate Al Aqsa) ha spiegato alla BBC che “Fatah ha due sezioni: un’ala militare guidata dai militari, e un’ala politica guidata dai politici; ma non c’e’ alcuna differenza fra Fatah e le Brigate Al Aqsa”. Zakaria Zubaydi, un capo locale delle Brigate Al Aqsa a Jenin, ha dichiarato: “Quando Arafat proclamera’ un cessate il fuoco, noi lo rispetteremo e ci fermeremo”.
    Yasser Arafat e’ presidente del movimento Fatah da piu’ di quarant’anni.

    (Jerusalem Post, israele.net, 10.11.03)

    Personalistica e fuori controllo la gestione di fonti palestinesi da parte di Arafat

    11 novembre 2003

    Circa l’8% dell’intero bilancio dell’Autorita’ Palestinese e’ sotto l’esclusivo controllo di una sola persona, il presidente Yasser Arafat. E’ quanto emerge da un rapporto ufficiale del Fondo Monetario Internazionale intitolato “Performance economiche e riforme in condizioni di conflitto”, basato su dati forniti dalla stessa Autorita’ Palestinese.
    Il rapporto descrive la gestione finanziaria dell’Autorita’ Palestinese dalla sua nascita, avvenuta nel 1995 grazie a un accordo con Israele, fino allo scoppio della cosiddetta intifada di Al Aqsa nel settembre 2000. Le cifre dimostrano, fra l’altro, che circa 900 milioni di dollari delle entrate dell’Autorita’ Palestinese sono “scomparsi” durante il periodo in esame, trasferiti dal ministero delle finanze palestinese verso destinazioni ignote.
    Secondo il rapporto del FMI, il bilancio 2003 del solo ufficio di Arafat ha totalizzato 74 milioni di dollari, dei quali circa 34 milioni catalogati dal rapporto come “trasferimenti” di denaro che il presidente palestinese ha operato per pagare singole “organizzazioni” e “individui”.
    Il rapporto descrive in questo modo la gestione del budget di Arafat: “Il presidente [palestinese] si assume la prerogativa di provvedere aiuti a varie organizzazioni e individui. Alcuni di questi ne avrebbero diritto ma, non ricadendo nella cosiddetta ‘rete di sicurezza’, non possono fare altro che appellarsi direttamente al presidente. Figurano in questa categoria studenti che cercano borse di studio per l’estero, pazienti alla ricerca di cure mediche specialistiche, persone che hanno perduto i loro beni e mezzi di sussistenza nel corso del conflitto. Altri richiedenti invece, singoli e organizzazioni, fanno parte di apparati che godono di favori politici e che non avrebbero alcun diritto a ricevere tali fondi. Cio’ inevitabilmente suscita una serie di dubbi e interrogativi che sono incompatibili con una sistema finanziario responsabile e trasparente (a meno che tutti i trasferimenti finanziari e i loro beneficiari non vengano resi di pubblico dominio). La soluzione – continua il rapporto – e’ semplice: il budget del presidente dovrebbe coprire soltanto le spese di gestione del suo staff, e tutti i trasferimenti di denaro dovrebbero essere appannaggio dei rispettivi ministeri dell’istruzione, della sanita’ e degli affari sociali”.
    Il rapporto, distribuito ai delegati che seguirono la conferenza annuale del FMI un mese e mezzo fa ad Abu Dhabi, non fa i nomi di coloro che hanno beneficiato dei fondi personalmente elargiti da Arafat, ma tutti coloro hanno dimestichezza con le procedure dell’ufficio del presidente palestinese non possono non essere informati del modo in cui i soldi vengono distribuiti. Attivisti di Fatah e vari loro associati inoltrano richieste di denaro che vengono vagliate e approvate personalmente da Arafat.
    I paesi donatori e gli enti che hanno il compito di controllare il corso delle riforme nell’Autorita’ Palestinese definiscono “rete di sicurezza” le clausole in base alle quali vengono dati soldi all’Autorita’ Palestinese e che dovrebbero garantire che tali soldi non vengano usati per finanziare attivita’ terroristiche o altre finalita’ improprie. Il rapporto tuttavia rivela che e’ di fatto impossibile controllare la destinazione finale dei fondi classificati come “budget del presidente”. Il FMI chiede ad Arafat di rivelare i nomi di coloro che hanno ricevuti tali fondi, senza tuttavia porre alcun ultimatum.
    Il rapporto del FMI rivela inoltre, per la prima volta, il numero ufficiale delle persone che vengono stipendiate dall’Autorita’ Palestinese in quanto membri dei vari apparati di sicurezza palestinesi: si tratterebbe di 56.128 persone, circa 20.000 di piu’ del numero concordato negli Accordi di Oslo. Il FMI infine critica il fatto che parte di questo personale riceva lo stipendio in denaro contante direttamente dai capi dei vari apparati.

    (Arnon Regular su Ha’aretz, 11.11.03)

  2. Nefesh Says:

    Uno schiaffo alla miseria

    A pagina 1 di Informazione Corretta del 2003-11-07, la redazione firma un articolo dal titolo «100.000 dollari al mese per la moglie di Arafat»

    Arafat preleva ogni mese dai fondi dell’Autorità palestinese una considerevole somma di 100.000 dollari, che poi trasferisce a Parigi per mantenere sua moglie. Intanto il suo popolo muore di fame…

    Questa curiosa notizia apparirà sui media italiani? Vedremo.

