Razzi da Gaza contro Ashqelon: colpito un centro commerciale

Razzi da Gaza contro Ashqelon: colpito un centro commerciale

Oggi ricorre il sessantesimo anniversario dello Stato ebraico

Oltre venti le persone ferite, tra le quali alcuni bambini

TEL AVIV – Alcuni razzi Qassam sparati dalla Striscia di Gaza sono esplosi in un rione nel settore settentrionale di Ashqelon (Israele), nei pressi di un centro commerciale. Al termine delle operazioni di soccorso i feriti erano oltre 20 (fra loro anche bambini), tre dei quali in condizioni molto gravi.

L’attacco ad Ashqelon è avvenuto alle ore 18:00 locali, le 17:00 in Italia, mentre il centro commerciale era molto affollato. Il razzo ha centrato il tetto dell’edificio di tre piani ed è esploso all’interno di un ambulatorio dove si trovavano diverse madri con i loro figli. Una parte dell’edificio è crollato, seppellendo alcune persone.

In quello stesso momento, il premier Ehud Olmert era impegnato in un incontro con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush: oggi si celebra il sessantesimo anniversario della costituzione dello Stato ebraico.

Intanto, in un kibbutz vicino a Gaza, Kfar Aza, decine di famiglie stanno progettando in questi giorni una partenza in massa perché la vita è divenuta per loro insopportabile, essendo quotidianamente esposti ad attacchi di razzi e di mortai da parte dei miliziani palestinesi. Due giorni fa una donna era stata uccisa a Sderot da un razzo e venerdì un uomo di 48 anni aveva perso la vita in un kibbutz per l’esplosione di alcuni proiettili di mortaio lanciati dai militanti palestinesi della striscia di Gaza.

Per domani Hamas ha organizzato una marcia di protesta in occasione della Nakba (la ‘Catastrofe’), ossia la fondazione di Israele 60 anni fa. I dimostranti marceranno nel Nord della striscia di Gaza verso il vicino valico di Erez, che conduce in territorio israeliano.

(14 maggio 2008 )

Repubblica.it

Hezbollah, lo Stato nello Stato che ha incendiato il Libano

Hezbollah, lo Stato nello Stato che ha incendiato il Libano

Lunedì 12 Maggio 2008 alle 18:24

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Dopo i nuovi sanguinosi incidenti tra gruppi drusi pro e contro Hezbollah, il bilancio degli scontri in Libano ha ormai superato la cifra di 80 morti e 200 feriti. E mentre la Lega Araba si appresta a inviare una delegazione di mediatori nella speranza di facilitare un accordo tra le fazioni in lotta, Israele, nelle parole del vicepremier Haim Ramon, fa sapere di considerare ormai il Paese dei cedri “uno stato di Hezbollah”, una Nazione “che non ha più un governo.”

Il radicamento di Hezbollah. Anche se il Partito di Dio (questo significa letteralmente il nome Hezbollah) ha riconsegnato la capitale all’esercito libanese, è apparso chiaro a tutti che i militari non hanno la forza né la volontà di contrastare una milizia così potente, considerata dagli Usa un’organizzazione terrorista. Per una parte significativa dei libanesi è invece il fulcro della “resistenza” che nel 2000 ha costretto Israele al ritiro e che nell’estate 2006 ha difeso il Paese dallo Stato ebraico, mentre un’altra parte della popolazione la considera la vera causa di quella guerra. La realtà è che Hezbollah è uno Stato nello Stato, che controlla il sud del Libano, sempre trascurato dal governo centrale, offrendo alla popolazione una serie di servizi, a partire dalla rete elettrica. Il punto di forza di Hezbollah è proprio l’assistenzialismo. Come Hamas in Palestina, fornisce cure sanitarie e aiuti economici e, dopo la guerra del 2006, ha contribuito in larga misura alla ricostruzione, grazie anche ai finanziamenti e all’appoggio politico da parte dell’Iran e della Siria.

