Libano, Hariri: non ci arrenderemo a Hezbollah

Libano, Hariri: non ci arrenderemo a Hezbollah

martedì, 13 maggio 2008 4.40

BEIRUT (Reuters) – Il leader sunnita del Libano Saad al-Hariri ha detto oggi che non ci sarà alcuna resa politica di fronte a quello che ha definito un tentativo da parte di Hezbollah e dei suoi sostenitori Iran e Siria di imporre il proprio volere alla nazione tramite l’uso della forza.

“Ci stanno chiedendo di arrenderci, vogliono che Beirut innalzi bandiera bianca… Questo è impossibile”, ha affermato Hariri durante una conferenza stampa, nella prima apparizione pubblica del leader sunnita da quando sono iniziati gli attacchi di Hezbollah nella capitale la scorsa settimana.

“Non riusciranno ad ottenere la firma di Saad al-Hariri… in un atto di resa ai regimi di Iran e Siria”, ha aggiunto.

L’emittente televisiva Future Tv di Hariri, messa fuori onda durante i combattimenti, ha ripristinato le trasmissioni poco prima dell’inizio della conferenza stampa.

Questa mattina, l’esercito del Libano ha intensificato i controlli nel tentativo di riportare l’ordine dopo una settimana di intensi combattimenti tra i guerriglieri di Hezbollah e gli uomini armati a favore del governo.

Hezbollah – il movimento fondamentalista islamico che gode dell’appoggio dell’Iran e della Siria – e i suoi alleati hanno sconfitto e cacciato i sostenitori del governo, guidato dai sunniti, a Beirut, in scontri che hanno spinto il Libano sull’orlo di una nuova guerra civile.

Per evitare divisioni interne, l’esercito non ha preso posizione di fronte a un conflitto che ha provocato la morte di 81 persone, il ferimento di 250 e ha fatto lievitare le preoccupazioni del mondo arabo e del resto della comunità internazionale sul futuro del Paese.

La polizia ha parlato di 62 morti accertate, ma secondo alcune fonti sarebbe consapevole che il bilancio effettivo potrebbe essere ben più alto.

Il Libano oggi sta vivendo la giornata più tranquilla da quando sono iniziati i primi scontri, lo scorso 7 maggio, dopo che il premier Fouad Siniora ha dichiarato fuori legge la rete di tele-comunicazione di Hezbollah e ha licenziato il responsabile della sicurezza dell’aeroporto di Beirut, vicino al gruppo sciita.

Hezbollah ha definito le decisioni di Siniora una vera e propria dichiarazione di guerra e ha rapidamente preso il controllo della maggior parte della capitale del Paese, dopo gli scontri con gli uomini armati sunniti vicini al governo. Il movimento sciita poi ha ceduto le posizioni guadagnate all’esercito.

Il comandante dell’esercito ha annunciato ieri che avrebbe lavorato per porre fine a ogni tipo di presenza armata in città dalle 5 del mattino, ora italiana. La decisione non viene considerata come una minaccia per Hezbollah, che ha evitato qualsiasi scontro con l’esercito.

OSTACOLO PER LA POLITICA USA

Il successo di Hezbollah mina la credibilità del governo di Siniora e del suo massimo sostenitore, il governo degli Stati Uniti, che considera il gruppo come uno strumento usato da Iran e Siria per esercitare la propria influenza nel paese.

L’Arabia Saudita, che appoggia fermamente il governo di Siniora, ha dichiarato che un eventuale coinvolgimento dell’Iran nelle azioni di Hezbollah danneggerebbe le relazioni della Repubblica islamica con il mondo Arabo.

Ma da Teheran, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad nega che il suo paese giochi un qualsiasi ruolo nella battaglia degli Hezbollah. “L’Iran è l’unico paese che non ha interferito in Libano”, ha detto durante una conferenza stampa.

Pur se impegnato a fermare gli scontri, l’esercito non intende rimuovere le barricate innalzate da Hezbollah lungo le strade che conducono al porto e all’aeroporto internazionale di Beirut, mentre fa pressione sul governo affinché risponda alle richieste politiche del gruppo.

Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush consulterà i suoi alleati per stabilire come assistere il Libano quando si recherà in visita nella regione nel corso di questa settimana, e ha chiesto più aiuti per l’esercito libanese in difesa del governo.

Bush visiterà Israele, Arabia Saudita ed Egitto, a partire da domani, mentre intende incontrare Siniora in Egitto la prossima domenica.

Il Libano non ha un presidente dallo scorso novembre. Il presidente del Parlamento e leader dell’opposizione Nabih Berri ha rimandato al 10 giugno l’assemblea prevista per il prossimo giovedì per l’elezione del capo dello stato. E’ il diciannovesimo posticipo.

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