Dario Fo segue il solito copione pro Palestina

Dario Fo segue il solito copione pro Palestina

Il premio Nobel mette da parte il suo libro «L ‘apocalisse rinviata» e attacca Israele. Usando una lettera di Nelson Mandela

di Caterina Soffici

Torino – Dario Fo l’affabulatore, l’istrione, il «giullare di corte dell’ultrasinistra», come lo defluiva Montanelli, il pacifista, quello a cui gli Usa hanno vietato il visto d’ingresso, il nuovo crociato ecologista, ha fatto lo show che tutti si aspettavano. Accompagnato dall’inseparabile Franca Rame, hanno dato in pasto al pubblico ciò che il pubblico voleva sentirsi dire.

Fo doveva presentare il suo ultimo libro L’apocalisse rinviata (fantaecologia, dove si immagina che cosa succederà quando il petrolio finirà), pubblicato da Guanda, e invece ha parlato dell’Apocalisse Perpetua della Palestina: «Mi ha infastidito il silenzio assordante sui palestinesi». Nell’incontro più atteso della giornata con gente in coda e molti rimasti fuori, usando toni mélto pacati, per la verità, senza le solite iperboli verbali, Fo ha criticato gli organizzatori della Fiera per l’invito a Israele. La parola «boicottaggio» non è mai stata pronunciata, ma aleggiava. Fo ha detto che non parteciperà oggi alla manifestazione organizzata dai gruppi antagonisti in favore della Palestina, ma solo per problemi di salute (deve andare in ospedale e poi in tv da Crozza).

Ma il messaggio è forte e chiaro: Primo: non si può dividere la cultura e la letteratura di un popolo dalla politica del suo paese: «Prendete Shakespeare, Molière, la storia della letteratura va sempre appresso alla politica, non si può far finta di dividerle». Secondo: a Torino si è persa un’occasione di pace, perché l’invito a Israele nell’anno della celebrazione dei 60 anni della fondazione dello Stato significa umiliare i palestinesi come popolo di serie B rispetto agli ebrei, di serie A. «Israele ha tutti i diritti di essere una nazione, ma anche i palestinesi hanno diritto di vivere, o almeno di sopravvivere». Terzo: Franca Rame ha letto una lettera di Nelson Mandela al giornalista israeliano Thomas Friedman, molto dura, dove si paragona l’apartheid del Sudafrica a quanto succede in Israele e nei territori occupati parlando di discriminazione razziale e pulizia etnica: «L’apartheid è un crimine contro l’umanità, i palestinesi non lottano perché vogliono uno Stato ma per liberare le loro terre occupate nel 1967. I sondaggi dicono che unteizo degli israeliani è razzista».

Il direttore editoriale della Fiera, Ernesto Ferrero, ha preso le difese della sua iniziativa e ha a sua volta spiegato. Primo: non è stato il governo israeliano a chiedere di essere invitato, ma l’idea è partita da alcune associazione italo-israeliane. Sono stati invitati non lo Stato d’Israele e i suoi politici, ma gli scrittori. Anche gli scrittori palestinesi erano invitati, ma hanno detto di no perché Israele era il Paese ospite d’onore. Secondo: non c’è alcun intento propagandistico o celebrativo, perché non c’è niente da festeggiare con una guerra in corso che chissà quanto durerà. Questi 60 anni di Israele sono una sconfitta per tutti. Terzo: abbiamo invitato gli scrttori israeliani e la loro letteraura, la meno governativa del mondo. L’anno prossimo i cosiddetti tre tenori (Yehoshua, Grossman e Oz) saranno presenti e stringeranno la mano ai palestinesi e l’ospite d’onore sarà l’Egitto perché la letteratura è un ponte tra le culture e i libri non hanno bandiere e noi agli scrittori non chiediamo il passaporto.

La spiegazione non convince però il premio Nobel. Che parla di bambini sparati, donne massacrate, dei campi profughi palestinesi oppressi dall’esercito più potente del mondo, snocciola e legge i dati: 3.112 morti, 1.365 case abbattute, 18.500 privi di casa… Dice Fo: «Le mie critiche sono legate a quello che si può fare di meglio. Però le proteste hanno creato una tensione positiva». Dalla platea un volontario di Emergency dice: «Provate a Immaginare che cosa sarebbe successo se si fosse scelto di ospitare a pari grado con gli israeliani letterati, poeti e scrittori palestinesi». Ferrero s’indispettisce: «Qui gli invitati sono tutti alla pari. Non esistono figli e figliastri. Facciamo finta che quest’anno era un numero zero, di prova, l’anno prossimo faremo meglio».

Alla fine tutti d’accordo con la fantasia evocata da Fo: «Due Paesi e due popoli con pari dignità e allo stesso livello». Quando nel 1997 gli assegnarono il Nobel per la Letteratura, la motivazione dell’Accademia di Svezia fu «perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Tutto come da copione.