Il controllo delle tv. Hezbollah gestisce la tv Al Manar, strumento di propaganda con una buona qualità professionale, molto vista in altri Paesi arabi, ma vietata in Occidente. Nelle elezioni del maggio-giugno 2005, l’alleanza sciita “8 marzo”, formata da Hezbollah e Amal, ha trionfato nel sud, dove ha raggiunto punte dell’80%, e a livello nazionale ha ottenuto 35 seggi, contro i 72 della coalizione filo-occidentale “14 marzo”, che comprende prevalentemente sunniti (guidati da Saad Hariri), cristiani (di Geagea e Gemayel) e drusi (di Jumblatt).
21 seggi sono andati ai cristiani di Michel Aoun, che dal febbraio 2006 si sono alleati con Hezbollah.

Dopo il governo di unità nazionale. Il Partito di Dio è entrato nel governo di unità nazionale per poi uscirne dopo la guerra dell’estate 2006. Da allora, il Paese è spaccato e dal novembre scorso, per i veti incrociati delle due parti, non riesce ad eleggere un Presidente della Repubblica, che, in base alla Costituzione, deve essere cristiano, mentre il capo del governo è sunnita e il presidente del parlamento è sciita.

Divisioni confessionali. È una delle tante contraddizioni del Libano, dove si vota su base confessionale e ci si presenta al seggio con un documento d’identità che, per legge, deve indicare la propria appartenenza alle comunità sunnita, sciita, maronita, drusa, o altro, con buona pace dei tanti atei che vorrebbero evitare etichette religiose.

Guarda la puntata del programma Rai “La storia siamo noi” su Hezbollah: clicca qui

Panorama.it

“Torneremo a Tel Aviv e a Haifa”

“Torneremo a Tel Aviv e a Haifa”

La puntata della scorsa settimana di “Al-Mutamyazoon”, programma settimanale per bambini della tv Al-Aqsa di Hamas, comprendeva una parte in cui i pupazzi Kuku, un uccellino, e Fufu, un pulcino, discutevano il 60esimo anniversario dello Stato di Israele. I due pupazzi hanno ripetutamente dichiarato che i palestinesi “torneranno da vittoriosi” a Tel Aviv, a Haifa, a Giaffa, ad Ashdod e in altre città israeliane.

Quelli che seguono sono alcuni brani della trasmissione, mandata in onda il 2 maggio 2008, diffusa con sottotitoli in inglese da MEMRI.

Kuku: A Dio piacendo, persevereremo e torneremo alla nostra terra, a Dio piacendo. Torneremo a Giaffa, ad Acri, a Lidda, a Ramle e ad Ashdod. Torneremo in tutte queste città, a Dio piacendo.

Fufu: Kuku, di dove sei tu?

Kuku: Sono di Tel Rabi’a, che loro hanno rinominato Tel Aviv [Tel Aviv venne fondata da una sessantina di famiglie ebree, nell’aprile 1909, su dune sabbiose acquistate a nord di Giaffa, totalmente disabitate – come mostrano anche le foto scattate all’epoca]. Allah è il nostro sostegno. Io dico che dobbiamo tornare alle nostre case e alle nostre terre, a Dio piacendo. […]

Fufu: E adesso, Kuku? Non torneremo mai nelle nostre città, Kuku?

Kuku: Ma che dici, Fufu? Non dobbiamo mai dire una cosa del genere. Noi dobbiamo tornare alla nostra terra, a Dio piacendo. Noi torneremo a Giaffa, a Tel Al-Rabi’, a Lidda e a Ramle. Tutti coloro che emigrarono in Giordania, in Arabia Saudita, in Libano, in Iraq e in America torneranno al loro paese a testa alta. […]

Kuku: Questi anni ci hanno fatto capire chiaramente che noi dobbiamo tornare alla nostra terra, a Dio piacendo, e che dobbiamo sconfiggere i nemici di Allah.

Fufu: Ma cosa dici, Kuku? Noi torneremo alla nostra terra?

Kuku: Naturalmente, Fufu.

Fufu: Andremo a Haifa, a Giaffa, ad Acri e a Tiberiade, Kuku?

Kuku: Torneremo a Giaffa, ad Acri e a Tiberiade, Fufu. Andremo là e giocheremmo con la sabbia. Giocheremo con ogni cosa. E di nuovo mieteremo, costruiremo e tutto quanto.

