Frattini: “Con Hamas non si tratta, dissento da D’Alema”

M.O./ FRATTINI: CON HAMAS NON SI TRATTA, DISSENTO DA D’ALEMA

“Quello di Israele è un diritto assoluto a esistere in sicurezza”

Roma, 12 mag. (Apcom) – “A differenza di D’Alema e di Prodi, resto contrario a trattare con Hamas”. Lo dichiara il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista a ‘Controcorrente’ che andrà in onda stasera su SkyTg24. Il governo Berlusconi, spiega Frattini, dovrà “affermare in un modo molto più chiaro” rispetto a quello di centrosinistra che “il ruolo di Israele è un ruolo di diritto assoluto alla propria esistenza e sicurezza”.

Il titolare della Farnesina accusa, del resto, Hamas di attaccare “la polizia militare e civile palestinese”. Il conflitto israelo-palestinese è una “vicenda che va risolta nel confronto fra il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen”, secondo Frattini che usa parole di apprezzamento per l'”eccezionale lavoro” di mediazione condotto dall’Egitto.

“Il problema è evitare che ci siano quelli che sparano dall’interno del territorio occupato da Hamas (nella Striscia di Gaza, ndr) contro gli israeliani” afferma il neo-capo della diplomazia, “poi ovviamente – aggiunge – diremo ai nostri amici israeliani che fare morire i civili è sempre una tragedia”.

Stupidi sì, ma stupidi anonimi

Stupidi sì, ma stupidi anonimi

Bruciare bandiere israeliane è il metodo più veloce e sicuro per ottenere l’attenzione dei media, dichiara candidamente ai giornalisti uno degli autori del rogo dei giorni scorsi. Ci permettiamo di dissentire, ne esistono altri: spogliarsi nudi in piazza San Pietro durante un’udienza generale del Papa, sfregiare la Gioconda, sparare con un fucile sulla gente che passeggia. Ma siamo lì. Oltre a domandarci come cercare, sul lungo periodo, di mettere riparo a questa deformazione mediatica, per cui esisti solo se appari in televisione, potremmo intanto cominciare a spegnere le luci del palcoscenico e ad oscurare questi aspiranti protagonisti. Stupidi sì, ma stupidi anonimi.

Anna Foa

Liberali per Israele

Dario Fo segue il solito copione pro Palestina

Dario Fo segue il solito copione pro Palestina

Il premio Nobel mette da parte il suo libro «L ‘apocalisse rinviata» e attacca Israele. Usando una lettera di Nelson Mandela

di Caterina Soffici

Torino – Dario Fo l’affabulatore, l’istrione, il «giullare di corte dell’ultrasinistra», come lo defluiva Montanelli, il pacifista, quello a cui gli Usa hanno vietato il visto d’ingresso, il nuovo crociato ecologista, ha fatto lo show che tutti si aspettavano. Accompagnato dall’inseparabile Franca Rame, hanno dato in pasto al pubblico ciò che il pubblico voleva sentirsi dire.

Fo doveva presentare il suo ultimo libro L’apocalisse rinviata (fantaecologia, dove si immagina che cosa succederà quando il petrolio finirà), pubblicato da Guanda, e invece ha parlato dell’Apocalisse Perpetua della Palestina: «Mi ha infastidito il silenzio assordante sui palestinesi». Nell’incontro più atteso della giornata con gente in coda e molti rimasti fuori, usando toni mélto pacati, per la verità, senza le solite iperboli verbali, Fo ha criticato gli organizzatori della Fiera per l’invito a Israele. La parola «boicottaggio» non è mai stata pronunciata, ma aleggiava. Fo ha detto che non parteciperà oggi alla manifestazione organizzata dai gruppi antagonisti in favore della Palestina, ma solo per problemi di salute (deve andare in ospedale e poi in tv da Crozza).

Ma il messaggio è forte e chiaro: Primo: non si può dividere la cultura e la letteratura di un popolo dalla politica del suo paese: «Prendete Shakespeare, Molière, la storia della letteratura va sempre appresso alla politica, non si può far finta di dividerle». Secondo: a Torino si è persa un’occasione di pace, perché l’invito a Israele nell’anno della celebrazione dei 60 anni della fondazione dello Stato significa umiliare i palestinesi come popolo di serie B rispetto agli ebrei, di serie A. «Israele ha tutti i diritti di essere una nazione, ma anche i palestinesi hanno diritto di vivere, o almeno di sopravvivere». Terzo: Franca Rame ha letto una lettera di Nelson Mandela al giornalista israeliano Thomas Friedman, molto dura, dove si paragona l’apartheid del Sudafrica a quanto succede in Israele e nei territori occupati parlando di discriminazione razziale e pulizia etnica: «L’apartheid è un crimine contro l’umanità, i palestinesi non lottano perché vogliono uno Stato ma per liberare le loro terre occupate nel 1967. I sondaggi dicono che unteizo degli israeliani è razzista».

Il direttore editoriale della Fiera, Ernesto Ferrero, ha preso le difese della sua iniziativa e ha a sua volta spiegato. Primo: non è stato il governo israeliano a chiedere di essere invitato, ma l’idea è partita da alcune associazione italo-israeliane. Sono stati invitati non lo Stato d’Israele e i suoi politici, ma gli scrittori. Anche gli scrittori palestinesi erano invitati, ma hanno detto di no perché Israele era il Paese ospite d’onore. Secondo: non c’è alcun intento propagandistico o celebrativo, perché non c’è niente da festeggiare con una guerra in corso che chissà quanto durerà. Questi 60 anni di Israele sono una sconfitta per tutti. Terzo: abbiamo invitato gli scrttori israeliani e la loro letteraura, la meno governativa del mondo. L’anno prossimo i cosiddetti tre tenori (Yehoshua, Grossman e Oz) saranno presenti e stringeranno la mano ai palestinesi e l’ospite d’onore sarà l’Egitto perché la letteratura è un ponte tra le culture e i libri non hanno bandiere e noi agli scrittori non chiediamo il passaporto.

La spiegazione non convince però il premio Nobel. Che parla di bambini sparati, donne massacrate, dei campi profughi palestinesi oppressi dall’esercito più potente del mondo, snocciola e legge i dati: 3.112 morti, 1.365 case abbattute, 18.500 privi di casa… Dice Fo: «Le mie critiche sono legate a quello che si può fare di meglio. Però le proteste hanno creato una tensione positiva». Dalla platea un volontario di Emergency dice: «Provate a Immaginare che cosa sarebbe successo se si fosse scelto di ospitare a pari grado con gli israeliani letterati, poeti e scrittori palestinesi». Ferrero s’indispettisce: «Qui gli invitati sono tutti alla pari. Non esistono figli e figliastri. Facciamo finta che quest’anno era un numero zero, di prova, l’anno prossimo faremo meglio».

Alla fine tutti d’accordo con la fantasia evocata da Fo: «Due Paesi e due popoli con pari dignità e allo stesso livello». Quando nel 1997 gli assegnarono il Nobel per la Letteratura, la motivazione dell’Accademia di Svezia fu «perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Tutto come da copione.

(Fonte: Il Giornale, 10 Maggio 2008 )