    Ecco la notizia pubblicata su Haaretz, in inglese:

    http://www.haaretzdaily.com/hasen/spages/358045.html

    Arafat funnels $100,000 PA aid monthly to wife

    An investigative report by CBS television 60 Minutes will claim that Palestinian Chairman Yasser Arafat transfers $100,000 a month from funds directed to the Palestinian Authority to his wife Suha.
    The report, to be aired across the United States on Sunday, alleges that Suha Arafat, who lives in Paris with the couple’s daughter, receives the sum on a monthly basis.
    According to the report, Arafat has accumulated in his private accounts more than $800 million from aid originally appropriated to the Palestinian authority.
    PA Finance Minister Salam Fayad aided in the CBS investigation. Fayad is currently trying to track down all the PA-allocated money that never reached its intended destination.

    2003-11-08

  3. Nefesh Says:

    Ufficio antifrodi UE riconosce collegamento fra Arafat e terrorismo

    13 febbraio 2004

    Secondo indiscrezioni di stampa, l’ufficio antifrodi dell’Unione Europea (OLAF) ritiene autentici i documenti forniti da Israele che dimostrano l’aiuto finanziario offerto dall’Autorita’ Palestinese al terrorismo.
    Il quotidiano tedesco Die Welt ha riferito la settimana scorsa del sempre piu’ diffuso sospetto che l’ufficio del presidente dell’Autorita’ Palestinese Yasser Arafat abbia usato fondi degli aiuti europei per finanziare attivita’ terroristiche perlomeno nei primi due anni della cosiddetta “seconda intifada”.
    La UE ha destinato 10 milioni di euro al mese all’Autorita’ Palestinese dall’autunno 2000 (inizio delle violenze palestinesi) fino all’autunno 2002, quando i forti dubbi sull’abuso del denaro costrinsero la Commissione a sospendere i versamenti.
    I documenti forniti da Israele vennero rinvenuti dalle Forze di Difesa israeliane negli uffici di Arafat durante le incursioni dell’Operazione Scudo Difensivo (marzo 2002).
    Membri dell’ufficio antifrodi europeo OLAF avrebbero visitato Israele di recente e starebbero stendendo in questi giorni il loro rapporto sulla questione, per poi sottoporlo alla Commissione e al Parlamento europei.
    Secondo Die Welt, i documenti passati all’OLAF dal ministero della difesa israeliano dimostrano lo stretto rapporto tra Arafat e le Brigate Al Aqsa, a loro volta legate a Fatah, il movimento presieduto da Arafat. Negli ultimi tre anni le Brigate Al Aqsa si sono rese responsabili e hanno apertamente rivendicato numerosi attentati, anche suicidi, contro civili e militari israeliani.

    (Jerusalem Post, 12.02.04)

    Altre prove scritte:
    Arafat paga i terroristi e firma di persona i pagamenti

    5 aprile 2002

    Il presidente dell’Autorita’ Palestinese Yasser Arafat ha personalmente firmato ordini di pagamento a favore di pericolosi terroristi ricercati per gravi attentati contro la popolazione israeliana. Due documenti con la firma autografa di Arafat rinvenuti negli uffici dell’Autorita’ Palestinese a Ramallah sono stati mostrati giovedi’ alla stampa dalle Forze di Difesa israeliane.
    Il primo e’ una lettera datata 19 settembre 2001, scritta dal segretario generale di Fatah in Cisgiordania Hussein al-Sheikh e indirizzata ad Arafat. Su carta intestata dell’Assemblea Nazionale Palestinese, Hussein al-Sheikh chiede ad Arafat di stanziare fondi per aiutare tre “fratelli”, e cioe’ il capo Tanzim Raed Karmi, il capo di un commando terrorista Tanzim a Tulkarem, Ziad Muhammad Daas, coinvolto nell’attentato a Hadera contro la festa di maggiorita’ religiosa di una bambina israeliana, e Amar Kadan, importante esponente di Forza 17 a Ramallah. In una nota scritta a mano in calce alla lettera, Arafat autorizza personalmente lo stanziamento di fondi.
    Il secondo documento e’ un fax che attesta una richiesta di finanziamento simile alla precedente, a favore di 12 terroristi di Fatah, fatta dallo stesso Raed Karmi. Karmi invio’ la sua richiesta al capo Tanzim Marwan Barghouti, il quale la inoltro’ via fax ad Arafat aggiungendo la nota: “Ti chiedo di ordinare il finanziamento di mille dollari per ognuno di questi fratelli combattenti”. Il 7 gennaio Arafat aggiungeva di suo pugno sul fax l’ordine alla tesoreria di Ramallah di versare 350 dollari ad ognuno dei terroristi citati. Il fax veniva quindi inoltrato il 20 gennaio.
    Tutti i quindici palestinesi citati nei due documenti figurano sulla lista dei terroristi ricercati da Israele per gravi attentati, terroristi che l’Autorita’ Palestinese sarebbe tenuta ad arrestare secondo tutti gli accordi di pace firmati e secondo i piani di cessate il fuoco Mitchel e Tenet.
    Proseguono intanto le indagini dei servizi di intelligence militare israeliani sulle centinaia di documenti sequestrati negli edifici dell’Autorita’ Palestinese, soprattutto negli uffici del capo della tesoreria Fuad Shubaki e del capo dell’intelligence palestinese in Cisgiordania Tawfik Tirawi. Secondo gli israeliani, al momento dell’irruzione nel complesso di Ramallah gli uomini di Arafat hanno tentato freneticamente di distruggere i documenti compromettenti, ma l’operazione israeliana e’ stata molto rapida permettendo la confisca di materiale prezioso.
    “Mentre annunciava a tutto il mondo di voler smantellare le Brigate Al Aqsa, Arafat passava loro il denaro dell’Autorita’ Palestinese – ha detto il ministro israeliano Dan Meridor – Questi sono veri e propri pagamenti per gli attentati terroristici che massacrano la popolazione israeliana”.
    (Jerusalem Post, 5.04.02)


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