Fufu: Mangeremo anche i frutti degli alberi dei nostri frutteti. Kuku?

Kuku: Sì, sì. Ora gli alberi sono cresciuti, ma ahimè i sionisti hanno costruito insediamenti su alcune terre.

Fufu: Non preoccuparti, Kuku. A Dio piacendo, semineremo di nuovo le terre con le nostre mani. Ma Kuku, non mi hai ancora detto quando torneremo alla nostra terra.

Kuku: Torneremo alla nostra terra quando saremo uniti, quando aderiremo alla nostra fede e al Corano. […]

Fufu: Va bene, Kuku. Prendimi la mano, così potremo unirci e tornare vittoriosi domani al nostro paese, a Dio piacendo, a Haifa, a Giaffa e ad Acri. La mia mano ora è nelle tue mani, Kuku. Uniamoci e torniamo domani al nostro paese da vittoriosi.

(Da: MEMRI, 2.05.08 )

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese) clicca qui

Un ”coniglio divora-ebrei” sulla tv di Hamas per bambini

Il falso “Olocausto palestinese” in mostra a Gaza

Israele.net

Manifestazioni Nakba, Hamas progetta marcia a Erez

Manifestazioni Nakba, Hamas progetta marcia a Erez

Una fitta serie di manifestazioni di protesta sono state organizzate nei territori palestinesi in occasione della ‘Nakba’ (la “catastrofe” della costituzione dello stato di Israele nel 1948).

In particolare Hamas ha indetto per il 15 maggio una marcia popolare di protesta contro “l’assedio” israeliano che partirà dalla località di Beit Hanun, a nord di Gaza, e si dirigerà verso Erez, il vicino valico di accesso al territorio israeliano. “Vogliamo rompere l’assedio con tutti i mezzi” ha anticipato Ashraf Abu Dayyeh, uno degli organizzatori.

Nella giornata del 15 maggio attivisti palestinesi lanceranno in cielo 21.915 palloncini neri: uno per ogni giorno trascorso dalla fondazione di Israele. Lanci di gruppo avverranno a Ramallah, Betlemme, Gerusalemme, Jenin, Haifa e anche all’estero.

A Gerico sono intanto arrivate 145 cicliste che sostengono la causa palestinese e che il 15 maggio parteciperanno alle manifestazioni della Nakba a Jenin, Nablus e Ramallah (Cisgiordania). Erano 300 alla partenza da Beirut, hanno detto, ma la metà non hanno potuto superare il confine fra Giordania e Cisgiordania, controllato da Israele.

Altre manifestazioni culturali sono state indette dalla Università al-Quds di Gerusalemme est e dal teatro al-Kasaba di Ramallah che fra l’altro ripropone in questa occasione il testo di ‘Ritorno a Haifa’ del romanziere palestinese Ghassan Kanafani. In occasione della ‘Giornata della Nakba’ la polizia israeliana ha elevato lo stato di allerta, in particolare nella zona di Gerusalemme.

(Ticino News, 13 maggio 2008 )

Germania: boom film nazi e antisemiti on line, e’ allarme

Germania: boom film nazi e antisemiti on line, e’ allarme

BERLINO – E’ boom per gli acquisti online di film nazisti e antisemiti come il famigerato “Jud Suess” del regista Veit Harlan, spacciati per materiale di documentazione storica. A lanciare l’allarme e’ il quotidiano tedesco Die Welt, che punta il dito contro il colosso americano delle vendite in rete Amazon. Il giornale cita la serie “Holocaust Study” in cui il film “Jud Suess” viene offerto nella versione originale tedesca sottotitolata in inglese, insieme a molto altro materiale in omaggio”. La Welt aggiunge che sul sito internet della societa’ produttrice di dvd vengono offerti altri film nazisti di propaganda antisemita come “SA-Mann Brandt”, (Brandt, l’uomo delle SA), “Der ewige Jude” (l’ebreo errante) e il film di Leni Riefenstahl “Sieg des Glaubens” (vittoria della fede). Per gli amanti di souvenir antisemiti la casa di distribuzione online “offre addirittura una maglietta che porta stampato sopra il manifesto voluto da Goebbels per il film ‘Der ewige Jude’”.