(Fonte: Il Giornale, 10 Maggio 2008 )

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7 Risposte to “Dario Fo segue il solito copione pro Palestina”

  1. Emiliano Says:

    Due cose:
    1) È prassi della Destra e della stampa di Destra mettere in bocca o in testa parole o idee agli altri che non hanno mai pronunciato o non gli sono mai venute in mente per poi poter dire quanto sono pericolosi, pedofili, terroristi, eversivi, antiamericani, antisemiti, abortisti, assassini, protettori di zingari (che rubano sempre e rapiscono i bambini) e immigrati clandestini (che rubano sempre e stuprano le donne italiane);

    2) Sarò strano io…. ma prima di parlare così di un premio Nobel – premesso che è sempre possibile – è preferibile prima SCIACQUARSI LA BOCCA. In Italia, e già lo dissi tempo fa, qualsiasi giornalista o cretino o politico o velina o presentatore incompetente di turno pensa di poterne sapere o capire più di scenziati, letterati, scrittori (e pochi giornalisti) che il mondo ci invidia (talmente tanto che ce li prende direttamente).

  2. Focus on Israel Says:

    Caro Emiliano…..anche Arafat ha vinto un Nobel…..il signor Dario Fo ha sposato la inaccettabile tesi che lo Stato di Israele pratichi l’apartheid, e questa affermazione è totalmente priva di qualsiasi fondamento.

    Inoltre lo stesso articolo riguardante questa assurda presa di posizione del signor Dario Fo è apparso sul Corriere della Sera e persino sull’Unità, quindi non credo c’entri il proprietario del Giornale in questo caso……

  3. Connie Says:

    “inaccettabile tesi che lo Stato d’Israele pratichi l’apartheid”…?? spero tu stia scherzando… dimmi come definiresti tu uno Stato che si appropria, andando contro qualsiasi principio del Diritto internazionale, di territori non propri e relega la gente che legitimamente vi abitava in campi profughi senza acqua luce…nulla… dimmi come lo definisci tu tutto questo????

  4. Focus on Israel Says:

    “si appropria”?! Ragazzi, suvvia….studiate un pò la storia e poi tornate a trovarci per favore!!!!

  5. Connie Says:

    già… studiate un pò la storia!!!!

  6. Alex Says:

    dimmi come definiresti tu uno Stato che si appropria, andando contro qualsiasi principio del Diritto internazionale, di territori non propri e relega la gente che legitimamente vi abitava in campi profughi senza acqua luce…nulla… dimmi come lo definisci tu tutto questo????

    Uffa…tocca’ sempre’ ricominciare da capo….allora:

    Israele NON SI E’ APPROPRIATO, Israele è LEGITTIMAMENTE dov’è. Se ti riferisci ai territori conquistati durante le 4/5 guerre del XX secolo, diciamo che..DI NORMA, quando uno vince la guerra, il minimo che possa fare è quello di AMMINISTRARE i territori CONQUISTATI. E DUBITO che se avessero vinto le coalizioni arabe si sarebbero comportate con la stessa signorilità. Mi risulta che a NESSUN PAESE sia stato chiesto di rinunciare alle conquiste di una guerra, ma il principio della restituzione potrebbe essere un concetto interessante…sai che valzer in europa…dalla Grande Guerra in poi…

    Citi il DIRITTO INTERNAZIONALE? Forse intendevi le RISOLUZIONI ONU? AH! si! L’ONU, ne ho sentito parlare…deve essere quell’associazione che ha messo a presiedere la commissione dei DIRITTI UMANI a un paio di stati Africani, alla Corea del Nord e alla Birmania…e che ha una vera OSSESSIONE nei confronti di Israele. Senza muovere una cazzo di protesta, per dirne una, per Tibet e Cina.

    “relega la gente in campi profughi”? interessante anche questa…ma lo sai che i “campi profughi” (quelli veri) furono istituiti da re Hussein di Giordania che non voleva i “fratelli” palestinesi in mezzo ai coglioni? E che con i soldi che ANCHE TU, CARA, hai versato all’autorità palestinese, invece che le limousine e gli appartamenti a Parigi di Suha Arafat si sarebbero potute costruire tante infrastrutture? E che Israele DA ACQUA E LUCE a gaza e alla CISGIORDANIA, perchè con i soldi Hamas e Fatah preferiscono comprare le armi? E che quando è toccato a loro avere in mano parte del territorio PUR DI TOGLIERE L’ACQUA AD ISRAELE hanno deviato IL CORSO DEL GIORDANO???

    L’apartheid è una cosa seria, tesoro, che per fortuna ci siamo lasciati alle spalle, grazie a persone di grande spessore come Nelson Mandela, De Clerk e Desmond Tutu. Non è rievocando l’abominio del regime sudafricano che rendete un servizio ai palestinesi. Citare Olocausti, Apartheid, Pulizie Etniche è particolarmente doloroso alle orecchie degli ebrei, e offensivo in modo gratuito.

    Ad Israele la situazione che c’è nei territori non giova, questo è certo. Cominciamo a domandarci del PERCHE’ Siriani, Iraniani, Sauditi, mandano soldi ai “fratelli” ma non alzano un dito per aiutarli.

  7. danizar Says:

    Un fenomeno QUESTO SOPRA…ma dove l’avete trovato? Bravo!


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