Le autorita’ tedesche hanno imnmediatamente denunciato il caso, ma l’esito e’ piuttosto incerto, perche’ negli Usa si giudica caso per caso, dunque la procedura per chi denuncia “costa molto denaro, con l’aggiunta che l’iter legale e’ lungo e costoso, mentre fino al momento in cui la denuncia arriva al destinatario, questi e’ gia’ scomparso”. Il fatto piu’ allarmante, secondo il giornale, e’ che tutto questo materiale finisce immediatamente per essere disponibile su internet ad opera di pirati informatici, “con il risultato che ‘Jud Suess’ e ‘Der ewige Jude’ si possono scaricare gratis, mentre nei commenti sono contenute anche indicazioni per arrivare ad altri siti antisemiti”.

(la Repubblica, 13 maggio 2008 )

Dichiarazione d’indipendenza dello Stato di Israele

DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA DELLO STATO DI ISRAELE

In ERETZ ISRAEL è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma’apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all’indipendenza nazionale.

Nell’anno 5657 (1897), alla chiamata del precursore della concezione d’uno Stato ebraico Theodor Herzl, fu indetto il primo congresso sionista che proclamò il diritto del popolo ebraico alla rinascita nazionale del suo paese. Questo diritto fu riconosciuto nella dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e riaffermato col Mandato della Società delle Nazioni che, in particolare, dava sanzione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel [Terra d’Israele] e al diritto del popolo ebraico di ricostruire il suo focolare nazionale. La Shoà [catastrofe] che si è abbattuta recentemente sul popolo ebraico, in cui milioni di ebrei in Europa sono stati massacrati, ha dimostrato concretamente la necessità di risolvere il problema del popolo ebraico privo di patria e di indipendenza, con la rinascita dello Stato ebraico in Eretz Israel che spalancherà le porte della patria a ogni ebreo e conferirà al popolo ebraico la posizione di membro a diritti uguali nella famiglia delle nazioni. I sopravvissuti all’Olocausto nazista in Europa, così come gli ebrei di altri paesi, non hanno cessato di emigrare in Eretz Israel, nonostante le difficoltà, gli impedimenti e i pericoli e non hanno smesso di rivendicare il loro diritto a una vita di dignità, libertà e onesto lavoro nella patria del loro popolo.

Durante la seconda guerra mondiale, la comunità ebraica di questo paese diede il suo pieno contributo alla lotta dei popoli amanti della libertà e della pace contro le forze della malvagità nazista e, col sangue dei suoi soldati e il suo sforzo bellico, si guadagnò il diritto di essere annoverata fra i popoli che fondarono le Nazioni Unite. Il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione che esigeva la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel. L’Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano. Decidiamo che, con effetto dal momento della fine del Mandato, stanotte, giorno di sabato 6 di Iyar 5708, 15 maggio 1948, fino a quando saranno regolarmente stabilite le autorità dello Stato elette secondo la Costituzione che sarà adottata dall’Assemblea costituente eletta non più tardi del 1 ottobre 1948, il Consiglio del Popolo opererà come provvisorio Consiglio di Stato, e il suo organo esecutivo, l’Amministrazione del Popolo, sarà il Governo provvisorio dello Stato ebraico che sarà chiamato Israele.

Lo Stato d’Israele sarà aperto per l’immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d’Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Lo Stato d’Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l’unità economica di tutte le parti di Eretz Israel. Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo Stato e accolgano lo Stato ebraico nella famiglia delle nazioni.

Facciamo appello – nel mezzo dell’attacco che ci viene sferrato contro da mesi – ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero. Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell’immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell’antica aspirazione: la redenzione di Israele.

Confidando nella Rocca di Israele, noi firmiamo questa Dichiarazione in questa sessione del Consiglio di Stato provvisorio, sul suolo della patria, nella città’ di Tel Aviv, oggi, vigilia di sabato 5 Iyar 5708, 14 maggio 1948.